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Cultura

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Free Lance International Press

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  Davvero difficile riuscire, nel nostro mondo schiacciato dalle categorie dell’utile e dell’apparire, individuare un posto significativamente attuale per la creazione poetica. Sembra non ci sia più tempo, non ci sia più spazio. Ma la poesia non è scomparsa. Non sarà più, forse, il refrigerio dell’anima né la porta privilegiata verso l’assoluto, ma è certamente qualcosa che vive e vuole vivere. Sul cosa attenderci, sul cosa sperare, sul cosa pretendere dalla poesia, abbiamo scelto di interrogare un giovane promettente poeta, certi che la freschezza dell’ ispirazione e l’entusiasmo della passione avrebbero potuto consentirci di ricevere preziosi stimoli per una sincera e spregiudicata riflessione sul senso del poetare. Riportiamo pertanto la conversazione scaturita in seguito alla lettura di una sua recente pubblicazione.*     Quando si parla di poesia (le rare volte in cui ancora se ne parla) si ha spesso la sensazione che essa venga trattata come una cosa appartenente ad epoche di un lontano passato. Non si è forse definitivamente concluso il suo tempo? Dopo le amare parole di Quasimodo, è ancora possibile “il cantare”? Ovvero, detto in maniera più esplicita, c’è ancora spazio e tempo per la poesia? E la poesia può ancora aspirare a svolgere un ruolo …

Duke Ellington diceva “Non significa nulla se non ha swing”: questo è il motto della Casa del Jazz, dove si è svolto il nono appuntamento di “Invito all’ascolto” della New Talents Jazz Orchestra. Si tratta di una big band composta da diciotto elementi e diretta dall’arrangiatore e trombonista Mario Corvini.

Non c’è niente di meglio che passare una domenica mattina in un luogo meraviglioso di Roma dedicato alla musica e godersi un concerto del tutto particolare. Il primo brano – Dedication di Thad Jones – è ormai la “sigla tradizionale” della New Talents Jazz Orchestra: è un pezzo rilassante all’inizio, ma che poi esplode trascinando il pubblico. Questi giovani musicisti (che hanno tutti tra i 19 ed i 26 anni) ci fanno poi ascoltare Dolphin Dance, di Herbie Hancock (con l’arrangiamento di Bob Mintzer), facendo venire a tutti voglia di ballare e tenere il tempo: è una musica coinvolgente e stimolante, quella jazz.

Tra questi due pezzi Corvini interviene a spiegare cosa si è ascoltato e si ascolterà: non solo musica, quindi, ma anche una “situazione didattica”. È questa la particolarità dell’evento: una formula innovativa. Spiegare al pubblico i brani ascoltati, dirgli com’è composta la jazz orchestra, dargli degli elementi di storia della musica. Tutto questo permette di avere un ascolto consapevole (la simpatia del Maestro rende il tutto molto piacevole e mai noioso) e tutti escono dalla sala arricchiti.

Due, quindi, sono gli elementi importanti di questi eventi: il fatto che a suonare siano dei giovani talenti – e che lo facciano in un luogo importante come la Casa del Jazz – ed un’attenzione inedita, o quasi, in Italia per quella che definirei l’educazione musicale.

Il concerto è poi proseguito con l’esecuzione di altri brani: Moten Swing, di Buster e Benny Moten (arrangiamento di Sammy Nestico);Concerto for Cootie di Duke Ellington e la stessa Do Nothin’ Till You Hear From Me, sempre del “Duca” con l’arrangiamento di Sammy Nestico (suonata sia inversione ballad swing che ballad rock/pop); infine, Straight, No Chaser di Thelonious Monk (arrangiamento di Quincy Jones).

The Freak ha incontrato Marco Silvi, pianista della New Talents Jazz Orchestra, e gli ha chiesto di parlarci di questi incontri e della sua esperienza come musicista. Marco è anche compositore, studia Pianoforte Jazz presso il Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone ed è membro del duo In Two the Night.

