La Polonia sta diventando sempre più aperta riguardo alla questione dei rifugiati. Quest’anno sono entrate in vigore le norme legislative che permetteranno la realizzazione del programma europeo di reinsediamento volontario. Esistono inoltre varie organizzazioni che curano progetti a favore dei rifugiati. Tra loro c’è Vox Humana con: “Scuola – l’inizio dell’integrazione”, “Rifugiati nella società polacca” e “Il rifugiato – il mio amico e il mio vicino”.
Lo scopo è chiaro: aiutare i rifugiati a vivere una vita normale e tranquilla, garantendo loro un lavoro ed il calore della famiglia, la possibilità di essere accettati e di integrarsi, in spregio a forme odiose di xenofobia, in modo da poter condurre un'esistenza dignitosa. Non intaccata dalla paura, dall'ignoranza e dalla mancanza di rispetto.
Scappo perché devo
Varie organizzazioni tentano di sensibilizzare la popolazione dei paesi di accoglienza circa la problematica dei rifugiati, in modo tale che essi non siano più visti come diversi, culturalmente estranei o perfino pericolosi per l’ordine sociale. E’ ovvio che l’insufficiente conoscenza della questione dei rifugiati possa, come ogni forma di ignoranza, alimentare la paura e la diffidenza nelle persone che entrano quotidianamente in contatto con loro. Il primo passo è far realizzare che il rifugiato non vuole violare la quiete del paese ospite. Il suo arrivo non è frutto di una libera scelta ma della necessità di fuggire dal proprio paese d’origine per sopravvivere. Perché? Tra i motivi più diffusi vengono in considerazione il razzismo, le persecuzioni per motivi razziali, di nazionalità o di appartenenza ad un determinato gruppo sociale o politico.
Il processo di integrazione si fa ancor più arduo se il paese d’accoglienza risulta intollerante rispetto a determinati fenomeni sociali. In questo caso l'intolleranza colpisce anche gli autoctoni, ed è facile immaginare quanto essa renda più complicata l'accettazione dello straniero.
Rifugiato sì – omosessuale no
In Polonia, negli anni 2006 – 2011, diciassette persone hanno chiesto asilo per salvarsi da persecuzioni omofobe. Finora, delle sette richieste prese in esame, soltanto una è stata accolta.
La ragione di questo sconcertante risultato va ravvisata nella scarsa tolleranza verso le persone omosessuali. Secondo il sondaggio di opinione pubblica dell’anno 2010 (CBOS), il 23 % della società polacca ritiene l'omosessualità una forma di anormalità da rigettare. Per questo, lo straniero che scappa dal proprio paese per ragioni legate alle inclinazioni sessuali, vede fortemente ridotta la possibilità di essere accolto.
Negli ultimi mesi la Polonia è stata interessata dal caso di Wilson Sekiziyivu, un cittadino dell'Uganda al quale il Consiglio per i rifugiati non ha concesso asilo.
Il rifiuto ha dato luogo alle proteste degli ambienti anti-omofobi: "Il caso è grave e richiede un'azione efficace, poiché se questo uomo dovesse essere deportato in Uganda, si troverebbe di fronte ad un pericolo reale", ha detto Zofia Jablonska, avvocato della campagna contro l'omofobia.
Il caso non è ancora chiuso. In difesa dell'ugandese si sono, infatti, mossi gli avvocati della Fondazione Helsinki per i diritti umani, preparando un ricorso contro tale decisione dinanzi al Tribunale Amministrativo di Varsavia ed una richiesta di riapertura del procedimento che lo riguarda dinanzi al Consiglio per i Rifugiati.
Per discuterne meglio, il 17 aprile a Varsavia è stato organizzato un dibattito. Tra i partecipanti, accanto a Sekiziyivu Wilson, sono stati presenti: i rappresentanti delle istituzioni che si occupano di rifugiati, un membro del Movimento Palikot e Robert Biedron, attivista della LGBT. Alla discussione hanno partecipato, inoltre, altri omosessuali provenienti dalla Bielorussia e dall'Uganda, che hanno chiesto asilo politico alla Polonia.
Un "no" per spegnere una vita
Il problema è serio. In Uganda, nel 2009, è stato presentata una sconcertante proposta di legge che prevede, per chi commette atti omosessuali, l'ergastolo e in alcuni casi persino la pena di morte. In svariate occasioni i giornali ugandesi hanno pubblicato i nomi e le foto di persone gay, istigando alla violenza contro di loro. E, nel febbraio 2012, il parlamento ugandese è tornato ad occuparsi del progetto "Legge anti-gay".
Il brutale assassinio di David Kato nel 2011 può servire da esempio circa la pericolosità della condizione omosessuale in Uganda. L'uomo era un attivista LGBT che si opponeva, tra le altre cose, all'introduzione della legge che prevede la pena di morte per gli atti omosessuali.
Tutto ciò dovrebbe far comprendere che è di vitale importanza non ignorare le richieste di asilo, vere e proprie grida di aiuto, chiudendosi in pregiudizi e paure anacronistici ed insensati. Consentire la normale esistenza dei rifugiati, in un paese libero e democratico come la Polonia, dovrebbe essere un dovere morale, prima ancora che giuridico; e il diniego di una richiesta di asilo, che abbia come conseguenza, ancorché indiretta, l'uccisione di un essere umano, rende i responsabili della stessa semplicemente complici di un omicidio.
Fonti:
1. http://www.pah.org.pl/nasze-dzialania/69/862/ugandyjski_homoseksualista_ma_byc_wydalony_z_polski
2..http://www.kph.org.pl/en/component/content/article/682-homoseksulany-uchodca-musi-wroci-do-ugandy-mimo-zagroenia-ycia
3..http://refugee.pl/?mod=knowbase&;path=4800&PHPSESSID=410f09ccb96233563b7cee962fb77848
4. http://www.voxhumana.pl/?projekt-szkola-poczatek-integracji,84
5. http://www.refugee.pl/?mod=knowbase&;type=temat_miesiaca&path=4885
6. http://pl.wikipedia.org/wiki/Sytuacja_prawna_i_spo%C5%82eczna_os%C3%B3b_LGBT_w_Polsce




