flag_rotate-03flag_rotate-02flag_rotate-13flag_rotate-12flag_rotate-09
Franco Libero Manco

Franco Libero Manco

Mercoledì 08 Maggio 2013 19:49

LUCI ED OMBRE DELLA MEDICINA CONVENZIONALE

       

            Nel 1535 Jacques Cartier salpò dalle coste della Francia diretto verso Terranova con un equipaggio di 110 uomini. In 6 settimane 100 uomini si ammalarono di scorbuto. Un indigeno disse loro di bere succhi dei frutti di un albero che crescevano in quella zona e gli uomini guarirono nel giro di pochi giorni. Da quell’episodio capitani di navi accorti e lungimiranti comandarono al loro equipaggio di consumare succhi di arancia e limone per scongiurare lo scorbuto. Ci volle molto tempo prima che il mondo medico accettasse questa semplice soluzione, ma alla fine nel 1795 dovette soccombere al buon senso e il succo di limone diventò obbligatorio nella dieta dei marinai.

            Uno dei motivi per cui le infezioni sono così numerose in ospedale è che molti infermieri amano più gli antibiotici che lavarsi le mani. Quando nel 1843 Oliver W. Holmes suggeriva ai medici di cambiare gli indumenti e lavarsi le mani dopo aver visitato i pazienti affetti da febbre puerperale le sue richieste vennero completamente ignorate. Anche l’avvento dell’anestesia è stata per lungo tempo trascurata se non osteggiata dal mondo medico e venne ufficialmente accettata soltanto quando la regina Vittoria diede alla luce il principe Leopoldo sotto l’effetto del cloroformio. Assurdamente fino al 1980 era prassi comune operare i bambini senza anestesia perché si riteneva che fossero incapaci di provare dolore.

            Da dati riportati da vari libri e giornali, pare che oggi i medici causano più malattie e decessi del cancro o delle cardiopatie. Una persona su 6 si trova in ospedale a causa del medico. Le reazioni negative ai farmaci sono la quinta causa di morte negli Usa perché i medici non comprendono i pericoli associati ai farmaci. Il 40% delle persone che assume farmaci subisce pesanti effetti collaterali, daltronde nessuno può stabilire in anticipo quali saranno le conseguenze sulla salute di un farmaco lanciato sul mercato. Molte più persone vengono uccise dai farmaci prescritti che dall’uso illegale di droghe. Solo in Australia ogni anno vengono ricoverate quasi mezzo milione di persone perché dei medici le hanno fatte ammalare e 18.000 di queste muoiono ogni anno a causa di errori medici, tossicità dei farmaci, errori chirurgici ecc., mentre negli Usa i casi di mortalità a causa dei medici si aggira intorno alle 200.000 unità. E le cifre in Europa non sono più incoraggianti dove medici e medicine pare che uccidono più persone di tutti i tipi di cancro. In realtà i medici rappresentano una delle principale causa di malattie e morte molto più di tutti gli altri tipi di problemi messi insieme, compreso cancro e malattie cardiache.

            D’altronde, come afferma la stessa  rivista British Medical Journal, 6 trattamenti su 7 non sono supportati da prove scientifiche. Il problema di fondo è che gran parte della ricerca medica è organizzata, pagata, commissionata e sponsorizzata dall’industria farmaceutica che è fatta per produrre buone recensioni e non certo arrecare danno a se stessa. Pare che molti degli scienziati implicati sono pronti a modificare i risultati dei loro esperimenti se questi non danno i risultati sperati. Si calcola che almeno il 12% delle ricerche scientifiche siano false.

            Anche gli esami e le analisi per le diagnosi mediche pare non siano affidabili: non riescono a prevedere l’andamento di una malattia nel 50% dei casi. Dei patologi hanno effettuato diverse centinaia di autopsie scoprendo che più della metà dei defunti era morto per una causa diversa da quella diagnosticata, praticamente aveva ricevuto un trattamento medico sbagliato. E se la vita media si è allungata (ma non certo il benessere della persona) ciò non è dovuto ai medici e alle medicine ma all’igiene, all’acqua corrente, al riscaldamento centralizzato, al poco lavoro, alla riduzione della mortalità infantile, alla carenza di guerre. Ci sono più malati oggi di quante ce ne siano stati in tutta la storia umana. In sostanza si può dedurre che dopo i 65 anni di età il cittadino è un peso per lo Stato e cerca di sostituirlo con chi produce.

            Il numero delle persone che muoiono a causa dei medici è 4 volte maggiore di quello delle persone che muoiono per incidenti stradali. Praticamente il medico ha più probabilità di ucciderci della nostra automobile. In realtà i medici oggi sono solo un canale commerciale dell’industria farmaceutica e gran parte dei medicinali che prescrivono non ne conosce gli effetti perché tutti i medicinali, nessuno escluso, sono sperimentati sugli animali. Insomma i medici uccidono più persone di quante non ne curino e causano più malattie e disagi di quanti ne riescano ad alleviare: il motivo è da ricercare nel fatto che la classe medica è in stretta alleanza con l’industria farmaceutica.

            Almeno il 70% degli esami e dei test richiesti dal medico non sono necessari. Un sondaggio ha dimostrato che le analisi del sangue e delle urine consentono al medico di formulare una diagnosi esatta solo all’1% dei casi. Uno studio recente ha dimostrato che su 93 bambini cui erano state diagnosticate malattie di cuore solo il 15% erano realmente malati.

            Se si dovesse classificare l’industria del cancro in base al suo fatturato sarebbe tra le più importanti del mondo; ma se la si dovesse considerare in base alla sua capacità di sconfiggere la malattia che si prefigge di combattere sarebbe tra le industrie più fallimentari del pianeta.

            Nel 1970 una persona su 6 poteva ammalarsi di cancro; nel 1980 il rischio era raddoppiato; nel 1990 si arriva a circa il 40%.  Non solo, oggi il tasso di sopravvivenza al cancro è lo stesso del 1950. I tempi della dichiarata guarigione dal cancro rientrano nei 5 anni: se una persona muore dopo 5 anni e un giorno il caso verrà considerato un successo. Sembra che lo scopo dominante sia tenere in vita il paziente per quei 5 anni. Uno studio approfondito ha dimostrato che i pazienti, che avevano rifiutato i trattamenti convenzionali del cancro, sono vissuti in media tre anni di più. In realtà la guerra contro il cancro è stata un fallimento come quella contro la droga. E i medici che osano consigliare terapie alternative, naturali, vengono sistematicamente isolati, scherniti, disprezzati.

