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Venerdì 10 Febbraio 2012 12:43

Trapianti di organi, problematicità della definizione di morte e solidarietà (vera e falsa)

Scritto da  Roberto Fantini
Marco Mamone Capria Marco Mamone Capria


Prosegue la conversazione con Marco Mamone Capria sui pericoli di una scienza e di una tecnologia al di fuori delle regole democratiche.

Nella prima parte  trattando della medicina omeopatica, ci si è soffermati soprattutto sull'emblematico caso di Luc Montagnier (premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina del 2008);

nella seconda parte è stato affrontato il tema inquietante delle vaccinazioni;

nella terza parte ci si è soffermati ad analizzare criticamente i fenomeni dello “scientismo reazionario” e del “fideismo tecnologico”.

-- L’accettazione o, meglio, la santificazione politico-mediatica della pratica dei trapianti potrebbe essere ritenuta un esempio particolarmente eloquente e significativo di “fideismo tecnologico”?

Sì, e in più modi. Cominciamo col dire che, quasi ogni volta che si effettua un trapianto, c’è una persona che è andata incontro a una fine prematura, per esempio a causa di un incidente automobilistico o di lavoro. Dico “quasi” perché ci sono anche le donazioni di organi da parte di persone viventi e di solito a congiunti, anche se, in Italia e in molti altri paesi [1], si tratta di un caso percentualmente marginale: molto di quello che dirò, è bene precisarlo, non si applica, per esempio, a chi dona un rene a una persona cara che, accettando un tale dono, gli resterà comunque legata per il resto della vita da un inestinguibile obbligo di assistenza. In secondo luogo, chi riceve un trapianto è sempre una persona affetta da una grave malattia, che in molti casi avrebbe potuto essere evitata. L’enfasi sulla possibilità di sottoporsi a un trapianto rende meno urgente, almeno a livello di percezione comune, l’approvazione di misure di sicurezza o l’adozione diffusa di uno stile di vita opportuno. I propagandisti dei trapianti omettono di considerare che la relativa utilità dei trapianti (perché, va sottolineato, non sempre la qualità e la durata della vita del trapiantato sono tali da giustificare l’operazione) nasce da un dato iniziale su cui si potrebbe e si dovrebbe intervenire, anche se ciò significherebbe modificare profondamente l’attuale sistema sociale ed economico. E poi c’è un terzo punto, cioè che la legge che permette i trapianti ha elevato a verità scientifica indubitabile una definizione di “morte” largamente congetturale e su cui sarebbe stato il caso di alimentare un esteso e pubblico dibattito. Benché la questione dei trapianti non sia solo di natura medico-sanitaria o scientifica, non si dovrebbe prendere come oro colato ciò che ci viene detto su di essi dalle autorità nemmeno dal punto di vista scientifico.

– Parlare di “morte cerebrale” sarebbe quindi scientificamente infondato e, di conseguenza, anche moralmente e legalmente assai discutibile?

Mi limiterò a un aspetto della legge che in Italia definisce le condizioni sotto cui si può considerare “morta” una persona. La legge prevede due possibilità: la cosiddetta morte encefalica (detta più comunemente morte cerebrale) e l’arresto cardiocircolatorio. Nel documento stilato da una commissione di Harvard nel 1968 [2] che definì la nozione di “morte cerebrale”, si legge, a proposito del criterio tradizionalmente accettato, che quando il cuore ha cessato di battere il cervello muore «in pochi minuti». La nozione che quel comitato voleva imporre (e ci riuscì) era, viceversa, che con le tecnologie mediche disponibili il cervello può “morire” anche quando il cuore continua a battere. Senza toccare la questione della “morte cerebrale” con tutti i suoi problemi [3], ciò su cui voglio porre l’attenzione è però quell’espressione: «in pochi minuti». Quanti? Questa è una questione scientifica non certo trascurabile.

-- E come è stata risolta?

