Musica

Jolanda Dolce
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“A me piace il jazz”: The Freak incontra Marco Silvi della New Talents Jazz Orchestra
Scritto da Marina SolimineDuke Ellington diceva “Non significa nulla se non ha swing”: questo è il motto della Casa del Jazz, dove si è svolto il nono appuntamento di “Invito all’ascolto” della New Talents Jazz Orchestra. Si tratta di una big band composta da diciotto elementi e diretta dall’arrangiatore e trombonista Mario Corvini.
Non c’è niente di meglio che passare una domenica mattina in un luogo meraviglioso di Roma dedicato alla musica e godersi un concerto del tutto particolare. Il primo brano – Dedication di Thad Jones – è ormai la “sigla tradizionale” della New Talents Jazz Orchestra: è un pezzo rilassante all’inizio, ma che poi esplode trascinando il pubblico. Questi giovani musicisti (che hanno tutti tra i 19 ed i 26 anni) ci fanno poi ascoltare Dolphin Dance, di Herbie Hancock (con l’arrangiamento di Bob Mintzer), facendo venire a tutti voglia di ballare e tenere il tempo: è una musica coinvolgente e stimolante, quella jazz.
Tra questi due pezzi Corvini interviene a spiegare cosa si è ascoltato e si ascolterà: non solo musica, quindi, ma anche una “situazione didattica”. È questa la particolarità dell’evento: una formula innovativa. Spiegare al pubblico i brani ascoltati, dirgli com’è composta la jazz orchestra, dargli degli elementi di storia della musica. Tutto questo permette di avere un ascolto consapevole (la simpatia del Maestro rende il tutto molto piacevole e mai noioso) e tutti escono dalla sala arricchiti.
Due, quindi, sono gli elementi importanti di questi eventi: il fatto che a suonare siano dei giovani talenti – e che lo facciano in un luogo importante come la Casa del Jazz – ed un’attenzione inedita, o quasi, in Italia per quella che definirei l’educazione musicale.
Il concerto è poi proseguito con l’esecuzione di altri brani: Moten Swing, di Buster e Benny Moten (arrangiamento di Sammy Nestico);Concerto for Cootie di Duke Ellington e la stessa Do Nothin’ Till You Hear From Me, sempre del “Duca” con l’arrangiamento di Sammy Nestico (suonata sia inversione ballad swing che ballad rock/pop); infine, Straight, No Chaser di Thelonious Monk (arrangiamento di Quincy Jones).
The Freak ha incontrato Marco Silvi, pianista della New Talents Jazz Orchestra, e gli ha chiesto di parlarci di questi incontri e della sua esperienza come musicista. Marco è anche compositore, studia Pianoforte Jazz presso il Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone ed è membro del duo In Two the Night.
Marco, puoi dirci in che modo è nato questo progetto del maestro Corvini?
Quando ho saputo che c’era la possibilità di suonare in una big band di giovani, guidata da uno dei jazzisti/arrangiatori più in vista a livello nazionale, l’emozione mi ha ridato musicalmente la carica: finalmente un progetto realizzato per radunare le giovani forze del jazz romano e non e costruire insieme un corpo sonoro di qualità e crescita. Un bel modo di “fare gavetta” e di conquistare visibilità nel mondo della musica, spesso demoralizzante per le sue difficoltà. Tutto questo, poi, arricchito dalla vitalità e dall’umanità di Mario che ha fatto della New Talents Jazz Orchestra una bella tribù di affiatati musicisti.
Com’è iniziata quest’esperienza alla Casa del Jazz e come la stai vivendo?
Tutto è nato dalla grande intraprendenza del nostro “Maestro” e da un grande lavoro di insieme che ci ha permesso di costruire un repertorio del jazz classico e allo stesso tempo diversificato. In verità, dopo appena qualche mese che si provava insieme, nessuno si aspettava la grande possibilità di approdare alla Casa del Jazz. L’avevo sempre vissuta dalla platea, in silenzio, con occhio e orecchie tese, ora è cambiato solo il posto a sedere e il silenzio; l’attenzione alla musica è acutissima! Siamo stati e continuiamo a essere accolti con calore da tutto lo staff che oramai ci conosce, sia musicalmente sia umanamente e condivide con noi ogni domenica questo rituale sonoro davvero emozionante.
Bill Evans diceva: “Il jazz non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l’esperienza. Dev’essere vissuto, perché non sente le parole [...]. Ecco perché mi secca quando la gente cerca di analizzare il jazz come un teorema intellettuale. Non lo è. È feeling.”
Io credo, da profana, che si possa anche spiegare il jazz, come state facendo voi e che ciò non tolga nulla alla musica, al contrario: ne arricchisce la fruizione. Tu cosa ne pensi e come vivi il jazz?
Temo che Bill avesse ragione in un certo senso: per quanto si trovino espedienti efficaci per spiegare ai non addetti ai lavori, quanto impegno e quanto cuore ci sia dietro a sei minuti di musica, il jazz come tutti gli altri generi non può essere ridotto a piccoli suoni! La musica è un processo, un divenire, un’esperienza a volte piacevole, a volte straziante, può esorcizzare delle emozioni che ci premono dentro e può farci ricordare cose che avevamo rimosso, ma non può essere rappresentata, rinchiusa, imprigionata da qualche parte solo perché così abbiamo l’impressione di averla dominata. È ovvio che un’analisi intellettuale è fondamentale per apprendere e approfondire qualsiasi cosa ma, una volta che imbracci il tuo strumento sul palco e stacchi il tempo, ti muovi nell’ignoto. Il jazz è imparare a sapersi muovere nell’ignoto senza lasciarsi trascinare dal passato o dal futuro che incombono sempre come delle facili opzioni di fuga da ciò che è. Quando si intraprende un viaggio non si parte mai senza uno zaino con vestiti, cibo e mappa e, nonostante questo, il passo e il rischio rimangono tuoi, esclusivamente tuoi. E così vedo la mia musica (ma anche la mia vita!): un continuo prepararsi e viaggi imprevisti, in compagnia o in solitudine, cercando di rigenerare continuamente ciò che ci si porta dentro. E la meta? – viene facilmente da pensare…Non lo so, non credo sia poi così vitale come crediamo; non è più importante forse la qualità del viaggio?
