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02
Aprile

BRUNEI: DIRITTI UMANI SOTTO ATTACCO

Written by  Roberto Fantini
Published in Human Rights

Aveva sicuramente ragione Norberto Bobbio quando ci diceva che la realtà dei diritti umani è in perenne movimento e destinata ad espandersi e ad arricchirsi sempre più. Ma è anche vero che si tratta di una realtà fragile e vulnerabile, che può subire, in tempi anche molto brevi, attacchi gravi e dolorosi regressi e limitazioni .

E’ proprio quanto si sta verificando nel piccolo stato del Brunei, in cui, a partire dal 3 aprile, entrerà in vigore il nuovo codice penale basato sulla shari’a, che comporterà l’introduzione di punizioni crudeli e disumane, quali la lapidazione per atti sessuali compiuti da persone dello stesso sesso e l’amputazione per il reato di furto.

Rachel Chhoa-Howard, ricercatrice di Amnesty International per il Brunei, ha dichiarato che

                 “Il Brunei deve fermare immediatamente questi feroci provvedimenti e deve rivedere il codice penale in conformità con i suoi obblighi in materia di diritti umani. La comunità internazionale deve condannare urgentemente la decisione del Brunei di applicare queste pene crudeli”.

Aggiungendo anche che

         “Legittimare sanzioni così crudeli e disumane è già terrificante, ma alcuni dei ‘reati’ previsti, come ad esempio i rapporti fra persone dello stesso sesso consenzienti non dovrebbero nemmeno essere considerati tali ”.

In realtà, già dal lontano aprile del 2014, in occasione dell’entrata in vigore della prima parte dello stesso codice penale, Amnesty International aveva prontamente espresso le proprie preoccupazioni, in quanto tale codice (limitando anche in modo evidente i diritti alla libertà di espressione, religione e credo, e legittimando la discriminazione nei confronti dei soggetti femminili) risulta viziato da una serie di disposizioni lesive dei diritti umani più elementari.

E’ da precisare che il sultanato del Brunei non ha ancora ratificato la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, respingendo tutte le raccomandazioni provenienti dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Ciò benché le norme internazionali sui diritti umani proibiscano con fermezza tutte le punizioni corporali come la lapidazione, l’amputazione o la flagellazione, ritenute a tutti gli effetti vere e proprie forme di  tortura.

Tale divieto, tra l’altro, è riconosciuto come una norma perentoria del diritto internazionale consuetudinario e quindi vincolante anche nei confronti di stati non aventi siglato alcun trattato in merito: tutti gli atti di tortura costituiscono crimini in base al diritto internazionale.

Read 460 times Last modified on Lunedì, 01 Aprile 2019 23:21
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