LUCI ED OMBRE DELLA MEDICINA CONVENZIONALE
Scritto da Franco Libero Manco
Nel 1535 Jacques Cartier salpò dalle coste della Francia diretto verso Terranova con un equipaggio di 110 uomini. In 6 settimane 100 uomini si ammalarono di scorbuto. Un indigeno disse loro di bere succhi dei frutti di un albero che crescevano in quella zona e gli uomini guarirono nel giro di pochi giorni. Da quell’episodio capitani di navi accorti e lungimiranti comandarono al loro equipaggio di consumare succhi di arancia e limone per scongiurare lo scorbuto. Ci volle molto tempo prima che il mondo medico accettasse questa semplice soluzione, ma alla fine nel 1795 dovette soccombere al buon senso e il succo di limone diventò obbligatorio nella dieta dei marinai.
Uno dei motivi per cui le infezioni sono così numerose in ospedale è che molti infermieri amano più gli antibiotici che lavarsi le mani. Quando nel 1843 Oliver W. Holmes suggeriva ai medici di cambiare gli indumenti e lavarsi le mani dopo aver visitato i pazienti affetti da febbre puerperale le sue richieste vennero completamente ignorate. Anche l’avvento dell’anestesia è stata per lungo tempo trascurata se non osteggiata dal mondo medico e venne ufficialmente accettata soltanto quando la regina Vittoria diede alla luce il principe Leopoldo sotto l’effetto del cloroformio. Assurdamente fino al 1980 era prassi comune operare i bambini senza anestesia perché si riteneva che fossero incapaci di provare dolore.
Da dati riportati da vari libri e giornali, pare che oggi i medici causano più malattie e decessi del cancro o delle cardiopatie. Una persona su 6 si trova in ospedale a causa del medico. Le reazioni negative ai farmaci sono la quinta causa di morte negli Usa perché i medici non comprendono i pericoli associati ai farmaci. Il 40% delle persone che assume farmaci subisce pesanti effetti collaterali, daltronde nessuno può stabilire in anticipo quali saranno le conseguenze sulla salute di un farmaco lanciato sul mercato. Molte più persone vengono uccise dai farmaci prescritti che dall’uso illegale di droghe. Solo in Australia ogni anno vengono ricoverate quasi mezzo milione di persone perché dei medici le hanno fatte ammalare e 18.000 di queste muoiono ogni anno a causa di errori medici, tossicità dei farmaci, errori chirurgici ecc., mentre negli Usa i casi di mortalità a causa dei medici si aggira intorno alle 200.000 unità. E le cifre in Europa non sono più incoraggianti dove medici e medicine pare che uccidono più persone di tutti i tipi di cancro. In realtà i medici rappresentano una delle principale causa di malattie e morte molto più di tutti gli altri tipi di problemi messi insieme, compreso cancro e malattie cardiache.
D’altronde, come afferma la stessa rivista British Medical Journal, 6 trattamenti su 7 non sono supportati da prove scientifiche. Il problema di fondo è che gran parte della ricerca medica è organizzata, pagata, commissionata e sponsorizzata dall’industria farmaceutica che è fatta per produrre buone recensioni e non certo arrecare danno a se stessa. Pare che molti degli scienziati implicati sono pronti a modificare i risultati dei loro esperimenti se questi non danno i risultati sperati. Si calcola che almeno il 12% delle ricerche scientifiche siano false.
Anche gli esami e le analisi per le diagnosi mediche pare non siano affidabili: non riescono a prevedere l’andamento di una malattia nel 50% dei casi. Dei patologi hanno effettuato diverse centinaia di autopsie scoprendo che più della metà dei defunti era morto per una causa diversa da quella diagnosticata, praticamente aveva ricevuto un trattamento medico sbagliato. E se la vita media si è allungata (ma non certo il benessere della persona) ciò non è dovuto ai medici e alle medicine ma all’igiene, all’acqua corrente, al riscaldamento centralizzato, al poco lavoro, alla riduzione della mortalità infantile, alla carenza di guerre. Ci sono più malati oggi di quante ce ne siano stati in tutta la storia umana. In sostanza si può dedurre che dopo i 65 anni di età il cittadino è un peso per lo Stato e cerca di sostituirlo con chi produce.
Il numero delle persone che muoiono a causa dei medici è 4 volte maggiore di quello delle persone che muoiono per incidenti stradali. Praticamente il medico ha più probabilità di ucciderci della nostra automobile. In realtà i medici oggi sono solo un canale commerciale dell’industria farmaceutica e gran parte dei medicinali che prescrivono non ne conosce gli effetti perché tutti i medicinali, nessuno escluso, sono sperimentati sugli animali. Insomma i medici uccidono più persone di quante non ne curino e causano più malattie e disagi di quanti ne riescano ad alleviare: il motivo è da ricercare nel fatto che la classe medica è in stretta alleanza con l’industria farmaceutica.
Almeno il 70% degli esami e dei test richiesti dal medico non sono necessari. Un sondaggio ha dimostrato che le analisi del sangue e delle urine consentono al medico di formulare una diagnosi esatta solo all’1% dei casi. Uno studio recente ha dimostrato che su 93 bambini cui erano state diagnosticate malattie di cuore solo il 15% erano realmente malati.
Se si dovesse classificare l’industria del cancro in base al suo fatturato sarebbe tra le più importanti del mondo; ma se la si dovesse considerare in base alla sua capacità di sconfiggere la malattia che si prefigge di combattere sarebbe tra le industrie più fallimentari del pianeta.
Nel 1970 una persona su 6 poteva ammalarsi di cancro; nel 1980 il rischio era raddoppiato; nel 1990 si arriva a circa il 40%. Non solo, oggi il tasso di sopravvivenza al cancro è lo stesso del 1950. I tempi della dichiarata guarigione dal cancro rientrano nei 5 anni: se una persona muore dopo 5 anni e un giorno il caso verrà considerato un successo. Sembra che lo scopo dominante sia tenere in vita il paziente per quei 5 anni. Uno studio approfondito ha dimostrato che i pazienti, che avevano rifiutato i trattamenti convenzionali del cancro, sono vissuti in media tre anni di più. In realtà la guerra contro il cancro è stata un fallimento come quella contro la droga. E i medici che osano consigliare terapie alternative, naturali, vengono sistematicamente isolati, scherniti, disprezzati.
I risultati delle ricerche mediche dipendono da chi le finanzia. Ma nessuno sembra interessato a scoprire perché ci si ammala di cancro, o di qualunque altra patologia: questo farebbe diminuire i profitti e il fatturato. Nessuno ha intenzione di far capire alla gente che il nostro organismo è in grado di neutralizzare, senza l’ausilio di medici e medicine, 9 malattie su 10 .
Un gruppo di ricercatori ha esaminato le cartelle cliniche di 100 pazienti: solo il 53% degli infarti era stato diagnosticato. Nel corso di uno studio è stato chiesto a 80 medici di esaminare un modello di seni femminili al silicone: i medici sono riusciti a trovare solo metà dei noduli anomali nascosti. Un altro studio ha dimostrato che su pazienti in punto di morte una diagnosi su 4 era sbagliata e che il 70% dei deceduti sottoposti ad autopsia presentavano patologie gravi mai state diagnosticate. In un altro studio avente per oggetto 400 autopsie in più della metà dei casi era stata formulata una diagnosi sbagliata. Anche gli errori della lettura di raggi X si aggira intorno al 30% e anche quando le radiografie vengono visionate una seconda volta solo un terzo degli errori commessi viene individuato.
Nel 1950 un bambino su 14 si ammalava di cancro; nel 1985 la cifra era salita a uno su 4 e nonostante gli ingentissimi finanziamenti le industrie ricercatrici non sembrano provare il minimo imbarazzo per l’abissale fallimento, anzi continuano a chiedere altri e poi altri fondi. In realtà la scienza medica non sa come affrontare il cancro. Se una persona ammalata di cancro si fa visitare da tre medici diversi riceverà sicuramente tre diverse terapie.
Il problema è che la quasi totalità dei medici non accetta che ci sia un legame tra stile di vita e malattia, tra cibo e cancro, anche se la National Academy of Sciences afferma che il 60% dei casi di cancro nelle donne e il 40% negli uomini sono collegati a fattori nutrizionali. Anche la Britisch Medical Association calcola che almeno un terzo dei casi di cancro è attribuibile all’alimentazione, anche se il legame tra grassi-proteine animali e cancro è ormai inconfutabile. Negano l’esistenza tra stress e sistema immunitario, tra tossiemia e malattie congenite. Ma i medici si ostinano a ignorare tale equazione e si rinnova la nemesi karmica che da millenni grava sulla classe medica, a danno della popolazione.
Fin da quando fu introdotta la mammografia al seno mediante raggi X i medici si accorsero che poteva procurare più casi di cancro di quanti non ne rilevasse. Ogni dose media di raggi X equivale ai danni di 6 sigarette.
Alcuni studi negli Usa hanno dimostrato che l’incidenza del cancro in una determinata zona di un determinato paese aumenta con il numero dei medici presenti in quella zona. La propensione per la radiografia da parte dei medici forse spiega tale fenomeno.
