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Venerdì 10 Maggio 2013 22:55

Scritto da  Roberto Fantini
   Susanna Trossero, Roberto Fantini e Francesco Tassiello alla presentazione romana di Adele Susanna Trossero, Roberto Fantini e Francesco Tassiello alla presentazione romana di Adele

 


Conversazione con Susanna Trossero e Francesco Tassiello autori del romanzo ADELE*

 

 

-           La prima cosa che si percepisce in maniera chiarissima nell’avvicinarsi alla lettura del vostro Adele è che scriverlo insieme è stata, per voi, una grande avventura, qualcosa che ha rappresentato e che continuerà a rappresentare davvero molto per entrambi.

-           Susanna: Ho vissuto il tempo di questo romanzo come una sfida intrigante: da sempre appassionata di racconti brevi, mi sono ritrovata a scrivere una storia “completa” e, sebbene non sia stato facile, ne sono rimasta io stessa affascinata! Non tanto dal contenuto, che vorrei fossero i lettori a giudicare, quanto da tutto ciò che ho imparato; sviluppare una storia in più di 200 pagine (questo è stato il risultato), costruirla e condividerla con Francesco e con la sua esperienza così differente dalla mia, non poteva non completare il mio scrivere, arricchirlo e accrescere me.

-           Francesco: Il termine “avventura” sento che calza perfettamente al personale sentimento che ha accompagnato questa mia esperienza professionale e personale! Questa domanda mi stimola ad una riflessione analitica particolarmente utile per me, per la memoria dei momenti di attesa segnati dall’ansia e dall’avidità con cui leggevo le pagine del diario, ma anche e soprattutto della fatica nel tenere il livello che la vena creativa dell’artefice della storia ha imposto a me oltre che a se stessa.  

 

-           Il tessuto narrativo del romanzo è caratterizzato da una sorta di tensione dialettica fra slancio emozionale e riflessione analitica. E’ risultato difficile, per voi, combinare questi due approcci tanto diversi fra loro?

-           Susanna: Molto, lo ammetto. Troppo era il timore di allontanare il lettore dalla possibilità di un vero coinvolgimento, creando involontariamente uno stacco tra la narrativa e la psicologia, tra il mio “campo”, che è fatto di fantasia, e quello di Francesco, che è fatto di studio, di razionalità. Il desiderio comune era quello di amalgamare le nostre esperienze il più possibile, e tante sono state le revisioni del lavoro, tante le rivoluzioni! Inizialmente c’era solo l’entusiasmo, ma alla parola fine (nella prima stesura) ci siamo accorti che in realtà si era solo all’inizio!

-           Francesco: Fin dal primo momento della proposta progettuale, lo scambio propositivo è stato sostenuto dall’entusiasmo reciproco della esplorazione di ciascuno nel mondo dell’altro! L’articolazione dialettica colta nella sua complessità è stata la fatica che ha accompagnato i nostri momenti più critici dell’innesto tra la creatività e la spiegazione scientifica che abbiamo voluto dentro il racconto stesso, come se fosse la voce narrante che aiuta a vivere l’emozione che vive essa stessa e che, quindi, trasmette a chi legge; come avveniva nel teatro greco o in alcune rappresentazioni attuali come “Aggiungi un posto a tavola” in cui la Voce sembra arrivare dall’alto per lo spettatore.

 

-           La storia di Adele è una storia complessa e, anche, per certi aspetti, molto comune. L’avete costruita e narrata pensando che potesse farsi portatrice di qualche insegnamento etico-esistenziale o si è trattato esclusivamente di una sorta di meditazione sulle prove del vivere?

-           Susanna: Quando ho deciso di raccontare la storia di una coppia che resiste al tempo che passa e alle “intemperie”, sono stata la prima a domandarmi se esista una sorta di pozione magica che faciliti la riuscita dell’impresa. Che cos’hanno di diverso dalla massa, le coppie che ce la fanno? Mi sono detta che forse Francesco, occupandosi quotidianamente di terapia di coppia, potesse arricchire la mia storia con la sua esperienza, dando insegnamenti laddove io cercavo invece di dare emozioni. In realtà, lo psicosessuologo è arrivato alla stessa conclusione della scrittrice, ovvero che non c’è una ricetta per far funzionare le cose, ma ci sono due ingredienti fondamentali: l’Amore e la Volontà. La meditazione, alla fine, l’abbiamo compiuta noi scrivendo!

