flag_rotate-03flag_rotate-02flag_rotate-13flag_rotate-12flag_rotate-09
Cinema - teatro

Cinema - teatro


Jolanda Dolce


Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Liberamente ispirata all’omonimo racconto di Henry James, la pièce: “Gli amici degli amici” si snoda in un’ ambientazione raffinata, mondana, romantica nell’adattamento teatrale di Franca de Angelis. Il racconto che ha ispirato lo spettacolo è del 1895, anno in cui nasce la psicoanalisi, e prendendo spunto da questa data vuole sottolineare il passaggio tra i due secoli, tra un mondo che fatica a mettere da parte la fede nel sovrannaturale, e un altro che incalza e impone con prepotenza le leggi della psicologia, ma senza riuscirvi sino in fondo. Ma i fantasmi evocati da Olivia la protagonista, sono un’illusione frutto della sua mente turbata, o esistono davvero? Naturale e sovrannaturale qui si compenetrano. La vicenda si snoda nell’arco di tredici anni. A Londra, nel 1895, Olivia e Bernard si incontrano a una festa e sembrano attratti a prima vista. Arrivati però alla soglia delle nozze, Olivia dubita, sopraffatta dalla gelosia per April, un’amica che morirà all’improvviso. Si tratta della sua amica del cuore, che Olivia avrebbe cercato di presentare ufficialmente a Bernard senza mai riuscirvi, perché il caso ne avrebbe ostacolato sempre l’intento. Nel 1908 Olivia, in balìa della depressione e perseguitata dai fantasmi, si rivolge a Meyer, uno psicoanalista…
Lunedì 08 Aprile 2013 01:18

IL FIGLIO DELL’ALTRA

Scritto da Roberto Fantini
                                 Uno splendido film di Lorraine Lévy che, nella cornice del conflitto israelo-palestinese, riesce a parlare il linguaggio della speranza     Perché siamo quello che siamo e cos’è che ci fa essere quello che siamo? Quanto siamo noi a scegliere del nostro cammino in questo mondo, e quanto, invece, le persone che, in esso, ci hanno accolti portandoci mano per mano, giorno dopo giorno? E se fossimo nati nella casa accanto, nel paese accanto, tutto sarebbe stato diverso, noi stessi saremmo altri da noi, ovvero non saremmo “noi”? E se i nostri genitori fossero stati di un altro credo, di un altro popolo, noi, ora, cosa saremmo? E se fossimo stati allevati da genitori non nostri, chi sarebbero i nostri genitori e noi di chi saremmo i figli? E le identità culturali che cosa sono? Sono l’anima di ciò che siamo o soltanto un mero rivestimento … un vascello per navigare lontano o una gabbia per impedirci di volare? Ed è possibile possedere più identità, sommarle in sé, mescolarle, intrecciarle insieme … o l’una esclude inesorabilmente l’altra in maniera gelosa e possessiva? E, infine, esiste una via che possa condurci a ridere dei nostri dogmi, a mettere fra parentesi…
Sembra che in questi ultimi due anni si sia quasi innescata una gara fra i grandi del cinema per regalarci la delusione più dolorosa. Ovviamente, tutti noi siamo le vittime di questo insolito accanimento. E così, dopo il barocchismo trucido di Prometheus di Ridley Scott e la scialba rapsodia di stereotipi di To Rome with Love di Woody Allen, eccoci approdati all'ultima opera di Pedro Almodòvar, Gli amanti passeggeri. Fare di peggio degli eminenti colleghi non era certo impresa da poco, ma il regista spagnolo è riuscito a sbaragliarli agilmente, raggiungendo risultati veramente ardui da definire, tanta è la fastidiosa insignificanza che li caratterizza. Ora, si tratterà di attendere per verificare se qualcuno vorrà raccogliere la titanica sfida. Il film, si suppone, dovrebbe risultare divertente. In realtà, il troppo ingenuo spettatore si ritrova sommerso da una sarabanda di banalità goffamente condite con volgarità insipida e grossolana. E, visto che siamo sempre in aereo, fra piloti, hostess e passeggeri, viene spontaneo rimpiangere anche il peggior episodio del nostrano Piloti, inneggiando a Max Tortora e ad Enrico Bertolino come a due comici inarrivabili. Ma la cosa che più dispiace è l'essere costretti a constatare come una persona indubbiamente di grande sensibilità e…
Vincenzo Zingaro ripropone la celebre commedia mettendo in evidenza che la pace può essere solo frutto di un forte e quotidiano impegno nonché di una cultura del dialogo, del confronto e dell’ascolto In occasione del 20° anniversario della sua fondazione la compagnia Castalia riporta in scena la sua storica edizione che venne rappresentata nel lontano 2003. Nella Pace di Aristofane, il protagonista è un anziano contadino ateniese, Trigeo, il quale, stanco delle devastazioni della guerra decide di recarsi personalmente da Zeus per pregarlo di metter fine al flagello. Preso uno scarafaggio stercorario alato, giunse, con enormi difficoltà, alla dimora celeste dove però trovò solo Ermes: gli dei si erano recati in un altro luogo, stanchi dei Greci così litigiosi. Era rimasto solo Polemo (guerra), che aveva imprigionato Pace. Trigeo venne a sapere che Brasida e Cleone, i massimi fautori della guerra, erano morti, e per questo chiamò a raccolta i Greci, annunciandogli che era un momento favorevole per liberare Pace. Con un po' di fatica e con l’aiuto di alcuni contadini, riescono a liberare Pace e con lei anche Opora (la stagione dei frutti). Alla fine Trigeo sposerà Opora. La gioia della pace ritrovata coinvolge anche Aristofane che illude anche…
Domenica 20 Gennaio 2013 09:41