Spunti tratti dal libro “Come impedire al vostro medico di nuocervi” di Vernon Coleman
Ma anche se il meccanismo instaurato in campo medico ha allontanato i medici dal principio ippocratico che recita “Primo non nuocere”, ritengo ingiusto trascurare l’importante contributo della medicina e di molti medici i quali, con vero spirito di sacrificio personale, in molte circostanze risultano determinanti per alleviare sofferenze e salvare molte vite, specialmente nei casi di emergenza. L’operato dei medici dovrebbe essere improntato a combattere le cause delle malattie e considerare simultaneamente l’entità umana in tutte le sue componenti fondamentali ed quindi uscire della logica settoriale e dei sintomi in una visione olistica in cui la medicina naturale rientra come branca insostituibile e complementare per il bene integrale dell’uomo.
“Un medico è un uomo che viene pagato per raccontare delle fandonie nella camera del malato, fino a quando la natura non l’abbia guarito o i rimedi non l’abbiamo ucciso” (A. Furetière).
“Un terzo di ciò mangiamo serve a vivere, gli altri due terzi a far vivere i medici” (Papiro egiziano).
MINERALI, VITAMINE SINTETICHE E INTEGRATORI? MOLTO MEGLIO LA NATURA
Scritto da Franco Libero Manco
“Le industrie farmaceutiche non possono competere con la gallina:
non produrranno mai un uovo fertile”
Non c’è mai stata nè mai ci sarà una ragione per cui sia necessario ricorrere ad integratori o vitamine sintetiche per mantenere o recuperare la salute. Solo il mondo vegetale ha la peculiarità di produrre vitamine e sali minerali organici che servono al nostro organismo e chiunque si nutra con giudizio, secondo i canoni della dieta vegan, non soffrirà mai di alcuna carenza in tal senso.
Le industrie chimico-farmaceutiche possono, tramite i loro laboratori, giocare con gli elementi, sintetizzarli, ricombinarli ma non potranno mai produrre sostanza vivente. Esse convincono la gente che le vitamine naturali sono uguali a quelle prodotte in laboratorio, ma i loro prodotti non potranno mai sostituire le vitamine e i minerali dell’orto o del frutteto. Anche se le vitamine sintetiche sono chimicamente identiche a quelle prodotte nei laboratori, non hanno gli stessi effetti delle vitamine naturali. Qualunque principio nutrizionale funziona solo se armonicamente bilanciato con gli altri componenti il prodotto naturale che lo contiene.
Da molti esperimenti compiuti nella successione degli anni su un numero ragguardevole di persone, nessuna positiva indicazione è stata ricavata, in qualunque condizione cui sono stati sottoposti i soggetti sotto osservazione. Non solo, spesso sono state registrati effetti collaterali come nausea, vomito, indigestione, dolori addominali, diarrea. Mentre non è possibile dimostrare la tossicità delle vitamine naturali, (almeno per le quantità che possono essere consumate mangiando) nei test effettuati per stabilire la tossicità di tali vitamine è emerso che in alcuni casi si è avuta la morte in caso di forti dosi, in altri casi arresto della crescita.
Come non esiste una malattia dovuta ad una sola causa così nessun elemento chimico isolato può interagire e curare un male. E’ un’illusione pensare di riottenere la salute facendo uso di integratori di sintesi senza rimuovere le cause che hanno indotto la malattia.
Quello delle vitamine sintetiche è solo il frutto di un progetto commerciale a favore delle lobby chimico-farmaceutiche. Per sopperire alla necessaria complementarietà delle vitamine le industrie producono prodotti multivitaminici. Ma questi non funzionano, non solo perché le vitamine non sono naturali, ma perché funzionano solo in presenza di minerali che agiscono sinergicamente con esse.
Le vitamine sono sostanze regolatrici delle attività degli organismi viventi, consentono al corpo di utilizzare e assimilare proteine, carboidrati, grassi e minerali. Ma “se il cibo non contiene in quantità sufficiente i giusti tipi di sali, semplicemente deperiamo fino a morire, perché ognuno ha una particolare funzione da assolvere” (Dr. H. Shelton).
Le vitamine hanno valore solo in presenza di altri elementi: se mancano certi principi si annulla il loro valore: salute, crescita e vigore sono assicurate solo se sono presenti tutti gli elementi nutritivi essenziali, e la possibilità di utilizzare le vitamine dipende sempre dalla presenza di altri elementi nella nostra dieta. In sostanza il nostro organismo non ha bisogno solo di vitamine, ma di vitamine in combinazione ideale con altri elementi che solo il regno vegetale è in grado di fornire.
Le vitamine devono essere nelle quantità adeguata e nella giuste proporzioni. Come ogni singola parte del corpo interagisce con l’insieme, così è per ogni singola vitamina o minerale. La presenza di certe vitamine è essenziale per la corretta utilizzazione dei carboidrati; se mancano il metabolismo dei carboidrati viene bloccato.
Per costruire una casa abbiamo bisogno di mattoni, ferro, cemento, calce, acqua, legno, vetri ecc. se manca uno solo di questi componenti l’intero edificio non può assolvere appieno le sue funzioni.
I sali minerali entrano nella composizione di ogni fluido e struttura del corpo. Solo le piante hanno la peculiarità di trasformare in organici i minerali inorganici che traggono dal terreno. I sali inorganici vengono utilizzati dall’organismo solo in presenza di vitamine, quelle buone, non quelle di sintesi.
I minerali sono utilizzabili solo se organicati dalle piante per essere utilizzati dagli animali: anche se finemente triturati non sono utilizzati dal corpo, l’organismo umano non è in grado di sintetizzare vitamine e minerali. Il nostro corpo ha bisogno di ferro, ma non possiamo mangiare limatura di ferro; il fosforo di cui ha bisogno il nostro organismo dobbiamo prenderlo dalle piante non dai laboratori di chimica: sarebbe un veleno se lo assumessimo come lo troviamo in natura. Allo stesso modo non possiamo assicurarci il calcio mangiando roccia grezza o gesso.
La carenza di ferro, calcio, potassio, magnesio ecc. che può manifestarsi in una dieta, non può essere sopperito da elementi isolati. L’assenza o la carenza di una qualsiasi vitamina essenziale impedisce alle altre di funzionare correttamente. Se una di esse è presente a metà o ad un quarto del quantitativo necessario, anche le altre funzioneranno a metà o ad un quarto della loro efficacia. Non solo. Nessun elemento deve essere carente o presente in eccesso. L’aumento di un determinato elemento alza la richiesta di tutti gli altri. Proteine, minerali, vitamine ecc. nella nutrizione funzionano solo se in comunione con tutti gli altri componenti. Consumare grandi quantità di una singola vitamina o di un singolo minerale non è sufficiente a soddisfare le molte necessità sinergiche del corpo, anzi simili pseudo vitamine possono causare danni gravissimi.
L’identica situazione si verifica quando assumiamo medicinali. La sensazione di benessere o guarigione è dovuta alla reazione dell’organismo che, interpretando il prodotto di sintesi come un corpo estraneo aggressore, reagisce richiamando le sue forze vitali che però in questo modo vengono depauperate. In sostanza quando per cattivi stili di vita il nostro organismo ha necessità di un certo elemento significa che la nostra alimentazione è scarsa di un’alimentazione in cui è presente l’elemento carente e la cosa più saggia è consumare prodotti naturali ricchi di quella particolare sostanza.
L’IMPORTANZA VITALE DELL’EQUILIBRIO ACIDO-BASICO DEL SANGUE
Scritto da Franco Libero Manco
Il metabolismo cellulare determina una costante produzione di sostanze acide (acido lattico, anidrite carbonica ecc.) che se non venissero tamponate sposterebbero rapidamente il pH dell’organismo verso l’acidità con conseguenze molto gravi per la stessa vita dell’organismo. Nel mantenere l’equilibrio un ruolo importante è svolto dai polmoni e dai reni.
Il pH del sangue si estende tra valori che vanno da 1 a 14: quanto più è al di sotto di 7 tanto maggiore è il grado di acidità, quanto più è maggiore di 7 tanto maggiore è la condizione di alcalinità. Nel punto 7 vi è uno stato neutro. I valori ottimali per la vita degli esseri umani stanno tra 7,35 e 7,43 mentre i limiti estremi della vita vanno da 7,1 e 7,8: oltre questo limite c’è il coma e l’arresto cardiaco. Dunque i processi vitali dell’organismo hanno luogo solo se il Ph è stabile e leggermente alcalino, mentre se si posiziona su valori acidi c’è un pericoloso accumulo di tossine con le possibili conseguenze suddette.