“Jazz Orchestra: invito all’ascolto”, prossimi appuntamenti:
19 e 26 maggio – Casa del Jazz
http://www.casajazz.it/eventi/jazz-orchestra-invito-allascolto-007
https://www.facebook.com/NewTalentJazzOrchestra?fref=ts
https://www.facebook.com/IntwoTheNight
da The Freak
Inizia il festival Suona Francese - VI edizione
Scritto da Piero GiulianiMartedì 2 aprile inizia a Torino la 6° edizione del Festival Suona Francese con l’esibizione di un complesso pop rivelazione del 2012: Le Brigitte. Un tale esordio la dice lunga sull’importanza che la rassegna darà alla musica contemporanea
. Suona Francese organizzato e promosso dall’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno di molteplici partners culturali ed istituzionali, è un festival che ha un valore emblematico. Non è da considerarsi un evento ma è un vero progetto culturale fondato sulla collaborazione di istituzioni pubbliche e private con delle finalità che si concretizzeranno nel raggiungimento di diversi obiettivi. Primo tra tutti è quello di far esibire nuovi talenti musicali francesi in territorio Italiano portandoli alla ribalta di tante piazze, toccando in modo capillare 130 città grandi e piccole, anche di regioni meno conosciute, come la Basilicata e la val d’Aosta. Il secondo obiettivo è quello di generare una collaborazione duratura tra le principali istituzioni musicali italiane e francesi invitando a lavorare insieme artisti delle due nazionalità.
Saranno coinvolti 40 Conservatori italiani con la realizzazione di oltre sessanta concerti. Terzo obiettivo è quello di esportare il modello facendo nascere iniziative analoghe in altri paesi europei. Per ora Suona Francese si è riprodotto nell’omologo Suona italiano per far conoscere artisti italiani in Francia. Durante gli oltre tre mesi di programmazione saranno proposti tutti i generi musicali dalla classica alla contemporanea; la musica dell’Africa francofona, il jazz, il rock, il pop e l’elettronica. Sarà interessante scoprire l’aspetto ambientalista e di eco sostenibilità energetica del festival: infatti con il patrocinio della società Edison, sponsor già collaudato nelle precedenti edizioni, sarà allestito un palco per concerto, totalmente ecosostenibile, ad energia fotovoltaica, con emissioni zero. Dall’inizio di aprile, quindi, si potrà consultare il programma dei singoli eventi, con la piacevole sorpresa che per assistervi non sarà necessario allontanarsi troppo dalla propria città, in quanto un po’ tutte saranno lambite dalla attesa ondata musicale francese.
Dal 2 aprile al 6 luglio 2013
Alla Sala accademica del Conservatorio di Santa Cecilia a Roma è stato presentato il 12 dicembre il libro "La musica nel cinema e nella televisione" . La serata ha inaugurato la rassegna "Alziamo il volume – Incontri con l'autore", a cura di Carla Conti e Roberto Giuliani.
Roberto Giuliani , curatore del libro, è professore ordinario di Metodologia della ricerca musicologica e di Storia della musica applicata all'immagine presso il Conservatorio di Santa Cecilia .
Alla presentazione hanno partecipato Ennio Morricone, Sergio Miceli, Pasquale Santoli, Franco Piersanti. Il maestro Roman Vlad, anche lui invitato per la serata, non ha potuto presenziare a causa di un piccolo incidente occorsogli. Ma il professor Giuliani ha provveduto a fargli una intervista nella sua casa e a farla proiettare durante la conferenza, per non rinunciare ad una così preziosa presenza.
Sergio Miceli , musicologo, ha studiato violoncello e musicologia ed è stato ordinario di Storia della musica presso il conservatorio L. Cherubini di Firenze, codocente, con Ennio Morricone e Franco Piersanti, del corso di perfezionamento in Musica per film all'Accademia Chigiana di Siena. Ha insegnato Storia della musica per film presso La Sapienza e presso la Scuola Nazionale di Cinema , a Roma. Attualmente insegna Storia della musica per film presso il DAMS della Facoltà di Lettere di Firenze. Ha collaborato con diverse istituzioni all'estero (Usa, Mosca, S. Pietroburgo) ed ha prodotto oltre 160 pubblicazioni.
Franco Piersanti , noto autore di musiche per il cinema, è diplomato in contrabbasso ed ha composto musiche per il cinema, la televisione, il teatro e il balletto. Ha realizzato un centinaio di colonne sonore, dal 1976 ad oggi. Sono sue le musiche di: "Il ladro di bambini", Habemus papam", "Cuore", "I ragazzi della via Pal", "Il commissario Montalbano". Ha composto per Nanni Moretti ("Io sono un autarchico") e Gianni Amelio ("Colpire al cuore"), oltre che per i registi Lizzani, Faenza, Olmi e per i registi teatrali Squarzina, Cecchi, Buchner.