            I risultati delle ricerche mediche dipendono da chi le finanzia. Ma nessuno sembra interessato a scoprire perché ci si ammala di cancro, o di qualunque altra patologia: questo farebbe diminuire i profitti e il fatturato. Nessuno ha intenzione di far capire alla gente che il nostro organismo è in grado di neutralizzare, senza l’ausilio di medici e medicine, 9 malattie su 10 .

            Un gruppo di ricercatori ha esaminato le cartelle cliniche di 100 pazienti: solo il 53% degli infarti era stato diagnosticato. Nel corso di uno studio è stato chiesto a 80 medici di esaminare un modello di seni femminili al silicone: i medici sono riusciti a trovare solo metà dei noduli anomali nascosti. Un altro studio ha dimostrato che su pazienti in punto di morte una diagnosi su 4 era sbagliata e che il 70% dei deceduti sottoposti ad autopsia presentavano patologie gravi mai state diagnosticate. In un altro studio avente per oggetto 400 autopsie in più della metà dei casi era stata formulata una diagnosi sbagliata. Anche gli errori della lettura di raggi X si aggira intorno al 30% e anche quando le radiografie vengono visionate una seconda volta solo un terzo degli errori commessi viene individuato.

            Nel 1950 un bambino su 14 si ammalava di cancro; nel 1985 la cifra era salita a uno su 4 e nonostante gli ingentissimi finanziamenti le industrie ricercatrici non sembrano provare il minimo imbarazzo per l’abissale fallimento, anzi continuano a chiedere altri e poi altri fondi. In realtà la scienza medica non sa come affrontare il cancro. Se una persona ammalata di cancro si fa visitare da tre medici diversi riceverà sicuramente tre diverse terapie.

            Il problema è che la quasi totalità dei medici non accetta che ci sia un legame tra stile di vita e malattia, tra cibo e cancro, anche se la National Academy of Sciences afferma che il 60% dei casi di cancro nelle donne e il 40% negli uomini sono collegati a fattori nutrizionali. Anche la Britisch Medical Association calcola che almeno un terzo dei casi di cancro è attribuibile all’alimentazione, anche se il legame tra grassi-proteine animali e cancro è ormai inconfutabile. Negano l’esistenza tra stress e sistema immunitario, tra tossiemia e malattie congenite. Ma i medici si ostinano a ignorare tale equazione e si rinnova la nemesi karmica che da millenni grava sulla classe medica, a danno della popolazione.

            Fin da quando fu introdotta la mammografia al seno mediante raggi X i medici si accorsero che poteva procurare più casi di cancro di quanti non ne rilevasse. Ogni dose media di raggi X equivale ai danni di 6 sigarette.

            Alcuni studi negli Usa hanno dimostrato che l’incidenza del cancro in una determinata zona di un determinato paese aumenta con il numero dei medici presenti in quella zona. La propensione per la radiografia da parte dei medici forse spiega tale fenomeno.

            Spunti tratti dal libro “Come impedire al vostro medico di nuocervi” di Vernon Coleman

            Ma anche se il meccanismo instaurato in campo medico ha allontanato i medici dal principio ippocratico che recita “Primo non nuocere”, ritengo ingiusto trascurare l’importante contributo della medicina e di molti medici i quali, con vero spirito di sacrificio personale, in molte circostanze risultano determinanti per alleviare sofferenze e salvare molte vite, specialmente nei casi di emergenza. L’operato dei medici dovrebbe essere improntato a combattere le cause delle malattie  e considerare simultaneamente l’entità umana in tutte le sue componenti fondamentali ed quindi uscire della logica settoriale e dei sintomi in una visione olistica in cui la medicina naturale rientra come branca insostituibile e complementare per il bene integrale dell’uomo.

“Un medico è un uomo che viene pagato per raccontare delle fandonie nella camera del malato, fino a quando la natura non l’abbia guarito o i rimedi non l’abbiamo ucciso” (A. Furetière).

“Un terzo di ciò mangiamo serve a vivere, gli altri due terzi a far vivere i medici” (Papiro egiziano).

 

 

 

 

             C’è una profonda differenza tra mangiare e nutrirsi; nell’accezione comune mangiare, quasi sempre, equivale a riempirsi la pancia, a saziarsi delle cose che ci appetiscono; nutrirsi invece è dare all’organismo le sostanze che servono a conservare la salute.  Ma non è quello che mangiamo ciò che assicura il benessere, bensì quello che digeriamo e assimiliamo. Se non digeriamo e assimiliamo correttamente quello che mangiamo, oltre a carenze nutrizionali, si verifica un cospicuo spreco di  risorse vitali.

           

Una buona digestione è assicurata solo se sono rispettate le regole delle giuste combinazioni alimentari. Un’alimentazione con alimenti tra loro incompatibili per tempi di digestione genera decomposizione e fermentazione a livello gastro-intestinale; i prodotti della decomposizione batterica sono gli stessi, sia che si sviluppino all’interno del nostro stomaco sia al di fuori. Combinazioni sbagliate si trasformano in ammoniaca, anidrite carbonica, alcol, acidi batterici: per eliminare questi veleni il corpo è costretto a ricorrere alle sue riserve vitali. “La putrescenza che insorge nell’apparato digerente non è meno ostile alla vita e alla salute di quella che ha luogo in un pozzo di rifiuti”. (H. Schelton)

 

            Per ogni cibo che ingeriamo il nostro organismo emette secrezioni differenti: il tipo di succo che viene emesso dallo stomaco è determinato dal tipo di cibo ingerito. Per questo è sbagliato consumare nello stesso pasto alimenti altamente proteici e amidi concentrati. La digestione di carboidrati e proteine richiede ambienti differenti tra loro al punto che l’uno neutralizza l’altro e questo genera fermentazione, perché l’acido inibisce la digestione dell’amido. Cereali e legumi, cioè proteine e amidi, producono facilmente fermentazione. In sostanza, ciò che ha mescolato la natura è digeribile, ciò che ha mescolato l’uomo risuolta indigesto.

