App.ti culturali
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Elena Sidoni
 
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Mercoledì 15 Maggio 2013 18:02
Germoglio della Santa Sede a Venezia, la prima volta del Vaticano alla Biennale
Scritto da Elena Sidoni
Presentato presso la Sala Stampa della Santa Sede, il padiglione del Vaticano alla 55° edizione della Biennale di Venezia, 1 giugno – 24 novembre 2013. Il Cardinale Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha paragonato ad un germoglio, questa prima presenza. Il germoglio di una pianta che stenta un po’ a crescere, ma che ha radici solide in profondità. Si tratta del dialogo tra religione e arte contemporanea. Dialogo ricucito da Paolo VI e approdato alla fondazione della collezione di arte contemporanea in Vaticano nel 1973. Continuato con Benedetto XVI il 21 novembre 2009 con l’incontro in Cappella Sistina con gli artisti e con le sessanta opere ricevute in dono, in occasione del sessantesimo del sacerdozio nel 2012. Proseguirà, forse, anche con Papa Francesco con la partecipazione all’Expo Milano 2015, del resto, la Santa Sede ha sempre preso parte alle esposizioni universali, come ha sottolineato sempre il Cardinale Ravasi. La premessa di rito in apertura del discorso è la distinzione tra arte religiosa e arte liturgica. La prima si può prestare ad un intento catechetico con un approccio più generalista e razionale. Anche l’artista vi è coinvolto in modo più esteriore. La seconda invece riguarda il singolo e, specificatamente,…
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Domenica 12 Maggio 2013 19:41
55. Esposizione Internazionale d’Arte, Biennale di Venezia
Scritto da Patrizia Grandis
La 55. Esposizione Internazionale d’Arte si svolgerà dal 1° giugno al 24 novembre prossimi nelle sedi storiche dei Giardini e all’Arsenale, nonchè in vari luoghi di Venezia. Saranno 48 gli eventi collaterali all'Esposizione ammessi dal curatore e promossi da enti e istituzioni nazionali e internazionali senza fini di lucro. Il titolo scelto dal curatore Massimiliano Gioni per la 55. Esposizione Internazionale d’Arte è: Il Palazzo Enciclopedico. Il curatore ha introdotto la scelta del tema evocando l’artista auto-didatta italo-americano Marino Auriti che “il 16 novembre 1955 depositava presso l’ufficio brevetti statunitense i progetti per il suo Palazzo Enciclopedico, un museo immaginario che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell’umanità, collezionando le più grandi scoperte del genere umano, dalla ruota al satellite. L’impresa di Auriti rimase naturalmente incompiuta, ma il sogno di una conoscenza universale e totalizzante attraversa la storia dell’arte e dell’umanità e accumuna personaggi eccentrici come Auriti a molti artisti, scrittori, scienziati e profeti visionari che hanno cercato – spesso invano – di costruire un’immagine del mondo capace di sintetizzarne l’infinita varietà e ricchezza.” La Mostra Il Palazzo Enciclopedico formerà un unico percorso espositivo che si articolerà dal Padiglione Centrale dei Giardini all’Arsenale, con opere che spaziano dall’inizio…
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Venerdì 03 Maggio 2013 14:47
Perugia: Al Nobile Collegio del Cambio Raffaello e il Sassoferrato saranno ospiti di Perugino
Scritto da Elena Sidoni
Presentata a Perugia la mostra Raffaello e Perugino. Modelli nobili per Sassoferrato a Perugia, che si terrà dal 22 giugno al 20 ottobre 2013 al Nobile Collegio del Cambio. La corporazione dei cambiavalute a metà del ‘500 stabilì la propria sede all’interno del Palazzo dei Priori, nell’ala che si affaccia su Corso Vannucci nel cuore di Perugia. Tre e interamente decorati, sono gli ambienti che competono all’arte. Il vestibolo o sala dei Legisti è occupato ai lati dai banconi barocchi intagliati da Giampietro Zuccari e aiuti tra il 1615 e il 1621, mentre sul fondo si trova il banco del Collegio dei legisti del Cambio. La sala dell’Udienza presenta anch’essa bancali lignei su tre lati, compreso il Tribunale con la Giustizia in terracotta attribuita a Benedetto da Maiano, nella nicchia. Le pareti, affrescate dal Perugino tra il 1498 e il 1500, rappresentano il capolavoro del maestro umbro, che, conscio dell’impresa compiuta, vi si è ritratto su un pilastro. Al pittore oltre all’iscrizione celebrativa è stata dedicata, in seguito, anche l’intestazione della strada principale della città, Corso Vannucci, appunto, da Pietro Vannucci detto il Perugino. Il programma iconografico, ideato dall’umanista Francesco Maturanzio, guida l’uomo alla conquista della perfezione attraverso le antiche…
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Martedì 30 Aprile 2013 17:58
Presentazione in anteprima a Roma di tre mostre veneziane
Scritto da Elena Sidoni
