HUMAN RIGHTS
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“Le condizioni sono queste: i passeggi dove facciamo un’ora d’aria al giorno sono cubicoli con la rete. Gli orari dei passeggi: dalle ore 9 fino alle ore 10 e dalle 13 alle 14; le altre 22 ore le passiamo chiusi in cella. Non è consentito fare attività sportive, né altre attività (scolastiche, socialità, saletta). La messa viene celebrata una volta l’anno all’interno del corridoio, oppure dentro una cella vuota. Non è consentito all’interno della sezione aderire alle attività lavorative. Chi aderisce alle attività lavorative delle due sezioni del reparto Venezia (EIV) sono due detenuti che provengono da sezioni cosiddette comuni che tra l’altro sono extracomunitari, se non fanno quello che gli viene ordinato dalla custodia vengono chiusi e picchiati. I lavoranti per passare un piatto di cibo caldo, da cella a cella, ci deve essere la guardia presente. Questo vale per le altre cose. Mentre l’igiene personale, la doccia è due volte alla settimana, mercoledì e sabato. Nei giorni in cui non abbiamo la doccia ognuno di noi si lava come può, riscaldandosi l’acqua in una pentola mentre io me la faccio fredda. Nonostante che lo scrivente abbia seri problemi di salute (sono anche sieropositivo Hiv), qui ci sono altri…
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Giovedì 06 Settembre 2012 13:52
RACHEL CORRIE E LA GIUSTIZIA ISRAELIANA: UNA SENTENZA SCONCERTANTE QUANTO PREVEDIBILE
Scritto da Roberto Fantini
Lo scorso 28 agosto, la corte distrettuale di Haifa ha emesso un verdetto secondo il quale il governo israeliano non avrebbe alcuna responsabilità per la morte di Rachel Corrie, l'attivista statunitense uccisa il 16 marzo 2003 mentre cercava d'impedire, con la sola intermediazione non violenta del suo corpo, la distruzione di una casa palestinese, nel sud di Gaza. Secondo il giudice Oded Gershon, Rachel "Si mise da sola e volontariamente in pericolo". Israele non sarebbe pertanto responsabile dei "danni causati", perché il bulldozer Caterpillar D9 che schiacciò Rachel Corrie era impegnato in un combattimento e l'"incidente" fu "da lei stessa provocato"."Trascorsi oltre nove anni dalla morte di Corrie, le autorità israeliane devono ancora rispettare la promessa di svolgere un'indagine 'approfondita, credibile e trasparente'. Al contrario, il tribunale di Haifa ha confermato le conclusioni dell'inadeguata indagine interna dell'epoca, emettendo una sentenza che tiene ancora una volta l'esercito israeliano al riparo dalla giustizia" - ha dichiarato Amnesty International. "Quando venne uccisa, Rachel Corrie - prosegue l'Associazione per i diritti umani - era chiaramente identificabile come civile, indossava una pettorina arancio fluorescente. Insieme ad altri attivisti non violenti, stava manifestando pacificamente da ore contro la demolizione delle case dei palestinesi quando il bulldozer…
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David Simpson è stato liberato dopo quasi cinque mesi di ingiustificata detenzione. Il Ministero degli Esteri britannico (FCO) ha reso noto che Simpson si trova presso i suoi datori di lavoro in Africa Centrale e che il suo caso non è stato ancora formalmente archiviato. Ciò significa che, nonostante il suo rilascio, il signor Simpson non è attualmente libero di viaggiare e pertanto il suo ritorno a casa non è ancora possibile. Nel marzo 2011, il ventiquattrenne pilota britannico, dipendente della African Wild Adventures (CAVA), è stato ingiustamente arrestato e accusato di omicidio di massa. David ed il suo capo Erik Mararv, durante la solita giornata lavorativa, sono incappati nella sconvolgente scoperta di 13 corpi di uomini prima torturati e poi uccisi a colpi di machete. Dopo aver segnalato il terribile ritrovamento alla polizia, David è stato arrestato e accusato di aver commesso gli omicidi. Probabilmente le ragioni dell’arresto sono di natura economica: per gli autoctoni, un uomo bianco, oltretutto dipendente della CAVA, è ricco e come tale facile bersaglio per l’estorsione di denaro. In realtà il responsabile dei crimini pare essere il signore della guerra Joseph Kony, comandante dell’Esercito della Resistenza del Signore (LRA),…