Gli enzimi di origine animale presentano delle limitazioni in quanto possono agire soltanto entro una gamma di pH che va da 7,2 a 9,0, che è alcalina. Durante la digestione la concentrazione dell’acido dello stomaco scende fino a 2,0 – 3,0, questa è la ragione per cui gli enzimi di origine animale riescono con difficoltà a digerire il cibo perché sono limitati al suddetto parametro alcalino. Per contro gli enzimi di derivazione vegetale agiscono in una gamma di pH assai più estesa che va circa da 2,0 a 12,0 e quindi ricopre i due parametri acido e alcalino e rende gli enzimi di derivazione vegetale ideali per la digestione anche in condizioni di pH estreme risultando perfetti per la digestione di proteine, amidi e grassi: questa caratteristica conferisce loro un maggiore accesso di sostanze nel sangue, nella linfa e nei tessuti. Uno studio effettuato in Inghilterra ha rilevato che un piccolo quantitativo di lipasi acido-stabile derivata da fonti vegetali aveva la stessa efficacia di una dose 25 volte superiore di pancreatina di origine animale. (Nexus, n.52)
Tutti gli acidi sono irritanti, assorbono dall’organismo grandi quantità di ossigeno e sali minerali (sottratti principalmente alle ossa, ai denti, ai capelli, al sangue); intossicano e degradano i tessuti; causano infiammazioni dolorose, indeboliscono le membrane cellulari, riducono la velocità degli scambi metabolici, alterano le difese immunitarie, stimolano il sistema simpatico fino all’esaurimento. Più c’è acidità e più l’organismo sottrae calcio e fosfati. La sottrazione di calcio genera iperattività, irritabilità, nervosismo, insonnia, allergie. L’organismo ricorre all’alcalinizzazione attraverso la formazione di ammoniaca che interviene quando gli altri sistemi non sono in grado di alcalinizzare l’organismo. Dopo il sodio, il calcio è il minerale più alcalinizzante.
I minerali basici sono: calcio, sodio, ferro, magnesio, manganese, potassio, rame. Gli acidi più difficili da smaltire sono quelli del catabolismo proteico animale.
Tutti gli alimenti contengono sia alimenti acidificanti sia alcalinizzanti: tutti i grassi, sia animali che vegetali, sono acidificanti, eccetto l’olio extravergine di oliva spremuto a freddo; tutti i legumi sono acidificanti eccetto la soia; tutti i cereali sono acidificanti ad eccezione del miglio. Le patate sono alcaline se mangiate con la buccia. Noci, pistacchi, nocciole ecc. sono acide, eccetto le mandorle. I farmaci sono acidi, ostacolano la naturale espulsione delle tossine e queste migrano da un tessuto all’altro. Le cause sono da attribuire all’’inquinamento chimico, alla cattiva alimentazione, al poco riposo, a fattori psicologici ed affettivi. Il diabete è una delle cause più comuni dell’acidosi.
La nostra alimentazione dovrebbe essere fatta per l'80% circa di alimenti alcalinizzanti e del 20% circa di alimenti acidificanti. Altamente acidificanti sono i cibi di derivazione animale e tutti i cibi industriali, poco acidificanti e molto alcalinizzanti sono invece i cibi vegetali.
Tutte le allergie dipendono dall’acidosi mentre i flavonoidi dei vegetali neutralizzano gli acidi. L’acidità riduce la capacità dell’organismo di produrre enzimi ed ormoni. Gli Alimenti acidificanti causano osteoporosi ed ipertensione. Una dieta acidificante affatica i reni a volte fino a bloccarli. Un pH alcalino superiore a 7,35 inattiva le cellule cancerogene. L’acidità e il sale richiama acqua nei tessuti per cercare di diluirne gli effetti. Per ogni grammo di sale vengono sottratti 23 gr di acqua all’organismo. Se le feci puzzano vuol dire che l’organismo è in acidità. Le fibre dei vegetali assorbono gli acidi. L’80% dei cibi devono essere basici, e la metà di questi crudi.
Si possono quindi escludere tutti i cibi che sappiamo essere altamente acidificanti e consumare invece di tutti i cibi vegetali che risultano perfetti per l'equilibrio acido basico del sangue.
Le principali conseguenze dell’acidosi sono 4:
- invecchiamento precoce;
- cattiva assimilazione dei nutrienti;
- calo del rendimento psicofisico;
- osteoporosi e radicali liberi.
I sintomi sono:
mal di testa, dolori reumatici, nevralgie, irritabilità,
disfunzioni del sistema immunitario, scarsa forma fisica, gonfiore, pesantezza,
stitichezza alternata a diarrea, sudorazione, pallore, freddolosità , stanchezza, alitosi, ansia.
ALIMENTI ALCALINIZZANTI
Frutta: acida: ananas, arancia, clementino, limone, mandarino, melograna, pompelmo;
semi-acida: albicocca, ciliegia, fragola, mela, uva, pera, pesca, prugna;
neutra: melone, cocomero;
dolce: dattero, banana, fico, mela dolce, uva.
Tutta la frutta seccata (eccetto l’albicocca) e la mandorla.
Verdura: asparago, broccolo, cardo, carota, castagna, cavolo, cetriolo,
cicoria, cipolla, fagiolino, fungo indivia, lattuga, peperone, porro,
pomodoro, oliva, pastinaca, patata, prezzemolo,
rapa, ravanello, scalogno, scarola, sedano, spinacio, tarassaco…
ALIMENTI ACIDIFICANTI
Sostanze animali: carne, crostacei, pesce, selvaggina, pollame
Prodotti lattieri: burro, margarina, panna, formaggio, yogurt
Cereali e derivati: farina bianca, di avena, di mais, grano completo, grano saraceno,
pane bianco, pane integrale, pasta, mais, orzo integrale, riso integrale, semola
Legumi secchi: fave, fagioli, piselli, lenticchie.
Alimenti voluttuari: alcolici, bevande industriali, cacao, caffè, the nero, condimenti,
olii raffinati, spezie, miele, cioccolato al latte, succhi di frutta, bibite industriali,
vino, zucchero bianco o grezzo, marmellata, caramelle, prodotti di pasticceria,
Tutti i farmaci (soprattutto gli antinfiammatori) e gli integratori alimentari
sono acidificanti.
IL DESTINO DI UN POPOLO DIPENDE DA COSA MANGIA
La storia di una rivoluzione pacifica basata sulla cura di sé e dell’ambiente
Qualche giorno fa, presso l’Aleph di vicolo del Bologna, a Roma, Sergio Mambrini ha presentato il suo Fango nero (Iacobellieditore, 2012, Roma) , intenso romanzo di ispirazione autobiografica.
Tanto è delicata e tersa la sua scrittura, tanto sa essere immediata e vigorosa la sua parola parlata. E’ stato bello, perciò, sentirlo raccontare delle sue origini contadine, della sua vita di operaio nei durissimi anni ‘70, delle sue esigenze di giustizia e libertà, del ritenersi “fortunato” nell’aver potuto scegliere una via di cambiamento pacifico, riuscendo a rifiutare, grazie all’esperienza della sofferenza, di cedere alla tentazione della violenza. E bello è stato sentirgli dire della sua malattia e del percorso intrapreso per liberarsene, modificando in maniera radicale il proprio modus vivendi, grazie soprattutto all’incontro con la macrobiotica e con le conoscenze teorico-pratiche dell’agricoltura biodinamica.
Con Sergio Mambrini, è nata, così, la seguente conversazione-intervista.
- Il “fango nero” di cui parli nel tuo libro, a quale tipologia appartiene? Al fango metafisico, a quello sociale, a quello politico, a quello morale…?
In primo luogo, il Fango è materiale, flaccido ma potente. E’ quello che ha sventrato la valle del Rio Stava e le persone che l’hanno incontrato. Ma è anche Nero come il petrolio, altrettanto devastante nella sua lavorazione e, purtroppo, nel suo abituale utilizzo giornaliero. Sono questi due aspetti del Fango che hanno distrutto molte vite, sovvertendo le relazioni sociali ed economiche della nostra epoca. Stava e Montedison sono equivalenti. Produrre plastica e chimica di base, per un suo massiccio utilizzo nella società, ha processi produttivi e logiche anziendali analoghi a cavare fluorite dalle viscere di una montagna. E’ il Fango delle speculazioni, degli opportunismi individuali, del modello produttivo aggressivo, delle complicità politico-economiche che dispregiano la vita delle persone.
Tuttavia, il Fango che ho descritto nel libro è anche quello biblico. E’ quello del soffio vitale, della nascita o, meglio, della ri-nascita. Sa donare benessere quando siamo capaci d’usarlo per alimentare la vita. Riassumo questo concetto proprio nella breve “Canzonetta da Ridere “ del capitolo “Ridere” quando dico:
“……il riso lo piantiamo
nel fango con la mano………”.
- La storia che racconti nel tuo libro è la storia di un cammino: da dove sei partito e dove pensi di essere arrivato?
Mi fai una domanda difficile. Quando penso al passato, rivedo molte partenze, ognuna con le proprie ragioni. Capire qual è stata la più importante è un po’ come scegliere un figlio tra i figli. Tra l’altro, quando cerco un punto d’inizio, scopro sempre che spesso è situato in un momento di sofferenza, di rabbia o di delusione. Qui entra in gioco la “Memoria”, quella che uso per immagazzinare le informazioni per poi elaborarle e produrre una nuova azione che muterà e trasformerà la mia vita. Ecco il mio segreto: uso la memoria non per ricordare ma per agire. Forse è proprio da qui che sono partito………e spero di non arrivare mai.
