Così vicini, così lontani: l’erba del Franchi ha radici che affondano nella storia. Bianconeri e viola prolungano di novanta minuti la partita che si gioca da sempre: questione di vessilli, orgoglio e di appartenenza.
Giampaolo chiede ai suoi di emozionare il pubblico: Codrea ha le chiavi del centrocampo, Maccarone e Calaiò sono i primi violini, Kharja è libero di inventare; Galloppa e capitan Vergassola giocano ai fianchi del numero 5, con Rossettini, Portanova e Del Grosso davanti a Curci; nell’undici anche un pizzico di Colombia, con Zuniga pendolare sulla fascia destra.
Prandelli risponde con un complesso internazionale: il capitano Frey, Kroldrup, Almiron, Felipe Melo e Santana, che ha il nome di un grandissimo della musica ma alla chitarra preferisce il calcio; là davanti c’è anche Mutu, con l’eterna promessa Pazzini; Donadel completa il centrocampo, Comotto (che lascerà il posto a Zauri) e Pasqual sono ai lati di una difesa che ha tanti interpreti e pochi padroni: uno è Gamberini, che a Siena ha ricevuto per la prima volta le chiavi di casa Italia.
La gara vive di quattro stagioni: quindici minuti giocati discretamente e cinquanta di confusione; dieci giri di lancetta che scrivono la storia e venti che non la cambiano.
Siena e Fiorentina se la giocano a viso aperto: il derby lo merita e le condizioni di forma invogliano ad osare.
Le migliori intenzioni diventano però disordine: il prato è un flipper, con errori da ambo le parti e i ventidue che regalano per quasi un’ora musica senza spartito. Giampaolo gioca
Poi quei dieci minuti che cambiano la gara: la Robur sale di tono e affonda sul gas, con ganci a ripetizione fino al goal di Kharja. E’ il punto del ko, che manda al tappeto la Viola.
Nel finale i padroni di casa non arretrano di un passo; la nave entra felicemente in porto, Maccarone e Flo trovano un degno erede.
Per i gigliati un pomeriggio che finisce davanti allo specchio, sognando ciò che si vorrebbe essere e ancora non si è. Per i padroni di casa tre punti che alimentano la classifica e gettano benzina sul fuoco della passione: al 95° il fortino bianconero è un cuore che batte nel centro città e l’erba del campo ha il profumo della vittoria. La cartolina da Siena è pronta a partire, destinazione Paradiso.









