Il 20 e 21 luglio si è tenuta a Viterbo "Le radici del rock", festival dedicato alla musica progressive rock italiana.
Questa intraprendente iniziativa organizzata dalla Vulcano Project di Marco Naldi è alla sua prima edizione ed è voluta per mantenere viva la fiamma del rock nell'animo dei nostalgici ma anche per continuare a divulgare quella che è stata la più prolifica arte in un settore particolare di origine anglosassone come il progressive rock. Ed ancora, risalire alle origini ed a queste collegarsi per smuovere la sensibilità musicale degli italiani, da troppo tempo ancorata a moduli rigorosamente classici; aprire una porta di passaggio tra due culture (classica e rock) che sono solo apparentemente distanti ma che in realtà hanno molto in comune; creare una corrente di contaminazione tra la musica del presente e le sue radici.
Il programma prevedeva il concerto della Premiata Forneria Marconi venerdi 20 luglio. Sabato 21, con la presentazione del popolare giornalista Carlo Massarini, hanno suonato: Analogy, Nuova Raccomandata Ricevuta di Ritorno, Ut, Osanna, Gianni Leone, The Trip, e Banco del Mutuo Soccorso.
Le radici del rock stanno non solo nella musica degli anni '70, ma anche nella musica classica.
Il gusto dell'orchestra ha sempre affascinato tanti grandi musicisti rock. Estendere alla polivalente varietà timbrica dell'orchestra i ricchi fraseggi del progressive rock è sempre stato un esperimento non solo possibile ma anche valorizzante per le innumerevoli possibilità armoniche e timbriche che si possono ottenere.
Il connubio tra classico e rock esiste già dagli ultimi anni '60, con la trasposizione di brani classici in chiave rock, come facevano Keith Emerson, Rick Wakeman e tanti altri grandi compositori.
Ma suonare pezzi rock insieme a musicisti orchestrali, con veri e propri gruppi di archi, fiati, legni e ottoni , va ben oltre. Non è solo leggere un classico in chiave rock, è molto di più: è ricerca, scoperta di un mondo timbrico reale, interazione tra diversi esecutori, tra l'acustico e l'elettrico.
In realtà la musica prog vuole riprodurre l'orchestra, naturalmente con i mezzi di cui dispone: quelli elettronici.
Esistono innumerevoli legami tra il rock e la musica classica, specialmente quella romantica: i presupposti sono gli stessi, anche se le epoche sono diverse. Non possono esistere barriere prestabilite di genere se i presupposti musicali e i canoni compositivi hanno le stesse radici. E molti lo hanno capito.
Le radici del rock stanno nel classico: non è un tornare indietro, ma significa andare avanti, scoprire, arricchirsi ed erudire il pubblico.
Venerdi 20 ha aperto la rassegna la PFM, con un concerto intitolato "PFM in Classic - da Mozart a Celebration". In questo progetto, ideato insieme a Iaia De Capitani della D&D Concerti, la PFM, ha voluto cimentarsi nell'interpretazione di brani tratti dal repertorio della musica classica, avvalendosi della collaborazione della ESO, la Ensemble Symphony Orchestra, orchestra di giovani musicisti diretta dal maestro Bruno Santori. La formazione della PFM: i veterani Franz Di Cioccio (batteria), Patrick Djivas (basso)e Franco Mussida (chitarra), e poi Lucio Fabbri al violino e il nuovo e giovane tastierista Alessandro Scaglione.
La prima parte del concerto è stata dedicata all'interpretazione di estratti da grandi classici, come Il flauto magico (di Mozart), Danza macabra (di Saint Saens), Danza slava n. 1 (di Dvorak), Romeo e Giulietta (di Prokov'ev), La Grande Pasqua Russa (di Rimskji-Korsakoff), Sinfonia Italiana (di Mendelsshon), Nabucco- Ouverture (di Verdi), Guglielmo Tell (di Rossini). Nella seconda parte la PFM ha suonato nuove versioni, con accompagnamento orchestrale, di suoi grandi successi come La luna nuova, Promenade the puzzle, Maestro della voce, Dove ... quando, Impressioni di settembre, Celebration.
Sicuramente più vivace la seconda parte, in cui la contaminazione tra classico e rock e il coinvolgimento dei musicisti si è sentito di più. Anche il pubblico ha reagito più emotivamente.
Molto bella e rinnovata la versione di Celebration , arricchita dalla tarantella di Rossini (La Danza): come sempre molto coinvolgente per il pubblico e diversa dalle svariate altre versioni live che la contraddistinguono come uno dei cavalli di battaglia della Premiata.
Gli arrangiamenti e le composizioni sono stati scritti dalla PFM, le trascrizioni e le riduzioni in partiture sono state curate da Bruno Sartori e da Bruno La Cagnina (tastierista dei Latte e Miele).
I primi ad esibirsi sabato 21 sono stati gli Analogy. Questo gruppo rappresenta una novità nell'ambito del panorama rock italiano. Il gruppo, nato negli anni '70, con il nome Yoice, era formato da musicisti in parte tedeschi e in parte italiani. Alla fine del 1970 il nome è cambiato in Analogy. Il gruppo, con questo nome e con questa formazione, ha tenuto il suo primo concerto a Roma a Villa Pamphili.
Successivamente (dal '76 all' 80),trasferitosi a Londra, il gruppo ha cambiato nome in Earthbound.
Nuovamente con il nome Analogy, il gruppo si è ricostituito alla fine del 2011 con la seguente formazione: Martin Thurn (chitarra), Mauro Rattaggi (basso), Iutta Taylor Nienhaus (voce), Scott Hunter (batteria), Richard Brett (basso)e Roberto Carlotto (ex Dik Dik) alle tastiere. Per il concerto del 21 gli Analogy si sono esibiti per la prima volta in una formazione del tutto nuova risultata dalla fusione tra gli Earthbound e gli ex Analogy, con il nuovo tastierista Hunka Munka (alias Roberto Carlotto). Hanno suonato: Analogy, Dark reflections, God's own land, Pan Am flight, The Suite, Whatchamcallit, Liberated lady,The Robot. I primi pezzi hanno un carattere più psichedelico e riflettono le influenze degli anni 70.
Band di apertura della serata, gli Analogy hanno conquistato immediatamente l'attenzione del pubblico con la loro esibizione piena di carica e di fascino già dal primo brano. Sensuale, a tratti aggressiva, ma anche suadente e fluida, la loro musica scorreva giù dal palco creando intorno a tutti un'aria misteriosa , quasi magica.
La curiosità di rivederli per la prima volta dopo tanti anni era molto grande.
Il gruppo presenta una forte demarcazione europea, più che italiana, e questo significa che le loro sonorità contengono matrici culturali miste e diverse ma perfettamente amalgamate in un unico esplosivo stile ricco di feeling: una nota di colore ben intonata in un panorama strettamente italiano.
Consueto appuntamento per le star del rock italiano, questo festival ha sottolineato l'importanza dei musicisti rock italiani , personaggi che ormai da molti anni restano nel nostro cuore e che continuano sempre a lasciare un segno indelebile anche nel pubblico del futuro.