Ennio Morricone è diplomato in tromba , strumentazione per banda e composizione a Santa Cecilia. Ha lavorato prevalentemente nella musica leggera: famose sono le sue collaborazioni con Sergio Leone nei film western. Ha scritto più di 500 colonne sonore cinematografiche. Ma la sua produzione comprende anche opere teatrali, composizioni sinfoniche, corali e musica da camera. Attualmente è Accademico Effettivo dell'Accademia di Santa Cecilia e socio dell'Associazione Nuova Consonanza, impegnata nella diffusione della musica contemporanea.
Pasquale Santoli è Responsabile dell'area Documentazione Multimediale Radio e televisione presso la Direzione Rai Teche. Laureato in Lettere Moderne, ha ricoperto diversi incarichi presso la Rai in qualità di programmista, regista e autore di programmi. Ha tenuto corsi di giornalismo e programmazione radiofonica presso diversi istituti ed è docente di Archivistica Radiofonica presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell'Università della Tuscia. E' autore di libretti di opere di musica contemporanea rappresentate in Italia e all'estero.
La musica per l'immagine (cinema, teatro, tv) è sempre stata considerata , come ha sostenuto Ennio Morricone, un elemento da dover necessariamente adattare alla scena, dove la scena è comunque l'elemento principale e primario. Negli ultimi anni, con il sempre più professionale apporto dei compositori musicisti, la musica di scena, pur restando sempre un commento alle immagini, ha conquistato una dimensione sempre più importante ed autonoma. Ma questa è in definitiva una grande verità: in ogni momento di un film lo spettatore è portato ad emozionarsi di più se c'è il commento musicale, specialmente se studiato con i timbri, i colori ed i ritmi giusti. La colonna sonora può arrivare ad essere anche un'opera a sè stante che caratterizza un film o che addirittura ne determina gran parte del successo. Lo sapeva Tchaikowski quando scriveva le musiche per il balletti, e lo sanno anche i compositori moderni, quando inventano melodie e temi dalla durata esatta di una scena, per coinvolgere maggiormente lo spettatore.
Il volume "La musica nel cinema e nella televisione" presenta il contributo di diversi autori. La prima parte, dal taglio prevalentemente storiografico, tratta della musica per il cinema ed è curata da Sergio Miceli, Marco Alunno, Renata Scognamiglio e Roberto Calabretto. La seconda parte, incentrata sul documentario, è curata da Beatrice Birardi e Nicola Bondanese. La terza parte riguarda la televisione ed è curata da Roberto Giuliani, Assunta Cavallari e Agnese Roda.
Grande Festival di Tango Argentino si è tenuto a Roma , all'Auditorium dal 12 al 21 settembre. Ogni sera i ballerini si sono esibiti prima nella sala Sinopoli e successivamente nella cavea, all'aperto, per fare, nella seconda parte della serata, spettacoli gratuiti e tango libero per tutti fino a notte fonda, come ogni buona tradizione tanguera. I tangueri, si sa, sono animali notturni. E questi artisti certo non si sono risparmiati nel voler regalare la loro passione per il tango, la loro grande professionalità e cordialità con il pubblico.
Il programma è stato arricchito con una maratona di campioni, tutti di Buenos Aires, e con un corso di lezioni pomeridiane per tutti i livelli. Una vera full immersion di 10 giorni nel tango argentino.
Molto generosi e desiderosi di diffondere la loro arte, i ballerini si sono esibiti in pubblico con grande entusiasmo. Alla presentazione degli artisti, dopo conferenza stampa, abbiamo potuto goderci una piacevole sorpresa, una improvvisazione musicale e di danza. Si è esibito per primo il chitarrista Juan Villareal, poi si è esibita una coppia di danzatori che hanno volteggiato tra i corridoi dell'Auditorium e poi, a grande richiesta, e senza alcun esitazione, abbiamo avuto un'anteprima dei due simpatici fratelli Los Macana, nelle loro pose divertenti.
Per gli spettacoli delle prime serate, alla sala SInopoli, l'orchestra Cuarteto La Bordona (bandoneon, piano, violino, contrabbasso), presente stabilmente sul palco nelle rappresentazioni di "Racconto Tanguero", ha suonato per tutti i pezzi danzati ed è anche stata protagonista di brani solo musicali: un vero e proprio concerto di professionisti in cui si sono alternate diverse coppie di ballerini, tra cui i famosi fratelli Los Macana. Sono stati eseguiti tanghi e milonghe tradizionali con gli arrangiamenti più popolari. I fratelli Macana hanno ballato insieme proponendo le loro divertenti e virtuosistiche coreografie. I musicisti hanno condotto lo spettacolo, in particolare il contrabbassista Ignacio Varchausky, che ha presentato i vari pezzi tentando anche di parlare un po' di italiano. Il contatto con il pubblico è avvenuto subito e con estrema cordialità.
Nelle serate successive è stata rappresentata la coreografia "Entre Nostros" , accompagnata dall'orchestra Estaban Morgano Cuarteto (chitarra, bandoneon, contrabbasso, violino e voce). Ottimo spettacolo, brillante e non meno valido del precedente.
I danzatori che si sono esibiti sono grandi campioni di tango argentino che hanno vinto premi in tutto il mondo, come la coppia Marcela Vespasiano & Andres Sautel e la coppia Julieta Biscione e Roberto Castillo .
Protagonisti del palco sono stati anche i musicisti, come il Duo Fuertes Varnerin (chitarra e voce), nel concerto "A dos voces", Il duo Esteban Morgado e Juan Villareal (chitarra e voce) in "Sueno Porteno" e il sestetto Escalandrum (piano, batteria, contrabbasso, due saxofoni, clarinetto) in "Aires Argentinos". La loro musica, penetrante e piena di colore, non è solo musica per ballare, è arte, ricerca, e ha un carattere del tutto particolare che contraddistingue lo stile argentino.