In definitiva mi piace camminare, anche se forze oscure, errori, incomprensioni, hanno mantenuto questo cammino sempre in salita. Situazione per me ideale, poiché amo muovermi in montagna, sia a piedi sia in bici. Sogno la vetta, l’aria pura, lo sguardo sugli orizzonti, l’affanno per un traguardo difficile. Sono attratto dall’inaspettato e prediligo la sfida.
Devo ammettere di vivere in un’epoca giusta per questi elementi distintivi della mia personalità.
- Il "fango nero" di cui ci parli è soltanto un pezzo del tuo/nostro passato o una triste metafora del destino che ci stiamo preparando?
Ho scritto questo romanzo con l’intento di scovare le connessioni tra la storia e i fatti che la producono, cercando di ricostruire una parte della memoria collettiva degli anni ‘70/’80. E’ stata una ricerca faticosa e tenace della verità. Quella verità che ha spinto molte migliaia di giovani d’allora a cercare uno stile di vita più libero, più giusto e solidale di quello conformistico del tempo. E’ una storia che non si trova sui libri. Quante parole amichevoli, ma anche ostili… Quante ragioni e quanti torti… Anche lutti, gioie e intense passioni. Nonostante tutto, resto ottimista, anche se, oggi, le coscienze degli italiani sembrano addormentate. Se ho imparato una lezione dal passato, è quella che mi hanno insegnato le povere masse contadine massacrate nella Grande Guerra bianca, i braccianti padani, gli scariolanti e gli operai del ‘900.
Mi hanno detto in coro che il destino lo prepariamo sognando cose belle e irraggiungibili. Anche se restiamo delusi, l’importante è non arrendersi mai.
Sergio Mambrini
Fango nero
Iacobellieditore, 2012, Roma
Fiera del solare USA in Florida. Una “force tranquille” dal Sunshine state.
Dal 10 al 13 settembre 2012, si è svolto l’evento “Solar Power International” presso l’Orange County Convention Center di Orlando, Florida.
L’ appuntamento più importante dell’energia solare negli Stati Uniti, non è stato solo un momento di grande partecipazione delle aziende attive nel paese, ma anche un incontro “culturale”, con aspetti che hanno coinvolto la politica, la geopolitica, l’economia americana e quella dei paesi emergenti, dibattiti sulle motivazioni che spingono alcuni stati verso determinate politiche energetiche e le influenze del contesto legislativo sul mercato.
La pianificazione è stata particolarmente curata e ancora una volta ha mostrato la capacità organizzativa degli americani. Per il nono anno la S.P.I., organizzata da Solar Energy Industries Association (SEIA) e Solar Electric Power Association (SEPA), si è tenuta con successo, ospitando circa 20.000 visitatori e operatori da più di 100 paesi a livello globale.
Gli Stati uniti si stanno affermando come un mercato importante a livello mondiale, anche se i numeri dell’Europa, in termini di MW istallati sono ancora lontani. Ma il settore è in forte crescita ed è altamente probabile che continui il trend di aumento estremamente rapido dei nuovi impianti fotovoltaici.
L’America è ancora all’avanguardia nella tecnologia. La capacità industriale e commerciale è evidente nell’integrazione di politiche industriali nazionali, come il fi
nanziamento delle banche per l’esportazione di prodotti americani, e le interazioni con mercati internazionali.
La fiera ha visto inoltre la partecipazione di un relatore d’eccezione: Bill Clinton.
Definito come keynote speaker, la cui presenza era stata ricercata dagli organizzatori anche negli anni precedenti, l’ex presidente in carica dal 1992 al 2000, è intervenuto il mercoledì 12 nel pomeriggio davanti a una platea gremita e visibilmente emozionata; Clinton ha legato il suo doppio mandato anche ad un periodo assai più sano dell’attuale per ciò che concerne l’economia. Ora è tornato a parlare, in piena campagna elettorale e a poche settimane di distanza dalla Convention Repubblicana che si è tenuta a Tampa, città distante da Orlando solo 130 km. circa.
La Florida. che con i suoi 29 grandi elettori è tra i swing states politicamente più “pesanti”, ha visto così avvicendarsi anche un importante discorso e una presenza di spicco dei democratici, proprio alla fiera del solare.
Il discorso di Clinton è stato particolarmente equilibrato ed ha ricordato agli elettori che spesso i politici, al contrario di quanto si pensi, cercano di orientare effettivamente la loro linea politica nella stessa direzione che tracciano e promettono durante le campagne elettorali, e che quindi é importante ascoltare le loro dichiarazioni per avere una indicazione delle loro intenzioni e delle future scelte politiche.
Si è parlato poi della sfida della globalizzazione e della diversificazione delle fonti energetiche. Clinton si è poi congratulato con la classe imprenditoriale del settore solare per i risultati ottenuti e per la fatica che è stata necessaria per raggiungerli.
Un tale abbraccio, tra politica e fotovoltaico è davvero qualcosa che sembra lontano anni luce dalla situazione di altre nazioni, Italia inclusa. La comunicazione tra imprese e regole, la comprensione, l’empatia e la compartecipazione agli sforzi imprenditoriali da parte di alcune importanti sensibilità politiche, è una delle chiavi della forte crescita del mercato.
Ed è assai probabile che porti a dei risultati molto buoni, sia in termini ecologici, sia in termini industriali ed economici di sviluppo di una filiera, di un indotto, di un circolo virtuoso. E le politiche in vigore, e spesso continuamente migliorate, in alcuni stati, prevedono target di raggiungimento di produzione di energia rinnovabile in per il 2015, 2020 o 2030, percentualmente rilevantissime.
E’ chiaro che il mercato statunitense presenta la sue difficoltà, in un contesto di stati federali, con differenze notevoli all’interno della nazione. Il permitting ad esempio, varia in funzione della dislocazione geografica e ogni Autorità con potere giurisdizionale (AHJ o “Authority Having Jurisdiction”) potrebbe avere una interpretazione diversa di alcuni standard o prevedere attività come ad esempio alcune ispezioni antincendio a volte considerate eccessive, specie per alcuni impianti residenziali. I costi del permitting e delle tasse a volte allontanano nel tempo l’obbiettivo della grid parity.
Difficoltà quindi. Ma quale mercato, quale paese non ne presenta?
Quello che però emerge dal clima della fiera è un ottimismo ragionevole, una sorta di “Force Tranquille” per citare nuovamente (col fortunato slogan di Séguéla usato da Mitterand), il legame tra messaggi, politica ed economia. La consapevolezza di un gruppo di imprese che lavorano incoraggiate dal futuro che stanno costruendo.
Emergono incoraggianti le stime sui nuovi posti di lavoro creati e in arrivo per i nuovi progetti, dalla Florida alla California, dal Colorado allo stato di New York, al Michigan, e via di seguito… New Jersey, Illinois, Ohio, Nebraska, Mississippi.
E progetti enormi si stanno facendo largo su proprietà pubbliche in Arizona, Utah, California…è un’industria americana che si sta facendo.
Forte inoltre la presenza di operatori internazionali che sono arrivati in prevalenza da Europa, Cina e Sud America.
Gli operatori europei erano diversi, tra EPC, fornitori di inverter, di servizi o di componentistica sia dall’Italia (anche nello stand dell’ ICE / “Italian Trade Commission “- e del Ministero dell’ambiente) che dalla Spagna, dal Portogallo e ovviamente dalla Germania, tuttora leader mondiale per numero complessivo di MW installati.
Interessante infatti l’interazione tra il continente attualmente leader come numero di installazioni (l’Europa appunto) e gli USA, che rappresentano un mercato in rapida espansione e che funge anche da traino verso il Sud America.
Un aspetto rilevante dell’evento è stato lo spazio dedicato a una ricchissima agenda di sessioni, seminari e conferenze che hanno toccato temi attuali e vitali per l’industria: dalle attività dedicate alle strategie di mercato a quelle sugli incentivi, dalle tavole rotonde sull’occupazione e il training ai fattori della bancabilità, dagli aspetti legislativi, così legati alla vita del settore, a quelli tecnici sulla stabilità delle reti o sulla manutenzione degli impianti, dai PPA al permitting.
L’anno prossimo la fiera sarà a Chicago, dal 21 al 24 ottobre 2013.
C’è da scommettere che le cifre di nuovi MW installati negli USA, o sostenuti dalle imprese e dalle banche americane anche fuori dagli Stati Uniti, cresceranno notevolmente e che l’economia dell’energia solare americana sarà florida.
Florida come il “sunshine state” che ne ha ospitato quest’anno la celebrazione.
IL PAESE DELLA FOLLIA: UN ESEMPIO DI COME LA BUROCRAZIA UCCIDE L’ITALIA
Scritto da Andrea Segatta
SCONVOLGENTE PERCORSO DI UN TECNICO PER REALIZZARE E FARE INCENTIVARE UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO
Una delle frasi più ricorrenti, in questo periodo di crisi, è che la burocrazia uccide il Paese. Verissimo!