 

            La putrefazione e la fermentazione che iniziano nello stomaco continuano poi nell’intestino. I cibi che richiedono la condizione alcalina per essere digeriti non dovrebbero essere mischiati con cibi che richiedono la condizione acida. Anche se è vero che la natura mischia nello stesso alimento amidi e proteine, c’è differenza tra un alimento isolato e il miscuglio con altri alimenti aventi caratteristiche diverse. Se mangiamo un solo cibo a pasto il nostro organismo è in grado di adattare i suoi succhi digestivi, ma se si mischiano molti cibi questo adattamento è reso difficile se non impossibile. Comunque non è ciò che facciamo occasionalmente che causa il problema, ma è l’abitudine.

            In particolare: non bisognerebbe mai consumare due alimenti altamente proteici nello stesso pasto, perché due proteine di natura diversa richiedono succhi digestivi e tempi di digestione differenti.

 

            Non bisognerebbe consumare grassi e proteine insieme, perché il grasso esercita un potente effetto inibitore sulla produzione del succo gastrico necessario per digerire cibi ricchi di proteine. I grassi quando sono ingeriti da soli rimangono a lungo nello stomaco e quando sono consumati con altri alimenti ne ostacolano la digestione. A causa della presenza di grasso l’amido ristagna nello stomaco causando fermentazione. Grassi e proteine sono una combinazione difficile da digerire.

 

            Non consumare amidi e zuccheri insieme. Lo zucchero nella bocca provoca la produzione di saliva, ma non di ptialina, l’enzima preposto per la digestione dell’amido. I monosaccaridi (cioè gli zuccheri semplici) ed i disaccaridi, fermentano più rapidamente dei polisaccaridi. Lo zucchero viene digerito per primo e la conversione dell’amido in zucchero viene ostacolata. Lo zucchero oltre ad inibire la secrezione del succo gastrico, genera fermentazione e  ritarda la digestione. La stesa regola vale anche per il miele.

            Non mangiare diversi tipi di amidi nello stesso pasto, perché il nostro apparato digerente si può occupare di una sola forma di amido alla volta, diversamente uno degli amidi resta intatto nello stomaco ritardando la digestione degli altri alimenti.

 

            Non mangiare frutti con proteine; i frutti si combinano bene con le verdure, non con le proteine e gli amidi. L’ideale è non consumare più di tre frutti a pasto, tra loro compatibili, come per esempio uva, banana e mela. In sostanza la frutta ostacola la digestione degli altri alimenti: andrebbe consumata da sola e lontana dai pasti.

            In particolare: gli amidi vanno combinati con verdure, grassi e oli; le noci con verdure e frutti acidi; cereali e legumi con verdure; meloni e simili sempre da soli e lontani dai pasti. Per chi ancora, purtroppo, mangia uova e formaggi, questi dovrebbero essere abbinati con verdure. Il latte sempre da solo.

 

 

“Le industrie farmaceutiche non possono competere con la gallina:

non produrranno mai un uovo fertile”

 

 

            Non c’è mai stata nè mai ci  sarà una ragione per cui sia necessario ricorrere ad integratori o vitamine sintetiche per mantenere o recuperare la salute. Solo il mondo vegetale ha la peculiarità di produrre vitamine e sali minerali organici che servono al nostro organismo e chiunque si nutra con giudizio, secondo i canoni della dieta vegan, non soffrirà mai di alcuna carenza in tal senso.

 

            Le industrie chimico-farmaceutiche possono, tramite i loro laboratori, giocare con gli elementi, sintetizzarli, ricombinarli ma non potranno mai produrre sostanza vivente. Esse convincono la gente che le vitamine naturali sono uguali a quelle prodotte in laboratorio, ma  i loro prodotti non potranno mai sostituire le vitamine e i minerali dell’orto o del frutteto. Anche se le vitamine sintetiche sono chimicamente identiche a quelle prodotte nei laboratori, non hanno gli stessi effetti delle vitamine naturali. Qualunque principio nutrizionale funziona solo se armonicamente bilanciato con gli altri componenti il prodotto naturale che lo contiene.

 

            Da molti esperimenti compiuti nella successione degli anni su un numero ragguardevole di persone, nessuna positiva indicazione è stata ricavata, in qualunque condizione cui sono stati sottoposti i soggetti sotto osservazione. Non solo, spesso sono state registrati effetti collaterali come nausea, vomito, indigestione, dolori addominali, diarrea. Mentre non è possibile dimostrare la tossicità delle vitamine naturali, (almeno per le quantità che possono essere consumate mangiando) nei test effettuati per stabilire la tossicità di tali vitamine è emerso che in alcuni casi si è avuta la morte in caso di forti dosi, in altri casi arresto della crescita.

 

            Come non esiste una malattia dovuta ad una sola causa così nessun elemento chimico isolato può interagire e curare un male. E’ un’illusione pensare di riottenere la salute facendo uso di integratori di sintesi senza rimuovere le cause che hanno indotto la malattia.

            Quello delle vitamine sintetiche è solo il frutto di un progetto commerciale a favore delle lobby chimico-farmaceutiche. Per sopperire alla necessaria complementarietà delle vitamine le industrie producono prodotti multivitaminici. Ma questi non funzionano, non solo perché le vitamine non sono naturali, ma perché funzionano solo in presenza di minerali che agiscono sinergicamente con esse.    

           

            Le vitamine sono sostanze regolatrici delle attività degli organismi viventi, consentono al corpo di utilizzare e assimilare proteine, carboidrati, grassi e minerali. Ma  “se il cibo non contiene in quantità sufficiente i giusti tipi di sali, semplicemente deperiamo fino a morire, perché ognuno ha una particolare funzione da assolvere” (Dr. H. Shelton).

            Le vitamine hanno valore solo in presenza di altri elementi: se mancano certi principi si annulla il loro valore: salute, crescita e vigore sono assicurate solo se sono presenti tutti gli elementi nutritivi essenziali, e la possibilità di utilizzare le vitamine dipende sempre dalla presenza di altri elementi nella nostra dieta. In sostanza il nostro organismo non ha bisogno solo di vitamine, ma di vitamine in combinazione ideale con altri elementi che solo il regno vegetale è in grado di fornire.

