Le ricerche dell’attivista cecena sono iniziate solo nel pomeriggio, quando gli uomini del ministero degli interni hanno ricevuto dai loro colleghi ingusci i fotogrammi della macchina dei rapitori.
Si è subito parlato di un assassinio legato all’attività della giornalista. Ora, però, gli inquirenti, studiando il percorso e l’ora della morte, sono giunti a una conclusione diversa: si tratterebbe di un rapimento finito male. Secondo loro, i rapitori, dopo essere passati tranquillamente attraverso almeno cinque controlli stradali (sul confine tra Cecenia e Inguscezia dal 16 maggio è in corso una incessante operazione antiterrorismo congiunta delle truppe dei ministeri degli interni e della FSB ingusce e cecene), si sarebbero imbattuti in un posto di blocco eretto in seguito a un attentato contro uomini della polizia carceraria inguscia. Convinti che il posto di blocco fosse stato predisposto contro di loro, i malviventi avrebbero deciso di prendere una strada laterale e sbarazzarsi della giornalista.
Rapimento finito male, quindi? O, al contrario, un assassinio premeditato? Probabilmente non lo sapremo mai.
Natalija Estemirova, ex insegnante di storia in un istituto di Groznij, nel 1998 aveva iniziato la carriera di giornalista schierata in difesa delle libertà civili e dei diritti della persona e dal 2000 era divenuta un’attivista della ONG russa MEMORIAL. Le sue materia preferite: le falsificazioni e i soprusi nei tribunali ceceni, le torture nei confronti di uomini inermi colpevoli di essere parenti di guerriglieri veri o presunti tali, le condizioni infami nelle carceri cecene. Poi c’era un'altra interessantissima materia che
Natalija Estemirova, in sostanza, indagava la dimensione che di solito rimane nascosta dietro le quinte della guerra. Una guerra che ufficialmente sarebbe finita. Tanto che il 16 aprile il governo federale ha tolto lo Status di Zona di Operazione Antiterrorismo alla Cecenia. Tuttavia le tensioni e le violenze nella regione, purtroppo, continuano. Nelle vicina Inguscezia il 22 giugno il presidente Junus-Bek Evkurov è rimasto gravemente ferito in seguito all’esplosione di una autobomba per opera di un kamikaze, e due settimane prima in Dagestan è stato ammazzato a colpi di pistola il ministro degli interni. Il 4 luglio un’autocolonna di militari ceceni è rimasta vittima di un’imboscata dei guerriglieri che ha causato la perdita di nove soldati, uno degli agguati più sanguinosi degli ultimi tempi. Ma delle quotidiane violenze e i soprusi nei confronti dei civili inermi, delle persone normali è difficile saperne qualcosa, dato che sono rari i giornalisti che se ne occupano. Anche perché chi lo fa mette a rischio la propria vita, si espone a pericolose ritorsioni e di regola rimane isolato. I giornalisti russi, per lo più, seguono gli avvenimenti da Mosca, scendendo nel Caucaso solo per brevi periodi e per capirci qualcosa si incontrano con persone coraggiose e affidabili come, appunto, Natalija Estemirova.
I funerali di Natalija si sono tenuti giovedì a Groznij. Erano presenti i giornalisti, gli attivisti, ma soprattutto tanta, tantissima gente. Non c’è stato nessun discorso funebre. Piangevano tutti.
Medvedev, in visita ufficiale in Germania, si è pronunciato sull’argomento. Ed è già qualcosa. Ha detto che “è un avvenimento triste”, che “l’attività della Estemirova è necessaria in un paese normale”, che “lei giudicava apertamente e duramente certi processi che avvengono nella Federazione Russa e questo è un merito per chi difende i
E poi c’è Ramzan Kadyrov! Il presidente della Cecenia si è rivolto con un comunicato ai cittadini della sua repubblica: “Siamo pronti a dare il nostro contributo agli inquirenti dell’Inguscezia. Sarà fatto tutto il possibile e anche l’impossibile (!!!) per catturare i colpevoli!”.
In ogni caso è un’altra brutta macchia per