Voglio raccontare, a scopo dimostrativo della coerenza della mia affermazione, un caso reale e concreto di autentica follia, elencando con precisione a cosa va incontro un tecnico per completare l’iter burocratico per la realizzazione e l’incentivazione di un impianto fotovoltaico.
Supponiamo di essere sfortunati al primo passo e che l’edificio dove vogliamo installare l’impianto ricada in tutela paesaggistica o di centro storico. Via con la prima raffica di scartoffie di cui riporto un preciso e dettagliato elenco :
1) modulo di richiesta in funzione dei vari enti
2) estratto mappa catastale
3) estratto prg
4) tavola di progetto
5) relazione tecnica
6) Documentazione fotografica
7) documento di identità del richiedente/i
8) documento di identità del progettista
9) allegato di consenso nel caso di più proprietari.
Presentato il primo “plico” occorre armarsi di santa pazienza e aspettare che la Commissione esamini il progetto nella speranza che venga approvato. Supponiamo di essere stati fortunati ed avere ottenuto l’approvazione “al primo tentativo”. Ora disponiamo dell’autorizzazione della tutela.
Secondo passo del calvario : presentazione della DIA (o altro titolo autorizzativo/abilitativo) in Comune. Anche in questo caso la nostra stampante dovrà darsi da fare: sempre per non essere generico elenco con precisione gli elaborati necessari, premesso che questo aspetto è di competenza comunale e pertanto nella varie zone d’Italia possono esserci delle diversità. Il caso specifico è per la provincia di Trento.
1) modulo dia
2) modulo allegato B (elaborati parte integrante della domanda di concessione / denuncia d'inizio di attività);
3) modulo allegato C (provvedimenti relativi domanda di concessione / denuncia d'inizio di attività)
4) Eventuale parere positivo autorizzazione paesaggistica di cui sopra
5) planimetria di progetto con schema elettrico unifilare
6) relazione tecnica impianto
7) estratto mappa catastale
8) estratto prg
9) documentazione fotografica
10) documento del richiedente
11) documento del progettista
12) quadro sinottico degli elaborati
13) modulo statistica (vero capolavoro burocratico!)
14) comunicazione di inizio lavori (con tutte le scartoffie della ditta DURC, dichiarazione organico ecc)
15) modulo accettazione ditta.
Con una buona parte della risma di carta inserita nella stampante già consumata, proseguiamo e cambiamo “fronte” e iniziamo la maratona della connessione alla rete (più faticosa dei canonici 42.195 km) . Qui occorre fare un distinguo poiché ogni Ente Gestore ha il suo ITER. In Trentino lavorare con SET Distribuzione è abbastanza agevole avendo a che fare con persone che dimostrano disponibilità, capacità e soprattutto buon senso. Ma nel caso si avesse a che fare con ENEL le cose vanno in maniera ben diversa: un vero inferno, senza timore di essere retorici.
Ultimamente avrebbe dovuto essere messa in atto una semplificazione: i portali informatici Internet…. Ebbene, specie nel caso di ENEL, questa si è invece rivelata un’astuta trappola per ostacolare occultamente gli operatori. Il portale è quanto di più inefficiente e ingestibile possa esistere. Diverso per il portale SET che pare ben strutturato e, a parte qualche comprensibile problemino di start-up, funziona bene.
In ogni caso, cercando di uniformare la procedura, diversa appunto da gestore a gestore, l’iter è il seguente 1) Compilazione di modulo dati del cliente
2) Presentazione del progetto
3) Relazione tecnica
4) Dichiarazione di proprietà del tetto da parte dell’aspirante produttore
5) Documenti di identità.
L’Ente distributore risponde con un preventivo di connessione che dovrà essere sottoscritto con l’immancabile modulo. Dopodiché sarà presentata la fattura da pagare, la cui attestazione di pagamento dovrà ovviamente essere caricata sul portale.
Fatto questo inizia la parte più INSIGNIFICANTE del tutto. Realizzare l’impianto!
Una volta concluso questo lavoro assolutamente secondario, il massacro burocratico continua.
Ed ecco una nuova trappola per l’utente : il portale GAUDI!!!! Ovvero il Registro Nazionale degli impianti di produzione. Agli albori del fotovoltaico si chiamava CENSIMP (censimento impianti) ed era una pratica che si espletava in non più di 10 minuti. Ma siccome era troppo facile… hanno reputato necessario complicare e burocratizzare ancora di più le cose! Vediamo allora, sempre per essere precisi e non generici, i passi di questa ennesima pazzia. Prima registrazione sul portale con i soliti dati del cliente che ormai il tecnico conosce già a memoria: il primo risultato è un foglio di attestazione che l’impianto è stato “censito” . Una volta finiva appunto qui, ora no. Occorre, perdendo TANTO tempo rientrare nel portale per vedere se l’Ente Gestore ha “validato” la pratica. Fatto questo il tecnico deve attivare una diavoleria che si chiama UPNR o UPR (Unità produttiva rilevante o non rilevante). Poi deve, in un'altra sezione, andare ad inserire la data in cui l’impianto è stato finito. Ma non finisce qui! Ora il povero tecnico dovrà aspettare che ENEL e TERNA si parlino fra di loro (cosa che appare estremamente difficoltosa) per “abilitare la connessione”. Senza questo “importantissimo e fondamentale” (in senso ironico se non si capisse…..) passaggio, ENEL non va dall’utente a connettere l’impianto. In pratica deve abilitare sé stessa… senza che l’utente possa fare nulla.
Supponiamo di avere scavallato anche questa tappa …. di strada e di carta ne abbiamo ancora da stampare a tonnellate ( con gioia immensa degli energivori…). Passiamo quindi alla comunicazione di fine lavori ENEL….
Ecco la lista dettagliata e vi assicuro che non vi stiamo prendendo in giro: è tutto vero !
1) regolamento di esercizio
2) allegato a al rde - dichiarazione di conformità e verifica dell’impianto di produzione e sistema di protezione di interfaccia + foto autotest inverter
3) allegato b al rde - schema elettrico unifilare
4) allegato c al rde – elenco e recapiti del personale autorizzato
5) allegato d al rde - addendum tecnico al regolamento di esercizio
6) allegato e al rde : scheda sui rischi specifici relativi alle attività ENEL nel punto di connessione
7) allegato f al rde - dichiarazione sostitutiva per inverter ,per delibera aegg 84/2012
8) allegato a al preventivo- accettazione del preventivo – con c.d.i.
9) attestazione di pagamento del preventivo
10) attestazione gaudi ( si proprio lei…quella di prima!!!!)
11) allegato p , comunicazione fine lavori
12) dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di avvio dell’iter autorizzativo
13) relazione tecnica (sopra i 6 kW).
A questo punto , forse, se non abbiamo sbagliato una crocetta o una scritta in uno degli infiniti moduli, che per aumentare il livello di difficoltà vengono modificati con ammirevole e perseverante frequenza, il nostro impianto è connesso alla rete.
Pensate sia finita qui?? No, no.. benvenuti nelle forche Caudine del GSE o ancora peggio delle Agenzie delle dogane (se l’impianto serve anche per autoprodursi l’energia e ha potenza superiore ai 20 kW…. In pratica se fai una cosa giusta devi essere giustamente punito con ulteriori massacri burocratici)
La pratica GSE è davvero un esempio inappuntabile del perché stiamo affondando come Paese… di come questa burocrazia inutile e idiota assorba energie che potrebbero essere usate in maniera più produttiva.
Iniziamo con entrare nel portale (se funziona…..) e registrare utente e impianto. Compilare una scheda tecnica che ha dell’incredibile (ad esempio dobbiamo riportare i numeri di matricola dei contatori di produzione e scambio installati….. ) e altre cosette.
Poi inizia la mattanza dell’inserimento degli allegati elettronici…. Anche qui non vi stiamo prendendo in giro anche se, effettivamente, pare una barzelletta…. Eccoli , numerati, con teutonica precisione:
1) richiesta di concessione tariffe incentivanti
2) certificato antimafia
3) dichiarazione sost. di atto di notorietà con allegato documento di identità
4) scheda tecnica finale d'impianto
5) relazione tecnica (solo impianti p> 6kw)
6) schemi elettrici di sistema
7) elaborati grafici di dettaglio
8) planimetria (solo impianti p> 6kw)
9) 5 fotografie impianto
10) elenco moduli fotovoltaici (ebbene si , numeri di matricola UNO AD UNO)
11) elenco convertitori
12) dichiarazione proprietà immobile
13) autorizzazione alla costruzione dell'impianto
14) dichiarazione del comune attestante la validità del titolo autorizzativo
15) comunicazione codice pod
16) verbali di installazione contatori
17 attestazione gaudi (ancora lei!!! Ormai anche chi legge ci sarà affezionato)
18) certificati di ispezione di fabbrica di moduli ed inverter
19) documento di identità del soggetto responsabile/legale rappresentante.