            Le vitamine devono essere nelle quantità adeguata e nella giuste proporzioni. Come ogni singola parte del corpo interagisce con l’insieme, così è per ogni singola vitamina o minerale. La presenza di certe vitamine è essenziale per la corretta utilizzazione dei carboidrati; se mancano il metabolismo dei carboidrati viene bloccato.

 

            Per costruire una casa abbiamo bisogno di mattoni, ferro, cemento, calce, acqua, legno, vetri ecc. se manca uno solo di questi componenti l’intero edificio non può assolvere appieno le sue funzioni.

            I sali minerali entrano nella composizione di ogni fluido e struttura del corpo. Solo le piante hanno la peculiarità di trasformare in organici i minerali inorganici che traggono dal  terreno. I sali inorganici vengono utilizzati dall’organismo solo in presenza di vitamine, quelle buone, non quelle di sintesi.

            I minerali sono utilizzabili solo se organicati dalle piante per essere utilizzati dagli animali: anche se finemente triturati non sono utilizzati dal corpo, l’organismo umano non è in grado di sintetizzare vitamine e minerali. Il nostro corpo ha bisogno di ferro, ma non possiamo mangiare limatura di ferro; il fosforo di cui ha bisogno il nostro organismo dobbiamo prenderlo dalle piante non dai laboratori di chimica: sarebbe un veleno se lo assumessimo come lo troviamo in natura. Allo stesso modo non possiamo assicurarci il calcio mangiando roccia grezza o gesso.

 

            La carenza di ferro, calcio, potassio, magnesio ecc. che può manifestarsi in una dieta, non può essere sopperito da elementi isolati. L’assenza o la carenza di una qualsiasi vitamina essenziale impedisce alle altre di funzionare correttamente. Se una di esse è presente a metà o ad un quarto del quantitativo necessario, anche le altre funzioneranno a metà o ad un quarto della loro efficacia. Non solo. Nessun elemento deve essere carente o presente in eccesso. L’aumento di un determinato elemento alza la richiesta di tutti gli altri. Proteine, minerali, vitamine ecc. nella nutrizione funzionano solo se in comunione con tutti gli altri componenti. Consumare grandi quantità di una singola vitamina o di un singolo minerale non è sufficiente a soddisfare le molte necessità sinergiche del corpo, anzi simili pseudo vitamine possono causare danni gravissimi.

 

            L’identica situazione si verifica quando assumiamo medicinali. La sensazione di benessere o guarigione è dovuta alla reazione dell’organismo che, interpretando il prodotto di sintesi come un corpo estraneo aggressore, reagisce richiamando le sue forze vitali che però in questo modo vengono depauperate. In sostanza quando per cattivi stili di vita il nostro organismo ha necessità di un certo elemento significa che la nostra alimentazione è scarsa di un’alimentazione  in cui è presente l’elemento carente e la cosa più saggia è consumare prodotti naturali ricchi di quella particolare sostanza.

 

Sabato 09 Febbraio 2013 22:30

ARMONIZZARE LE DIVERSITA’


La goccia d’acqua contiene tutti i segreti dell’oceano

 

 

            Non si può separare il corpo dallo spirito, come non può essere separato il fuoco dal calore, il fiore dal suo profumo. C’è chi da più importanza alla bellezza formale del fiore, chi al suo colore, chi al suo profumo. Ma la sua forma, il suo colore e la sua fragranza sono un’unica cosa: non può esistere l’una senza l’atra. L’unità è sterile, fecondo è solo il dualismo: è il contrasto, la differenza ciò che genera la vita. I valori morali, culturali, spirituali, scientifici, si arricchiscono al contatto con realtà differenti. Tutto ciò che è parziale, settoriale è per sua natura incompleto; avere una tale visione della realtà limita nella percezione delle cose, e questo genera esclusioni, razzismi, specismi, rivalità, guerre. Tutte le visioni parziali si sono rivelate tanto più perniciose quanto più avevano la presunzione di essere preminenti sulle altre.

 

            Armonizzare le forze eterogenee nel luminoso obiettivo del bene comune, la pace, la giustizia, l’evoluzione, l’amore, la vita, questo è il primo, fondamentale scopo dell’esistenza e ciò che rende l’esistenza dell’uomo nobile e degna di essere vissuta.

            Io sono ricco in virtù della presenza degli altri e delle cose che mi circondano. Se fossi solo non potrei evolvere. Ogni persona ed ogni cosa influisce sulla mia vita e contribuisce al mio arricchimento interiore per mezzo dell’esperienza che acquisisco nell’incontro. Come un uomo è tanto più padrone della sua lingua quanti più vocaboli conosce, così è tanto più ricco interiormente quante più esperienze positive della sua ha potuto contattare.

           

Ma io non percepisco che una piccolissima parte dell’insieme: l’insieme mi condiziona attraverso la sua unità e il suo singolo componente. Il tutto è importante perché è composto dal singolo elemento, altrimenti sarebbe come dire che è importante il mucchio non il singolo chicco di grano, la foresta non il singolo albero, il popolo non la singola persona. Il dirigente d’azienda è importante quanto la donna delle pulizie perché l’uno senza l’altro non potrebbe funzionare l’azienda.  Il musicista quanto il suo strumento musicale perché l’uno senza l’altro nessun concerto potrebbe essere realizzato.

           

Come il contesto in influenza e condiziona il mio comportamento e la mia vita così il mio comportamento influenza e condiziona il mio prossimo, perché gli altri ed io siamo una cosa sola: siamo la folla dei viventi, siamo la vita. Se io violento o uccido qualcuno in sostanza sto violentando e uccidendo una parte di me stesso, sia perché nell’azione malvagia sto rendendo peggiore la mia coscienza e sia perché nei confronti del contesto e della vita mi esprimo in modo negativo, lesivo, disarmonico.

 

            Non v’è pensiero o azione che non abbia i suoi effetti universali, “Non si può cogliere un fiore senza turbare le stelle”. Una buona azione influenza il mio vicino e lo induce ad essere anch’egli più disposto alla bontà e più disponibile nei confronti del suo simile. Per contro un’azione egoistica, malvagia si ripercuote negativamente non solo sulla vittima ma su tutti generando malcontento, rabbia, autodifesa e quindi disarmonia.

