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Mercoledì 04 Maggio 2011 19:33

GILBERTO SEVERINI “A COSA SERVONO GLI AMORI INFELICI”

Scritto da  Silvia Pietrovanni

 


 

EDIZIONI PLAYGROUND

CANDIDATO AL PREMIO STREGA 2011

“L'arte di vivere è imparare ad attraversare la foresta degli addii? Goffa frase scritta con la supponenza degli adolescenti. Dalle eventuali foreste degli addii basta starsene lontani, con l'arido disincanto degli adulti”.

Il libro di Gilberto Severini sa accarezzare con le parole, sa dare voce ai momenti di vita più silenziosi valorizzandone la carica poetica.

In due grandi gruppi possiamo distinguere gli stili narrativi: quelli veloci, incalzanti, che basano tutte le potenzialità nel plot, nell'affastellarsi di eventi che sanno legarti alla storia ma che poi, raramente, arrivano a farsi ricordare, e l'altro gruppo di libri, quelli che si concentrano sulla parola,  calibrandola come cosa preziosa, caricando di poesia ogni evento: questi sono i libri che si imprimono nella memoria, sono i libri che teniamo nello scaffale degli “imprestabili” perchè ci piace ritornarci su, rivedere le sottolineature delle frasi, sono i libri che ci “prestano” le parole.

Il libro di Severini appartiene a questo secondo gruppo. Il protagonista è in ospedale, fermo in un letto e in una stanza anonima, alle soglie di un intervento chirurgico delicato. In questa routine di medici e infermieri, di farmaci e giornate estive sempre uguali,in questa solitudine voluta , il protagonista cerca le parole mancanti e scrive tre lettere, tre lettere che forse spedirà, forse no. Ma a dargli il senso è proprio il flusso di parole che lui, da “generico della vita” riesce a far esplodere, come un fiume che si libera nella foce.

Il protagonista sa di essere stato spettatore di eventi più grandi, come l'ondata rivoluzionaria del 68, eventi che  ha vissuto restando in un angolo, in silenzio, con l'amarezza, forse, di non essere stato parte attiva di quel coro che faceva la storia: “mi sentivo come se viaggiassi su un treno nel binario sbagliato e accanto mi passassero i vagoni in cui sarei dovuto salire”.

È l'estate di fine millennio e la carta bianca è il suo palcoscenico:“Sono convinto che una parte di noi è sempre alla ricerca di un pubblico, sempre pronta ad alzare il sipario per esibirsi, creando con ogni trucco la gratificazione degli applausi”.

La gratificazione sarebbe un meritato Premio Strega per Severini, e per quel “bel libro” che riapriremo tante volte, dopo averlo letto, per cercare le parole mancanti, quelle parole che ci fanno sentire, forse, meno soli.

Ultima modifica Giovedì 05 Maggio 2011 20:35

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