La danza e la musica, nel tango argentino, son un tutt'uno, ma sia l'una che l'altra, sono ricche di significato e di contenuto.
La grande semplicità e umanità di questi artisti tratteggia il loro desiderio di farsi riprendere, di farsi fotografare e di essere molto vicini al pubblico, non per vanità, ma per condividere una grande passione: il tango. Durante gli spettacoli, infatti, non c'è stato alcun divieto per scattare foto: nessuna distanza tra pubblico e artisti, una fantastica immersione.
UN "THE WALL" DENSO DI PROMESSE
Scritto da Barbara Tognarelli e Mamerto MorescalchiVenerdì 24 Agosto, ore 21.00, una Cittadella del Carnevale in grande spolvero ci accoglie con i suoi giganteschi hangar dai quali fanno capolino gli annoiati volti delle maschere maestose che hanno rallegrato i corsi carnevaleschi dello scorso Febbraio; la Compagnia Rock Opera stanotte ci propone una nuova produzione orchestrale, nel celeberrimo The Wall dei Pink Floyd, eseguito da ben settanta elementi….
Prefazione
A distanza di un trentennio dall’uscita dell’omonimo film di Alan Parker, Rock Opera unisce sul palco le sinfonie di un’orchestra, le voci di un coro, ed una vera rock band, il tutto accompagnato da voci bianche; riecheggiano le arie della più grande band di rock pop di tutti i tempi, che nel 1979 pubblicò l’immortale concept-album.
The Wall descrive i disagi e le infelicità di un non troppo immaginario Mr Pink, il suo tragico disadattamento dovuto alla nutrita serie di choc da lui subiti nel giovanile percorso di vita e giammai cancellati dalla successiva, raggiunta fama di esimia rockstar.
In fondo, l’inviolabile solitudine del “muro”, questo suo senso di autoesclusione, l’angoscia di non volere accettarsi e, di conseguenza, di non essere accettato, dipinge scenari spietatamente simili alle tragedie dei giorni nostri, contornate da differenti specie di povertà, da svariate gamme di solitudine.
Simone Giusti ha la sua nuova, grande occasione, dopo l’incolpevole rien ne va plus di Jesus Christ Superstar, in cui fu costretto inopinatamente a chiudere i battenti su un lavoro che gli era costato fatiche ed illusioni.
Lo stesso Maestro, insieme ad Alessandro Nottoli, firma gli arrangiamenti originali di questa opera prima che inorgoglisce la città di Viareggio; non da meno emerge l’operato di Massimiliano Salani che dirige la band, così come Alessia Ferrari guida con maestria le vocalità dell’evento.
Susanna Altemura presiede all’armonizzazione delle voci bianche, Fabrizio Bertolucci guida il coro J.e.s. dell’accademia Jam, mentre la regia video è posta nelle sapienti mani di Emiliano Galigani.
Sensazioni
Ma chi l’ha detto che un piatto fatto in casa non possa avere la bontà, l’eleganza e la delicatezza dei migliori manicaretti ideati e preparati dai più grandi chef del mondo!?
Finalmente ciò che ci voleva: la sensibilità di un maestro del quale, e siamo sicuri, risentiremo parlare a lungo, che ha diretto una vera orchestra, calandosi anima e corpo negli indimenticabili brani di Roger Waters, Bob Ezrin e David Gilmour, arricchendoli ulteriormente e trascinando nella magica atmosfera di The Wall quasi cento elementi.
Nella tiepida nottata di ieri, d’un tratto abbiamo capito il suo sforzo interpretativo; era giusto che tutto ciò fosse, e suggellasse una rock opera divenuta musica classica, inattaccabile dalla corrosiva forza del tempo.
Due ore ininterrotte di emozioni, di visioni che ci riportavano indietro nel tempo, con le voci perfettamente assortite di otto cantanti solisti di sicuro livello, ed una rock band assolutamente strepitosa.
Un pubblico numeroso, formato da “anziani” che riassaporavano i ritmi della loro adolescenza, e da giovani e giovanissimi attratti dal fascino di un’opera tanto famosa quanto perfettamente proposta da un gruppo di artisti Made in Viareggio che hanno veramente stupito, lasciando immaginare l’assoluta dedizione e gli sforzi con i quali si sono così bene preparati.
Gli applausi alla fine si sono sprecati, prendendo il posto di quel senso di sognante sbigottimento che sempre i Pink Floyd hanno saputo suscitare e che la magia degli esecutori di ieri ha catalizzato, fissando nel tempo sensazioni e ricordi.
Ed oggi desideriamo azzardare un pronostico, data l’assoluta validità di questa realizzazione: se nel grande gruppo che ieri ha lavorato all’unisono, se tra le forti passioni che i singoli artisti hanno proiettato nei nostri animi, non serpeggeranno malintesi, dissidi o rivalità, allora vi diciamo che il The Wall, che abbiamo avuto l’onore di assaporare, avrà un grande successo ed un luminoso futuro.
LE RADICI DEL ROCK: IL MEGLIO DEL PROGRESSIVE ROCK ITALIANO
Scritto da Jolanda Dolce
Il 20 e 21 luglio si è tenuta a Viterbo "Le radici del rock", festival dedicato alla musica progressive rock italiana.
