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Mercoledì 09 Maggio 2012 09:50

AMMINISTRATIVE: IL SALTO DEL GRILLO ED ALTRE CONSIDERAZIONI

Scritto da  Mamerto Morescalchi

Il grande successo elettorale del Cinque Stelle (extra lusso!), le debacle di Lega e PDL, sono stati notati da tutti, ma, mentre i Padani hanno opportunamente taciuto, il nostro Presidente della Repubblica ha goffamente tentato di disconoscere l’eccezionale salto in avanti del Movimento capeggiato da Beppe Grillo, e la stessa cosa ha fatto il Cavaliere, rimproverando Angelino Alfano, suo improvvido scolaretto di turno, che aveva osato pronunciare la parola “sconfitta” e, come sempre, tentando di minimizzare tale affermazione, quasi volendo affermare che il suo delfino avesse detto “soffitta”….

Però, l’altro ieri, la più negativa delle avanzate è stata certamente quella dell’astensionismo; fatto che, ormai, non può nemmeno più essere derubricato con il sostantivo “fenomeno”, tale e tanto forte è diventato negli anni il senso di disamore e di rifiuto in una massa di cittadini che si moltiplica quasi in progressione aritmetica, e che costituisce il maggior Partito della Nazione. L’esempio più lampante proviene dalla Toscana, notoriamente popolata da elettori molto zelanti, che ha segnato quasi il 40% di astenuti! Ed, a questo punto, sforzarsi di definire puramente “populista” l’incisiva azione del Movimento Cinque Stelle, significa additare una pienissima Luna, ma guardare semplicemente il nostro dito; perché, i delegati grillini, partecipano, competono, mettono in gioco la loro faccia, denunciano evidentissimi errori, condannano clamorose vessazioni, propongono cambiamenti; mentre i nostri, tradizionali, incartapecoriti Partiti, restano immobili, affogati nel mare dei loro privilegi, e di un’insipienza sempre più evidente e scoraggiante. E, se si riflette bene, molte sono le cose che Grillo dice, per ora, dall’esterno del Palazzo nel quale si accinge ad entrare a grandi passi; parecchie di queste sono le medesime che Matteo Renzi ha già detto, iniziando, rispetto a quello del comico genovese, un percorso inverso, prima insediandosi nel ruolo di Sindaco d’una città molto importante, poi cominciando ad elencare, denunciare, rottamare. Lo stesso Partito Democratico, per l’esito di Domenica, non può certo gioire, tutt’al più far finta; il PD ha tenuto, risultando il “meno peggiore”, ma non ci si deve dimenticare che, in città fondamentali quali Genova o Palermo, vincono Doria ed Orlando, appartenenti al CentroSinistra, ma non al PD. Il Partito di Pierluigi Bersani(ma ancora sin troppo nelle mani di D’Alema) dovrà, prima o poi, fare una scelta, e chiarire cosa vorrà fare da grande; è splendido che ci si congratuli per la promettente vittoria di François Hollande, ma è altrettanto preoccupante che ci si picchi di far finta di non capire che in Francia abbiano vinto i Socialisti, elementi di Sinistra in purezza, e facenti parte del Partito Socialista Europeo; perciò ci domandavamo, e, sempre più insistentemente ci chiediamo, quando il PD cesserà di tenere il piede in due staffe, quando troverà il coraggio di chiedersi ciò che è, e quello che vorrebbe e dovrebbe essere. I risultati delle Amministrative, come abbiamo già spesso avuto l’occasione di ricordare, avvicinano fortemente il momento dell’anticipata defenestrazione del Governo dei Professori; il PDL, così restando le cose, è in totale via di sublimazione, mentre il Cerchio Magico appare sempre più a tutti un disperante Cerchio Tragico, e, la strabiliante vittoria dell’ottimo Flavio Tosi a Verona, è la classica rondine che non farà primavera; sicché per i due Partiti(participio passato plurale maschile del verbo partire) non resterà che giocare, a tempo debito, la carta del completo e fatale riavvicinamento, che sfocerà nella caduta di un sempre meno meritevole Mario Monti; con tutti gli ellenici effetti che questo potrà provocare. Ma,a parte il del tutto strumentale agguato che Lega e PDL si accingono ad ordire, siamo altrettanto, o forse ancor più preoccupati, per gli effetti catastrofici della Manovra Monti, che ha decretato il progressivo depauperamento del patrimonio immobiliare pubblico e privato italiano, con provvedimenti assai più duri e caustici di una robusta Patrimoniale una tantum: quanti potranno pagare le impossibili gabelle che il nostro Premier ha decretato? Quanti potranno prendere, allora, la decisione di vendere alcuni loro immobili, se questi ultimi, a causa di tali, dirompenti realtà, si sono svalutati di colpo del 50%, esattamente quanto il patrimonio immobiliare della Stato che, a causa di questo, varrà ancora meno? “Ai posteri, esclusi coloro che si sono suicidati o lo faranno a breve, l’ardua sentenza”.

Ultima modifica Mercoledì 09 Maggio 2012 09:52

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