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Martedì 26 Giugno 2012 16:17

LA SHOAH DEI DISABILI

Scritto da  Roberto Fantini
Carla Callegari Carla Callegari

 

In merito al progetto Aktion T4, dopo lunghi decenni di disattenzione generale, da qualche anno si sta finalmente sviluppando un interesse crescente. Ne sono evidente testimonianza, ad esempio, studi e iniziative di ricercatori come Silvia Cutrera e spettacoli teatrali come quello di Marco Paolini (T4 – Vite indegne di essere vissute. Studio per un racconto).

Un'opera che certamente arricchisce in maniera significativa il panorama bibliografico relativo è quella di Carla Callegari, La Shoah dei disabili. Implicazioni storico-pedagogiche e progettualità educative, FrancoAngeli, 2011.

"Il volume - come ci dice Giuseppe Zago nella Prefazione – prende in esame un evento ancora poco conosciuto della storia del Novecento, la Shoah dei disabili, che ebbe luogo nella Germania nazista tra il 1938 e il 1945 e che coinvolse anche cittadini deportati da Istituti di cura italiani.

La ricostruzione, che muove dall'analisi del contesto politico e socio-economico, dà luogo a riflessioni pedagogiche motivate dalla necessità di comprendere questo avvenimento all'interno della storia dell'integrazione dei disabili del secolo scorso. Essa infatti fu posta in discussione dalle teoria eugenetiche che proclamavano la "non educabilità" di alcuni soggetti e la loro non appartenenza alla società civile.

In questa prospettiva, si privilegia un problema educativo e lo si contestualizza in ambito storico-pedagogico attraverso uno studio di microstoria che prende in considerazione aree di ricerca legate alla pedagogia speciale, ma che si pone essenzialmente come riflessione storica utile a comprendere il presente e ad aprire spiragli sulla progettazione del futuro." (p.9)

Molti sono i meriti della Callegari:

- l'aver ben sottolineato e confermato operativamente come lo storico della pedagogia sia chiamato a valorizzare "l'esercizio della memoria per comprendere il presente e per leggere le possibilità di un futuro educativo da rendere attuabile" (p.11), e che, pertanto, la memoria, lungi dall'essere una fuga dal presente, è chiamata a caricarsi "di escatologia pedagogica, perciò di speranza: la speranza di comprendere a fondo la natura umana nelle sue molteplici sfaccettature per riuscire ad educare tutto il potenziale racchiuso in ognuno, per quanto diverso possa essere da ciò che comunemente consideriamo "normalità" e che in realtà è solo una delle tante manifestazioni dell'umano." (p.12)

- L'aver sottolineato, di conseguenza, con le parole di Hinterhuber, che "Affrontare il passato, studiare la storia e spiegare la follia di un'epoca ha senso solo se ci permette di far luce su un'evoluzione sbagliata e di gettare le fondamenta per un futuro migliore all'insegna della pace, della riconciliazione, della tolleranza, in sintesi dell'umanità." (p.14)

- L'aver sostenuto che la principale sfida dell'educazione sia quella di elaborare, proporre e cercare di attuare "utopie intese come anticipazioni di realtà possibili" (R.Caldin Populin) in contrasto con il "senso comune" ingabbiato nel pregiudizio dell'impossibilità del cambiamento. (p.17)

- L'aver dimostrato come tutta la migliore ricerca pedagogica contemporanea sia poggiata sulla certezza che sempre (anche nelle circostanze più problematiche) esista la possibilità dell'educabilità umana ("E non è possibile trovare un ingegno così infelice, che con la cultura non si possa emendare affatto"- Comenio).

- L'aver dipinto un quadro essenziale ma illuminante della vicenda T4, mettendone in risalto i legami con l'eugenetica, la psichiatria e le politiche demografiche pre-naziste.

- L'aver costruito uno stimolante panorama delle manifestazioni più alte del pensiero pedagogico contemporaneo, accostate in nome di un "umanesimo integrale", il cui fondamento comune sarebbe "rappresentato dall'unicità dell'uomo e dal rispetto di diritti irrinunciabili che prevedono il costituirsi di una vita democratica basata su presupposti religiosi di diverse confessioni o laici, ma sicuramente universali." (p.10)

- L'aver sostenuto e assai ben argomentato che la disabilità, "intesa come diversità umana e non come minorità" verrebbe a sollecitare vigorosamente il mondo educativo, invitandoci a "ripensare l'idea stessa di uomo e a riconoscere tutte le manifestazioni umane secondo una logica inclusiva che non estrometta nessuno dal consorzio umano, ma provveda a mettere in atto nuove pratiche educative." (p.106)

- L'aver proposto un prezioso ripensamento critico del rapporto tra pedagogia e politica, mirato ad "incrementare un'educazione che abbia tra i suoi fini primari l'assunzione personale di responsabilità intesa anche come educazione alla convivenza civile ed alla cittadinanza; educare al riconoscimento dell'umano nella diversità; educare all'empatia attraverso un'adeguata pedagogia degli affetti; costruire un rapporto tra scienza medica e psichiatrica e scienza pedagogica." (p.50)

Il lavoro di Carla Callegari, pertanto, pur rivolgendosi eminentemente agli studiosi del settore, è da intendersi, senza alcun dubbio, come una preziosa opportunità di riflessione civile (oltre che storica e pedagogica) per tutti coloro che, in una qualsiasi veste, si trovino ad operare in contesti sociali e formativi.

 

Carla Callegari
La Shoah dei disabili
Implicazioni storico-pedagogiche e progettualità educative
FrancoAngeli, 2011

                              

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