Marco, puoi dirci in che modo è nato questo progetto del maestro Corvini?

Quando ho saputo che c’era la possibilità di suonare in una big band di giovani, guidata da uno dei jazzisti/arrangiatori più in vista a livello nazionale, l’emozione mi ha ridato musicalmente la carica: finalmente un progetto realizzato per radunare le giovani forze del jazz romano e non e costruire insieme un corpo sonoro di qualità e crescita. Un bel modo di “fare gavetta” e di conquistare visibilità nel mondo della musica, spesso demoralizzante per le sue difficoltà. Tutto questo, poi, arricchito dalla vitalità e dall’umanità di Mario che ha fatto della New Talents Jazz Orchestra una bella tribù di affiatati musicisti.

Com’è iniziata quest’esperienza alla Casa del Jazz e come la stai vivendo?

rqwreTutto è nato dalla grande intraprendenza del nostro “Maestro” e da un grande lavoro di insieme che ci ha permesso di costruire un repertorio del jazz classico e allo stesso tempo diversificato. In verità, dopo appena qualche mese che si provava insieme, nessuno si aspettava la grande possibilità di approdare alla Casa del Jazz. L’avevo sempre vissuta dalla platea, in silenzio, con occhio e orecchie tese, ora è cambiato solo il posto a sedere e il silenzio; l’attenzione alla musica è acutissima! Siamo stati e continuiamo a essere accolti con calore da tutto lo staff che oramai ci conosce, sia musicalmente sia umanamente e condivide con noi ogni domenica questo rituale sonoro davvero emozionante.

Bill Evans diceva: “Il jazz non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l’esperienza. Dev’essere vissuto, perché non sente le parole [...]. Ecco perché mi secca quando la gente cerca di analizzare il jazz come un teorema intellettuale. Non lo è. È feeling.”

Io credo, da profana, che si possa anche spiegare il jazz, come state facendo voi e che ciò non tolga nulla alla musica, al contrario: ne arricchisce la fruizione. Tu cosa ne pensi e come vivi il jazz?

Temo che Bill avesse ragione in un certo senso: per quanto si trovino espedienti efficaci per spiegare ai non addetti ai lavori, quanto impegno e quanto cuore ci sia dietro a sei minuti di musica, il jazz come tutti gli altri generi non può essere ridotto a piccoli suoni! La musica è un processo, un divenire, un’esperienza a volte piacevole, a volte straziante, può esorcizzare delle emozioni che ci premono dentro e può farci ricordare cose che avevamo rimosso, ma non può essere rappresentata, rinchiusa, imprigionata da qualche parte solo perché così abbiamo l’impressione di averla dominata. È ovvio che un’analisi intellettuale è fondamentale per apprendere e approfondire qualsiasi cosa ma, una volta che imbracci il tuo strumento sul palco e stacchi il tempo, ti muovi nell’ignoto. Il jazz è imparare a sapersi muovere nell’ignoto senza lasciarsi trascinare dal passato o dal futuro che incombono sempre come delle facili opzioni di fuga da ciò che è. Quando si intraprende un viaggio non si parte mai senza uno zaino con vestiti, cibo e mappa e, nonostante questo, il passo e il rischio rimangono tuoi, esclusivamente tuoi. E così vedo la mia musica (ma anche la mia vita!): un continuo prepararsi e viaggi imprevisti, in compagnia o in solitudine, cercando di rigenerare continuamente ciò che ci si porta dentro. E la meta? – viene facilmente da pensare…Non lo so, non credo sia poi così vitale come crediamo; non è più importante forse la qualità del viaggio?

