Toh! Chi l’avrebbe mai detto che nella notte più casereccia e melodiosa dell’anno, cioè, quella della finale del Festival di San Remo, sarebbe scoppiata una tale bomba mediatica, da fare sobbalzare, chi di gioia chi di rabbia, diciassette milioni di spettatori che lentamente stavano sprofondando nel pisolo, contro pisolo o sonno profondo?
E’ proprio il caso di dirlo: i due eterni ragazzi d’Italia, Celentano e Morandi, han destato l’Italia.
Si sono cinti la testa con l’elmo di Scipio e papale papale hanno detto quello che milioni d’italiani non possono dire. Anzi, neppure pensare.
Adriano Celentano, è entrato in scena forte e coraggioso come un leone che va a sbranare una preda subdole e vile che di fronte alla verità vorrebbe quel rispetto che mai ha concesso agli avversari.
E al primo ruggito ha fatto già fremere d’indignazione parecchie tonache vescovili.
Il molleggiato nazionale ha gridato un “basta” a quelle gerarchie ecclesiastiche e a quei loro giornali che invece di preoccuparsi di portare gli uomini alla conoscenza di Dio, si occupano di faccende molto terrene, come la politica e l’economia, finalizzata magari al raggiungimento, sempre più massiccio, di due cosucce non proprio celestiali, come il denaro e il potere.
Denaro e potere molto invise alla storiografia di Gesù, ma che al contrario pare siano molto apprezzate dal principe del mondo, ossia il diavolo.
Celentano ha gridato il suo “basta” che gli gonfiava il petto; gonfiore che in noi, umili mortali di livello più basso, si manifesta in forme anche più estese.
Un “Basta” a quel clero, maneggione, parolaio, che sta ora a destra ed ora a sinistra, in perpetua caccia di voti da portare a qualche loro pupillo-fenomeno da immettere nella politica di destra o di sinistra, di centro o di pancetta e che forse farà altri danni a questa povera Italia, che di giorno in giorno ci scricchiola sempre più sotto i piedi. L’importante è che il neo politico, futuro salvatore della patria, intrighi, maneggi, traffichi tanto: anche se poi qualcosa va storto, ci sarà sempre un italico vescovo che si farà in quattro per trarlo d’impaccio.
“Meno stato e più società” gridavano tra messe e preghiere certi cattolici in tutti i loro concistori. Naturalmente Inneggiavano alla loro “società”, quella dove il carabiniere fa sempre meno il carabiniere e loro e i loro picciotti, italiani o stranieri, fanno sempre più quello che vogliono.
Che bravi certi vescovi italiani! In questi ultimi anni, più che combattere satana e il male , si sono accaniti contro Silvio e la madonna di Medjugorje, che si permette di apparire senza il loro permesso. Sfacciatella e birichina!
C’è chi mormora che anche il Santo Padre abbia timore di certi vescovi italiani.
E allora noi, da quei poveri fedeli che siamo, vorremmo suggerire al Papa: “Santità, una delle prossime domeniche, prima d’apparire alla finestra, faccia come la sua santa mamma, (avendo partorito un futuro papa, è di certo santa) dia una spolveratina in qua e il là nelle stanze vaticane, e se nascosto in un angolo dovesse trovarci un ragnaccio nero, non s’intenerisca, né lo getti fuori dalla finestra (in giro ce ne sono già troppi) ma lo schiacci sotto i piedi, con quel germanico furore, di quando lei ragazzino, cantava “Erika”. Ci permetta l’insistenza, Santità, certi insettucci prima o poi pizzicano e quando pizzicano fanno male. Ci perdoni la sfacciataggine per aver osato darLe un consiglio, ma come diceva Gesù : la verità ci fa liberi.”
Se con la sua uscita Celentano ha portato uno squarcio di luce su un mondo mieloso a parole e infido nel fatti, noi gli diciamo, grazie Adriano.




