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Giovedì 15 Agosto 2013 01:32

PIER PAOLO PASOLINI DESCRITTO DA ANGELA MOLTENI CHE SI RACCONTA

Scritto da  Giuseppe Lorin
Angela Molteni Angela Molteni

Figura centrale della cultura italiana del secondo dopoguerra, Pier Paolo Pasolini è stato un intellettuale versatile: poeta, scrittore, regista e drammaturgo, saggista, filologo, ma anche giornalista di razza”. Così Angela Molteni ricorda Pier Paolo Pasolini in occasione della trasmissione Rai Storia, sul digitale terrestre del 23 maggio 2013, dal titolo “Storie Sospette”, una produzione Res per Rai Educational. “Pier Paolo Pasolini è al centro di questa quarta puntata. Dopo i suoi esordi friulani, la grande notorietà lo raggiunge a Roma dove nel frattempo si è trasferito nel 1950. I suoi romanzi (Ragazzi di vita, Una vita violenta), le sue raccolte poetiche (Le ceneri di Gramsci, La religione del mio tempo) e soprattutto i suoi film (Accattone, Mamma Roma, La ricotta) fanno subito discutere e attirano continue denunce. Ma soprattutto la sua vita privata suscita scandalo e lo pone al centro di accuse e processi. La verità è che di Pier Paolo Pasolini non si accettano la sua dichiarata omosessualità, la sua adesione al marxismo e, soprattutto, il suo anticonformismo. Spirito libero e ribelle, diventa presto indigesto alla destra, al potere e non è neppure amato, salvo alcune eccezioni, dalla sinistra. Raggiunge l’apice di questo suo essere fuori da tutti gli schemi, negli ultimi anni della sua vita, quando dapprima contesta, con grande coraggio, gli stessi contestatori del ’68, e poi, in particolare dalla prima pagina del “Corriere della Sera”, denuncia con toni lucidi e vibranti il degrado della società italiana, devastata dal consumismo e da uno sviluppo senza progresso. Toni e temi presenti, oltre che negli Scritti corsari e nelle Lettere luterane, anche nelle sue ultime opere, il film Salò o le 120 giornate di Sodoma e il romanzo Petrolio, che uscirà, incompiuto, soltanto diciassette anni dopo la sua morte. Morte che avviene nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975 all’Idroscalo di Ostia in circostanze tuttora non chiarite. Morte che si tentò di far passare per il delitto di uno di quei “ragazzi di vita” che lo scrittore aveva tanto amato, ma che, ormai, dopo varie inchieste ed ipotesi, appare sempre più come il frutto di un complotto ordito da chi aveva interesse a far tacere per sempre la voce del poeta”.

 

D – Ma chi è Angela Molteni?

 

R – Sono nata a Milano, dove ho vissuto e lavorato a lungo. Da un paio d’anni, essenzialmente per motivi di salute, mi sono trasferita in un piccolo centro vicino Milano. Da bambina, il mio sogno era quello di far parte di una famiglia patriarcale, sull'esempio di quelle che si incontravano all'inizio del Novecento nelle campagne italiane. Ne avevo letto, l'avevo anche vista rappresentata nei film, e l'idea mi garbava. Mi dicono che non esistano più, né le famiglie né le campagne!

 

Angela Molteni ha modellato la sua preparazione culturale secondo gli interessi che più riuscivano a coinvolgerla emotivamente; autodidatta, ha una lunga e intensa esperienza lavorativa. Negli anni Sessanta e Settanta si è dedicata anche ad una intensa attività politica e sindacale. Il suo unico figlio, Lorenzo, di cui è molto orgogliosa, è dirigente di una Casa editrice milanese. Per tutta la vita ha lavorato con Case editrici, per oltre vent’anni come dipendente (Longanesi, Mursia, Bietti) e dal 1976 come collaboratrice esterna (Garzanti, Fabbri, Rizzoli, Longanesi, Bruno Mondadori, Sperling). Dalla seconda metà degli anni Ottanta, con l’avvento dell’informatica ha riconvertito grazie a un computer il suo lavoro su carta (fotocomposizione e revisione testi, impaginazioni, ricerche iconografiche, statistiche).

 

D – Ci racconti del tuo impegno lavorativo di quegli anni?