Sono state presentate a Roma, alla presenza del Ministro (uscente) dei Beni Culturali Ornaghi, tre mostre che avranno luogo a Venezia. Gli eventi vedono la collaborazione della Soprintendenza per il Polo Museale Veneziano con i privati. La conferenza è stata anche occasione per un aggiornamento sullo stato dei restauri, riguardanti questa sorta di museo a cielo aperto, costituito dall’intera città di Venezia, così si giustifica la presentazione a livello istituzionale e ministeriale. Alla Ca’ d’Oro, la mostra Da Giorgio Franchetti a Giorgio Franchetti, si svolgerà dal 30 maggio al 24 novembre 2013, in contemporanea con la Biennale. Attraverso i due collezionisti, nonno e nipote, si propone il dialogo tra arte antica e contemporanea. La sede, tardogotica “casa-fondaco”, realizzata tra il 1442 e il 1440 dal mercante Marino Contarini, è uno degli edifici più suggestivi, tra quelli che si affacciano sul Canal Grande. Acquistata da Giorgio Franchetti senior nel 1894, è donata nel 1916 allo stato. Quest’ultimo ne continua la destinazione museale con l’acquisto di Palazzo Duodo e aprendo al pubblico la Galleria nel 1927. Il cuore della collezione, in tutti i sensi, è rappresentato dalla cosiddetta Cappella del Mantegna, spazio ideato da Franchetti stesso, per accogliere il S. Sebastiano,…
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Per molti il museo è un posto noioso, statico, vecchio. Un contenitore di oggetti che tagliati fuori dai loro mondi d'origine non siamo più in grado di comprendere. In realtà l'istituzione museo nasce come luogo di conservazione e di raccolta. Proprio la funzione educativa stimola la necessità di continui aggiornamenti delle collezioni. I Musei Vaticani sono famosi soprattutto per i capolavori di arte antica e rinascimentale che contengono. Fu papa Paolo VI a riannodare il dialogo, ormai interrotto, con l'arte contemporanea, nel 1973 con l'istituzione della collezione di arte religiosa moderna. Questa, non comprende un fondo fotografico. Eppure nella Galleria dei Candelabri, sulla volta decorata a fine '800 per volere di papa Leone XIII, dove sono rappresentate tutte le arti, compare anche la fotografia. Nata ufficialmente a Parigi nel 1839, una cinquantina di anni dopo ai Musei Vaticani, già compare nell'acquisita veste di nuova arte. L'istituzione pontificia ha deciso di ovviare alla mancanza di una collezione fotografica, non con delle acquisizioni, ma commissionando ad un gruppo scelto di fotografi, opere che coinvolgessero i Musei stessi, riprendendo così una tradizione di committenza. Il progetto è stato presentato in occasione di uno degli incontri del ciclo Il giovedi dei Musei, conferenze…
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Riscoprire una forma di spettacolo un po’ dimenticata significa valorizzare la tradizione artistica più genuina per arrivare alle nostre radici più autentiche: stiamo parlando dei burattini. Solo a partire dalla fine del XVIII secolo in Italia si cominciano ad avere notizie della diffusione del teatro dei burattini. Fin dal Cinquecento, la presenza dei burattini è testimoniata nelle piazze e nei mercati, a fianco degli altri mestieri sia come spettacolo autonomo sia come accompagnamento di ciarlatani e venditori ambulanti. Ma i burattini sono documentati già nell'antica Grecia all'epoca della Repubblica di Platone. Con la caduta dell'impero romano i burattinai portano i loro spettacoli nelle chiese ma soprattutto nelle fiere e nei mercati di tutto il continente. Il medioevo è documentato purtroppo solo in quattro codici miniati e nel periodo della controriforma, come le marionette, anche i burattinai sono costretti a lasciare l'Italia emigrando in tutta Europa. Nasce in questo periodo un importante ciclo drammaturgico del Teatro dei Burattini in Italia: i burattinai assumono infatti molti caratteri, maschere e scenari dai loro "vicini di banco", i Commedianti all'Improvviso. Anzi, da allora, il termine più diffuso (a fianco di capoccielli, fracurradi, fantoccini, magatelli, ecc.) diventa quello di "burattino", tratto dall'omonimo e celebre Zanni…
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Venerdì 12 Aprile 2013 12:46
1700 anni dall’Editto di Milano, l’imperatore Costantino al Colosseo
Scritto da Elena Sidoni