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Se il XX secolo si è a buon diritto conquistato una lunga serie di lugubri definizioni, quali quelle di “secolo dei genocidi”, “secolo dei campi”, “secolo dei totalitarismi”, ecc., è altrettanto vero che ben pochi altri periodi della storia (probabilmente nessuno) possono essergli messi a confronto per la presenza e per l’opera illuminante di altrettanti personaggi dall’ elevata statura morale e intellettuale, capaci di lasciare segni profondi nella memoria collettiva. Tra di essi, è certamente impossibile non scorgere la centralità dei nomi di Albert Einstein e Albert Schweitzer. Bella e intelligente, perciò, la scelta di A.Guglielmi Manzoni (Pace e pericolo atomico. Le lettere tra Albert Schweitzer e Albert Einstein, ed.Claudiana) di accostare le due figure, prendendo lo spunto dai loro (seppur limitati) scambi epistolari. I “due grandi Albert” del XX secolo, infatti, come sottolinea Arrigo Levi nella prefazione, “condivisero con intensa passione alcuni sentimenti profondi, ed ebbero sempre la consapevolezza che fra loro esistesse un rapporto speciale, che non è facile definire, se non usando parole molto alte e impegnative. Sapevano, sentivano, di essere uniti da una comune visione della sorte dell’umanità, e in modo tutto speciale da una comune consapevolezza di quanto precaria fosse divenuta la condizione umana per…
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IL “J’ACCUSE” DI ICO GASPARRI, CONTRO LA PUBBLICITA’ STRADALE LESIVA DELLA DIGNITA’ FEMMINILE Con estrema chiarezza e perentorietà, Ico Gasparri, autore di Chi è il maestro del lupo cattivo, ci avverte, proprio nelle primissime battute di apertura, che il suo “non è un libro sulla pubblicità stradale ma un libro contro il modo quasi uniforme di fare pubblicità violenta contro le donne per le strade d’Italia.” (p.7) Ico Gasparri è un fotografo che ha fatto della sua macchina un vero e proprio “strumento di lotta (…) una specie di fionda di Davide tesa contro Golia”, ma anche, come tiene a sottolineare, come “progetto di speranza” (p.8). Con essa, per 20 lunghissimi anni, si è dedicato a fotografare “fotografie di altri fotografi attaccate al muro” di Milano, la città in cui ha deciso di vivere, costruendo, così, un archivio monumentale, capace di dirci moltissime cose, più di cento trattati di sociologia e antropologia culturale, in merito a come una parte assai rilevante del nostro mondo socio-economico tende a vedere e a fare vedere la figura femminile, deformandola in maniera ostentatamente volgare e brandendola come fonte di guadagno. Ico ha portato avanti questo suo impegno sistematico per così tanto tempo per una…
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Un poetico invito alla riflessione sulle condizioni di vita dei bambini Rom Confortata dai riuscitissimi Migrando 1), Una giornata particolare 2) e L’autobus di Rosa 3), la sezione italiana di Amnesty International prosegue (avvalendosi dell’esperienza di editori specializzati) nel produrre o patrocinare lavori di pregevole qualità artistico-pedagogica, destinati al mondo dell’infanzia e degli educatori. E’questo il caso di Adrian vuole andare a scuola di Daniela Valente e Ilaria Bochicchio (Edizioni Coccole e Caccole, giugno 2012), da poche settimane in libreria. Poetico e delicato, ma anche forte e incisivo, il libro si legge d’un fiato, lasciandoti dentro, però, un retrogusto amaro che ti obbliga a non riporlo frettolosamente in qualche scaffale, spingendoti, al contrario, ad affrontare scomodi e insistenti punti di domanda: - che mondo è questo nostro mondo in cui ad un bambino si impedisce, nei fatti, di andare a scuola, di crearsi delle amicizie, in definitiva di crescere?; - che mondo è questo nostro mondo in cui alcuni gruppi umani, marchiati come indesiderati, vengono esclusi, emarginati, allontanati il più possibile da noi, dai nostri sguardi, dalle nostre case e dalle nostre cose?; - che mondo è questo nostro mondo in cui la parola diritti significa qualcosa soltanto per alcuni…
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Lunedì 16 Luglio 2012 18:50
SENTENZA DIAZ: L’ANALISI DISINCANTATA DI UN TESTIMONE-VITTIMA
Scritto da Roberto Fantini
Conversazione con Lorenzo Guadagnucci Dopo aver registrato i commenti di Antonio Marchesi 1) e di Patrizio Gonnella 2), non poteva esserci voce migliore per analizzare le varie questioni ruotanti intorno alla cosiddetta “sentenza Diaz” di quella di Lorenzo Guadagnucci 3), un giornalista che era lì, dentro i locali della Diaz, in quella terribile notte del 2001. - In questi giorni, dopo la sentenza definitiva della Cassazione, un po’ tutti ci siamo detti che “giustizia era stata fatta”. Quanto ti trovi d’accordo con questa affermazione? E' una sentenza importante, per certi versi di portata storica, ma solo un po' di giustizia è stata fatta. Intanto, questa sentenza arriva undici anni dopo i fatti: una distanza temporale che indebolisce la risposta giudiziaria, quale che sia. Poi non possiamo dimenticare che il processo Diaz è stato un processo difficile e monco. Difficile perché avversato in ogni modo dai vertici di polizia, con l'avallo dei governi che si sono succeduti; monco, perché ha riguardato solo le catene di comando che è stato possibile individuare, ma non ha coinvolto gli esecutori materiali dei pestaggi, sfuggiti anche a qualsivoglia verifica della condotta tenuta (la magistratura non ha potuto identificarli, ma non hanno nemmeno subìto…