“Jazz Orchestra: invito all’ascolto”, prossimi appuntamenti:

19 e 26 maggio – Casa del Jazz

http://www.casajazz.it/eventi/jazz-orchestra-invito-allascolto-007

https://www.facebook.com/NewTalentJazzOrchestra?fref=ts

https://www.facebook.com/IntwoTheNight

http://www.mariocorvini.com

da The Freak

 

Presentato presso la Sala Stampa della Santa Sede, il padiglione del Vaticano alla 55° edizione della Biennale di Venezia, 1 giugno – 24 novembre 2013. Il Cardinale Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha paragonato ad un germoglio, questa prima presenza. Il germoglio di una pianta che stenta un po’ a crescere, ma che ha radici solide in profondità. Si tratta del dialogo tra religione e arte contemporanea. Dialogo ricucito da Paolo VI e approdato alla fondazione della collezione di arte contemporanea in Vaticano nel 1973. Continuato con Benedetto XVI il 21 novembre 2009 con l’incontro in Cappella Sistina con gli artisti e con le sessanta opere ricevute in dono, in occasione del sessantesimo del sacerdozio nel 2012. Proseguirà, forse, anche con Papa Francesco con la partecipazione all’Expo Milano 2015, del resto, la Santa Sede ha sempre preso parte alle esposizioni universali, come ha sottolineato sempre il Cardinale Ravasi. La premessa di rito in apertura del discorso è la distinzione tra arte religiosa e arte liturgica. La prima si può prestare ad un intento catechetico con un approccio più generalista e razionale. Anche l’artista vi è coinvolto in modo più esteriore. La seconda invece riguarda il singolo e, specificatamente,…
Liberamente ispirata all’omonimo racconto di Henry James, la pièce: “Gli amici degli amici” si snoda in un’ ambientazione raffinata, mondana, romantica nell’adattamento teatrale di Franca de Angelis. Il racconto che ha ispirato lo spettacolo è del 1895, anno in cui nasce la psicoanalisi, e prendendo spunto da questa data vuole sottolineare il passaggio tra i due secoli, tra un mondo che fatica a mettere da parte la fede nel sovrannaturale, e un altro che incalza e impone con prepotenza le leggi della psicologia, ma senza riuscirvi sino in fondo. Ma i fantasmi evocati da Olivia la protagonista, sono un’illusione frutto della sua mente turbata, o esistono davvero? Naturale e sovrannaturale qui si compenetrano. La vicenda si snoda nell’arco di tredici anni. A Londra, nel 1895, Olivia e Bernard si incontrano a una festa e sembrano attratti a prima vista. Arrivati però alla soglia delle nozze, Olivia dubita, sopraffatta dalla gelosia per April, un’amica che morirà all’improvviso. Si tratta della sua amica del cuore, che Olivia avrebbe cercato di presentare ufficialmente a Bernard senza mai riuscirvi, perché il caso ne avrebbe ostacolato sempre l’intento. Nel 1908 Olivia, in balìa della depressione e perseguitata dai fantasmi, si rivolge a Meyer, uno psicoanalista…
La 55. Esposizione Internazionale d’Arte si svolgerà dal 1° giugno al 24 novembre prossimi nelle sedi storiche dei Giardini e all’Arsenale, nonchè in vari luoghi di Venezia. Saranno 48 gli eventi collaterali all'Esposizione ammessi dal curatore e promossi da enti e istituzioni nazionali e internazionali senza fini di lucro.   