Nel 1993 questo intervallo di tempo fu così quantificato in un rapporto di una commissione dell’università di Pittsburgh [4]: due minuti. In Italia, un decreto legislativo stabiliva, l’anno seguente: «l’accertamento della morte per arresto cardiaco può essere effettuato da un medico con il rilievo grafico continuo dell’elettrocardiogramma protratto per non meno di 20 minuti primi». Venti minuti: sicuramente un progresso rispetto al protocollo di Pittsburgh. Tuttavia nel febbraio del 2007 è stata data la seguente notizia: era stato accertato l’arresto cardiaco per la durata di 30 (trenta) minuti di un neonato di Leeds [5], dell’età di 2 settimane. Il bambino era quindi stato dichiarato morto dai medici ospedalieri che l’avevano messo sotto ossigeno. Ma poi, inspiegabilmente, il neonato aveva avuto una contrazione. La notizia è apparsa sui giornali solo 14 mesi dopo, corredata dalla fotografia del bimbo a cavallo di un’automobile di plastica, vispo e perfettamente normale. I medici hanno detto che mai era loro capitato un periodo di morte apparente così lungo... Per inciso, non è la sola volta che bambini o ragazzi dati per morti sono poi stati salvati, in un caso per l’opposizione di uno solo dei genitori [6] a firmare la liberatoria per il trapianto. La morale di questa storia mi sembra chiara: le commissioni scientifiche hanno definito nozioni cruciali e criteri operativi come se si sapesse tutto sull’incerto confine tra vita e morte, mentre sicuramente non è così. E quel che è peggio, questi criteri funzionano come profezie che si autoavverano: è un caso fortunato se i bambini citati sono sopravvissuti alla dichiarazione di morte. A proposito, nella legge italiana il criterio del “per non meno di 20 minuti primi” è tuttora vigente, e confermato da un decreto del 2008. Perché una soglia così improbabilmente bassa, e non, ad esempio, di 24 ore, se non per evitare il rischio di ischemia e quindi di inutilizzabilità degli organi [7]? Purtroppo, quando una “macchina” come quella dei trapianti, o delle vaccinazioni, si mette in moto, con i suoi enormi ingranaggi economici, la periodica revisione cui si dovrebbe sottoporla in base alle ultime evidenze resta per lo più solo un auspicio. Anzi, ci sono pure bioeticisti che sostengono che bisognerebbe lasciarsi alle spalle la questione della “vera morte“, e vedere in una luce diversa la stessa questione dell'uccisione, a fini di espianto, di pazienti non morti ma, come li chiamano loro, «totalmente disabili»: per loro questa sarebbe un'azione del tutto legittima [8]. Un ottimo esempio, incidentalmente, di quel ruolo ideologico della bioetica di cui ho detto prima.

-- A parte quelli scientifici, quali altri aspetti ritiene rilevanti per una valutazione pienamente consapevole della questione della donazione di organi?