            L’interdipendenza è la realtà a cui sono legate indissolubilmente tutte le cose: essere in sintonia con il proprio contesto aiuta al funzionamento armonico del tutto; apprezzando il valore delle diversità si apre la mente e la coscienza a considerare ogni cosa come membra dello stesso organismo, tessere del medesimo mosaico, note della stessa sinfonia:  proprio per questo esiste la terra e l’universo

 

 

            Il metabolismo cellulare determina una costante produzione di sostanze acide (acido lattico, anidrite carbonica ecc.) che se non venissero tamponate sposterebbero rapidamente il pH dell’organismo verso l’acidità con conseguenze molto gravi per la stessa vita dell’organismo. Nel mantenere l’equilibrio un ruolo importante è svolto dai polmoni e dai reni.

            Il pH del sangue si estende tra valori che vanno da 1 a 14: quanto più è al di sotto di 7 tanto maggiore è il grado di acidità, quanto più è maggiore di 7 tanto maggiore è la condizione di alcalinità. Nel punto 7 vi è uno stato neutro. I valori ottimali per la vita degli esseri umani stanno tra 7,35 e 7,43 mentre i limiti estremi della vita vanno da 7,1 e 7,8: oltre questo limite c’è il coma e l’arresto cardiaco. Dunque i processi vitali dell’organismo hanno luogo solo se il Ph è stabile e leggermente alcalino, mentre se si posiziona su valori acidi c’è un pericoloso accumulo di tossine con le possibili conseguenze suddette.

            Gli enzimi di origine animale presentano delle limitazioni in quanto possono agire soltanto entro una gamma di pH che va da 7,2 a 9,0, che è alcalina. Durante la digestione la concentrazione dell’acido dello stomaco scende fino a 2,0 – 3,0, questa è la ragione per cui gli enzimi di origine animale riescono con difficoltà a digerire il cibo perché sono limitati al suddetto parametro alcalino.         Per contro gli enzimi di derivazione vegetale agiscono in una gamma di pH assai più estesa che va circa da 2,0 a 12,0 e quindi ricopre i due parametri acido e alcalino e rende gli enzimi di derivazione vegetale ideali per la digestione anche in condizioni di pH estreme risultando perfetti per la digestione di proteine, amidi e grassi: questa caratteristica conferisce loro un maggiore accesso di sostanze nel sangue, nella linfa e nei tessuti. Uno studio effettuato in Inghilterra ha rilevato che un piccolo quantitativo di lipasi acido-stabile derivata da fonti vegetali aveva la stessa efficacia di una dose 25 volte superiore di pancreatina di origine animale. (Nexus, n.52)

            Tutti gli acidi sono irritanti, assorbono dall’organismo grandi quantità di ossigeno e sali minerali (sottratti principalmente alle ossa, ai denti, ai capelli, al sangue); intossicano e degradano i tessuti; causano infiammazioni dolorose, indeboliscono le membrane cellulari, riducono la velocità degli scambi metabolici, alterano le difese immunitarie, stimolano il sistema simpatico fino all’esaurimento. Più c’è acidità e più l’organismo sottrae calcio e fosfati. La sottrazione di calcio genera iperattività, irritabilità, nervosismo, insonnia, allergie. L’organismo ricorre all’alcalinizzazione attraverso la formazione di ammoniaca che interviene quando gli altri sistemi non sono in grado di alcalinizzare l’organismo. Dopo il sodio, il calcio è il minerale più alcalinizzante.

            I minerali basici sono: calcio, sodio, ferro, magnesio, manganese, potassio, rame. Gli acidi più difficili da smaltire sono quelli del catabolismo proteico animale.

            Tutti gli alimenti contengono sia alimenti acidificanti sia alcalinizzanti: tutti i grassi, sia animali che vegetali, sono acidificanti, eccetto l’olio extravergine di oliva spremuto a freddo; tutti i legumi sono acidificanti eccetto la soia; tutti i cereali sono acidificanti ad eccezione del miglio. Le patate sono alcaline se mangiate con la buccia. Noci, pistacchi, nocciole ecc. sono acide, eccetto le mandorle. I farmaci sono acidi, ostacolano la naturale espulsione delle tossine e queste migrano da un tessuto all’altro. Le cause sono da attribuire all’’inquinamento chimico, alla cattiva alimentazione, al poco riposo, a fattori psicologici ed affettivi. Il diabete è una delle cause più comuni dell’acidosi.

            La nostra alimentazione dovrebbe essere fatta per l'80% circa di alimenti alcalinizzanti e del 20% circa di alimenti acidificanti. Altamente acidificanti sono i cibi di derivazione animale e tutti i cibi industriali, poco acidificanti e molto alcalinizzanti sono invece i cibi vegetali.

            Tutte le allergie dipendono dall’acidosi mentre i flavonoidi dei vegetali neutralizzano gli acidi. L’acidità riduce la capacità dell’organismo di produrre enzimi ed ormoni. Gli Alimenti acidificanti causano osteoporosi ed ipertensione. Una dieta acidificante affatica i reni a volte fino a bloccarli. Un pH alcalino superiore a 7,35 inattiva le cellule cancerogene. L’acidità e il sale richiama acqua nei tessuti per cercare di diluirne gli effetti. Per ogni grammo di sale vengono sottratti 23 gr di acqua all’organismo. Se le feci puzzano vuol dire che l’organismo è in acidità. Le fibre dei vegetali assorbono gli acidi. L’80% dei cibi devono essere basici, e la metà di questi crudi.

            Si possono quindi escludere tutti i cibi che sappiamo essere altamente acidificanti e consumare invece di tutti i cibi vegetali che risultano perfetti per l'equilibrio acido basico del sangue.

Le principali conseguenze dell’acidosi sono 4:
- invecchiamento precoce;
- cattiva assimilazione dei nutrienti;
- calo del rendimento psicofisico;
- osteoporosi e radicali liberi.

I sintomi sono:
mal di testa, dolori reumatici, nevralgie, irritabilità,
disfunzioni del sistema immunitario, scarsa forma fisica, gonfiore, pesantezza,
stitichezza alternata a diarrea, sudorazione, pallore, freddolosità , stanchezza, alitosi, ansia.