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Conversazione con Patrizio Gonnella La recente sentenza della Cassazione in merito alla vicenda della scuola Diaz di Genova non merita certo di essere rapidamente archiviata. Si tratta, infatti, di un evento che richiede tutta la nostra attenzione e su cui occorrerà riflettere a lungo. A tal fine, dopo aver intervistato Antonio Marchesi, ci siamo rivolti a Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone, per ulteriori commenti. -La faticosa e tormentata vicenda giudiziaria relativa a quanto verificatosi a Genova 2001, nei locali della Diaz, è giunta finalmente al termine. Credo che la sentenza della Cassazione meriti di essere considerata una bella pagina della nostra Repubblica. Sei d’accordo? La sentenza della Cassazione è importante, pur non producendo alcuna conseguenza penitenziaria per i condannati. E’ una sentenza che si ferma proprio alle pendici dell’allora capo della Polizia e oggi sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni De Gennaro. E’ una sentenza che dimostra che in quella circostanza, come in molte altre, la violenza non era una questione di mele marce, ma era l’epifenomeno di un sistema della repressione marcio e illegale. Le conseguenze che vorremmo dopo questa sentenza sono: una rapida approvazione della proposta di legge che pende da troppo tempo in Senato sulla…
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Martedì 10 Luglio 2012 13:10
Roma: gli artisti salgono sul palco per dire no al trasferimento del campo Rom
Scritto da Daniele Memola
"Io non sgombero": la mobilitazione artistica a Tor De'Cenci Si incrociano per strada, alle uscite dei supermercati o dei grandi centri commerciali, ogni tanto uno te lo ritrovi accanto all'autobus. Vengono da Paesi lontani dal nostro e silenziosi entrano nel fluire della quotidianità capitolina. Sono i Rom : non hanno diritti politici, non sono cittadini come gli altri. Di loro spesso conosciamo il lato più oscuro, quello di un'integrazione difficile che crea scompiglio e fa notizia sulle pagine dei giornali. A Roma, nonostante i molti pregiudizi, le comunità dei cittadini Rom sono formate da circa settemila persone molto laboriose per tradizione, ma messe in crisi dall'avvento di un'economia sempre più industriale e quindi in contrasto con la loro cultura artigianale. In difesa dei diritti umani e contro lo sgombero di 350 persone del campo rom di Tor de' Cenci previsto oggi dalla giunta capitolina, la risposta della società civile non è tardata ad arrivare. Con "Io non sgombero!", la maratona artistico-musicale che oggi vedrà alternarsi sul piazzale antistante il campo personalità legate al mondo della cultura, dello spettacolo e musicisti (tra cui Tetês de Bois e Radici nel cemento), la metà difficile di una Roma multietnica, fatta di accettazione dell'altro,…
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Conversazione con Antonio Marchesi La recente sentenza della Cassazione in merito all’ignobile pestaggio della Diaz* rappresenta, senza alcun dubbio, motivo di sincera soddisfazione per tutti i cittadini amanti delle istituzioni democratiche. Difficile dire, però, se sia possibile o meno parlare di vera e propria “vittoria” della cultura dei diritti umani. A questo proposito, abbiamo provato a tracciare un primo rapido bilancio della vicenda, avvalendoci della competenza del prof. Antonio Marchesi, esperto di diritto internazionale e consigliere nazionale della sezione italiana di Amnesty International. - Ti sembra che, dopo tanti anni di attesa, grazie a questa sentenza della Cassazione, ci si possa sentire pienamente soddisfatti? La sentenza della Cassazione sul caso Diaz presenta luci e ombre. E' importante e positivo che i fatti siano stati accertati con una sentenza definitiva. Ed è altrettanto importante il fatto che le vittime siano state risarcite. Possono essere considerate un effetto collaterale della sentenza le scuse pubbliche del capo della polizia alle vittime e - non meno importante - a tutte quelle persone (cittadini e stranieri) che sono state in qualche modo "tradite" da chi aveva il dovere di proteggerle, di garantire loro tranquillità e sicurezza, anche nel momento in cui…
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