Ultimamente siccome non bastava…. altri 2-3 certificati dei pannelli ma ve li risparmiamo….
Ma anche con il GSE non è ancora finita…. Nella beata speranza che si ottenga l’agognata “TARIFFA RICONOSCIUTA” e non si incappi nelle più strampalate richieste di integrazioni, occorre ancora burocratizzare la convenzione Conto Energia e Scambio sul Posto (o ritiro dedicato), nel prossimo futuro quella per la tariffa omnicomprensiva. Di questo, per decenza,Vi risparmiamo i vari passaggi.
Se, per caso, il vostro impianto superasse la potenza dei 20 kW dovrete addentrarvi nel simpatico mondo della domanda per officina elettrica. Sarete stufi di elenchi, ma non mi esimo nello scrivere che sono circa 10 documenti. Poi dovrete abilitarvi su un ennesimo portale (qui davvero per riuscirci occorre essere un vero mago informatico tanto che sul mercato ci sono figure professionali che si propongono di fare esclusivamente questo) per comunicare ogni anno l’energia auto consumata.
Occorrerebbe scrivere un libro per snocciolare tutti gli ostacoli che la burocrazia, ideata ad hoc da “utili” enti, crea a tecnici e aspiranti produttori. Per essere ancora precisi un breve elenco : 4 diversi conti energia in due anni!, delibere AEGG, circolari VV.FF, e ultimamente una nuova norma tecnica di connessione, la CEI 0-21, che di tecnico non ha molto, ma è stata emanata ad arte con il principale scopo di ostacolare le connessioni richiedendo l’uso di materiali e dispositivi irreperibili sul mercato (voglio sentire chi si permette di confutare questa affermazione) , con lo scopo di aumentare artificiosamente il costo degli impianti. Tutto questo andando contro la naturale tendenza alla riduzione dei costi che dovrebbe portare un giorno al vero scopo e sogno di chi si dedica al settore: poter realizzare impianti senza incentivazione. Ma questo nostro sogno rappresenta anche l’autentico TERRORE dei possessori delle inquinanti centrali termolettriche (rendimento generale del sistema di produzione poco superiore al 40%... cioè il 60% del potere calorifico del combustibile bruciato e che inquina viene sprecato ) cioè i monopolisti…..
Una domanda ora pare lecita : vi sembra normale tutto questo? Vi sembra logico, civile?
Vi sembra indice di ricerca di competitività? Si sprecano fiumi di parole per incentivare la crescita e ci troviamo di fronte a simili paradossali situazioni?
O… forse, vi è una ferrea volontà da parte di chi perde svariati milioni di euro di guadagni, a causa della produzione di energia da fonti rinnovabili, di “impantanare” il settore con la burocrazia?
Vi pare normale che il responsabile del settore energia del Ministero dello Svilippo Economico sia una persona che ha lavorato anni proprio per ENEL?
Perché invece non si inizia a pensare alla completa riconversione del sistema di produzione di energia elettrica, della rete di distribuzione, sul principio che le centrali dovranno avere il compito di supportare con ampia capacità di modulazione di potenza la produzione da fonti rinnovabili che hanno profili di erogazione non totalmente prevedibili? (anche se sono stati fatti grandi passi avanti su questo).
E’ improponibile per un politico dichiararsi ufficialmente contrario alle Energie Rinnovabili, perché la gente ha capito che un futuro sostenibile passa solo ed esclusivamente attraverso la produzione di energia prodotta da fonti rinnovabili.
E quindi per bloccare tutto, per non fare perdere milioni di euro ai monopolisti dell’energia, ma non perdere nemmeno la propria “facciata” politica si ricorre ad una demenziale e apertamente velenosa burocrazia nella quale si riscontra, inoltre, la totale mancanza di rispetto nei confronti delle competenze dei tecnici abilitati ad esercitare la propria professione.
E’ triste e umiliante dovere riconoscere che purtroppo non vi stiamo raccontando una barzelletta né che si tratti di una lamentela di chi non ha voglia di lavorare….ma, come la storia insegna, le tecnologie migliori alla fine vincono e sarà così anche questa volta. Alla faccia di chi ci vuole male!!!
"Una bella bistecca mi dà la carica", così affermava pubblicamente un noto esponente della sinistra verde teoricamente impegnato in difesa degli animali e dell'ambiente. Questa convinzione è abbastanza diffusa anche tra coloro che fingono di essere vegetariani ma cercano ogni espediente per giustificare "l'impossibilità" di rinunciare alla bistecca, e tra la sofferenza e la morte dell'animale e la "carica" della bistecca scelgono quest'ultima convinti che quel pezzo di cadavere darà loro lo sprint necessario a farli stare più in forma. E' solo il patetico tentativo di giustificare il proprio rifiuto a rinunciare al piacere della gola considerato più importante dell'ingiustizia che produce.
E' altresì vero che chi era abituato a consumare prodotti carnei, e di derivazione animale, se la sua rinuncia non è supportata da una forte motivazione etica o salutistica, l'organismo, intossicato dalla carica adrenalinica, di cui è pregna la carne di una animale che ha subito l'agonia della macellazione, entra in uno stato di astinenza, allo stesso modo di chi è intossicato da caffeina, da fumo o da zucchero industriale. Anche la pasta e il pane generano dipendenza e causano l'identico effetto nell'organismo assuefatto a tali prodotti. Quando i valori glicemici si abbassano il modo più semplice è quello di ingerire altri zuccheri semplici e i valori ritornano nella norma, per poi avere nuovamente la necessità di ingerire altri zuccheri. Però questo genera picchi glicemici che stressano il pancreas; mentre gli zuccheri complessi della frutta danno energia a lungo termine e in un organismo sano non causano mai dannosi sbalzi glicemici.
Allo stesso modo la carne: dà una carica immediata perché alimento adatto agli animali predatori, ma dopo, fa ripiombare l'organismo nello stato di prima con la necessità di dover ingerire nuovamente quell'alimento per non subire calo nello sprint. Si cade in un circolo vizioso che schiavizza e spesso favorisce l'inevitabilmente insorgere di parecchie patologie degenerative. La carne non dà energia, la sottrae. Se l'alimento carneo introduce, per ipotesi, 100 di energia per metabolizzarla e neutralizzarne gi effetti negativi l'organismo ne spende 120. Nel mondo naturale gli animali più forti e resistenti alla fatiche non sono carnivori ma vegetariani ed erbivori. Il leone, carnivoro, ha molta potenza ma in un lasso di tempo ridotto: se non riesce a catturare la preda in pochi balzi resta a digiuno mentre la gazzella, erbivora, potrebbe correre per ore senza stancarsi.
E' molto difficile trovare un soggetto vegan stanco e privo di energia. La carne causa una reazione immediata del sistema al pari delle medicine di sintesi, dando l'illusione di benessere; in sostanza è la reazione di difesa dell'organismo all'introduzione di sostanze estranee riconosciute come dannose che interpreta come aggressori e che assorbono energia vitale: ma è come ritirare continuamente denaro dalla cassa senza effettuare nuovi depositi.
Per liberarsi da questa schiavitù è necessario un minimo di buona volontà: dopo i primi giorni l'organismo si disintossica come dalla droga e non solo non sente più la necessità di questi prodotti ma subentra uno stato di spontaneo rifiuto in cui l'organismo, finalmente libero e tornato al suo stato naturale, tende a rifiutare spontaneamente tutto ciò che lo danneggia e che naturalmente è incompatibile con la nostra vera natura di essere vegani.
"DIMMI COSA MANGI E TI DIRÒ CHI SEI" (Antelme Brillatt-Svarin)
"NON È MOLTO UMANO LO STORNAR GLI OCCHI DAI PATIMENTI ALTRUI
PER NON ESSERE AFFLITTO E TURBATO, PERCHÉ QUEL PENSIERO NON GUASTI I VOSTRI DILETTI". (Giacomo Leopardi)
Wind Power Romania: uno sguardo sul vento che tira dall’Europa dell’Est.
Scritto da Francesco CampusNelle prime settimane di febbraio insolite, e anche suggestive nevicate, hanno stupito nel bene e nel male la cittadinanza di Roma. Tra le cause del gelo correnti fredde di origine siberiana.
Se vogliamo vedere con uno sguardo internazionale i cambiamenti climatici, è forse opportuno anche osservare senza frontiere le contromisure che con energia ed energie differenti si stanno prendendo nei diversi paesi.
Dal 17 al 18 gennaio, ad esempio, il vento dell’Europa dell’Est ha mostrato un'altra prospettiva da cui guardare la “globalizzazione climatica”. Si è tenuta infatti a Bucharest la seconda edizione della più grande conferenza annuale sull’energia eolica della Romania.
L’evento si è svolto all’hotel Marriot ed è stato ottimamente organizzato dalla “Green Power Conferences”, e con il forte e lodevole supporto della Romanian Wind Energy Association (Asociatia Romana pentru Energie Eoliana). Il “Wind Power Romania” ha visto partecipare molti tra i protagonisti del mercato eolico romeno e internazionale.
