Prendo a prestito il termine Rinascimento per una specifica definizione: riscoperta del mondo e dell’uomo, dell’umanità e coscienza dopo un lungo periodo di appiattimento e di “buio”. Non me ne vogliano gli amici viticoltori bulgari ma la verità è (e sono sicuro che loro condividono) che ha avuto inizio un nuovo ciclo, la novità del proprio modo di essere rispetto al passato governato dalla necessità di una produzione collettivistica imposta dai sovietici. Basti pensare che, dopo la seconda guerra mondiale, l’unico mercato di esportazione era proprio l’Unione Sovietica con la sua insaziabile domanda di vino.
Lo sconvolgimento economico, politico, religioso a seguito della caduta del muro di Berlino, ha caratterizzato la nascita di uno Stato moderno che in ambito economico e sociale recepisce culture europee allargando velocemente l’orizzonte delle nuove conoscenze. Tutto questo anche nel mondo vitivinicolo.
La Bulgaria oggi è la sesta nazione europea per dimensione dei propri vigneti e i viticoltori possono essere molto più ottimisti. Gli investimenti in attrezzature all’avanguardia e le rese minori per ettaro iniziano a dare i loro frutti, la qualità dei vini è notevolmente migliorata e l’Occidente europeo comincia lentamente a scoprirli.
La viticoltura bulgara fonda le proprie radici lontano nel tempo. Durante l’impero romano i vini della Tracia erano tra i più richiesti dall’aristocrazia; li consideravano i migliori ed offrire uno di quei vini rappresentava segnale di ricchezza, agiatezza e competenza. Oggi, dall’inizio dell’era “nuova rinascimentale” (primi anni ’90), questo paese si propone al mondo con i suoi vitigni autoctoni (Melnik, Pamid, Mavrud, Tamianka, Misket, Dimyat tanto per citare i più noti) e con la consolidata presenza degli internazionali tra cui anche alcuni italiani come il Riesling italico, il Traminer, il Barbera, il Sangiovese. Il territorio viticolo è suddiviso in cinque regioni in base alla posizione geografica, omogeneità del clima, varietà di uve, metodi di coltivazione, di vinificazione e tradizioni storiche. Il Grande Fiume (Danubio) che scorre lungo la frontiera con la Romania a nord, la catena montuosa dei Balcani che l’attraversa nella parte centrale creano quei microclimi indispensabili e caratterizzano le singole zone vinicole dando tangibili connotati esclusivi.
La pianura danubiana si estende al nord e qui si coltivano vitigni a bacca nera come Gamza e Cabernet.
Nella Regione del Mar Nero si trovano i bianchi con vitigni Dimiat, Riesling ecc..
Nel centro del paese, ai piedi dei Balcani, si trova Sliven con la più grossa produzione di rossi e bianchi dotati di notevole eleganza.
Poi la Tracia con i suoi Mavrud, vini robusti di spiccata tipicità.
Ed infine il SUD-EST il distretto più caldo. Tutto intorno al piccolo centro Melnik dove vi si coltiva l’omonimo vitigno da cui si producono vini caratterizzati dal colore decisamente chiaro ma con aromi e profumi molto distinti e al palato tannici e strutturati: più che mai oggi “rinascimentali”.
Ho conosciuto alcuni viticoltori bulgari, riuniti nella Associazione dei Vignaioli indipendenti (BAIW) in occasione di Anteprima vini della Costa Toscana, manifestazione che si è svolta nei primi giorni di Maggio a Lucca. Graditi ospiti con i loro vini che mi hanno colpito, sotto certi aspetti entusiasmato. E’ stata la loro “prima” fuori dai propri confini: un evento di tutto rispetto.
Il legame con il territorio è forte, i vini si sono presentati con colori non particolarmente carichi, componenti olfattive delicate e calore di fondo che ricordano i loro singoli territori:
Azienda Orbelus nella valle Struma (sud-ovest) con l’ambizione di rappresentare il vino bulgaro, scegliendo di fungere da “biglietto da visita” sui mercati internazionali. Chapeau.
Azienda Ivo Verbanov (sud-est) perfetta corrispondenza gusto-olfattiva raffinata struttura, assaggi che lasciano sensazioni piacevoli. Segno distintivo per questa giovanissima azienda ed espressione del suo dinamico vigneron.
Azienda Chateau Kolarovo (sud-est) La mano dell’uomo per un risultato di carattere, austerità ed una sicura promettente evoluzione.
Azienda Bratanovi Winery (sud-est) Buoni vini proposti da questa azienda che confermano la qualità del territorio di Sakar.
Azienda Villa Yustina (sud) Il potenziale ed il presupposto ci sono: elementi necessari per continuare a crederci ed insistere con Mavrud&Rubin molto particolare.
Azienda Rossidi (valle Tracia) vigneti quelli giusti filo conduttore che si perde nel tempo. Antica tradizione che si mescola con la viticoltura moderna. Vini che rispecchiano la condizione pedoclimatica della regione di provenienza.
Azienda Borovitza (nord-est) Vini da valutare in prospettiva e i motivi di ottimismo non mancano. Unica azienda a presentare una bollicina di Chardonnay insieme a Sauvignon blanc estremamente gradevole: un progetto ardito per inserirsi in un mercato che richiede sempre più personalità e riconoscibilità.
“Un bicchiere di vino in Bulgaria è molto più che la semplice abilità di viticoltori ma è l’espressione di un’attività che qui è radicata da secoli e che da secoli trova estimatori in chiunque arrivi in questo territorio per qualunque motivo(BAIW)”




