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Venerdì 24 Aprile 2009 13:42

Scritto da  Jolanda Dolce
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LA CANZONE CLASSICA NAPOLETANA ALL’ACCADEMIA DI SANTA CECILIA DI ROMA – INTERVISTA A RENZO ARBORE

Il 20 aprile si è tenuta una conferenza- concerto al conservatorio di Santa Cecilia di Roma, per il ciclo “Incontri con l’autore”, organizzato dal Carla Conti e Roberto Giuliani.

Nell’occasione è stato presentato il libro “Studi sulla canzone napoletana”, a cura di Enrico Careri e Pasquale Scialò. Sono intervenuti, oltre ai curatori del libro, anche Renzo Arbore e Nando Coppeto.

Il volume propone un approccio scientifico alla canzone napoletana classica, vista dall’angolazione delle sue molteplici fonti espressive e comunicative.

Renzo Arbore, ospite d’onore, musicista e showman eclettico, considerato ambasciatore della canzone napoletana del mondo, ha dichiarato di essere sin da giovane appassionato al genere della canzone napoletana, provenendo da una famiglia in cui la madre, napoletana, suonava canzoni napoletane e la sorella cantava come soprano. Avendo poi completato i suoi studi a Napoli, Renzo, foggiano di nascita, è rimasto legatissimo a questa città, tanto da assorbirne completamente le forme culturali ed espressive più caratteristiche.

Ci ha raccontato che quando da giovane ascoltava i dischi di Roberto Murolo, trovava che questa musica piaceva anche ai suoi amici appassionati di jazz e di rock’n’roll.

Pensa quindi che la canzone napoletana sia un fenomeno unico al mondo destinato a tramandarsi nel tempo e a non rimanere episodio isolato e modaiolo come altre manifestazioni musicali minori, perché i testi sono poesie eterne e le melodie sono le più belle del mondo.

Fenomeno analogo è avvenuto in America, negli anni ’30, con G. Gershwin e C. Porter, negli anni ’50, in Brasile, con V. De Morales, C.B. De Hollanda e negli anni ’60 con i Beatles ed i Rolling Stones. La canzone napoletana ha anticipato tutto questo ed ha prodotto moltissime opere, che sono state tutte catalogate, non semplicemente per ripercorrere il passato, quanto per essere destinate al futuro.

Roberto Murolo ha inciso “La napoletana”, che una raccolta di 161 canzoni napoletane dalle origini ai giorni nostri. Quest’opera sopravviverà perché non ci sono arrangiamenti che invecchiano: gli accompagnamenti sono per chitarra sola.

Da non sottovalutare, sempre secondo Arbore, l’aspetto umoristico della canzone napoletana, spesso presente in brani dal sapore arguto e stimolante.

Anche secondo il prof. Careri,curatore e procuratore del libro, musicologo e docente all’Università di Napoli, la canzone napoletana si identifica con Roberto Murolo ed ha avuto una diffusione addirittura planetaria. Il segreto non è nei temi affrontati ma nel “come” viene posto il tema. I testi non sono semplici, ma l’idioma napoletano è affascinante e la voce viene usata come uno strumento musicale.

Il professore ha tenuto inoltre a sottolineare che, nonostante il taglio dei fondi alla stagione dei concerti universitari, attuato dal rettore negli ultimi anni, i cantanti hanno voluto cantare ugualmente, gratuitamente, per protesta, e per questo lui ogni anno riceve ringraziamenti.

Secondo Pasquale Scialò il libro si avvale del contributo di studiosi che da anni si occupano di questo mondo. La canzone napoletana ha numerose fonti etno-musicologiche, anche secondarie, legate a temi folclorici che raccontano della popolazione meridionale. La sua diffusione ha avuto una tradizione prevalentemente “orale”: la gente colta la ascoltava, la studiava e la riproduceva. La canzone è costruzione culturale: chi la componeva guardava la realtà, la natura, la città. E’ un oggetto composito: ognuno può fornire la sua interpretazione cogliendo un aspetto a seconda della propria sensibilità.

Scialò vorrebbe che la canzone napoletana fosse presa in considerazione dall’Unesco come patrimonio dell’umanità

Secondo il prof. Giuliani, docente del conservatorio di Santa Cecilia e musicologo, il libro tesse rapporti socio-antropologici di nuova musicologia. Il mercato non è sempre attento a valorizzare le qualità vere e la genialità della musica napoletana ma piuttosto orientato ad inserirla in un ambito di volgarizzazione commerciale. Invece la canzone napoletana è un “ bene immateriale”, un oggetto artistico che continua ad avere il suo impatto emozionale ed è considerata “classica” perché sempre attuale.

Alla fine del dibattito Renzo Arbore ha voluto esibirsi nella spiritosa lettura del geniale testo di una canzone, ricco di assonanze e allitterazioni, uno scioglilingua divertentissimo, una ennesima dimostrazione della sua immarcescibile verve scenica.

Ha seguito la presentazione del libro un concerto sulla canzone napoletana, in cui si sono esibiti i cantanti Alessandro Avona, Vittoriana Castronovo, Virginia Guidi, Gioconda Vessichelli, accompagnati da Alessandro Camilletti (pianoforte), Andrea Causapruna (chitarra), Cristina Maturi (pianoforte).


 
Jolanda Dolce con Renzo Arbore  

L’intervista a Renzo Arbore:

 

 

I.D:Renzo, tu che sei un amante del jazz, quali pensi siano i legami tra la canzone napoletana e la musica americana?

R.A: Napoli ha sempre “acchiappato” quello che sentiva, lo faceva suo, ma sempre mantenendo l’ispirazione napoletana. La canzone napoletana ha un incipit come un brano jazz di D. Ellington e può benissimo diventare una “ballad” americana. In Italia, fino al ’46 si ascoltava Rabagliati e la musica che proveniva dagli USA veniva chiamata “sincopato”. Dopo il ’45, Gershwin, Porter, “Begin the beguine”…..hanno influenzato enormemente anche la canzone napoletana. “Anima e core” è una “ballad” di tipo americano, ma napoletana.

.D: Che influenza ha avuto invece la musica americana sulla canzone italiana?

R.A: La canzone di tipo jazz si è identificata nell’Italia, del dopoguerra, con la canzone “Non dimenticar le mie parole”. Ricordiamo famosi musicisti come G. Kramer, Trovatoli,etc. Dal ’56 in poi la canzone italiana si è ispirata al rock’n’roll: Celentano.

I.D: Ma ci sono state anche altre influenze sulla canzone napoletana, da altre parti del mondo?

R.A.: Sì: Carosone, per esempio, ha dimostrato come la canzone napoletana può importare elementi anche da culture africane.

I.D.: E’ conosciuta la canzone napoletana all’estero?

R.A.: Sì, pensa che in Giappone c’è un milione di mandolinisti i quali studiano la canzone napoletana. A Tokyo hanno il museo della canzone napoletana, mentre noi qui in Italia, non abbiamo mai pensato di averne uno.

I.D.: La canzone napoletana è “popolare”?

R.A.: Sì, e proprio per questo è considerata un’espressione destinata a perdurare nel tempo e ad essere studiata e tramandata. Anche le canzoni di Gaber e De Andrè sono musica popolare destinata ad essere tramandata.

I.D.: Il connubio tra il blues e la lingua napoletana?

R.A.: E’ una fusione perfetta.

Ultima modifica Venerdì 24 Aprile 2009 13:57

 

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