Si sono concluse nei giorni scorsi con la spettacolare sfilata di Renato Balestra - un trionfo di sartorialità., di sfarzosi ricami, di tessuti preziosi - le quattro giornate di AltaRoma, manifestazione che porta in passerella abiti da sogno, che nascono da canoni creativi e accurate realizzazioni capo-su-capo, con le ricercatezze certosine del pezzo unico : a noi, cittadine dell’oltre 2000, sembrano riflessi e ricordi di tempi lontani. Tempi in cui un abito si ordinava in sartoria, ci si sobbarcavano varie sedute di prova, si sceglievano modelli e tessuti “unici” e, infine, al momento dello “sfoggio” guai a ritrovare – per strada, o peggio, ad un incontro mondano - una signora con il medesimo modello. Erano allora autentiche tragedie, magari svenimenti e malori molto seri … ma adatti ad un’epoca in cui il tempo scorreva senza fretta e lasciava campo a queste, ed altre, sofisticate sciocchezze..
Oggi la moda scorre veloce, come il tempo che, di corsa, consuma gli anni facendo invecchiare di colpo ciò che sembrava (si sperava) immutabile ed eterno.
Guardando alle passerelle di AltaRoma, tra nostalgia e amarcord, viene spontaneo fare paragoni. Pochi, anche se gloriosi, i nomi ancora sulla breccia – Sarli, Curiel, Gattinoni, Lancetti, Cappucci, Camillo Bona, Balestra e pochi altri – tengono alto il vessillo dell’alta moda italiana. Lancetti ha festeggiato in occasione di queste giornate il 50° anno di attività, un percorso luminoso di successi e riconoscimenti internazionali.
Un prestigioso premio alla carriera – la Lupa Capitolina – è stato consegnato dal sindaco Alemanno a Roberto Cappucci, autentica gloria dell’Italian Style di classe superiore : un grande artista che ha saputo trasformare i suoi abiti, le sue “creature”, in autentiche opere d’arte.
Ma, oltre alle “vecchie glorie” (“vecchie”si fa per dire) che hanno le carte in regola per portare avanti le fantastiche coordinate dell’Alta Moda italiana, ci sono i giovani che si affacciano a questo difficile palcoscenico. Giada Curti, Abed Mahfouz, i ragazzi dell’Accademia di Costume e Moda che hanno sfilato nell’ultima giornata della manifestazione romana. Durante i quattro giorni si sono cimentati sulle passerelle romane anche To Long-Nam (con la collezione Ghost in the Shell), Nino Lettieri, Gianni Molaro, Tony Ward, Angelos Bratis, Silvina Maestro, Marta Ferri, Jack Glisso : tanti
giovani , spesso stranieri di nome e di fatto, che hanno portato le proprie idee – talvolta ottime, talaltra un pochino osé- per cercare di dare ossigeno ad un settore della moda un pochino … “asfittico”.
Vien da pensare che, magari, se invece di andare a Parigi,(pedissequamente intimoriti?) per presentare le loro prime linee – “privé” o “couture” - i nostri guru del P.a.p. , ormai diventati a tutti gli effetti “couturiers”, le presentassero a Roma, non sarebbe una bella cosa, anche sotto il profilo dell’amor di patria? Forse Roma e AltaRoma vedrebbero ritornare nel parterre i grandi buyers e le testate internazionali, oggi assenti (in)giustificati. O, forse ci sfugge qualcosa di misterioso e insondabile?
Misteri, ma anche sperabili (possibili) riconquiste della nostra alta moda. Oggi, sulle passerelle romane, si incontrano nuovi (e validi) stilisti nostrani ma –ahinoi -soprattutto couturier stranieri che arrivano a Roma cavalcando venti (e idee) di terre lontane. Talvolta lasciando interdetti gli addetti ai lavori.
Però siamo tutti d’accordo che sperimentare il “nuovo” è importante : solo così si possono studiare nuovi parametri e sperimentare idee innovative, magari viste attraverso gli occhi del “nuovo” che avanza.
E con il “nuovo” non si deve scherzare. Perlomeno non sempre.