In darkness

Scritto da Jolanda Dolce
Uscirà nei cinema il 24 gennaio. L’oscurità: metafora del popolo ebraico durante l’occupazione nazista. “ In darkness “ non è il solito film sull’Olocausto, è una drammatica storia di personaggi comuni ma intensi. Di coproduzione tedesca e polacca, il film è diretto da Agnieszka Holland, regista di Varsavia che vanta collaborazioni con Andrzej Wajda, suo mentore. Il soggetto è tratto da un libro scritto da Robert Marshall, intitolato “Nelle fogne di Lvov” (In the Sewers of Lvov). Il racconto è tratto da una storia vera alla quale sono stati aggiunti altri particolari di pura invenzione. L’ambientazione si svolge a Leopoli (Lvov), in Ucraina, nel 1943, durante la seconda guerra mondiale. A quel tempo la città apparteneva alla confinante Polonia. I protagonisti sono dei perfetti sconosciuti ed anche il protagonista principale è un eroe imperfetto. Ma la storia è straordinaria ed avvincente proprio per questo. Perché proprio da personaggi così comuni l’autore è riuscito ad estrarre una forte drammaticità che la regista ha saputo realizzare in modo magistrale. La scelta linguistica voluta dalla Holland rispecchia il carattere del luogo dove si svolge la storia: una zona di confine, crocevia di territori, razze, lingue e dialetti, religioni e culture. Per cui si…
    Si apre la stagione 2013 del teatro dell’opera di Roma col Simon Boccanegra, Doge della città di Genova, che muore avvelenato dal suo migliore e più fedele cortigiano poichè ha contrastato l’amore che costui, Paolo Albiani, nutre per sua figlia Amelia. La giovane, che è cresciuta lontana dal padre, orfana della sfortunata Maria, amatissima da Simone, è a sua volta innamorata di Gabriele Adorno, aristocratico che sposa la causa del popolo genovese e che vuole la caduta del doge considerato un tiranno. In punto di morte Simon Boccanegra condanna il cattivo e infedele cortigiano Paolo e designa il giovane Adorno, adorato dalla sua diletta figlia, alla sua successione. Sarà il nuovo doge e duce di Genova, repubblica marinara del 1300. I motivi per cui Muti, direttore artistico dell’Opera, abbia scelto questa complessa opera Verdiana, che non è tra le più popolari, sono probabilmente due: il motivo storico della coincidenza con il 150esimo dall’unità d’Italia, per cui non poteva mancare un'opera seppur minore di Verdi, eroe nazionale al pari di Garibaldi, e il motivo musicale, probabilmente il vero della scelta. L'opera non ha melodie facili, volte a compiacere il pubblico, ma è rappresentativa dell’intero arco della produzione del compositore…
Mercoledì 21 Novembre 2012 13:00