 

R – Malgrado la crisi che da un paio d’anni crea non pochi problemi anche e soprattutto nel mondo del lavoro, mi occupo ancora di libri, faccio parte dell'ampia schiera dei collaboratori esterni delle aziende editoriali, dalla revisione dei manoscritti alla composizione elettronica dei testi, dalla revisione delle bozze all'impaginazione. Prima di tale attività autonoma, sono stata dipendente di case editrici quali Longanesi, Mursia, Bietti. Inoltre, tra le mie attività vi è la creazione di siti web, che confeziono anche per privati e aziende. Sulla confezione di pagine html ho anche tenuto corsi presso Elea/ex Olivetti e l'associazione Le professioni milanesi per la solidarietà oltre ad aver scritto un Manuale html, con esempi pratici. Si tratta, in ogni caso, di lavoro non continuativo, che mi lascia sufficiente spazio per coltivare alcuni interessi: la lettura, con un amore sviscerato per la poesia, ma anche per i libri di contenuto politico e storico; la buona musica, senza distinzione di generi, ma con una predilezione particolare per le composizioni di Johann Sebastian Bach; le arti figurative, per le quali mi piace andare “oltre la superficie”, sapere cioè quale sia stata la genesi delle opere che ammiro nei musei e nelle gallerie e conoscere il più possibile sull'esistenza spesso durissima dei loro autori.

 

D – Quanto della tua passione hai trasferito in tuo figlio?

 

R – Dopo aver studiato chimica, si è lasciato "corrompere" dalle "libresche" passioni materne e si dedica oggi all'editoria, oltre che al suo magnifico terrazzo fiorito e alla sua deliziosa e sensibile compagna, Paola.

 

Angela Molteni è una estroversa e di carattere allegro anche se non proprio spensierato; sta molto volentieri in compagnia degli amici, anche se spesso le piace avere momenti “solitari” nei quali meditare e riflettere sui tanti problemi che, da sempre, l’affliggono senza farli pesare sulle persone a lei care. Apprezza immensamente le vere e profonde amicizie e considera preziosi la fiducia, la lealtà e l'affetto degli amici.

 

D – Tra la carta stampata quali giornali prediligi?

 

R – Il mio quotidiano preferito è “il manifesto”; qualche volta leggo anche "la Repubblica". Per principio, non acquisto i cosiddetti settimanali femminili, né leggo libri di collane "rosa". Sempre più raramente compro “L'Espresso; sempre più spesso leggo “Micromega”. Apprezzo molto le pubblicazioni di satira politica, anche se pare siano pressoché sparite dalla circolazione.

 

D – Quali libri di base consiglieresti di leggere a chi sta per avere il vizio di scrivere?

 

R – Posso parlare dei libri che hanno contribuito alla mia formazione e qui ricordo L'idiota e Il giocatore di Dostoevskij, I racconti di Cechov, La coscienza di Zeno di Svevo, Madame Bovary di Flaubert, Gli indifferenti di Moravia, Teorema di Pasolini, La storia di Elsa Morante, Palomar di Italo Calvino, Io, Franco di Manuel Vázquez Montalbán, il Decameron di Giovanni Boccaccio; inoltre, un gran numero di saggi e di documenti socio-politici, tra cui, in particolare, Passato e presente, Il materialismo storico, Gli intellettuali e le Lettere dal carcere di Antonio Gramsci. Poi c’è la poesia, soprattutto quella di Franco Fortini, di Pier Paolo Pasolini, di Pablo Neruda, Prévert, Lorca, Montale, Pessoa. Continuo a essere un'assidua lettrice: prediligo i volumi di poesie, che leggo e rileggo con un piacere e un'emozione sempre rinnovati, ma non trascuro la narrativa: negli ultimi tempi ho letto soprattutto Pennac e Vázquez Montalbán.

 

D – I film e i registi che ti sono piaciuti di più?