Questa intraprendente iniziativa organizzata dalla Vulcano Project di Marco Naldi è alla sua prima edizione ed è voluta per mantenere viva la fiamma del rock nell'animo dei nostalgici ma anche per continuare a divulgare quella che è stata la più prolifica arte in un settore particolare di origine anglosassone come il progressive rock. Ed ancora, risalire alle origini ed a queste collegarsi per smuovere la sensibilità musicale degli italiani, da troppo tempo ancorata a moduli rigorosamente classici; aprire una porta di passaggio tra due culture (classica e rock) che sono solo apparentemente distanti ma che in realtà hanno molto in comune; creare una corrente di contaminazione tra la musica del presente e le sue radici.
Il programma prevedeva il concerto della Premiata Forneria Marconi venerdi 20 luglio. Sabato 21, con la presentazione del popolare giornalista Carlo Massarini, hanno suonato: Analogy, Nuova Raccomandata Ricevuta di Ritorno, Ut, Osanna, Gianni Leone, The Trip, e Banco del Mutuo Soccorso.
Le radici del rock stanno non solo nella musica degli anni '70, ma anche nella musica classica.
Il gusto dell'orchestra ha sempre affascinato tanti grandi musicisti rock. Estendere alla polivalente varietà timbrica dell'orchestra i ricchi fraseggi del progressive rock è sempre stato un esperimento non solo possibile ma anche valorizzante per le innumerevoli possibilità armoniche e timbriche che si possono ottenere.
Il connubio tra classico e rock esiste già dagli ultimi anni '60, con la trasposizione di brani classici in chiave rock, come facevano Keith Emerson, Rick Wakeman e tanti altri grandi compositori.
Ma suonare pezzi rock insieme a musicisti orchestrali, con veri e propri gruppi di archi, fiati, legni e ottoni , va ben oltre. Non è solo leggere un classico in chiave rock, è molto di più: è ricerca, scoperta di un mondo timbrico reale, interazione tra diversi esecutori, tra l'acustico e l'elettrico.
In realtà la musica prog vuole riprodurre l'orchestra, naturalmente con i mezzi di cui dispone: quelli elettronici.
Esistono innumerevoli legami tra il rock e la musica classica, specialmente quella romantica: i presupposti sono gli stessi, anche se le epoche sono diverse. Non possono esistere barriere prestabilite di genere se i presupposti musicali e i canoni compositivi hanno le stesse radici. E molti lo hanno capito.
Le radici del rock stanno nel classico: non è un tornare indietro, ma significa andare avanti, scoprire, arricchirsi ed erudire il pubblico.
Venerdi 20 ha aperto la rassegna la PFM, con un concerto intitolato "PFM in Classic - da Mozart a Celebration". In questo progetto, ideato insieme a Iaia De Capitani della D&D Concerti, la PFM, ha voluto cimentarsi nell'interpretazione di brani tratti dal repertorio della musica classica, avvalendosi della collaborazione della ESO, la Ensemble Symphony Orchestra, orchestra di giovani musicisti diretta dal maestro Bruno Santori. La formazione della PFM: i veterani Franz Di Cioccio (batteria), Patrick Djivas (basso)e Franco Mussida (chitarra), e poi Lucio Fabbri al violino e il nuovo e giovane tastierista Alessandro Scaglione.
La prima parte del concerto è stata dedicata all'interpretazione di estratti da grandi classici, come Il flauto magico (di Mozart), Danza macabra (di Saint Saens), Danza slava n. 1 (di Dvorak), Romeo e Giulietta (di Prokov'ev), La Grande Pasqua Russa (di Rimskji-Korsakoff), Sinfonia Italiana (di Mendelsshon), Nabucco- Ouverture (di Verdi), Guglielmo Tell (di Rossini). Nella seconda parte la PFM ha suonato nuove versioni, con accompagnamento orchestrale, di suoi grandi successi come La luna nuova, Promenade the puzzle, Maestro della voce, Dove ... quando, Impressioni di settembre, Celebration.
Sicuramente più vivace la seconda parte, in cui la contaminazione tra classico e rock e il coinvolgimento dei musicisti si è sentito di più. Anche il pubblico ha reagito più emotivamente.
Molto bella e rinnovata la versione di Celebration , arricchita dalla tarantella di Rossini (La Danza): come sempre molto coinvolgente per il pubblico e diversa dalle svariate altre versioni live che la contraddistinguono come uno dei cavalli di battaglia della Premiata.
Gli arrangiamenti e le composizioni sono stati scritti dalla PFM, le trascrizioni e le riduzioni in partiture sono state curate da Bruno Sartori e da Bruno La Cagnina (tastierista dei Latte e Miele).
I primi ad esibirsi sabato 21 sono stati gli Analogy. Questo gruppo rappresenta una novità nell'ambito del panorama rock italiano. Il gruppo, nato negli anni '70, con il nome Yoice, era formato da musicisti in parte tedeschi e in parte italiani. Alla fine del 1970 il nome è cambiato in Analogy. Il gruppo, con questo nome e con questa formazione, ha tenuto il suo primo concerto a Roma a Villa Pamphili.
Successivamente (dal '76 all' 80),trasferitosi a Londra, il gruppo ha cambiato nome in Earthbound.
Nuovamente con il nome Analogy, il gruppo si è ricostituito alla fine del 2011 con la seguente formazione: Martin Thurn (chitarra), Mauro Rattaggi (basso), Iutta Taylor Nienhaus (voce), Scott Hunter (batteria), Richard Brett (basso)e Roberto Carlotto (ex Dik Dik) alle tastiere. Per il concerto del 21 gli Analogy si sono esibiti per la prima volta in una formazione del tutto nuova risultata dalla fusione tra gli Earthbound e gli ex Analogy, con il nuovo tastierista Hunka Munka (alias Roberto Carlotto). Hanno suonato: Analogy, Dark reflections, God's own land, Pan Am flight, The Suite, Whatchamcallit, Liberated lady,The Robot. I primi pezzi hanno un carattere più psichedelico e riflettono le influenze degli anni 70.
