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Sabato 21 Luglio 2012 21:51

( 41 ) CALEIDOSCOPIO ( 41 )

Scritto da  Mamerto Morescalchi
Il ministro Severino Il ministro Severino

NON DIMENTICHIAMOLI.... / INTERCETTAZIONI? IL PIATTO E' SERVITO

NON DIMENTICHIAMOLI....

Non è giusto, non possiamo pensare così poco a loro, non è possibile che essi occupino i nostri pensieri per il breve istante di una inquietante notizia flash di rapimento, e che poi le nostre menti distratte siano nuovamente, fugacemente invase dall'annuncio della loro liberazione....

La violenza, l'angoscia di un sequestro durato nove mesi, tanti quanti occorrono affinché un bambino veda la luce, non possono destare in noi la stessa, breve attenzione che la vittoria di una medaglia olimpica è in grado di catturare.

Rossella Urru è tornata a Samugheo, la sua Sardegna l'ha potuta di nuovo abbracciare, forse le sentinelle Nuraghe, con i loro antichi e profondi sguardi di pietra, l'hanno sempre osservata e difesa.

Anche Mariasandra Mariani respira di nuovo le profumate brezze collinari della sua San Casciano, quei lunghi, acuminati, ondeggianti puntali di cipresso le hanno forse fatto scorta sin sul viale della sua liberazione.

Tante anime nobili, esseri d'una modestia soltanto pari all'enorme grandezza della loro fratellanza, creature semplici di immensa carità ed altruismo.

Gino Strada, Medicins sans Frontières, i cooperanti della Caritas e tanti altri missionari, non di rado osteggiati a causa delle loro "laico credo", non dimentichiamoli, regaliamo a loro qualche maggior istante di considerazione, di ammirazione, sintonizziamo i nostri cuori.

 

INTERCETTAZIONI? IL PIATTO E' SERVITO

Ormai è guerra aperta e dichiarata alle più efficaci fonti di indagine, è sceso in campo anche il nostro Presidente della Repubblica, indignato come non mai....

Antonio Ingroia e Francesco Messineo, da tempo, non si stavano chiedendo quanti grammi di sale occorressero per fare la salamoia ad un bel vaso di lupini; indagavano tenacemente, capillarmente su quella che potrebbe essere stata una delle pagine più ingloriose della nostra Repubblica: il patto Stato-Cosa Nostra.

Un "presunto" accordo tra alti elementi del nostro Governo e l'allora braccio militare della Mafia, capeggiato da Totò Riina.

Sì, siamo costretti ad abusare dell'aggettivo PRESUNTO e del sostantivo PRESUNZIONE, e, salvo improbabili colpi di scena nell'inchiesta dei due instancabili Procuratori siciliani, la verità non verrà mai a galla.

Però, se è vero che due più due fa quattro, i fatti possono parlare da soli; dopo gli attentati a catena che si successero in pochi mesi, quando dalla strage di Via dei Georgofili nel maggio del 93, appena due mesi dopo esplosero bombe a Milano ed a Roma, l'allora neo Ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Conso, frettolosamente succeduto a Claudio Martelli, pensò bene, e non certo da solo, di porre fine alla pena del Carcere Duro, corredata dall'articolo 41 bis; ed allora tutto si placò per incanto, e la grande Piovra Nera si riinabissò.

Ma oggi non desideriamo attirare la vostra attenzione, o suscitare un vostro parere su ciò che avvenne in quegli anni, e se veramente uno Stato impaurito ed allo sbando si inchinò ai voleri della Criminalità Organizzata, cosa che noi reputiamo fermamente essere avvenuta, bensì intendiamo sottolineare il subdolo accerchiamento con cui, ormai da mesi, si attenta all'integrità ed all'efficacia delle Intercettazioni Telefoniche ed Ambientali, nonché alla credibilità ed alla moralità dei nostri Inquirenti.

L'ultimo siluro contro questi incisivi strumenti d'indagine, è stata la discesa in campo di Giorgio Napolitano, con quel Conflitto d'Attribuzione che non solo indebolisce l'azione di due fedeli servitori dello Stato, ma fa uno straordinario autogol a favore di Silvio Berlusconi e dei suoi amici più fedeli, che temono e che soffrono straordinariamente questi sistemi di indagine.

Antonio Di Pietro si è giustamente ribellato ed ha aspramente criticato la scelta, che noi definiremmo ignava, del Presidente della Repubblica.

L'allora Vicepresidente del CSM, Nicola Mancino, indagato quale parte attiva nel PRESUNTO accordo Stato-Cosa Nostra, venne intercettato in una conversazione con il nostro Presidente, e, secondo il parere di quest'ultimo, i due Procuratori avrebbero dovuto immediatamente sospendere l'ascolto.

Se ci fu un vero accordo è vietato saperlo, se pezzi importanti del nostro Governo d'allora si inginocchiarono ai piedi del trono dei Corleonesi è sacrilegio persino pensarlo, se l'insieme di questi ed altri grandi, trasformistici movimenti abbiano preparato il campo a Dell'Utri e Berlusconi non è dato da chiederselo, pena il reato di Lesa Maestà.

Tra PdL e PD, pur restando cani e gatti, sentiamo un carbonico odore di bruciato, di accordo, per affossare definitivamente il Progetto di Legge Severino, mandare nell'oblio una buona e ferrea Legge Anticorruzione, ed azzoppare, castrare, depotenziare l'uso delle Intercettazioni.

Naturalmente tutto questo non ci trova soddisfatti, ed ancor meno la regolare mancanza di coraggio, nei momenti decisivi, del nostro Capo dello Stato.

Ultima modifica Domenica 22 Luglio 2012 17:31

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