ALIMENTI ALCALINIZZANTI
Frutta: acida: ananas, arancia, clementino, limone, mandarino, melograna, pompelmo;
semi-acida: albicocca, ciliegia, fragola, mela, uva, pera, pesca, prugna;
neutra: melone, cocomero;
dolce: dattero, banana, fico, mela dolce, uva.
Tutta la frutta seccata (eccetto l’albicocca) e la mandorla.
Verdura: asparago, broccolo, cardo, carota, castagna, cavolo, cetriolo,
cicoria, cipolla, fagiolino, fungo indivia, lattuga, peperone, porro,
pomodoro, oliva, pastinaca, patata, prezzemolo,
rapa, ravanello, scalogno, scarola, sedano, spinacio, tarassaco…

ALIMENTI ACIDIFICANTI
Sostanze animali: carne, crostacei, pesce, selvaggina, pollame
Prodotti lattieri: burro, margarina, panna, formaggio, yogurt
Cereali e derivati: farina bianca, di avena, di mais, grano completo, grano saraceno,
pane bianco, pane integrale, pasta, mais, orzo integrale, riso integrale, semola
Legumi secchi: fave, fagioli, piselli, lenticchie.
Alimenti voluttuari: alcolici, bevande industriali, cacao, caffè, the nero, condimenti,
olii raffinati, spezie, miele, cioccolato al latte, succhi di frutta, bibite industriali,
vino, zucchero bianco o grezzo, marmellata, caramelle, prodotti di pasticceria,
Tutti i farmaci (soprattutto gli antinfiammatori) e gli integratori alimentari
sono acidificanti.

IL DESTINO DI UN POPOLO DIPENDE DA COSA MANGIA

Domenica 28 Ottobre 2012 20:19

COSCIENZA COSMICA


Come il piccolo così il grande

 

 

            Come ogni particella vive in simbiosi con le altre e non può vivere separata dall’organismo di cui è parte, allo stesso modo l’organismo non può esistere senza le cellule che lo compongono. Una cellula (l’uomo) che vivesse in antagonismo con le altre cellule metterebbe in pericolo se stessa e l’organismo (la società) di cui fa parte. Una cellula impazzita può generare il cancro come un uomo malvagio può  mettere in pericolo la sua vita e quella dei suoi simili.

            L’io individuale è un frammento dell’Io assoluto. La coscienza collettiva è parte della Coscienza cosmica; il pensiero individuale è un frammento dell’Intelligenza universale. Come la materia si esprime attraverso le forme così la Coscienza cosmica si manifesta attraverso la moltitudine di coscienze individuali. In sostanza la coscienza individuale è la parte più piccola dell’unica Coscienza cosmica che esiste e di cui fa parte, perché non può esistere materia, percezione o intelligenza isolata: tutto ciò che esiste fa parte dell’Uno, del Tutto cosmico.

            La materia di cui è fatto il nostro organismo è parte della materia di cui è fatto l’intero universo. I nostri singoli corpi sono parti dell’umanità e l’umanità è una. Se una sola parte di un organismo è sofferente l’intero organismo ne risente ed è in pericolo di vita. Come esiste il corpo singolo, il corpo collettivo e il corpo cosmico così esiste il pensiero singolo, collettivo e cosmico.

            Ogni organismo vivente è la sintesi formale ed energetica di tutto il contesto planetario. Un animale erbivoro nutrendosi di piante si nutre di tutto ciò che la pianta ha sintetizzato per la sua esistenza: dai raggi cosmici ai minerali, dall’acqua ai residui di altri esseri viventi che si sono polverizzati nella terra. Come gli animali carnivori, che nutrendosi di animali erbivori assorbono ogni elemento di cui è formato il loro organismo, allo stesso modo l’essere umano nutrendosi di vegetali o di animali si nutre della sintesi di tutto ciò che vive nell’universo.

            L’essere umano è chiamato dall’evoluzione ad ampliare la sua sfera percettiva, a non concepire le cose come entità isolate ma come tessere di un solo grande mosaico, come note della stessa sinfonia, come membra del medesimo organismo e a capire che l’esistenza di ognuno è assicurata grazie alla coesistenza con tutto ciò che lo circonda. Senza la diversità chimico-biologica nulla esisterebbe nell’universo. Da questo se ne deduce che finché una sola parte dell’umanità è sofferente, malata, denutrita o violentata, l’intera umanità è in pericolo di vita. Finché gli animali sono sofferenti, imprigionati o uccisi dall’uomo le vibrazioni di terrore che ne scaturiscono ricadono pesantemente sull’intero contesto umano, perché tutto è inscindibilmente collegato.          

 

In un mondo in cui i valori tradizionali procedono superando la sfera antropocentrica per espandere i codici della civiltà e del diritto dall'uomo ad ogni essere senziente, la Chiesa non può essere refrattaria alle nuove esigenze dello spirito umano e trincerarsi a difesa della centralità dell'uomo sul creato con la facoltà di disporre delle risorse naturali e della vita degli animali: l'etica universale del movimento vegetariano-animalista è la realtà cui è chiamata a confrontarsi e ad esprimersi la Chiesa cristiana.

L'uomo è vegetariano per volontà di Dio, come comandato in Gen. 1,29. L'autorizzazione a mangiare la carne degli animali caratterizza l'uomo decaduto, riscattato dal sacrificio di Cristo che restaura l'antico patto tra Dio e gli uomini, l'antica alleanza tra Dio e tutte le sue creature.

L'uomo deve tornare ad essere custode e saggio amministratore della creazione non tiranno.

La chiesa ha il dovere morale di uniformarsi alla dimensione antecedente il peccato originale restaurata da Cristo in cui l'uomo non si nutriva della carne degli animali suoi simili come riportato in Gen. 2,18 e come indicato sia da S. Girolamo padre della chiesa cristiana e da S. Basilio di Poiana che affermava: "Se i monaci cercano l'antico ordine devono volere i cibi che Dio ha dato ad Adamo nel paradiso non quelli di Noè dopo il Diluvio".

La Chiesa cattolica è la sola istituzione che mai ha levato la sua voce in difesa delle creature non umane sofferenti, e in questo ha tradito la sua missione. Dovrebbe essere fautrice di compassione, di pietà, di sensibilità umana. Il movimento vegetariano-animalista trova sostenitori in qualunque categoria eccetto che nel clero e nella maggior parte dei cristiani.