Band di apertura della serata, gli Analogy hanno conquistato immediatamente l'attenzione del pubblico con la loro esibizione piena di carica e di fascino già dal primo brano. Sensuale, a tratti aggressiva, ma anche suadente e fluida, la loro musica scorreva giù dal palco creando intorno a tutti un'aria misteriosa , quasi magica.
La curiosità di rivederli per la prima volta dopo tanti anni era molto grande.
Il gruppo presenta una forte demarcazione europea, più che italiana, e questo significa che le loro sonorità contengono matrici culturali miste e diverse ma perfettamente amalgamate in un unico esplosivo stile ricco di feeling: una nota di colore ben intonata in un panorama strettamente italiano.
Consueto appuntamento per le star del rock italiano, questo festival ha sottolineato l'importanza dei musicisti rock italiani , personaggi che ormai da molti anni restano nel nostro cuore e che continuano sempre a lasciare un segno indelebile anche nel pubblico del futuro.
I Penguins in bondage hanno suonato il 26 al teatro Anfitrione di Roma riscuotendo dal pubblico un grande plauso.
Il loro repertorio, rigorosamente Crosby Stills Nash & Young è ormai un asso vincente tra varie categorie di pubblico: quindi, non solo i nostalgici e gli ultracinquantenni, ma anche la generazione più giovane. E questo sta a dimostrare quanto immortale è certa buona musica che fu ai vertici delle classifiche negli anni ’70.
I Penguins in bondage sono un gruppo di musicisti che suonano insieme già da diversi anni, ed hanno già sperimentato una solida ed unitaria identità.
Roberto Brizi (Bobo), chitarrista e cantante, leader, fondatore e promotore del gruppo, è un appassionato studioso della musica di CSNY e si autodefinisce un outsider che privilegia nelle sue scelte sempre e comunque l’aspetto umano e caratteriale, convinto che il successo ed il talento del gruppo dipendano dall’armonia e dalla disponibilità Ad arrivare insieme ad un’unica grande idea.
Dotato di grande sensibilità artistica, vive intensamente l’esperienza dei Penguins. Ha condotto lo spettacolo illustrando al pubblico la storia e le ragioni delle scelte musicale della serata, immergendosi completamente nello spirito dei vari brani.
Personaggio di spicco e di “prima linea” ha sostenuto con grande disinvoltura la leadership della serata, sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista di relazione con il pubblico.
Massimiliano Baldini (lead guitar) colonna portante delle melodie e delle armonie dei pezzi suonati in concerto, dotato di grandi abilità della tecniche ed interpretative, ha suonato senza egocentrismi e con molta professionalità. Si vede che proviene da seri studi teorici e strumentali. Suona la musica West –Coast americana da quando era ragazzo; ha inoltre avuto anche esperienze nel jazz-rock lavorando in altre band con esperienze rock.
Ernesto Calcagni,cantante e chitarrista, fa parte anche della cover band ufficiale di Antonello Venditti a Roma. Ha studiato da autodidatta ed ha una grande sensibilità musicale. Vuole sempre continuare a studiare per migliorare. Ha partecipato ad importanti collaborazione teatrali come cantante ed è anche compositore.
Claudio Bellatreccia, batterista, ha imparato a suonare la batteria in Australia. E’ autodidatta ed ha passione per per il rock-fusion e il prog rock anni 70.Dopo molti concerti a Sydney si è unito ai Penguins.
Gino Lelli, bassista, ha studiato jazz ed ha suonato il basso elettrico e il contrabbasso con formazioni italiane blue e jazz di rilievo.
Paola Trasarti, anima femminile delle parti vocali del gruppo, è dotata di una voce molto bella ed ha studiato da autodidatta. Ha esperienza di concerti in molti locali di Roma, affrontando vari stili: dai Rolling Srtones ai Queen, ai Dire Straits, a Springsteen, Sting, Pink Floyd, America, Eagles. Ha seguito le tracce di Carol King e Joni Mitchell, Annie Lennox. Durante il concerto ha introdotto molti dei brani con brevi note di inquadramento storico-sociale, spiegando le motivazioni e le ispirazioni culturali dei compositori originali.
Angelo Astolfi, percussionista, proviene da studi ed esperienze nel genere rock- blues e fa parte del gruppo da due anni: E’ uno degli ultimi elementi del gruppo.
Marco Fusacchia, al piano e organo, ha accompagnato la maggior parte dei pezzi.
Probabilmete è in procinto di lasciare il gruppo.
Una collaborazione alle tastiere è stata data da Jolanda Dolce, pianista e tastierista che proviene da numerose esperienze musicali, oltre alla musica classica, dal prog rock, al rhytm’n’blues, al rock inglese e americano, al jazz.
Jolanda Dolce è diplomata in conservatorio ed insegna pianoforte; è inoltre compositore e arrangiatore.
Il concerto si è aperto con due brani dal carattere piuttosto “rock”, che hanno immediatamente catturato l’orecchio del pubblico: “Walk on” e “Hearthache home”. A questi sono pio seguiti grandi e vecchi successi come “Old man”, Chicago”, “I can’t tell you why”, “Woodwn ships”, “Woodstock” “Alabama”,”Taken at all”. Di quest’ultima il gruppo ha preferito una versione molto acustica ed intima.
Le intenzioni dei Penguins sono chiaramente quelle di riprodurre i pezzi di Crosby Stills Nash Young con la stessa emozione di quegli anni e con un penetrante coinvolgimento. La loro musica non resta sul palcoscenico, e non attraversa barriere, ma arriva direttamente al pubblico, con estrema semplicità e con grande bravura.
