flag_rotate-03flag_rotate-02flag_rotate-13flag_rotate-12flag_rotate-09
Domenica 29 Aprile 2012 23:51

Il fenomeno della multidiscriminazione ai danni delle donne con disabilità.

Scritto da  Silvia Cutrera
Silvia  Cutrera Silvia Cutrera

 

 

Si è recentemente svolto a Vienna il quinto Meeting annuale della FRP – Piattaforma dei diritti fondamentali della Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali – che ha avuto come obiettivo l'incontro della rete di associazioni e organismi non governativi della società civile con rappresentanti delle Istituzioni europee per i diritti umani e degli Organismi di parità.

Nei temi affrontati è stato evidenziato come, in questo momento di crisi economica internazionale, i diritti subiscano gravi attacchi per la riduzione di risorse alle politiche di Welfare ingenerando il pericolo di un aumento delle discriminazioni nei confronti delle persone più vulnerabili con perdita dei diritti di cittadinanza. Queste violazioni spesso non vengono denunciate e rappresentano quindi un'ulteriore affievolimento dei diritti laddove non viene formulata una domanda di giustizia.

Diventa quindi importante rafforzare il ruolo delle ONG che maggiormente dovranno costituire il ponte tra le vittime e le Istituzioni, favorendo azioni di giustizia.

Numerosi focus-groups e workshops hanno affrontato varie questioni relative ai diritti umani e alle strategie per renderli effettivamente esigibili. Nella sessione riguardante la discriminazione multipla si è sottolineata l'importanza di un approccio mainstreaming nell'avviare azioni di denuncia di violazione dei diritti umani sulla base di varie discriminazioni. La testimonianza di Virginia Wangare Greiner, rappresentante delle Donne Africane in Germania, è stato un esempio di multi discriminazione intersezionale basata su etnia, genere e povertà.

A Vienna era presente anche chi scrive - presidente dell'AVI di Roma (Agenzia per la Vita Indipendente) e componente della Segreteria di DPI Italia (Disabled Peoples' International) -, come rappresentante della Commissione Donne dell' EDF (European Disability Forum), con un contributo sulla doppia discriminazione subita dalle donne con disabilità, del quale si riportano qui di seguito i contenuti essenziali.

Ad oggi sono 20 i Paesi dell'Unione Europea che hanno ratificato la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità che ha così assunto il rango di legge nazionale in 22 Stati. . Anche l'Unione Europea ha approvato la Convenzione che si pone quindi come il primo trattato internazionale sui diritti umani da essa ratificato.

La Convenzione (art.6) riserva una particolare attenzione alle donne con disabilità riconoscendole come persone esposte a rischio di violenza, maltrattamenti e abusi, raccomandando agli Stati di adottare misure amministrative e legislative per identificare e denunciare atti di violenza (art.16) assicurando l'accesso a servizi di protezione sociale (art.28).

Le donne con disabilità sono discriminate sia in quanto donne che in quanto persone con disabilità e lo sono maggiormente se appartengono a minoranze etniche, linguistiche o religiose.

La violenza nei loro confronti attinge da un pregiudizio di genere e cioè dalla mancanza di parità di uguaglianza tra uomo e donna a cui si aggiunge la considerazione stereotipata relativa al corpo di donna disabile percepito come asessuato, anormale o malato. Ne consegue la negazione di titolarità di diritti sia come donne, madri, amiche o professioniste.

Questa doppia discriminazione è causa di varie forme di violenza, alcune esplicite altre subdole, difficili da identificare e combattere perché spesso si verificano in ambienti familiari o di cura e si manifestano con modalità non rientranti nella generale e consueta categoria di violenza.

Ad esempio, il diritto alla salute per le donne con disabilità, è condizionato dall'accessibilità dei servizi sanitari. La discriminazione si manifesta quando, richiedendo prestazioni, come ad es. la mammografia e il pap-test, si trovano strumenti diagnostici non adatti per chi ha problemi di mobilità o equilibrio. La difficoltà nel mantenere la posizione adatta o lo spostamento sul lettino ginecologico uniti alla scarsa professionalità del personale sanitario spesso rendono questi screening umilianti e imprecisi con l'unico effetto di diventare un deterrente alla prevenzione e cura.

Da una ricerca dell'OHCHR emergono altri aspetti allarmanti relativi alla violenza nei confronti delle donne e ragazze con disabilità. In Europa 1,2 milioni di persone con disabilità vivono permanentemente in Istituti (150.000 bambini/e), private del diritto di vivere in modo partecipativo la vita ordinaria come invece fanno tutti gli altri cittadini europei. Secondo un rapporto del Parlamento Europeo circa l'80% delle donne istituzionalizzate sono esposte al rischio di violenza spesso compiuta dalle persone che dovrebbero prendersi cura di loro. In Germania uno studio commissionato dal Ministero per la Famiglia rivela che migliaia di donne istituzionalizzate, con disabilità intellettiva, hanno subito abusi sessuali (Der Spiegel online14 feb.2012). Ma c'è anche un altro tipo violenza e si rivela nella negligenza assistenziale, nel trascurare i tempi dei bisogni primari individuali come lavarsi, vestirsi o mangiare, nel controllare e limitare la comunicazione con l'esterno e non ascoltare le richieste personali, nel restringere le possibilità di incontro con familiari, amici. In tali ambiti può anche accadere che donne anziane e/o con disabilità psicosociali vengano sottoposte, senza il loro consenso, a trattamenti inaccettabili come l'elettroshock e purtroppo, in alcuni Paesi, sopravvivono pratiche di sterilizzazioni forzate nonostante la Convenzione ribadisca il diritto per la persona con disabilità di decidere su tutti gli aspetti della propria vita compresi i trattamenti sanitari. (art.12).

Denunciare questi abusi non è facile. Le donne con disabilità sono totalmente dipendenti da chi ha perpetrato la violenza e il timore di perdere il sostegno di cui hanno bisogno ostacola il ricorso alla giustizia. L'accesso alla giustizia non è comunque agevole sia per una scarsa consapevolezza dei propri diritti che per la non conoscenza dei mezzi per ottenerla e laddove viene riconosciuta la capacità giuridica per avviare il procedimento, spesso si mette in dubbio la credibilità e l'attendibilità della testimonianza. Come è accaduto pochi giorni fa a Soweto in Sudafrica: una ragazza disabile di 17 anni è stata rapita, sequestrata e violentata per giorni da un gruppo di 7 ragazzi (14-20 anni) che hanno filmato e divulgato poi le violenze sul web. La vittima aveva già subito violenze dall'età di 12 anni, ma nonostante la madre lo avesse denunciato, la ragazza non era stata creduta a causa della sua disabilità intellettiva e delle condizioni di povertà della famiglia. (Cnn 19 apr.12)

Cruciale è dare visibilità alle multi discriminazioni subite dalle donne con disabilità favorendo una maggiore rappresentatività dei loro diritti sia a livello politico istituzionale che all'interno delle associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani. Auspicabile una stretta cooperazione tra le organizzazioni delle persone con disabilità e il movimento delle donne per richiedere agli organismi legislativi e amministrativi competenti, le azioni necessarie attinenti il genere e la disabilità garantendo l'accesso all'istruzione, alla formazione, al lavoro, alla salute, al diritto di decidere su sessualità, gravidanza, adozione.

1) Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, France, Ungheria, Italy, Latvia, Lituania, Lussemburgo, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Gran Bretagna

ggf

storieslogo1

gg

matteobarale logo212

 

da
italia