In un ambiente popolato da imprese e professionisti di diversi paesi europei ed extraeuropei si è delineato un quadro complesso, ma affascinante e promettente sulle basi di un presente già emergente e di un potenziale solido. Gli interventi hanno spaziato dalle descrizioni dello stato dell’arte energetico ed eolico in Romania, alle novità legislative, alle differenti caratteristiche fonti di energia già sfruttate e potenzialmente adottabili nelle varie zone del paese.
Oltre a questo, la conferenza ha offerto numerose opportunità di costruire una rete di nuovi contatti, facilitando la crescita del settore stesso e trasformando – per molti partecipanti - i momenti di relax e le pause caffè, in momenti di stimolante lavoro. Sviluppatori, investitori, fornitori di tecnologia e di servizi, legali, consulenti e manager sembrano cercarsi come in un antico foro romano.
Come sempre al fascino delle tecnologie pulite si associano anche le complicate leggi e i sistemi incentivanti che portano con sé meccanismi di non immediata comprensione e di non facile prevedibilità. La legislazione in materia ha vissuto diverse fasi dal 2008 ad oggi, attraverso l’interazione con Bruxelles, che ha portato dopo una lunga gestazione, all’emanazione di leggi che hanno consentito un maggiore slancio del settore.
L’analisi del sistema dei certificati verdi, emessi in misura diversa a seconda della tecnologia utilizzata (solare, idroelettrica, eolica etc.) e con tempistiche programmate, è solo uno degli aspetti che attirano l’attenzione degli operatori. Secondo le stime del Dipartimento Energia del Ministero dell’ Economia, del Commercio e degli Affari Ambientali, la crescita di installazioni eoliche continuerà a lungo, mentre già oggi rappresenta una percentuale ragguardevole nel panorama delle rinnovabili romene.
E considerata la complessità dei processi tecnico-economico- autorizzativi dei progetti e degli impianti eolici, si deve tener presente che per circa 1000 MW installati (982 MW al 31 dicembre 2011), moltissimi progetti mancheranno, come spesso succede, di alcuni tasselli per avere l’autorizzazione finale, o saranno carenti in alcune parti legali o tecnico – economiche, nell’accuratezza dei diritti reali sui terreni, nell’affidabilità dei dati del vento (che si ripercuote nella difficoltà di finanziamento) e non vedranno la luce; molti altri invece si trasformeranno in impianti allacciati e produttivi, grazie alla costanza e alla diligenza di numerosi professionisti ed aziende. Una sorta di selezione naturale avvolge il mondo dello sviluppo, a volte con risvolti molto faticosi per chi lavora in quest’ambiente.
La potenza eolica complessivamente installata in Romania, è ovviamente inferiore rispetto all’Italia, che ha una potenza eolica installata di circa 6.737 MW, e anche numeri buoni di “nuovo installato” (950 MW nel solo 2011). In Italia, però l’attività di sviluppo eolico è iniziata prima e si è mossa in altro contesto, date anche le grandi differenze storiche, demografiche, industriali ed economiche tra i due paesi; oggi la tenuta numerica del ritmo delle nuove installazioni italiane rispetto al 2010 (nonostante il sorpasso francese), è dovuta sia al dinamismo delle imprese che alla conclusione di iter autorizzativi lunghi diversi anni, cioè alla realizzazione di progetti iniziati negli anni precedenti.
La classifica mondiale odierna della potenza complessiva eolica installata trova al comando la Cina, seguono gli USA, poi Germania, Spagna, India, Francia, Italia e UK. La Romania è oggi in una fase di forte slancio.
Se teniamo in considerazione che la Romania è una nazione di circa 22 milioni di abitanti, quindi con bassa densità di popolazione, e che il potenziale potrà ancora
regalare forti sviluppi, c’è da convenire che l’eolico ha preso piede in tempi relativamente brevi e c’è altra energia pulita in cantiere. Il potenziale installabile è stato secondo alcune fonti valutato tra i 9,2 e i 12,6 GW. Il target è per il 2020 di almeno 4.000 MW. Le capacità di produzione energetica del paese sono tali che si stanno studiando progetti di esportazione dell’energia verso la Turchia.
E’ davvero ragguardevole il balzo in avanti delle nuove installazioni eoliche romene: il numero dei MW installati da fine 2010 (462 MW) a fine 2011 (982 MW), si è più che raddoppiato. La Romania, d’altro canto si è posto come obbiettivo per il 2020 di raggiungere il 24% del consumo di energia da fonti rinnovabili.
Le difficoltà degli sviluppi dei progetti sono anche qui notevoli: identificazione del sito idoneo, studi geotecnici, studi di fattibilità, acquisto o ottenimento dei diritti reali sui terreni, analisi dei vincoli, difficoltà di ottenere la connessione in zone già troppo battute (tra cui le più ventose ovviamente), terreni dall’orografia complessa, strade d’accesso da costruire in zone in cui è difficile operare, accettabilità sociale degli impianti, eventuale turbativa di flussi migratori dell’avifauna, e anche ovviamente permessi dell’aviazione civile, difficoltà nei finanziamenti, rispetto delle scadenze, attenzioni all’inserimento ambientale, costi di costruzione delle infrastrutture elettriche e via discorrendo.
Un capitolo a parte meriterebbe dunque, l’ottenimento dei permessi da ottenere (circa 85), che vanno da quelli per installare gli anemometri a quelli per costruire il parco eolico vero e proprio, e passano per i certificati che attestano lo stato archeologico dell’area interessata, per l’analisi e gli eventuali cambiamenti ai vari piani urbanistici (PUG, PUZ, PUD), il passaggio da zona agricola a zona non agricola, conferenze dei servizi su aspetti ambientali, procedure di rispetto dell’impatto ambientale etc. La soluzione di connessione alla rete presenta a sua volta altre criticità ed è anch’essa, come si suol dire “time consuming”. Eppure la Romania da questo punto di vista presenta una tempistica di autorizzazione migliore di tanti altri paesi europei .
Giganti della progettazione, della costruzione, società professioniste della misurazione del vento, instancabili trouble shooters dei meandri burocratici ed autorizzativi, grandi compagnie produttrici di turbine e aziende attive nel settore delle opere civili e dei lavori elettrici, sono solo alcuni tra i tanti operatori del settore, agguerriti pionieri in quella terra così come in altre. E tutti stiamo indirettamente raccogliendo il frutto del loro lavoro, sotto forma di minori emissioni inquinanti. Le statistiche mostrano come nel secolo in corso l’Unione Europea stia aumentando la quota delle nuove installazioni di fotovoltaico, gas e vento per soddisfare l’aumento della domanda energetica.
A tutte le imprese e a tutte le persone che si battono in questo difficile mondo dell’eolico, con indiretti benefici per noi tutti, e in tutto il mondo “senza frontiere”, auguriamo un grande “in bocca al lupo”.
SCIENZA DELL’ALIMENTAZIONE: MATERIA SCONOSCIUTA AI MEDICI
Scritto da Franco Libero Manco
Tre sono i poteri che condizionano le scelte alimentari delle persone: il medico di base, i media e la religione.
I medici di base non solo non attribuiscono alcuna importanza al tipo di alimentazione consumato dai pazienti ma trascurano l’influenza del cibo sulla salute delle persone. Infatti ad un ammalato non chiedono mai “che cosa hai mangiato”, ma se ha mangiato. La stragrande maggioranza dei medici non hanno la preparazione per dare indicazioni sul tipo di alimentazione necessaria, è una disciplina che non studiano, ma soprattutto non studiano anatomia comparata che indica chiaramente quali siano gli alimenti necessari e compatibili con l’essere umano. I nutrizionisti danno consigli a profusione e spesso contrastanti nel formulare il quantitativo di nutrienti necessari quando basterebbe far riferimento alla dieta stabilita dalla natura per noi esseri fruttariani, vegani, tendenzialmente crudisti, ma soprattutto ignorano o trascurano del tutto l’importanza degli alimenti crudi, come se un organismo vivo avesse lo stesso valore di uno morto. Un altro errore è la meccanica applicazione della tabella LARN i cui parametri oltre ad essere suscettibili di variazione (e riferiti ad un popolo onnivoro) se applicati ai vegani molto probabilmente molte percentuali salterebbero, infatti un organismo sano ha meno necessità di proteine, ferro, calcio…
Negli Stati Uniti, come nella gran parte dell’Europa, non è il Ministero della Salute, né quello della Pubblica Istruzione, né l’OMS, e nemmeno la FAO a produrre programmi di educazione alimentare da adottare nelle scuole e nelle università, ma sono le potenti industrie zootecniche, agroalimentari e chimico-farmaceutiche, insomma gli allevatori di animali, le industrie della carne, i produttori di formaggi, latticini e uova i quali non andranno mai contro i loro stessi interessi. Tali costosi programmi non hanno certo lo scopo di tutelare la salute delle persone ma quello di incrementare la vendita dei loro prodotti, cioè carne, pesce, latticini, uova e farmaci, cioè di quei prodotti universalmente imputati di produrre tutte quelle patologie moderne che stanno portando l’umanità verso la rovina della salute umana. Gli scienziati di queste grandi corporazioni sono pagati per individuare, tra i mille aspetti nefasti di in un prodotto, quell’unico aspetto che potrebbe essere utile, esaltandone le proprietà e indicandolo come necessario.