E la chiamano estate

Scritto da Pietro Giuliani
Regia di Paolo Franchi con Isabella Ferrari, Jean-Mark Barr, Luca Argentero, Filippo Nigro, Eva Riccobono, Anita Kravos, Jan-Pierre Lorit, Christian Burruano                                               Meritato premio alla regia del Film Festival di Roma 2012. Bello, attualissimo, potrebbe essere la storia della coppia della porta accanto. Sono cose di cui sentiamo tutti i giorni. Ormai siamo abituati, succede nei rapporti che sembrano più solidi sotto, invece, serpeggia un male oscuro; e’ qualcosa di impalpabile che si sostituisce a quello che ci si aspetterebbe da due persone che hanno cominciato bene la loro storia, che hanno continuato bene, ammirati da tutti. L’amore c’era ma si è interrotto, lo ha fatto ammalare qualcosa che uno dei due si porta dentro e che emerge dal profondo dal passato. E’quanto accade ai due protagonisti. Dino è un marito perfetto, un professionista stimato ma è schiavo di una doppia vita, intrisa di vizio e di perversione. Pur amando teneramente la bella moglie Anna con cui però non può avere nulla di fisico, il suo è solo sentimento allo stato puro. Tutto ciò che è sporco e bestiale lo realizza fuori casa nei posti più abietti che si possa immaginare cacciandosi in situazioni al limite. Non e’ una…
Leggermente sotto tono, quest’anno, il Festival: meno file, meno personaggi, meno intrattenimenti mondani , maggiore flessibilità nell’accesso alle sale, in caso si arrivasse in ritardo, meno maschere di vigilanza all’interno delle sale stesse. Non ci sono state più le estenuanti file per conquistare un posto nella sala Santa Cecilia, che per quest’anno è stata eliminata come luogo di proiezioni. Cosimo e Nicole, film indipendente italiano della sezione Prospettive Italia, di Francesco Amato, con Riccardo Scamarcio, Clara Ponsot e Paolo Sassanelli, racconta di una storia d’amore di due giovani che si conoscono a Genova , in occasione degli scontri del G8. Lui è italiano e lei è francese. Per non separarsi, i due decidono di tornare nella città e lavorare per un amico che organizza concerti. E’ il solito film dalla parte degli immigrati clandestini, dei derelitti e dei delinquenti. Passare il confine di nascosto, uccidere per avere un lavoro, mentire senza ritegno. Il tutto nell’ ambito di una giustizia che sembra andare al contrario delle persone umane. Se uccidi trovi un lavoro, se picchi un pubblico ufficiale e dichiari il falso, ti fai due anni, poi esci e la tua vita riprende alla grande. Dov’è la proporzione, ma soprattutto, dove…
Lunedì 29 Ottobre 2012 09:33

GLI OBLIVION ALLA SALA UMBERTO A ROMA

Scritto da Jolanda Dolce
  Gli Oblivion sono in questi giorni in tournèe a Roma con lo spettacolo: “Oblivion show 2.0: Il Sussidiario”. Sono cinque ragazzi fantastici (Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli), musicisti provetti, mattacchioni irriverenti che creano esilaranti spettacoli di comicità. Hanno iniziato la loro carriera giovanissimi e sono insieme da dieci anni. Giunti al terzo anno della loro esperienza teatrale, con   “ Il Sussisidiario”, gli Oblivion continuano ad entusiasmare il pubblico con la loro sorprendente capacità scenica, vocale ed interpretativa. Le musiche sono di Lorenzo Scuda e i testi di Lorenzo Scuda e Davide Calabrese e la regia è di Gioele Dix. Il loro stile è un misto di cabaret, caffè chantant, satira e musical. La loro satira è sempre garbata ma non per questo meno efficace. Il linguaggio è la loro forza: tagliuzzato, ricucito, riciclato, forma sempre in un percorso musicale chiaro, articolato, ma orecchiabile e di facile fruizione. Tagliano, mischiano e stravolgono i testi delle canzoni, intrecciando parole e musica in divertenti gags con slanci di satira. La loro bravura sta nel saper giocare con il tempo, la ritmica, la metrica, le parole e anche dei difficili scioglilingua: il tutto messo sapientemente in musica,…
“Paradies glaube” è un film tedesco in concorso, di Ulrich Seidl, ambientato in Austria. La protagonista, Anna Maria (Maria Hofstaetter) è una donna perfettamente studiata ed adatta alla parte. Una donna un po’ matura, poco curata, bruttina e poco attraente, che lavora in ospedale e che passa il tempo libero nel voler convincere più gente possibile a comportarsi in modo religioso, ritenendo peccaminoso ogni contatto tra uomini e donne. Utilizzando il sistema del porta a porta entra nelle case con una statuetta della Madonna ed invita le persone a pregare. Naturalmente non sempre la cosa le riesce. Il film, pur sembrando ripetitivo e con pochi dialoghi, si colora ogni tanto di humour e di scene grottesche. La più brutta espiazione che la bigotta protagonista deve affrontare, poi, è il ritorno di un marito musulmano, per giunta paralitico e costretto su una sedia a rotelle, che le fa molti dispetti. Premesso che non è dato allo spettatore di sapere come e perché una persona così cattolica abbia potuto sposare in passato uno straniero musulmano, aldilà del dramma interiore di Anna Maria, le situazioni, pur con un fondo drammatico, vengono rappresentate con un simpatico umorismo. Tuttavia il film, ch in definitiva tratta…
Inizio
Prec.
1
Pagina 1 di 13

ggf

storieslogo1

gg

matteobarale logo212

 

da
italia