 

R – Tempi moderni e Il grande dittatore di Chaplin, veri, insuperati capolavori di tutti i tempi; La dolce vita e Roma di Fellini, Roma città aperta di Rossellini, Zelig e Manhattan di Woody Allen, Caro diario, Ecce bombo e Il caimano di Nanni Moretti, Novecento, L'ultimo imperatore e The Dreamers di Bernardo Bertolucci, Il Vangelo secondo Matteo, Accattone, Teorema e Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini, Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, Fronte del porto di Kazan, Terra e libertà di Ken Loach, La vita è bella di Benigni. Poi, centinaia di altri, tra cui i film di Truffaut, di Sergio Leone, di Hitchcock, di Stanley Kubrick, ...

 

D – Angela Molteni e la musica?

 

R – Amo la musica, tutta la buona musica, e per “buona” intendo quella che abbia dei contenuti, all'interno della quale si intraveda un minimo di architettura, di ispirazione; quella in cui l'autore abbia espresso un'idea, una sensazione, un'emozione e sappia trasmetterla.

Ascolto molta musica, da quella antica a quella dei compositori e sperimentatori contemporanei: così, può darmi piacere ascoltare una Messa di Palestrina, una Danza rinascimentale, un Concerto di Vivaldi, un Intermezzo di Brahms, una canzone dei Beatles, di Mina o di De Andrè, un brano di Miles Davis o di Nat King Cole, una composizione di Schönberg, di Nono o di Stockhausen oppure un'intera opera di Verdi. Se proprio devo confessare le mie preferenze, ebbene esse vanno anzitutto alla musica di J.S. Bach, in particolare mi riferisco ai Concerti brandeburghesi, alle Passioni e poi alle Partite per tastiera, al Clavicembalo ben temperato, alle Variazioni Goldberg, all'Arte della fuga, poi a quella di Beethoven, le Sonate per pianoforte, per intenderci, le Sinfonie, in particolare la Terza, la Settima e la Nona, i Concerti per pianoforte e quel gioiello che è il Concerto per violino. Tra le preferite vi sono poi molte composizioni di Schubert, Schumann, Chopin, Brahms e Shostakovich.

 

D – Tra tutti questi mostri sacri non hai nominato Mozart; c’è una ragione?

 

R – No, non ho escluso Wolfgang Amadeus Mozart: certo che la sua musica, tutta la sua musica, è tra quelle che più adoro! Ma, per Mozart, il mio amore va oltre la musica e riguarda anche la sua persona, con le sue grandezze e le sue debolezze, con la sua mitezza e le sue contraddizioni, con la sua allegria e la sua disperazione: non mi do pace, a oltre duecento anni dalla sua scomparsa, che sia morto in miseria, tanto da essere sepolto in una fossa comune, e non dimentico mai, ogni 27 di gennaio, di brindare alla sua nascita: a oltre duecentocinquant'anni da quando venne al mondo, a me Mozart pare sempre quel ragazzo che non è riuscito mai a superare le sue crisi adolescenziali. Che cosa mi piace di più di Mozart? Beh, è un bel problema scegliere: Don Giovanni, Il flauto magico, i Concerti per pianoforte, le Sinfonie, l'Ave Verum, il Requiem...

 

D – Quando è che Angela Molteni suona il pianoforte?

 

R – Quando tutto pare andare storto, oppure provo qualche dispiacere; quando il lavoro scarseggia e mi arrivano contemporaneamente la bolletta della luce, quella del telefono e l'avviso di pagamento del premio assicurativo; quando piove in continuazione e Milano è più simile a una palude che a un luogo in cui vivere; quando anche l'amico più caro sembra voltarmi le spalle senza motivo plausibile, beh, allora mi estraneo da tutto ciò che mi circonda suonando Bach al pianoforte, con grande soddisfazione mia e dei vicini di casa!

 

D – Angela Molteni e le pagine web dedicate alla memoria storica e culturale di Pier Paolo Pasolini?

 

R – Le pagine dedicate a Pier Paolo nascono da un incontro casuale in rete. Nel 1996-97 apparivano in Internet i primi siti personali di navigatori italiani ed ero curiosissima di leggere le biografie, gli interessi, il carattere che si esprimeva attraverso quelle pagine. Tra i molti siti che visitai ce ne fu uno in particolare che attrasse la mia attenzione: si trattava di quello di uno studente romano di ventidue anni, Massimiliano Valente. Oltre a parlare di Roma, dei suoi dintorni e di se stesso, aveva dedicato un capitolo del suo sito a Pier Paolo Pasolini.