Il titolo scelto dal curatore Massimiliano Gioni per la 55. Esposizione Internazionale d’Arte è: Il Palazzo Enciclopedico. Il curatore ha introdotto la scelta del tema evocando l’artista auto-didatta italo-americano Marino Auriti che “il 16 novembre 1955 depositava presso l’ufficio brevetti statunitense i progetti per il suo Palazzo Enciclopedico, un museo immaginario che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell’umanità, collezionando le più grandi scoperte del genere umano, dalla ruota al satellite. L’impresa di Auriti rimase naturalmente incompiuta, ma il sogno di una conoscenza universale e totalizzante attraversa la storia dell’arte e dell’umanità e accumuna personaggi eccentrici come Auriti a molti artisti, scrittori, scienziati e profeti visionari che hanno cercato – spesso invano – di costruire un’immagine del mondo capace di sintetizzarne l’infinita varietà e ricchezza.”   La Mostra Il Palazzo Enciclopedico formerà un unico percorso espositivo che si articolerà dal Padiglione Centrale dei Giardini all’Arsenale, con opere che spaziano dall’inizio…
Presentata a Perugia la mostra Raffaello e Perugino. Modelli nobili per Sassoferrato a Perugia, che si terrà dal 22 giugno al 20 ottobre 2013 al Nobile Collegio del Cambio. La corporazione dei cambiavalute a metà del ‘500 stabilì la propria sede all’interno del Palazzo dei Priori, nell’ala che si affaccia su Corso Vannucci nel cuore di Perugia. Tre e interamente decorati, sono gli ambienti che competono all’arte. Il vestibolo o sala dei Legisti è occupato ai lati dai banconi barocchi intagliati da Giampietro Zuccari e aiuti tra il 1615 e il 1621, mentre sul fondo si trova il banco del Collegio dei legisti del Cambio. La sala dell’Udienza presenta anch’essa bancali lignei su tre lati, compreso il Tribunale con la Giustizia in terracotta attribuita a Benedetto da Maiano, nella nicchia. Le pareti, affrescate dal Perugino tra il 1498 e il 1500, rappresentano il capolavoro del maestro umbro, che, conscio dell’impresa compiuta, vi si è ritratto su un pilastro. Al pittore oltre all’iscrizione celebrativa è stata dedicata, in seguito, anche l’intestazione della strada principale della città, Corso Vannucci, appunto, da Pietro Vannucci detto il Perugino. Il programma iconografico, ideato dall’umanista Francesco Maturanzio, guida l’uomo alla conquista della perfezione attraverso le antiche…
  Sono state presentate a Roma, alla presenza del Ministro (uscente) dei Beni Culturali Ornaghi, tre mostre che avranno luogo a Venezia. Gli eventi vedono la collaborazione della Soprintendenza per il Polo Museale Veneziano con i privati. La conferenza è stata anche occasione per un aggiornamento sullo stato dei restauri, riguardanti questa sorta di museo a cielo aperto, costituito dall’intera città di Venezia, così si giustifica la presentazione a livello istituzionale e ministeriale. Alla Ca’ d’Oro, la mostra Da Giorgio Franchetti a Giorgio Franchetti, si svolgerà dal 30 maggio al 24 novembre 2013, in contemporanea con la Biennale. Attraverso i due collezionisti, nonno e nipote, si propone il dialogo tra arte antica e contemporanea. La sede, tardogotica “casa-fondaco”, realizzata tra il 1442 e il 1440 dal mercante Marino Contarini, è uno degli edifici più suggestivi, tra quelli che si affacciano sul Canal Grande. Acquistata da Giorgio Franchetti senior nel 1894, è donata nel 1916 allo stato. Quest’ultimo ne continua la destinazione museale con l’acquisto di Palazzo Duodo e aprendo al pubblico la Galleria nel 1927. Il cuore della collezione, in tutti i sensi, è rappresentato dalla cosiddetta Cappella del Mantegna, spazio ideato da Franchetti stesso, per accogliere il S. Sebastiano,…
Venerdì 26 Aprile 2013 14:36

