Non è vero che nulla cambia e che nulla si può cambiare. Molte cose, moltissime cose sono cambiate nel nostro mondo, a volte anche nell’arco di pochissimi anni. E sono cambiate per tanti motivi, in seguito a grandi eventi, per opera di grandi personaggi, per effetto di grandi gesti.
A volte, un pezzetto di questo mondo è cambiato anche perché piccole persone hanno fatto piccole cose. Ma con un grande coraggio e con un grande sogno dentro di sé. La storia, oggi troppo dimenticata, di Rosa Parks e del suo autobus è una di queste. Una piccola storia che non dovrebbe mancare nei libri della grande storia, una storia che può insegnarci cose di cui abbiamo un grande bisogno. Che può insegnarci, prima di ogni altra cosa, che siamo sempre chiamati a scegliere da che parte stare. Che sempre possiamo scegliere. Che sempre dobbiamo scegliere.
Il primo dicembre 1955, Rosa Parks, rammendatrice in un negozio di Montgomery (Alabama), venne arrestata per non avere ceduto il suo posto a un passeggero bianco, violando quanto previsto dalla legge. Nacque così quel boicottaggio durato ben 381 giorni, che è considerato l'atto d'avvio del moderno movimento per i diritti civili, che, all'inizio degli Anni Sessanta, sfociò nel varo del Civil Rights Act. Ha detto un’altra grande protagonista delle lotte non violente americane, Amelia Boynton Robinson, che “La storia si mosse quando lei, Rosa Parks, si è seduta su quell'autobus e si è rifiutata di alzarsi per far posto a un uomo bianco. Piuttosto che diventare una codarda, lei si rifiutò di abbandonare i suoi diritti di cittadina americana, sapendo che per questo poteva essere picchiata o uccisa (se fosse stata uccisa, i tribunali sudisti l'avrebbero chiamato “omicidio giustificabile”, perché si diceva che “i neri non hanno diritti”). Ma lei trasformò la sua paura in fede e la sua fede si rafforzò quando capì che era nel giusto e che sarebbe rimasta fedele ai suoi principi fino alla morte, sperando che altri l'avrebbero seguita nella sua decisione di essere liberi.” «C'era tanta paura, – dice sempre la Robinson - e anche tanta rabbia, in mezzo a noi. E con la paura e la rabbia cominciò a crescere l'odio. Ma riuscimmo a non farci vincere dall'odio. Fummo capaci di continuare le nostre battaglie civili come un esercito pacifico.
E con la pazienza, con la nonviolenza, vincemmo. “ Sì, la storia di Rosa merita di essere conosciuta, di non essere dimenticata. Può insegnare a tutti noi a non rassegnarci al silenzio e all’ubbidienza incondizionata, né all’uso della violenza come unica possibile alternativa. Può ricordarci che ogni istante ha le carte in regola per essere quello giusto. Che tutto dipende e dipenderà sempre dalla nostra capacità di capire e di decidere quando sederci e quando alzarci, quando dire sì e quando non dire sì. Ispirandosi alla vicenda di Rosa, Fabrizio Silei e A. C. Querello hanno scritto e disegnato un libro meraviglioso, assai opportunamente patrocinato dalla sezione italiana di Amnesty International: L’autobus di Rosa (Orecchio Acerbo, settembre 2011).
Un libro pieno di poesia e dalla forte carica emotiva. Un libro che sa farci arrivare la vera eredità di Rosa Parks: la capacità di resistere con fermezza a tutte le bufere, affrontando le sofferenze con spirito di sacrificio e lottando sempre in maniera non-violenta; la capacità di vincere la paura, la rabbia e l’odio, senza indietreggiare mai, senza rinnegare i propri valori, senza rinunciare ai propri diritti. Un libro da far conoscere ai nostri ragazzi, da far arrivare nelle scuole e nelle biblioteche, un libro, come ha scritto Christine Weise (presidente della sez.italiana di Amnesty International), che ci “ aiuterà a guardare avanti”, che “ci aiuterà, quando sarà il momento, a non abbassare lo sguardo”.
FABRIZIO SILEI – MAURIZIO A.C.QUERELLO L’autobus di Rosa Orecchio acerbo, settembre 2011 Con il patrocinio della sez.italiana di Amnesty International