Ammettiamo pure, per amore di discorso, che l’“idoneità all’espianto” nel senso della legge vigente si possa almeno considerare una prognosi sicura di non sopravvivenza entro un tempo brevissimo – tralasciando una questione controversa della massima importanza: e cioè che secondo alcuni neurologi l’applicazione del protocollo di verifica di tale idoneità (in particolare il test dell'apnea) riduce di per sé la possibilità di sopravvivenza del paziente [9]. Ne seguirebbe forse che la concessione del corpo proprio o di quello di un congiunto per l’espianto sia moralmente doverosa? Pensiamo per un momento all’ispirazione e consolazione che tanti traggono dal recarsi dove i resti di un congiunto o di una persona amata sono sepolti. Ebbene, per un insieme ben più grande di persone è importante stare vicini a una persona cara nei suoi ultimi istanti o, ancora più importante, essere sicuri di averla vicina nei propri ultimi istanti, cosa che invece è esclusa quando c’è un espianto da effettuare. In breve, è per lo meno dubbio che la possibilità che grazie a un trapianto alcuni malati gravi prolunghino la propria vita configuri una priorità morale rispetto alla possibilità di conservare finché possibile un contatto fisico con una persona cara. Si tratta di difficili questioni etiche, che entrano nella nostra sfera più intima e sulle quali ognuno dovrebbe interrogarsi e rispondersi con onestà. Il dato di fatto è che su di esse il dibattito pubblico è stato pressoché inesistente, poiché l’industria del trapianto con l’aiuto dei principali media ha sistematicamente soffocato le voci contrarie o anche soltanto perplesse. Per esempio, il dottor Rocco Maruotti, un eminente chirurgo di fama internazionale, ha dedicato all’argomento il suo intervento a “Scienza e Democrazia 5”: sono a mio parere pagine illuminanti [10], ma chi le conosce? Anzi, chi tra i non specialisti aveva fino a qualche giorno fa anche solo sentito il suo nome [11] in relazione alla questione dei trapianti? Dico “fino a qualche giorno fa” perché il 25 gennaio 2012, una trasmissione del mattino (non a caso!) su Rai 1 [12] lo ha avuto ospite, ma riservandogli uno spazio del tutto inadeguato ad esporre compiutamente la sua posizione. Io stesso devo all’amicizia con Hans Ruesch l’essere venuto a conoscenza, tra le tante altre cose, dell’esistenza della “Lega Nazionale contro la Predazione d’Organi e la Morte a Cuore Battente”, cioè di un’opposizione cittadina su basi razionali alla ideologia trapiantista [13].

-- In effetti, della controversia sui trapianti i media avrebbero dovuto e dovrebbero, in uno spirito di onesta informazione, parlare molto di più dando il giusto spazio a tutte le posizioni e a tutti i punti di vista...

C’è poi un altro problema, che è quello degli abusi commessi, con la complicità o il silenzio-assenso anche di prestigiosi chirurghi, per procurare gli organi dei poveri ai ricchi malati. Lo considero uno sviluppo pressoché inevitabile, e la cui gravità sociale è destinata a crescere: una volta che si comincia a vedere i nostri simili come riserve di pezzi di ricambio, è l’intero concetto della dignità della persona a incrinarsi. Nel giugno di quest’anno, su Nature, è apparso un articolo [14] nel quale si dava come esempio di cattiva decisione condizionata dalla nostra «ossessione con la moralità» la riluttanza, da parte di persone indigenti, a vendere un rene a qualche ricco in dialisi. Ho inserito un commento critico sul forum [15] relativo all’articolo, ma non ha provocato alcun dibattito, solo la risposta di un tale che, in sostanza, ha preso le difese dell’autore, pur concedendo che questi aveva peccato di ipersemplificazione... Penso che una reazione così blanda sia uno scandalo, tanto più se si considera che è ormai ben documentata la vendita di reni in numerosi paesi dell’Europa dell’Est, Turchia, Israele, India, Pakistan e Stati Uniti -- una vendita, che, quando non nasce dalla violenza fisica, è legata a una situazione di povertà ai limiti della disperazione, che è poi essa stessa un altro tipo di violenza. Molte agghiaccianti informazioni si trovano nel libro Ultimi (Liguori, 2010) di Rita Pennarola. Il traffico illegale di reni è stimato nell’ordine dei 15.000 casi ogni anno. Ci sono villaggi in Pakistan in cui, a quasi tutti gli abitanti, manca un rene [16]. Cioè, non solo si creano sacche di disperazione attraverso un’iniqua distribuzione delle ricchezze a livello planetario, ma le si sfrutta per aumentare ulteriormente il divario nell’aspettativa di vita tra ricchi e poveri. È questo il tipo di mondo in cui vorremmo vedere prolungata il più possibile la nostra vita?

Ma non è tutto. Ritengo infatti che la propaganda a favore dei trapianti abbia una nefasta influenza sulla autopercezione delle persone un po’ in tutto il mondo, soprattutto le più giovani e le più emotivamente instabili.

-- In che senso?