Fotografi per i Musei Vaticani

Scritto da Elena Sidoni
  Per molti il museo è un posto noioso, statico, vecchio. Un contenitore di oggetti che tagliati fuori dai loro mondi d'origine non siamo più in grado di comprendere. In realtà l'istituzione museo nasce come luogo di conservazione e di raccolta. Proprio la funzione educativa stimola la necessità di continui aggiornamenti delle collezioni. I Musei Vaticani sono famosi soprattutto per i capolavori di arte antica e rinascimentale che contengono. Fu papa Paolo VI a riannodare il dialogo, ormai interrotto, con l'arte contemporanea, nel 1973 con l'istituzione della collezione di arte religiosa moderna. Questa, non comprende un fondo fotografico. Eppure nella Galleria dei Candelabri, sulla volta decorata a fine '800 per volere di papa Leone XIII, dove sono rappresentate tutte le arti, compare anche la fotografia. Nata ufficialmente a Parigi nel 1839, una cinquantina di anni dopo ai Musei Vaticani, già compare nell'acquisita veste di nuova arte. L'istituzione pontificia ha deciso di ovviare alla mancanza di una collezione fotografica, non con delle acquisizioni, ma commissionando ad un gruppo scelto di fotografi, opere che coinvolgessero i Musei stessi, riprendendo così una tradizione di committenza. Il progetto è stato presentato in occasione di uno degli incontri del ciclo Il giovedi dei Musei, conferenze…
Sabato 13 Aprile 2013 12:02

UN’ARTE TANTO ANTICA QUANTO MODERNA

Scritto da Carlo Mafera
Riscoprire una forma di spettacolo un po’ dimenticata significa valorizzare la tradizione artistica più genuina per arrivare alle nostre radici più autentiche: stiamo parlando dei burattini. Solo a partire dalla fine del XVIII secolo in Italia si cominciano ad avere notizie della diffusione del teatro dei burattini. Fin dal Cinquecento, la presenza dei burattini è testimoniata nelle piazze e nei mercati, a fianco degli altri mestieri sia come spettacolo autonomo sia come accompagnamento di ciarlatani e venditori ambulanti.   Ma i burattini sono documentati già nell'antica Grecia all'epoca della Repubblica di Platone. Con la caduta dell'impero romano i burattinai portano i loro spettacoli nelle chiese ma soprattutto nelle fiere e nei mercati di tutto il continente. Il medioevo è documentato purtroppo solo in quattro codici miniati e nel periodo della controriforma, come le marionette, anche i burattinai sono costretti a lasciare l'Italia emigrando in tutta Europa. Nasce in questo periodo un importante ciclo drammaturgico del Teatro dei Burattini in Italia: i burattinai assumono infatti molti caratteri, maschere e scenari dai loro "vicini di banco", i Commedianti all'Improvviso. Anzi, da allora, il termine più diffuso (a fianco di capoccielli, fracurradi, fantoccini, magatelli, ecc.) diventa quello di "burattino", tratto dall'omonimo e celebre Zanni…
In occasione dei 1700 anni dell'emanazione dell'editto di Milano, che conferiva libertà di culto ai cristiani dopo dieci grandi persecuzioni, arriva al Colosseo, dopo la tappa milanese, la mostra dedicata a Costantino. La prima sezione ricostruisce la biografia dell'imperatore, le sculture ci restituiscono i volti dei protagonisti. E' la madre Elena, imperatrice e santa, che accoglie i visitatori, seduta in trono, con le gambe distese in avanti, rilassata, serena e, allo stesso tempo, regale e sicura. L'aspetto religioso si dipana in diverse sezioni. Una è dedicata al Chrismon, il simbolo adottato da Costantino dopo il sogno premonitore e la conseguente vittoria su Massenzio nel segno della croce. Le due lettere iniziali del nome di Cristo in greco, la chi e la rho sono sovrapposte ed inscritte in un cerchio. Anche le armi e il Labarum, lo stendardo dell’esercito, recavano il “segno salvifico”. Sono poi alcuni sarcofagi paleocristiani a rendere conto dello sviluppo del pensiero teologico, trasponendo in figura episodi biblici. Tra gli oggetti testimoni della tolleranza verso gli altri culti contemporanei, spicca il rilievo mitraico dal Museo Nazionale Romano con ampie tracce di policromia, il volto del dio Mitra è completamente dorato. Una sezione è dedicata agli edifici religiosi eretti…
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