“Tic tac, Tic tac….i rintocchi elettronici dei “Pendulum” a Roma
Scritto da Daniele MemolaAppuntamento il 31 marzo al Brancaleone
Le premesse per un dj set esplosivo di certo non mancano: miglior singolo nel 2003 con “Vault”, 225mila copie vendute con l’album “Hold Your Colour” (che con la traccia “Slam” ha scatenato l’entusiasmo del grande pubblico), collaborazioni illustri con i migliori Dj del panorama electro attualmente in circolazione, tra cui Dj Fresh, Freestylers, Mc Spyda e Tenor Fly. Il colpo gobbo è messo a segno dalla Evilsound e si chiama Pendulum. Il quintetto australiano, da anni in continua ascesa nel circuito dei festival internazionali, approderà a Roma il 31 marzo al Brancaleone.
Drum’n’bass, jungle, break beat, rock elettronico: i rintocchi del “Pendolo”, nell’originale varietà di suoni e ritmiche nate dall’idea di Rob Swire nel 2002, scandiranno finalmente anche in Italia i battiti del cuore dei tanti fans con una performance live tutta all’insegna dell’accelerazione. A farne da eco i remix più azzeccati come Voodoo people dei Prodigy o brani come “Another Plane”, “Tarantula”, “Trail of Seven” e “Voyager” ormai entrati a pieno titolo nell’immaginario collettivo degli amanti dell’electro sound. Suoni coinvolgenti che entrano subito testa, campionamenti al posto giusto e sperimentazione a 360 gradi la musica targata Pendulum. Una ventata di aria fresca nel panorama underground dell’elettronica che, come in una dolce progressione melodica, spiazza di continuo ad ogni nuovo ascolto. Tic tac, tic tac, tic tac…..il conto alla rovescia del “Pendolo” è appena iniziato.
Il 12 dicembre si è tenuta presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma la conferenza di presentazione del libro di Antonio Del Gaudio dal titolo “ Tutta l’orchestra minuto per minuto”, editato da Photocity Edizioni.
Con questa iniziativa si inaugura il IV ciclo della rassegna “Alziamo il volume - Incontri con l’autore”, a cura dei docenti Carla Conti e Roberto Giuliani, rassegna che ha ultimamente riscosso un discreto successo presso il pubblico, dai corsisti futuri insegnanti agli insegnanti della scuola e del conservatorio, ai professionisti provenienti da vari settori del mondo artistico.
Alla conferenza hanno partecipato: il giornalista e curatore del libro Renato Marengo, il maestro Beppe Vessicchio, il direttore editoriale Photocity, Aldo Putignano, l’attore/calciatore Valerio Sgarra, l’attore Roberto Albin , il giornalista Gennaro Pasquariello (moderatore), il giovanissimo violinista (un bambino di 11 anni) Francesco Tirri e il comico napoletano Lello Arena.
Il titolo del libro ci fa pensare al calcio. Ma che cosa ha a che vedere la musica con il calcio? Nel racconto la musica prende il posto del calcio nella società italiana: un calciatore e un musicista, a cui l’autore ha scambiato i destini, si ritrovano in un intreccio immaginario e surreale.
Quanti italiani preferiscono il calcio alla musica? Quanti musicisti fanno anche un altro lavoro? La passione per la musica si coniuga molto spesso, nel cuore degli italiani, con la passione per il calcio. E gli idoli della masse coincidono molto spesso con i calciatori.
In maniera divertente ed ironica il musicista Antonio Del Gaudio, insegnante ed autore del libro, crea un mondo sovvertito in cui l’idolo delle masse , invece che un calciatore, è il musicista Donamara (un Maradona all’incontrario). Il campionato più seguito e popolare è quello delle orchestre italiane, mentre i calciatori sono richiesti soltanto per allietare, con i loro palleggi, i matrimoni. Proprio come al succede, al contrario, nella realtà a tanti musicisti, specialmente pianisti: suonare per intrattenere gli invitati ai matrimoni.
Renato Marengo, giornalista Rai , già premio Gaber 2008, che ha curato la prefazione del libro, dichiara che il pregio del racconto sta nella credibilità della narrazione: in entrambi i casi si può parlare di bravura. Gli assoli sono come i dribbling, le melodie sono come le azioni, i virtuosismi sono come le parate, finali e crescendi sono come i goal.
Lello Arena non si è risparmiato in battute ironiche sul ruolo del musicista oggi. Le sue sagaci e pungenti considerazioni, pur denunciando la svantaggiata condizione del musicista, hanno inequivocabilmente stimolato il divertimento nel pubblico.
Il divertimento del lettore è quindi l’obiettivo del libro, che vuole mettere in evidenza situazioni tipiche italiane , al centro delle quali gli idoli più popolari vengono sovvertiti con disinvoltura.
Valerio Sgarra, in una originale performance, palleggiando con disinvoltura sul palco con un pallone da calcio, ha letto dei brani sulla figura del calciatore che nel libro è Salvatore Guglia.
Roberto Albin ha recitato brani del musicista protagonista del libro Riccardo Lancellotti. Roberto fa l’attore ma è anche musicista.
Francesco Tirri, giovanissimo violinista, prodigioso allievo della classe di violino del maestro Fulvio Leoffredi, ha eseguito musiche di A. Vivaldi.
Alla fine della conferenza il pubblico ha ricevuto una gradita sorpresa: una gara tra la musica e il calcio. Il musicista ( Francesco Tirri) e il calciatore (Valerio Sgarra) hanno rappresentato due mondi diversi a confronto, ognuno dei due con i suoi virtuosismi.