Massimiliano si dichiarava entusiasta di aver potuto avvicinare questo scrittore, i cui saggi e romanzi aveva letto dopo le scuole superiori. Ciò che più l’aveva affascinato erano le inusuali, spesso minuziose descrizioni di Roma che appaiono nei romanzi, nelle poesie, nei film di Pasolini e il giornalista critico e informale degli Scritti corsari e di Lettere luterane. Istintivamente gli scrissi un breve messaggio con cui mi complimentavo per la sua maturità e il suo impegno e per avere riservato attenzione a un autore che a mia volta avevo sempre amato. In breve, vi fu uno scambio di e-mail da cui prese forma l’idea di creare un sito web dedicato a Pier Paolo.

 

D – Quanto tempo richiese la raccolta dati per far partire il sito dedicato a Pasolini?

 

R – Dopo che mi ero attivata presso Garzanti per avere chiarimenti sui comportamenti che avremmo dovuto adottare per il rispetto dei diritti d’autore, iniziammo a raccogliere e a scambiarci materiali vari tra cui brani dall’opera letteraria di Pasolini, notizie sui film, commenti e recensioni nella maggior parte dei casi scritte da noi stessi. Dopo oltre sei mesi di ricerca e di redazione di testi, un lavoro che definirei “a tempo pieno”, spesso protratto anche per buona parte della notte, progettammo una struttura del sito che non differisce granché da quella attuale, sezioni dedicate ad aspetti della vita e dell’opera di Pasolini. Le sezioni del sito pasoliniano erano e sono: La vita, Il cinema, La poesia, Il teatro, La narrativa, L’ideologia, La saggistica, I processi. Nel novembre 1997 Massimiliano Valente rinunciò al “progetto Pasolini”. Nel frattempo avevo acquisito anch’io la tecnica sufficiente per creare, a mia volta, pagine in linguaggio html e fui in grado di continuare da sola, cosa che da allora proseguo senza tregua. Per prima cosa mi dedicai a un restyling del sito e ad un suo ampliamento, per esempio, inserii tutta la sezione dei “processi” riguardante quello a Pino Pelosi, frutto di un libro che Kaos Edizioni mi aveva nel frattempo autorizzato a utilizzare integralmente; oppure molti brani contenuti nella “sala d’ascolto”.

 

D – Che sviluppo ebbe il sito dedicato a Pier Paolo?

 

R – “www.pasolini.net / http://pasolinipuntonet.blogspot.com è cresciuto esponenzialmente da quel lontano 29 luglio 1997 e l’aggiornamento di “Pagine corsare” richiede un’attenzione costante. I visitatori a oggi sono quasi cinque milioni, distribuiti in una settantina di Paesi nel mondo (a ciascun Pese è dedicata almeno una pagina a sé stante). Le visite giornaliere al blog sono attestate a oltre duemila quotidiane; l’interattività fa sì che vi sia maggiore interscambio di commenti e di proposte da parte di chi fruisce del sito; i domini (pasolini.net e pierpaolopasolini.eu) sono attualmente rinnovati fino al 2020, il che garantisce la presenza delle mie pagine pasoliniane in rete per lungo tempo. Oggi, la maggior parte delle mie giornate è dedicata alla cura del sito pasoliniano. Il lavoro sulle pagine pasoliniane consiste non solo nella riproposizione delle opere dello scrittore e regista arricchite da commenti e recensioni che sono all’ordine del giorno, ma anche nelle citazioni da opere originali di Pasolini, ovviamernte limitate per quanto esige una attenzione scrupolosa al copyright; e infine nella ricerca di materiali critici o informativi che raccolgo man mano e che utilizzo per gli aggiornamenti. Basti pensare che se il sito, oggi, contiene oltre 1 Gb di materiali, le cartelle del mio computer con materiali per gli aggiornamenti ne contengono tre volte tanto.

 

D – L’”incontro” tra Angela Molteni e Pier Paolo Pasolini come avvenne?