-           Francesco: Nella mia qualità di ricercatore e di “medico dell’anima”, come sono definito in Adele, la storia di Adele deve essere un fedele rispecchiamento dell’attuale società e dell’evoluzione dal dopoguerra ad oggi, in cui ciascuno può ritrovare se stesso, per essere una storia di vita della persona Adele che, ad un certo punto della sua vita, entra in un “ciclo di vita” più complesso rappresentato dalla coppia. Ogni persona è costretta da impulsi e seduzioni ataviche irresistibili, tranne rare eccezioni, a ripercorrere l’inesauribile passaggio di testimone da una generazione all’altra.

 

-           Un significativo rilievo viene conferito, in alcune pagine centrali, alle straordinarie ricerche di Zimbardo. Perché questa scelta?

-           Susanna: Questa è una palla che passo volentieri al collega scrittore Francesco Tassiello, il quale mi ha condotta nel suo mondo facendomi conoscere l’esperimento del dottor Zimbardo, quello relativo alla vita carceraria e agli effetti che questa ha sulle persone; la scelta è dunque di Francesco, ma posso dire che, grazie a lui, mi sono ritrovata ad approfondire l’argomento in separata sede!

-           Francesco: La teoria o meglio l’ipotesi teorica rappresentata dalla ricerca di Zimbardo sta a sottolineare e dare una veste scientifica alle parole della Sacra Bibbia “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. Questo è un fenomeno intrinseco nella natura umana, come ha dimostrato correttamente Zimbardo, avvertendo ciascuno di noi che il nostro personale Angelo Custode è sempre accompagnato da un emissario di Lucifero.

 

-           Nell’opera è possibile, poi, rintracciare vari echi letterari. Quelli che mi colpiscono maggiormente sono rappresentati da Gibran e da Montale, due poeti-pensatori, però, certamente non molto vicini fra loro. Come spiegare questa loro co-abitazione?

-           Susanna: La co-abitazione è vivissima in ogni pagina del nostro libro: narrativa e psicologia, un uomo e una donna, la fantasia e la razionalità, dunque anche… poeti pensatori. Di Francesco è la scelta di Gibran, mia quella di Montale, il mio Montale, quello scoperto tra i banchi di scuola, le cui frasi venivano trasferite tra le pagine dei miei diari segreti, quello di “Spesso il male di vivere ho incontrato”… Adoravo il suo senso di sconfitta, il suo pessimismo mi è sempre apparso come poesia e mai come negatività. Mi sono sempre dissociata dal Montale moderno invece, quello che scrive cose come “piove sulla Gazzetta Ufficiale”, ma quello che ha scritto “Cigola la carrucola nel pozzo” è secondo me il poeta adatto ad accompagnare le introspezioni lucide e malinconiche di Adele.

-           Francesco: In questa domanda è presente una provocazione che io personalmente rimanderei al provocatore nella sua qualità di filosofo e studioso. Io personalmente sono un appassionato estimatore di Gibran e della sua complessa produzione letteraria e artistica, che, in alcuni spunti, resta. Per me, ancora criptica e scotomizzata, quindi ancora da indagare e comprendere nella poliedricità e, a volte, drammaticità dei suoi contenuti. Per alcune sue venature poetiche rappresenta splendidamente le più alte vette dell’umanità, ma anche i più profondi abissi dell’animo umano.

 

-           Il felice esito di questa vostra collaborazione ci regalerà altre sorprese?

-           Susanna: Sebbene io eviti di risultare ripetitiva nei miei progetti, non posso dire di non aver pensato ad una sorta di bis. È stata un’esperienza interessante, piacevole, faticosa e divertente al tempo stesso, grazie alla quale io ho imparato molto e spero di poter dire lo stesso di Francesco. Chi può dire che cosa succederà in futuro?

-           Francesco: Per questa “provocazione” ti sono particolarmente grato, perché mi consente di chiarire e anche contraddire ciò che ho detto in più occasioni alla coautrice! Tutta la fase della costruzione narrativa e tecnica, che mi appartiene, è stata per me un proficuo arricchimento, vissuto con piacere e gratitudine verso colei che ho considerato la mia maestra di scrittura, ma poi è iniziata la fase più faticosa e più ostica delle correzione della bozza, lunga e farraginosa, quanto snervante e faticosa. Detto tutto ciò, incomincio a recuperare con più insistenza il piacere e l’entusiasmo che mi hanno accompagnato nelle prime fasi del lavoro. E quindi …..

 

*Susanna Trossero
Francesco Tassiello

ADELE
Graphe.it, 2013
www.graphe.it

 

 

 

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