Nel rivoluzionario libro The China Study (Macro Edizioni) leggiamo che a fornire i materiali didattici per molte università in Usa sono: il Dannon Institute, la Commissione nutrizione produttori di uova, l’Associazione nazionale degli allevatori di bovini, il Consiglio nazionale dei produttori caseari, la Nestlè Clinical Nutrition ed altri ancora. Queste organizzazioni stanno creando programmi di scienza dell’alimentazione che comprende CD-Rom e li distribuiscono gratuitamente a tutte le facoltà di medicina. Alla fine del 2003 centododici facoltà di medicina stavano utilizzando il loro programma didattico. L’industria casearia, oltre ad aver sovvenzionato indagini di ricerca sull’educazione alimentare nelle facoltà di medicina, ha finanziato premi “prestigiosi”. Il dr. Campbell raccomanda: “Non dovete perciò supporre che il vostro medico abbia più competenze in fatto di cibo e salute di quante ne posseggano i vostri vicini di casa e i vostri colleghi. I medici non hanno alcun tipo di formazione in fatto di nutrizione e del suo rapporto con la salute. La formazione dei medici in questa disciplina non è solo inadeguata, ma praticamente inesistente”.
“La ricerca e la medicina accademica non fanno che eseguire le direttive dell’industria farmaceutica; le case farmaceutiche e non i ricercatori stabiliscono l’impianto della ricerca il che permette loro di “addomesticare” lo studio; la casa farmaceutica mantiene il diritto di veto relativamente alla pubblicazione o meno dei risultati e detiene i diritti editoriali su qualunque pubblicazione scientifica risultante la ricerca, la casa farmaceutica ingaggia un’azienda di comunicazione e le affida la stesura dell’articolo scientifico, e poi trova ricercatori disposti ad apporre il proprio nome in qualità di autori dell’articolo a redazione ultimata”.
DALLA QUALITA’ DEL CIBO DIPENDE LA QUALITA’ DELLA VITA
Scritto da Franco Libero MancoPer stare in buona salute non è tanto importante ciò che si mangia quanto ciò che si esclude dalla propria dieta: se non si esclude ciò che danneggia i benefici degli alimenti protettivi vengono neutralizzati dagli alimenti nocivi: carne, pesce, latte, formaggi, latticini, uova e tutto ciò che è trattato, devitaminizzato, demineralizzato, adulterato, conservato, emulsionato, ucciso con le alte temperature della cottura. Le sostanze nutrizionali degli alimenti, perse nella lavorazione o uccise con il fuoco, vengono sottratte all’organismo generando carenze nutrizionali.
I giovani usano guardare alla condizione di salute, in genere precaria, delle persone anziane con una certa commiserazione convinti che loro, oggi forti e pieni di vigore, non saranno domani soggetti alle medesime malattie. Ma la salute è una condizione temporanea, occorre conservarsela quando la si possiede: senza un appropriato stile di vita ed una giusta e corretta alimentazione da anziani, tutti, salvo casi eccezionali, saremo soggetti alle medesime patologie. Anzi, le ultime generazioni essendo alimentate fin dall’infanzia con prodotti raffinati, inadatti e innaturali risultano essere sostanzialmente più deboli delle generazioni precedenti e quindi più vulnerabili verso le malattie tipiche della società moderna occidentale.
Se consideriamo una comunità di animali di qualunque specie, di qualunque età e di qualunque dimensione corporea e la paragoniamo con un’altrettanta comunità di esseri umani ci accorgeremo che mentre un cospicuo numero di questi ultimi è malaticcio, infermo e dolorante, gli animali (dal cucciolo all’animale più anziano) sono in ottima salute e in grado di correre dando filo da torcere a qualunque predatore: cosa che quasi nessun essere umano anziano sarebbe in grado di fare.
Gli animali nel loro ambiente naturale non si ammalano che raramente mentre l’uomo è flagellato da migliaia di differenti malattie: ipertensione, diabete, cardiopatie, tumori, allergie, obesità, osteoporosi, artrosi, artriti, ictus, depressione ecc. Tutte malattie di cui gli animali risultano immuni, eccetto alcuni animali domestici da noi costretti a nutrirsi con cibi a loro inadatti. Non solo. In genere i mammiferi vivono 7 volte il loro periodo di sviluppo, di conseguenza noi dovremmo vivere 130-140 anni: l’alimentazione onnivora ci ruba 50 anni di vita.
Mentre l’uomo mangia di tutto, cibi incompatibili tra loro, inquinati, denaturati con la cottura, gli animali, nutrendosi con il cibo per il quale il loro organismo è predisposto, risultano esenti dalla peggiori malattie tipiche dal cattivo stile di vita dell’uomo. L’uomo moderno muore di denutrizione nonostante mangi almeno 3 volte più del suo necessario. Solo in Italia si contano 10 milioni di ammalati cronici e nel mondo vi sono 650 milioni di esseri umani invalidi.
Il nostro organismo è costituito da ciò che ingeriamo con il cibo e la qualità della nostra stessa vita dipende da cosa introduciamo nel nostro stomaco attraverso gli alimenti solidi, i liquidi e l’aria che respiriamo: l’acqua è cibo liquido, l’aria è cibo invisibile. E’ forse il nostro corpo un forno alchemico capace di trasformare in vita ciò che è morto? Può forse una sostanza morta dare vita e vigore? Può forse il nostro stomaco trasformare in profumo ciò che è puzzolente, trasformare in gioia un prodotto intriso di dolore, in salute ciò che è ammalato? Un cibo inquinato non può che inquinare il corpo e se il corpo è intossicato non può generare pensieri positivi e armonici. Se la mente e il corpo sono contaminati può forse la coscienza essere illuminata e lo spirito elevato?
La vita di qualunque essere vivente, animale e vegetale, dipende da cosa si alimenta. Dalla qualità del terreno e dell’acqua che lo nutre dipende il vigore, la longevità e la bellezza dell’albero: troppa acqua può farlo morire, ma poca acqua lo porta ad avvizzire. La stabilità, la durata e la conservazione di un edificio dipende dalla qualità del materiale che è stato utilizzato per costruirlo, ma anche dal modo in cui è stato costruito. Per questo non basta nutrirsi con il cibo più adatto occorre evitare combinazioni inadeguate.
Dunque la qualità della vita dipende da ciò che entra a formare il nostro organismo. Se ciò che mangiamo è inadatto, impuro, eccessivo o carente la nostra vita rispecchia fedelmente la qualità del cibo ingerito. La stessa mente produce pensieri puri o impuri a seconda del cibo ingerito e la nostra stessa coscienza è condizionata dalla qualità del cibo: un cibo adatto agli animali predatori (la carne) non può generare impulsi di pace, di tolleranza e disponibilità verso il prossimo. Se ci alimentiamo come le tigri avremo pensieri predatori e soprattutto non avremo come la tigre la sensibilità del cuore verso le vittime del nostro egoismo: ciò che mangiamo è in grado di influire notevolmente sulla nostra salute fisica, sull’equilibrio mentale e sulla sfera morale e spirituale dell’individuo.
Il cibo è in grado di guarirci o di farci ammalare. Pensiamo a quale tragedia è subire una malattia invalidante. La malattia condiziona il nostro lavoro, la vita familiare, i rapporti sociali, le nostre risorse umane e finanziarie: la stessa vita perde di valore. Un individuo ammalato è altamente vulnerabile; un popolo di ammalati è un popolo debole; un animale ammalato è facile preda di animali più forti.
La medicina convenzionale attraverso le sue slegate branche specialistiche non va alle radici del problema che genera la malattia; trascura la causa perché non considera l’uomo nella sua interezza, in tutte le sue componenti fisiche, energetiche, emotive e mentali, mentre la medicina olistica e psicosomatica hanno dimostrato che corpo e mente si influenzano reciprocamente generando salute o malattia. E’ stata ampiamente dimostrata la correlazione tra organi ammalati e conflitti psicologici, malattia fisica come conseguenza di blocchi energetici causati da conflitti psicologici. La sofferenza psicologica e la malattia fisica altro non sono che messaggi dell’anima che ci avvisa di un blocco energetico nel nostro cammino evolutivo, di una prova che non abbiamo superato per realizzare noi stessi.
Scopo della cultura universalista è quello di rendere l’uomo medico di se stesso, responsabile del suo stesso destino, svincolato dai dogmi della cultura medica sintomatologica. In noi stessi e nel nostro modo di vivere si cela la risposta ad ogni quesito che può consentirci di raggiungere il benessere integrale. Ma nessuna vera guarigione è possibile senza lo sviluppo armonico e bilanciato delle 4 componenti fondamentali dell’essere: il corpo, la mente, la coscienza e lo spirito.
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