Essa indebolisce la percezione del corpo come un bene supremo da custodire con prudenza e insinua un’idea di accettabilità sociale del suicidio, in quanto atto estremo di risarcimento e riscatto per colpe vere o più spesso immaginarie, in ogni caso insignificanti, che però possono spingere un adolescente o una persona fragile a togliersi la vita. Cito solo due casi, avvenuti nel 2011. In Italia un ragazzo viene bocciato all’esame di maturità: lascia scritto che intende donare gli organi e si uccide [17]. Ancora più esplicito è il legame tra suicidio e intenzione di donare gli organi in una ragazzina indiana dodicenne, che si è avvelenata perché (ha scritto nel suo ultimo messaggio) voleva donare un rene al fratello e gli occhi al padre [18]. Immagino che chi fa la propaganda ai trapianti non è a casi agghiaccianti come questi che pensa, ma se non ci pensa ci dovrebbe pensare. Invece abbiamo in Italia un Comitato Nazionale di Bioetica che, nel 2010, ha espresso – sia pure non senza opposizione interna – un parere favorevole [19] su qualcosa di pericolosamente simile, qualificando come «eticamente apprezzabile» la donazione da vivo di un rene a un perfetto sconosciuto destinato a rimanere tale, quella che si dice con termine mellifluo «donazione samaritana». Il Consiglio Superiore di Sanità ha, un mese dopo [20], recepito questo parere, pur raccomandando che si proceda preliminarmente a «un’attenta valutazione psichiatrica e psicologica del donatore e del suo nucleo familiare»... Un vero comma 22 a rovescio, se preso seriamente.

– Può chiarire l'allusione?

Come ricorderà, in un famoso romanzo satirico [21] contro la guerra, Catch 22 dello statunitense Josef Heller (1961), si parla di un articolo del regolamento militare per i soldati al fronte, che aveva due commi, uno che permetteva il congedo militare esclusivamente ai pazzi, e l'altro, il comma 22, appunto, che saggiamente precisava che il soldato richiedente un congedo dal fronte di sicuro non è un pazzo. Analogamente, il Consiglio Superiore di Sanità chiede di accertare che il donatore samaritano abbia la testa a posto, ma trascura il piccolo particolare che chiunque si candidi a fare questo tipo di donazione dovrebbe, per ciò stesso, essere indirizzato a un reparto di psicoterapia, invece che a un centro trapianti. Spero che i nomi di coloro i quali hanno espresso questi pareri favorevoli (in particolare quelli riportati sul documento del CNB già citato) siano conosciuti da quei cittadini che, magari, attribuiscono a queste “autorità” un particolare prestigio intellettuale e morale.

In ogni caso, anche in seguito a queste sciagurate scelte normative, sarebbe importante proibire ogni propaganda tra i minorenni sulla presunta importanza di dichiararsi donatori – da vivi o da morti ––e, in particolare, nelle scuole di ogni ordine e grado. Attualmente, invece, si fa il contrario [22], arrivando a fare pubblicità ai trapianti perfino nelle scuole elementari! Bisogna essere grati a Internet per il fatto che permette di verificare immediatamente una notizia come questa, che, se fosse solo raccontata, sarebbe a malapena credibile [23]. Se vogliamo andare nelle scuole a insegnarvi la cultura della solidarietà sono ben altri i temi su cui intrattenersi, e ben distanti da quella che, al di là delle intenzioni di chi la promuove, è in un senso profondo una cultura della morte.

– E quali sarebbero, secondo lei, questi temi?