In occasione dei 1700 anni dell'emanazione dell'editto di Milano, che conferiva libertà di culto ai cristiani dopo dieci grandi persecuzioni, arriva al Colosseo, dopo la tappa milanese, la mostra dedicata a Costantino. La prima sezione ricostruisce la biografia dell'imperatore, le sculture ci restituiscono i volti dei protagonisti. E' la madre Elena, imperatrice e santa, che accoglie i visitatori, seduta in trono, con le gambe distese in avanti, rilassata, serena e, allo stesso tempo, regale e sicura. L'aspetto religioso si dipana in diverse sezioni. Una è dedicata al Chrismon, il simbolo adottato da Costantino dopo il sogno premonitore e la conseguente vittoria su Massenzio nel segno della croce. Le due lettere iniziali del nome di Cristo in greco, la chi e la rho sono sovrapposte ed inscritte in un cerchio. Anche le armi e il Labarum, lo stendardo dell’esercito, recavano il “segno salvifico”. Sono poi alcuni sarcofagi paleocristiani a rendere conto dello sviluppo del pensiero teologico, trasponendo in figura episodi biblici. Tra gli oggetti testimoni della tolleranza verso gli altri culti contemporanei, spicca il rilievo mitraico dal Museo Nazionale Romano con ampie tracce di policromia, il volto del dio Mitra è completamente dorato. Una sezione è dedicata agli edifici religiosi eretti…
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Le Piccole Cose, che poi tanto piccole non sono visto che si parla di vita nel senso più ampio del termine, affrontando temi come l’amore, i tradimenti, il condizionamento e l’ingerenza dei mass media, i pregiudizi, le fobie, la precarietà stessa dell’esistenza, vengono trattati in questo spettacolo in modo ironico, graffiante e mai banale. Con un ritmo crescente che coinvolge lo spettatore, si ride e al contempo si riflette, mentre c’è chi osserva gli accadimenti terreni da un’altra dimensione. Una scenografia minimalista ma funzionale, fa da cornice alle diverse situazioni paradossali che si trovano a vivere i personaggi, bizzarri e stralunati, ma cinicamente “veri”, che si alternano sul palco, magistralmente interpretati dai tre attori della Compagnia Hoff: Daniela Amato, Paolo Camilli e Francesco Falabella. Con un occhio attento ai dettagli, la regia di Daniela Amato armonizza sapientemente la complessità dei diversi quadri di cui si compone lo spettacolo. Un finale a sorpresa…illumina le coscienze. “Le Piccole Cose”, dal 9 al 14 Aprile – Teatro Lo Spazio di Via Locri 42/44 Roma Info e prenotazioni: 06 77076486 –
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Martedì 09 Aprile 2013 16:05
Terni - Il Neorealismo di Indra Krecere - L’arte del bello
Scritto da Gabriele Garagnani
L’immagine si riappropria della natura e del paesaggio. La natura infonde il senso della bellezza, dell’armonia e del sogno. Nelle opere di Indra Krecere si avverte che il ritorno al figurativo è essenzialmente espressione profonda di una ricerca in grado di riportare al centro dell’universo l’uomo e la vita. La fine delle ideologie e con essa il parziale superamento dell’attività artistica intesa come esaltazione della sperimentazione e dell’utilizzo di materiali “innovativi” (dalla plastica ai sacchi, dalla gommapiuma al cemento), ha riportato l’orologio della pittura indietro nel tempo. Si tratta non tanto di una rivisitazione del passato, quanto di una sorta di debita riappropriazione del vasto patrimonio artistico e culturale, nonché della straordinaria tradizione europea, che fa capo agli impressionisti di fine Ottocento. Indra Krecere si ricollega alla tradizione del realismo, che ebbe grande sviluppo anche in Russia – e in modo del tutto indipendente rispetto alla Francia – con artisti di grande spessore quali Grabar, Polenov, Serov e Vasiliev o come l’ucraino Kuindzi. Anche nel suo caso, la pittura svolge un’azione “pedagogica”: diviene cioè fusione tra la tradizione europea di fine Ottocento e primi Novecento, con la modernità passata attraverso la lezione impartita dal cubismo, dal futurismo, dall’astrattismo, dalla pop…
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Il quarto centenario della morte ha legittimamente dato libero sfogo alla Caravaggio-mania. Le celebrazioni sono state occasione di indagini a tutto campo sugli aspetti che, da subito, tra i suoi stessi contemporanei, sono entrati a far parte del mito del “pittore maledetto”. Tra questi il suo modo di dipingere: diverso anche nella tecnica. A tre anni di distanza le indagini continuano. E’ vero che Caravaggio non disegnava? Cioè non eseguiva disegni preparatori per realizzare le sue opere? Prima dell’estate un volume a cura della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e del Polo Museale della Città di Roma, porterà delle risposte basate sulle ricerche scientifiche. In quest’ambito, sono stati presentati, giovedì 14 marzo, i risultati delle analisi scientifiche sulla Deposizione del Caravaggio dei Musei Vaticani. Quest’ultimi, assolvendo alla funzione didattica costitutiva delle istituzioni museali in genere, aprono al pubblico le conferenze scientifiche con l’iniziativa Il giovedì dei Musei. Il programma degli incontri è pubblicato sul sito ufficiale. Il dipinto è conservato nella Pinacoteca Vaticana. La documentazione è scarsa. La committenza si deve alla famiglia Vittrice, proprietaria della cappella all’interno della Chiesa Nuova a Roma, sede originaria del quadro. Considerata “la miglior opera di lui” dal Baglione, biografo…
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