 

R – Un amico carissimo mi regalò, per il mio compleanno del 1968, Teorema. E fu una lettura sconvolgente e indimenticabile, tale da farmi amare in modo irreversibile il suo autore che conoscevo fino a quel momento piuttosto superficialmente, e soprattutto attraverso qualche suo film. Teorema fu per me l’incontro con Pier Paolo Pasolini, la scoperta del suo senso critico nei confronti della società com’era sul finire degli anni Sessanta, e di quanto ci stessimo lentamente e inesorabilmente trasformando tutti quanti in repellenti individui piccolo-borghesi ai quali non sarebbe rimasto intorno altro che un arido deserto nel quale, magari, urlare disperatamente.

Dopo aver letto Teorema, cercai i primi romanzi e la saggistica di Pasolini, molte sue poesie e anche le opere teatrali. E vi furono, imperdibili, i saggi pubblicati dal “Corriere della Sera”: ogni articolo, una lezione magistrale. Il consumismo, il conformismo a certi modelli dettati soprattutto dal potere dei media, in primo luogo dalla televisione con la sua essenza omologante talché una delle convinzioni profonde di Pasolini era che occorresse abolirla; la mutazione antropologica di un intero popolo, il nostro, erano i temi ricorrenti in modo quasi maniacale in tutti gli scritti pasoliniani. Gli argomenti trattati nei suoi romanzi, nei suoi film che conoscevo meno e soprattutto nei suoi saggi rivelano, del loro autore, una tale preparazione culturale e linguistica, accuratezza, profondità di analisi e visione realistica della società del suo tempo con i suoi problemi e le sue drammatiche contraddizioni, da renderli profondamente formativi oltre che indimenticabili.

Paradossalmente, Pasolini, uomo mite e generoso, aveva elaborato ipotesi che paiono perfino ottimistiche rispetto alla realtà qual è oggi: la mutazione antropologica, ormai, è avvenuta ed è andata oltre qualsiasi previsione, in questa società ferocemente neocapitalistica nella quale l’uomo medio pare proprio essere quello della definizione pasoliniana: “… un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, razzista, schiavista, qualunquista…”

 

D – Una tua riflessione sull'insieme dell’informazione, della comunicazione, della creatività che è ormai trasferita su Internet?

 

R – Internet è uno spazio dove non ci sono frontiere, dove nel bene e nel male, tutto è trasparente, dove non si viene giudicati per la religione che si professa o per il colore della pelle. La natura democratica di Internet rende per la prima volta possibile a tutti l’accesso a dati scientifici o addirittura agli strumenti che li producono; nei campi della medicina, della legge e della finanza, Internet dà accessibilità a informazioni che prima erano riservate agli specialisti di questi campi.

Prima si scriveva su un supporto personale e la comunicazione era sempre tra persona e persona (chi scriveva una lettera, un libro, un articolo e chi lo leggeva). Ora si comunica su una specie di supporto universale, sul web, dove tutti possono scrivere, leggere quello che gli altri annotano, controbattere, dialogare esprimendo i propri commenti, le proprie opinioni su una pluralità di temi. Tutto ciò diventa come una specie di memoria collettiva, dove si può cercare tra milioni di siti web ciò che ci interessa conoscere o far conoscere. Ovviamente occorre autoeducarsi a discernere tra il marasma di pagine presenti in Internet: certamente vi è molta "spazzatura", ciò che invece mi pare manchi – anche se purtroppo non del tutto - è l'ipocrisia. La presenza di Pier Paolo Pasolini e del suo messaggio su quella “rete delle reti” che è Internet (oltre un milione di siti nel mondo riportano notizie su di lui, un terzo di essi risultano promossi e gestiti in Italia) è un aspetto rilevante da considerare attentamente e sul quale riflettere.  

 

D – Pier Paolo cosa avrebbe pensato, secondo te, dell’uso linguistico tramite Internet?

 

R – L’aspetto linguistico che può plausibilmente far credere che Pasolini avrebbe apprezzato Internet è che nonostante la rete sia costretta a usare l'inglese come lingua franca, io penso che questo non rappresenti una egemonia anglosassone sulla rete. Le culture locali e i dialetti che prima di Internet erano assediati dalle lingue e dalle culture egemoni, ora possono godere di una visibilità mondiale: qualunque persona interessata può far rivivere quelle culture. Da questo punto di vista Internet è un nuovo, gigantesco passo avanti dell'umanità dopo l'invenzione della scrittura e della stampa, poiché permette la conservazione di tutti i patrimoni culturali, anche i più particolari, emarginati e dimenticati. Pasolini è stato, tra l’altro, poeta dialettale: ha utilizzato e ricreato il friulano, la lingua materna dell’infanzia e della giovinezza e quella del suo primo libro pubblicato [Poesie a Casarsa, 1942]. Ebbene, a mio parere Pasolini, oltre ad apprezzare Internet, se ne sarebbe magistralmente servito.