Il libro è divertente e leggero, e nella sua realizzazione fantastica è simpaticamente provocatorio e fa riflettere sulla realtà corrente.
Il Banco del Mutuo Soccorso e Le Orme al Palpartenope di Napoli
Scritto da Leandro CioffiL’appuntamento al Palapartenope venerdì 25 novembre era di quelli imperdibili per gli appassionati della buona musica, soprattutto residenti sotto il Garigliano, territorio solitamente avaro di eventi musicali: una serata di progressive d.o.c. in compagnia delle Orme e del Banco del Mutuo Soccorso. Il prospiciente multicinema è assaltato da una marea ondeggiante; davanti al teatro tenda il numero di astanti è decisamente inferiore: ma è un insieme, seppur eterogeneo per età e condizione sociale, nel quale è agevole riconoscere e riconoscersi come persone, ognuna con la propria storia, tutte con la stessa passione.
Alle 21:40 salgono sul palco le Orme nella formazione dell’ultima loro fatica “La via della seta” ispirata ai viaggi di Marco Polo, pubblicata quest’anno e di cui eseguono la prima parte, dal grintoso impatto iniziale; la formazione dell’album comprende, orfana della storica voce di Aldo Tagliapietra salpato verso lidi solistici, l’ ’”Orma” Michi Dei Rossi alla batteria e il nuovo artefice Michele Bon all’organo e tastiere insieme a Fabio Trentini al basso, con l’innesto di William Dotto alla chitarra e il giovanissimo Federico Gava al piano. Si nota subito un cambio di marcia rispetto alle più ieratiche e orientaleggianti atmosfere dell’antico leader in favore di un approccio maggiormente elettrico e aggressivo, sottolineato dalla presenza alla voce di un altro nome storico del pop anni ’70, quel Jimmy Spitaleri che con vocalità possente ha solcato l’Ade dantesco con i Metamorfosi di Inferno e Paradiso e che oggi affronta l’ingrato compito di non far rimpiangere l’ingombrante predecessore. Il loro set prosegue con il ripescaggio dell’ambiziosa e ben eseguita “Contrappunti” in pieno revival settantesco, proseguendo con “Cemento armato”, che evidenzia uno Spitaleri sempre più a suo agio col repertorio del glorioso trio veneto, Michele Bon che fa aggressivamente ruggire l’organo e il suo contraltare Gava che ammorbidisce con discrezione il tutto. Il loro set di 50’ si conclude con una riuscita sintesi di entrambi i lati del leggendario “Felona e Sorona”, ennesima prova dell’arte compositiva del “convitato di pietra” Toni PaglIuca, l’antico tastierista senza il quale nulla di ciò sarebbe esistito.
Il testimone passa dunque agli headliners del Banco, stavolta senza Maltese e con tre schermi alle spalle su cui vengono proiettati effetti grafici , (a onor del vero, di dubbia riuscita), con Vittorio Nocenzi e Francesco Di Giacomo accompagnati come di consueto da Tiziano Ricci al basso, Luca Marchegiani alla chitarra, Maurizio Masi alla batteria e Alessandro Papotto ai fiati. I capitolini iniziano trionfalmente con “Traccia” , proseguendo col più recente “Nudo” e “Il Ragno”, e poi “Cento mani e cento occhi” dal loro capolavoro “Darwin”, e ancora la struggente “Canto nomade per un prigioniero politico” (che Di Giacomo dedica agli operai di Termini Imerese),” La Conquista della posizione eretta” , “750.000 anni fa l’amore”, “L’Evoluzione”, “R.I.P.”, concludendo poi gli 85’ della loro esibizione con “Lontano da” e “ Traccia 2”, lasciando tutti stupiti per la capacità di eseguire in maniera sempre diversa i loro classici e per il ruolo dei fiati di un Papotto sempre più coinvolto nell’impreziosire con efficacia e discrezione i capolavori del maestro Nocenzi, alla cui destra sembra porsi non solo fisicamente ma anche a sottolinearne l’intesa.
Vittorio non disdegna di raccontare aneddoti del loro concerto del 1973 al vicino Teatro Mediterraneo accompagnato dall’altro testimone, il già citato Di Giacomo in grande forma vocale, che omaggia così come aveva già fatto Dei Rossi un altro demiurgo del prog italiano, la “gloria” locale Lino Vairetti, entusiasta fondatore e prosecutore del progetto musicale dei partenopei Osanna, presente in prima fila. Un Banco sempre inarrivabile nel proporre vere e proprie opere con l’energia de rock e il virtuosismo tecnico e compositivo della musica classica (e di un immenso tastierista del calibro di Nocenzi, l'autentico deus ex machina del gruppo), capace costantemente di reinventarsi e farsi ammirare anche dalle giovani generazioni, anch’esse numerose all’impianto flegreo. E quando tutti potrebbero dirsi già soddisfatti, Il Banco chiama sul palco le Orme per 40’ di altre emozioni (“Moby Dick”, “Gioco di Bimba”, “Sguardo verso il cielo”, “Capolinea”, la sorprendente “Fino alla mia porta”, “Non mi rompete”). che si faranno ricordare per la grande potenza sonora (anche troppa…) e l’emozione di ascoltare i brani storici di un gruppo cantati anche dalla voce solista dell’altro, oltre ad altre sorprese più strettamente esecutive: mai ci saremmo aspettati l’inserimento di alcune battute reggae, tanto per dirne una….
Insomma, una serata memorabile: il Banco non poteva, per i suoi primi quarant’anni, invitarci ad una festa meglio riuscita.
Free Lance Journalist Corner
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