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Domenica 29 Gennaio 2012 20:40

TALENTO: Chi è costui?

Scritto da  Urano Cupisti

Bella domanda. La prima risposta che mi viene da dare, di getto, è BOH!!!   Già BOH!: diceva Einstein “è una risposta che mi lascia soddisfatto, ha risolto molti dubbi nel corso della mia esistenza”
Che dire; nel caso specifico anche a me. Lascerei molto volentieri  questa parola e ciò che vorrebbe rappresentare (confusione) nel mio dimenticatoio. L’indicazione Talento è in sostanza un marchio che tutti i produttori di spumante metodo classico, dalle Alpi fino a S.Maria di Leuca (isole comprese) possono liberamente utilizzare in etichetta; è sufficiente adoperare uve chardonnay, pinot nero, pinot bianco in barba al terroir di appartenenza.
Nel ricordarlo ci pensa una rivista autorevole del settore che dedica ogni mese alcune pagine al Talento, che definisce “champagne italiano”. E tutte le volte che leggo quelle specifiche pagine mi agito nel pensare  alla estrema confusione che ne deriva da questa generalizzazione. Per costruire una immagine di un prodotto si deve per forza fare riferimento ad un altro? Lo Champagne è unico, esclusivo, irripetibile, incomparabile, prezioso; è la sintesi del terroir di appartenenza. Si può esportare il metodo di produzione, i vitigni, cercare territori ed ambienti simili (che non vuol dire uguali) ma il risultato sarà diverso.
Ed è nella diversità che si devono giocare le proprie potenzialità.
In Francia abbiamo altre regioni come Alsazia, Loira, Borgogna, Linguadoca-Rossiglione (Limoux), Jura che producono ottimi spumanti ma non vi azzardate ad andare in quelle regioni e chiedere genericamente  “una bottiglia di champagne locale”. Vi risponderanno “queste sono terre di produzione di Crémant non di Champagne” e aggiungeranno “il nostro Crémant non è migliore, è diverso, è un altro vin moussant ”. Vogliamo allora imitare la Spagna con il suo Cava? Chiedere un “Cava” non sai mai che cosa bevi; uno spumante proveniente forse dalla Navarra, dalla RioJa, Andalusia o Estremadura mentre sappiamo che il migliore in senso assoluto è quello prodotto nel Penèdes (Catalogna).
Entrare in un Wine Bar o Enoteca e chiedere:”mi dia un bicchiere o una bottiglia di Talento”. NO giammai. Difendiamo la tipicità:” mi dia un bicchiere o una bottiglia di Franciacorta, Trento doc, Oltrepò o Alta Langa”. Molto meglio.
Già stiamo correndo ai ripari per tutelare con nuove Regole il Prosecco che nella sua pazza corsa verso i numeri si stava perdendo in una devastante generalità. Una doc e due docg tentano di riportare nella dovuta dimensione la sua produzione. Sarà dura e lunga la risalita.
Un giorno, spero non molto lontano, sentiremo dire “vuole un Prosecco doc, d’Asolo o Conegliano Valdobbiadene e per quest’ultimo il suo Cru Superiore di Cartizze (il migliore in senso assoluto)”. E finalmente le nostre orecchie non udranno più “vuole un prosecchino”?

Ultima modifica Lunedì 30 Gennaio 2012 09:18

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