Andiamo ad esporre nelle scuole le regole della sicurezza stradale, demitizzando il culto della velocità e del pericolo. Andiamo a impartire nozioni chiare e solide di educazione alimentare e di consumo responsabile, compresa la questione di come sono prodotti gli alimenti e in generale i beni di consumo che troviamo nei negozi – e, cioè, a quale costo in termini di inquinamento dell’ambiente, depauperamento delle risorse, sfruttamento dei lavoratori e sofferenza degli animali. Introduciamo nozioni basilari sulla sfera sessuale, quella che forse attrae maggiormente la curiosità dei ragazzi a partire dalla scuola media, se non prima -- sottolineando l’importanza della sessualità responsabile, che è a mio parere una componente essenziale di un’etica che prenda la solidarietà seriamente. Ma, qualcuno dirà, dobbiamo lasciar cadere l’ideale della disponibilità a donare? Nemmeno per sogno. In un paese come l’Italia [24], in cui «il 10% delle famiglie italiane, possiede il 44,5% della ricchezza netta complessiva, 3.686 miliardi di euro su un totale di 8.284»,  mentre il 50% meno ricco ne possiede appena il 9,8%, e in cui l’evasione fiscale [25] annuale si aggira (sono dati del 2011) intorno ai 102 miliardi di imposte non pagate (senza contare altri 78 miliardi di economia criminale), sarebbe estremamente utile che l’idea di donare ai bisognosi e, in primissimo luogo, di pagare le tasse dovute, entrasse nella coscienza dei piccoli italiani il più precocemente possibile. E in questo, al contrario che per la propaganda della donazione di organi del proprio corpo, non vedo alcuna controindicazione di natura vuoi psicologica vuoi pedagogica.

RIFERIMENTI

[1] http://ec.europa.eu/health/ph_threats/human_substance/oc_organs/docs/fact_figures.pdf

[2] http://www.hods.org/english/h-issues/documents/ADefinitionofIrreversibleComa-JAMA1968.pdf

3] http://www.nwo.it/morte_cerebrale.html

[4] http://www.ama-assn.org/resources/doc/code-medical-ethics/2157a.pdf

[5] http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/esteri/miracolo-bambino-inglese/miracolo-bambino-inglese/miracolo-bambino-inglese.html

[6] http://www.corriere.it/cronache/11_dicembre_19/il-ragazzo-vissuto-2-volte-e-la-caccia-dei-genitori-a-chi-lo-ridusse-in-coma-goffredo-buccini_1004bcaa-2a09-11e1-88bd-433b1e8e4c01.shtml

[7] http://www.sin-italy.org/GIN/pdf/2010/1/056-068.pdf

[8] http://www.bioedge.org/index.php/bioethics/bioethics_article/9901#idc-container

[9] http://www.scielo.br/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0100-879X1999001200005&tlng=en&lng=en&nrm=iso#Abstract

[10] http://www.dmi.unipg.it/mamone/sci-dem/nuocontri_2/maruotti.pdf

[11] http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=442/

[12] http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f0ab6d49-8afa-417d-bbaf-7e20eac152ef.html

[13] http://www.antipredazione.org/

[14] http://communities.earthportal.org/files/178901_179000/178970/buried-by-bad-decisions.pdf

[15] http://www.nature.com/nature/journal/v474/n7351/full/474275a.html#/comments

[16] http://www.lancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(07)60889-7/fulltext

[17] http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2011/20-luglio-2011/video-studente-suicida-mamma-papa-scusatemi-1901129395806.shtml

[18] http://www.leggo.it/archivio.php?id=131052

[19] http://www.governo.it/bioetica/pareri_abstract/domazione_rene.pdf

[20] http://www.gliitaliani.it/2010/05/trapianti-approvata-donazioan-samaritana/

[21] http://en.wikipedia.org/wiki/Catch-22

[22] http://212.43.108.65/campagnatrapianti/calendario.asp?anno=2011

[23] http://www.trapianti.salute.gov.it/cnt/cntDettaglioMenu.jsp?id=189&area=cnt-generale&menu=menuPrincipale&label=stacom&sotmenu=campagna10&livello=1

[24] http://www.fuoripagina.net/economia-generale/lingiustizia-in-italia-dove-il-10-delle-famiglie-detiene-la-meta-della-ricchezza-nazionale.html

[25] http://www.corrierecaraibi.com/FIRME_AMezzano_110822_Evasione-Fiscale-2011.htm

 

 

 

 

Ultima modifica Sabato 14 Aprile 2012 23:54

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