Siamo in comunione con Dio quando siamo in comunione d'amore con tutte le sue creature. E come possiamo essere in comunione con le sue creature se le tormentiamo in ogni modo e le uccidiamo per mangiarne il corpo martoriato?

Se lo scopo della religione è quello di rendere l'uomo sostanzialmente migliore, cioè più buono, più giusto, più misericordioso e fraterno, come concilia il cattolicesimo la pratica dello sfruttamento e dell'uccisione di un animale senziente che induce alla durezza di cuore, all'indifferenza verso la sofferenza dell'altro e al disprezzo del valore della vita? Limitando il sentimento dell'amore e della compassione alla sola specie umana non si rende peggiore l'uomo sul piano morale, civile e spirituale? Reprimendo la pietà nell'animo umano non si inclina l'uomo alla violenza anche verso il suo stesso simile? L'indifferenza verso il valore della Vita e verso la sofferenza in senso lato non genera una mentalità di predominio del più forte sul più debole? Non preclude lo sviluppo di una mentalità di pace e di non violenza, di rispetto, di condivisione, di benevolenza nei confronti degli stessi esseri umani?

Se la Chiesa cattolica trae insegnamento dalla Bibbia perché non rispetta il comando in Gen. 1,29 dato da Dio agli uomini ad essere vegetariani? "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme ed ogni albero in cui è frutto saranno il vostro cibo, mentre agli animali do la verde erba dei campi". Perché resta ancorata alla condizione dell'uomo dopo il peccato e non patrocina la nuova dimensione instaurata da Cristo che afferma: "Misericordia voglio non sacrificio"?

Se lo sfruttamento degli animali è legittimato dalla Chiesa perché ritenuti esseri inferiori al servizio dell'uomo, perché nel creare gli animali Iddio in Gen. 2,18-19 parla di esseri simili a noi? "Non è bene che l'uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia SIMILE, allora il Signore Iddio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e li condusse all'uomo per vedere come le avrebbe chiamati". I presunti vantaggi dell'uomo nello sfruttare gli animali perché ritenuti esseri inferiori non ha forse lo stesso motivo che indusse i bianchi a legittimare la schiavitù nei confronti dei negri e non solo? Una mentalità di predomino del più del più forte sul debole non è forse stato il seme di ogni tirannia a danno della civiltà umana e del progresso morale e spirituale?

Se al pari degli uomini gli animali sono dotati di anima come affermato in Sap. II: 23-26: "Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose". E in Gb. 12,7-10: "Egli ha in mano l'anima di ogni vivente ed il soffio di ogni carne umana", nella dimensione trascendente l'anima degli animali uccisi non accuseranno la Chiesa alla presenza di Dio?

Mangiare carne per procurarsi un piacere, che causa sofferenza e morte ad una creatura senziente, non è forse considerato peccato di gola? oltre un fatto eticamente inaccettabile?

La legge morale e spirituale non deve forse ampliarsi con l'evolversi della coscienza umana e con le mutate esigenze dello spirito? Il seme gettato da Cristo non deve forse dare i suoi frutti ed ampliare la sua sfera d'amore dall'uomo ad ogni creatura posta da Dio sotto la tutela dell'uomo?

Molte cose sono state superate dalla Chiesa perché non più giustificabili sul piano storico-sociale in continua evoluzione, come la legge "occhio per occhio", la lapidazione degli adulteri, l'uccisione degli eretici ecc., perché la Chiesa cattolica si ostina a negare dignità e rispetto dovuto agli animali nostri compagni di viaggio e li condanna ad un'esistenza infernale a causa dell'uomo?

Che siano i laici e non la Chiesa a chiedere rispetto e amore anche per gli animali non è un controsenso per la morale cristiana?

Quali parti dei testi evangelici possono essere considerati autenticamente ispirati da Dio e quali invece possono essere interpretazioni contestuali?

Non si tratta di spodestare l'essere umano dalla sua centralità ma di responsabilizzarlo nel suo dovere di tutore della creazione.

Lo scopo della La religione deve essere quello di farsi medicina per curare i mali di cui soffre l'umanità non solo preparare l'uomo alla dimensione ultraterrena: deve essere sintesi delle conoscenze acquisite ed essere lo specchio dell'evoluzione umana.

Gli animali non sono tristi per loro natura, non sono infelici o ammalati: è l'uomo che li rende tali, è l'uomo che li condanna ad un'esistenza infernale. Mai gli animali si macchierebbero di crimini orrendi contro i propri simili. Gli animali sono innocenti, puri, miti, in armonia con il creato: da sempre hanno obbedito pazienti all'arroganza umana pagando con il dolore e la vita; eppure mai si leva la voce della Chiesa a loro difesa.


Da quando per estreme necessità di sopravvivenza la specie umana si nutrì della carne degli animali abbattuti l’uomo è diventato il più crudele dei predatori; continuare a mangiare la carne significa perdurare nello stato di primordiale ferocia.


            Nulla di più sbagliato che considerare valida una pratica solo perché consuetudine consolidata nel tempo. Anche se fosse vero che l’essere umano ha da sempre mangiato la carne degli animali uccisi non può essere giustificabile un’abitudine riconosciuta dannosa per la salute e la coscienza umana, altrimenti allo stesso modo dovremmo giustificare l’omicidio, la guerra, la tortura, la pena di morte o la schiavitù da sempre componenti della deviazione dell’uomo. In genere si tende a fare riferimento alle assuefazioni primitive per giustificare insane abitudini di popoli che si considerano evoluti. Se i nostri antichi progenitori mangiassero la carne ciò non vuol dire che sia stato un bene: arriva il momento in cui ci si accorge delle cose che devono essere superate per il bene di se stessi e l’evoluzione civile e morale degli umani.

            Il problema dell’alimentazione carnea, con tutti gli effetti negativi ad essa attribuiti, è emerso da 50 anni a questa parte con il benessere economico Occidentale; precedentemente il popolo consumava la carne solo circostanze eccezionali, feste o rituali religiosi. Per millenni l’alimento carneo è stato da sempre appannaggio della classe aristocratica come status simbol di ricchezza o forza guerriera. Il popolo è stato quasi sempre fondamentalmente vegetariano: era più conveniente assicurasi il consumo giornaliero delle uova delle galline, piuttosto che un pasto a base di carne, come era più conveniente usufruire del latte della pecora o della mucca, piuttosto che consumare l’animale in pochi giorni.