 

D – Pier Paolo Pasolini affermava “Io so chi sono gli autori delle stragi...”; Angela, una tua riflessione?

 

R – La forza e l'attualità del pensiero pasoliniano risiedono soprattutto nella ricorrente, ossessiva denuncia dell'omologazione culturale e consumistica esercitata dal potere, politico, economico e della comunicazione, in Italia; omologazione che avrebbe distrutto le culture preesistenti e sarebbe stata causa di una vera e propria mutazione antropologica degli italiani. Molti definiscono impropriamente un Pasolini “profetico”: ma non di profezie, evidentemente, si tratta, bensì di intelligente e puntigliosa osservazione della realtà per scoprirne i prodromi, mettere a nudo le avvisaglie della trappola che a medio e lungo termine sarebbe scattata, così come è scattata! Ed eccola, la trappola, da cui siamo stati catturati: i valori, gli ideali, sono oggi incarnati dal denaro e da ciò che esso può dare. Tutto è all'insegna del consumismo e del profitto: si sfrutta, oggi più che mai, chi lavora. Il neocapitalismo impera su tutti i fronti!

 

D – È risaputo ormai che nella istruttiva e analitica sentenza di primo grado per l’assassinio di Pier Paolo Pasolini, corretta tuttavia con sorprendente rapidità dal processo d’Appello, è scritto tra l’altro che: “Le lesioni riportate dal Pasolini e il luogo in cui vennero ritrovati i vari reperti escludono nel modo più sicuro che i fatti si siano svolti così come li ha rappresentati il Pelosi e danno nello stesso tempo una significativa prova della necessaria presenza sul posto di più persone…” Ad oggi cosa c’è ancora da supporre?

 

R – Nella sentnza di primo grado del processo a Pino Pelosi, sostenuta da numerose e cogenti prove indiziarie tutte descritte minuziosamente, è più che accertato che nell’omicidio di Pier Paolo Pasolini vi sia stato “concorso di ignoti”, circostanza d’altronde ribadita dallo stesso Pelosi nel maggio 2005. Più d’uno, specialmente tra i numerosi detrattori dell’artista, hanno voluto cogliere nella drammatica fine del poeta l’inevitabile esito di una condotta ambigua, quasi che l’uomo, con i suoi comportamenti, contraddicesse l’intellettuale. Ora, in una società che viveva, e vive ancora, forti pregiudizi nei confronti di chi è diverso da una certa precostituita “normalità” i cui canoni sono definiti principalmente da considerazioni di carattere patologico o religioso, essere omosessuale veniva e viene considerata una vera e propria anomalia, una vera e propria colpa. Non sono così lontani i tempi in cui si pretendeva di “curare l’omosessuale”, uomo o donna che fosse. Ed è dei nostri giorni negare, in particolare in Italia, agli omosessuali diritti civili elementari per i quali parla alto e forte perfino la nostra Costituzione. È sì vero che da allora molta acqua è passata sotto i ponti, ma pochi pregiudizi sono caduti nei confronti della "diversità", sia essa costituita dall'etnia, dalla menomazione fisica, dalla scelta della propria sessualità, dall'adesione a una determinata religione.

 

D – La poesia è stata la forza della sua esistenza; condividi questa mia affermazione?

 

angela1R – Pasolini è stato anzitutto un poeta. Non tanto e non solo perché ci ha lasciato un corpus poetico vero e proprio molto consistente, sia in italiano sia in friulano, ma perché poetico è stato sempre il suo sguardo su tutto ciò che scriveva, sui lavori cinematografici che creava. Perfino le sue opere pittoriche, a volte dure o dai colori violentemente contrastanti, trasudano poesia.

 

 

 

 Angela Molteni da giovane

 

 

Ultima modifica Giovedì 15 Agosto 2013 01:38

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