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Lunedì 16 Luglio 2012 15:39

COMMERCIO ESTERO: CRESCONO LE ESPORTAZIONI MA NON DI MADE IN ITALY

Scritto da  Camilla Sala

Nei primi cinque mesi del 2012 +4% le esportazioni italiane, trainate dai prodotti energetici (+18,3%). In flessione invece il Made in Italy tradizionale (-3% su base annua)

 

Roma, 16 luglio 2012 – Crescono le esportazioni italiane nel periodo gennaio-maggio 2012 (+4% circa), grazie al forte incremento delle vendite nei mercati extra-europei (+9,3%), mentre in ambito europeo si registra una sostanziale stagnazione (-0,1%).

In netto recupero rispetto allo stesso periodo 2011 il saldo al netto dell’energia, passato dai 7,4 agli attuali 25,5 miliardi di euro.

Il forte saldo positivo è attribuibile più ad una contrazione delle importazioni, che da ottobre 2011 sono in costante decremento, che ad un aumento sul versante dell’export. – sottolinea Gaetano Fausto Esposito, Segretario Generale di Assocamerestero, commentando i dati Istat sul commercio estero diffusi oggi – Rispetto ad un anno fa, inoltre, appare meno dinamico il segmento del Made in Italy, con le esportazioni in calo del 3%, anche a causa della contrazione della domanda mondiale innescata dalla crisi. Oggi, infatti, è il comparto della raffinazione dei prodotti energetici a mostrare maggior dinamismo e a contribuire in maniera determinante all’incremento delle nostre vendite all’estero, soprattutto in realtà come Stati Uniti, Paesi OPEC e Turchia”.

La meccanica, pur mantenendo un attivo di circa 19 miliardi di euro e con una quota del 18% sul surplus del Made in Italy, non figura tra i comparti più dinamici alle esportazioni: mentre a maggio 2011 le vendite si muovevano su incrementi del 21,7% rispetto al 2010, ad un anno di distanza la percentuale si riduce drasticamente e raggiunge il 4,7%.

Al segnale di preoccupazione determinato dalla perdita di terreno del Made in Italy, si aggiunge il forte traino esercitato dall’export nei Paesi extra-europei che agisce in maniera selettiva sulle performance delle nostre imprese, senza dimenticare che è l’Unione Europea a rappresentare ancora il principale mercato di riferimento, su cui opera oltre il 70% dei 205mila operatori all’export”, conclude Esposito.

 

 

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