Cultura
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Mostra panoramica con prospettive di approfondimento: Il Rinascimento a Roma
Scritto da Elena SidoniFesteggiata la seconda uscita della rivista Nel Lazio. Guida al patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico a cura della Soprintendenza
Scritto da Elena SidoniIl Banco del Mutuo Soccorso e Le Orme al Palpartenope di Napoli
Scritto da Leandro CioffiL’appuntamento al Palapartenope venerdì 25 novembre era di quelli imperdibili per gli appassionati della buona musica, soprattutto residenti sotto il Garigliano, territorio solitamente avaro di eventi musicali: una serata di progressive d.o.c. in compagnia delle Orme e del Banco del Mutuo Soccorso. Il prospiciente multicinema è assaltato da una marea ondeggiante; davanti al teatro tenda il numero di astanti è decisamente inferiore: ma è un insieme, seppur eterogeneo per età e condizione sociale, nel quale è agevole riconoscere e riconoscersi come persone, ognuna con la propria storia, tutte con la stessa passione.
Alle 21:40 salgono sul palco le Orme nella formazione dell’ultima loro fatica “La via della seta” ispirata ai viaggi di Marco Polo, pubblicata quest’anno e di cui eseguono la prima parte, dal grintoso impatto iniziale; la formazione dell’album comprende, orfana della storica voce di Aldo Tagliapietra salpato verso lidi solistici, l’ ’”Orma” Michi Dei Rossi alla batteria e il nuovo artefice Michele Bon all’organo e tastiere insieme a Fabio Trentini al basso, con l’innesto di William Dotto alla chitarra e il giovanissimo Federico Gava al piano. Si nota subito un cambio di marcia rispetto alle più ieratiche e orientaleggianti atmosfere dell’antico leader in favore di un approccio maggiormente elettrico e aggressivo, sottolineato dalla presenza alla voce di un altro nome storico del pop anni ’70, quel Jimmy Spitaleri che con vocalità possente ha solcato l’Ade dantesco con i Metamorfosi di Inferno e Paradiso e che oggi affronta l’ingrato compito di non far rimpiangere l’ingombrante predecessore. Il loro set prosegue con il ripescaggio dell’ambiziosa e ben eseguita “Contrappunti” in pieno revival settantesco, proseguendo con “Cemento armato”, che evidenzia uno Spitaleri sempre più a suo agio col repertorio del glorioso trio veneto, Michele Bon che fa aggressivamente ruggire l’organo e il suo contraltare Gava che ammorbidisce con discrezione il tutto. Il loro set di 50’ si conclude con una riuscita sintesi di entrambi i lati del leggendario “Felona e Sorona”, ennesima prova dell’arte compositiva del “convitato di pietra” Toni PaglIuca, l’antico tastierista senza il quale nulla di ciò sarebbe esistito.
Il testimone passa dunque agli headliners del Banco, stavolta senza Maltese e con tre schermi alle spalle su cui vengono proiettati effetti grafici , (a onor del vero, di dubbia riuscita), con Vittorio Nocenzi e Francesco Di Giacomo accompagnati come di consueto da Tiziano Ricci al basso, Luca Marchegiani alla chitarra, Maurizio Masi alla batteria e Alessandro Papotto ai fiati. I capitolini iniziano trionfalmente con “Traccia” , proseguendo col più recente “Nudo” e “Il Ragno”, e poi “Cento mani e cento occhi” dal loro capolavoro “Darwin”, e ancora la struggente “Canto nomade per un prigioniero politico” (che Di Giacomo dedica agli operai di Termini Imerese),” La Conquista della posizione eretta” , “750.000 anni fa l’amore”, “L’Evoluzione”, “R.I.P.”, concludendo poi gli 85’ della loro esibizione con “Lontano da” e “ Traccia 2”, lasciando tutti stupiti per la capacità di eseguire in maniera sempre diversa i loro classici e per il ruolo dei fiati di un Papotto sempre più coinvolto nell’impreziosire con efficacia e discrezione i capolavori del maestro Nocenzi, alla cui destra sembra porsi non solo fisicamente ma anche a sottolinearne l’intesa.
Vittorio non disdegna di raccontare aneddoti del loro concerto del 1973 al vicino Teatro Mediterraneo accompagnato dall’altro testimone, il già citato Di Giacomo in grande forma vocale, che omaggia così come aveva già fatto Dei Rossi un altro demiurgo del prog italiano, la “gloria” locale Lino Vairetti, entusiasta fondatore e prosecutore del progetto musicale dei partenopei Osanna, presente in prima fila. Un Banco sempre inarrivabile nel proporre vere e proprie opere con l’energia de rock e il virtuosismo tecnico e compositivo della musica classica (e di un immenso tastierista del calibro di Nocenzi, l'autentico deus ex machina del gruppo), capace costantemente di reinventarsi e farsi ammirare anche dalle giovani generazioni, anch’esse numerose all’impianto flegreo. E quando tutti potrebbero dirsi già soddisfatti, Il Banco chiama sul palco le Orme per 40’ di altre emozioni (“Moby Dick”, “Gioco di Bimba”, “Sguardo verso il cielo”, “Capolinea”, la sorprendente “Fino alla mia porta”, “Non mi rompete”). che si faranno ricordare per la grande potenza sonora (anche troppa…) e l’emozione di ascoltare i brani storici di un gruppo cantati anche dalla voce solista dell’altro, oltre ad altre sorprese più strettamente esecutive: mai ci saremmo aspettati l’inserimento di alcune battute reggae, tanto per dirne una….
Insomma, una serata memorabile: il Banco non poteva, per i suoi primi quarant’anni, invitarci ad una festa meglio riuscita.
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