 

            I nostri antichi progenitori fin quando vissero nella foresta intertropicale si alimentarono secondo la loro natura di primati fruttariani, finché nell’ultima glaciazione Wurm dell’Era Quaternaria, nel periodo detto Pleistocene, circa un milione di anni fa, le foreste, diventate gradualmente inospitali a causa di cambiamenti climatici (iniziati 16 milioni di anni prima, nell’era Terziaria, tra il Miocene ed il Pliocene) si trasformano in savane e i nostri progenitori, sprovvisti di qualunque arma naturale, adatta ad inseguire, a dilaniare e a mangiare la durissima carne cruda della preda, per sopravvivere, si adattarono a mangiare un pò di tutto compresa la carne, vivendo di sciacallaggio, cioè dei resti degli animali predatori. L’introduzione, anche se modesta dell’alimento carneo (circa il 25-30 %) nella loro dieta naturale, portò ad un calo a picco della lunghezza della vita media dell’individuo (forse del 50%), probabilmente dovuto al conseguente sviluppo delle malattie dovute appunto all’alimento carneo innaturale per l’uomo.

 

            Inoltre, la carne resta una sostanza incompatibile per l’organismo umano, anche se gli animali vivessero allo stato bucolico; ma oggi la carne degli animali, allevati in condizioni innaturali quanto disumane, non è come la carne degli animali allevati allo stato naturale ma pregna di medicinali, di malattie e della disperazione della prigionia degli allevamenti intensivi, veleni che inevitabilmente entrano nel metabolismo di chi se ne nutre.

            C’è anche da considerare che le più grandi civiltà sono nate da quando l’essere umano da nomade cacciatore-raccoglitore è divenuto stanziale cibandosi prevalentemente di vegetali a seguito dell’invenzione dell’agricoltura. Tutta la civiltà dell’area del mediterraneo  risulta caratterizzata da un’alimentazione prevalentemente o quasi del tutto vegetariana. I greci, gli spartani, i romani si nutrivano di erbe, cereali, fichi, mandorle e formaggio. I greci antichi venivano chiamati mangiatori di foglie. Fino alla Roma tardo-imperiale non c’è traccia di allevamenti di animali per l’alimentazione. I buoi erano sacri, considerati trattori da campagna, e i romani, come ricorda Virgilio, si rifiutavano di mangiare la carne del vitello. La poca carne consumata era di animale da cortile, maiale e cacciagione. Plinio, Cicerone, Seneca, Catone, Orazio, Curio, Dentato e tantissimi altri grandi personaggi dell’antica Roma erano notoriamente vegetariani. Il mestiere di macellaio era disprezzato, come riferisce Cicerone, sia a Roma come in Oriente dove il Buddha annoverava tra i mestieri “fonte di miseria per l’uomo” quello di macellaio, di cacciatore, pescatore e venditore di animali da macello. In sostanza il consumo di carne risulta parallelo alla decadenza dell’impero romano mentre nell’Induismo il vegetarismo era segno di elevata distinzione sociale.

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------“DIMMI COSA MANGI E TI DIRÒ CHI SEI” (Antelme Brillatt-Svarin)

“La vita vegetale invece del cibo animale è la chiave della rigenerazione umana” (R. Wagner)

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

“Quelli la cui sensibilità rifiuta di uccidere altre specie viventi a maggior ragione

il loro intelletto rifiuterà di uccidere quelli della propria specie” (Teofrasto)

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

“Sventura su di me che un giorno fatale non mi ha annientato,

prima che con i miei artigli avessi compiuto criminali azioni per nutrirmi” (Empedocle)

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Martedì 07 Agosto 2012 15:35

"UNA BELLA BISTECCA MI DA' LA CARICA"

 

"Una bella bistecca mi dà la carica", così affermava pubblicamente un noto esponente della sinistra verde teoricamente impegnato in difesa degli animali e dell'ambiente. Questa convinzione è abbastanza diffusa anche tra coloro che fingono di essere vegetariani ma cercano ogni espediente per giustificare "l'impossibilità" di rinunciare alla bistecca, e tra la sofferenza e la morte dell'animale e la "carica" della bistecca scelgono quest'ultima convinti che quel pezzo di cadavere darà loro lo sprint necessario a farli stare più in forma. E' solo il patetico tentativo di giustificare il proprio rifiuto a rinunciare al piacere della gola considerato più importante dell'ingiustizia che produce.

E' altresì vero che chi era abituato a consumare prodotti carnei, e di derivazione animale, se la sua rinuncia non è supportata da una forte motivazione etica o salutistica, l'organismo, intossicato dalla carica adrenalinica, di cui è pregna la carne di una animale che ha subito l'agonia della macellazione, entra in uno stato di astinenza, allo stesso modo di chi è intossicato da caffeina, da fumo o da zucchero industriale. Anche la pasta e il pane generano dipendenza e causano l'identico effetto nell'organismo assuefatto a tali prodotti. Quando i valori glicemici si abbassano il modo più semplice è quello di ingerire altri zuccheri semplici e i valori ritornano nella norma, per poi avere nuovamente la necessità di ingerire altri zuccheri. Però questo genera picchi glicemici che stressano il pancreas; mentre gli zuccheri complessi della frutta danno energia a lungo termine e in un organismo sano non causano mai dannosi sbalzi glicemici.

Allo stesso modo la carne: dà una carica immediata perché alimento adatto agli animali predatori, ma dopo, fa ripiombare l'organismo nello stato di prima con la necessità di dover ingerire nuovamente quell'alimento per non subire calo nello sprint. Si cade in un circolo vizioso che schiavizza e spesso favorisce l'inevitabilmente insorgere di parecchie patologie degenerative. La carne non dà energia, la sottrae. Se l'alimento carneo introduce, per ipotesi, 100 di energia per metabolizzarla e neutralizzarne gi effetti negativi l'organismo ne spende 120. Nel mondo naturale gli animali più forti e resistenti alla fatiche non sono carnivori ma vegetariani ed erbivori. Il leone, carnivoro, ha molta potenza ma in un lasso di tempo ridotto: se non riesce a catturare la preda in pochi balzi resta a digiuno mentre la gazzella, erbivora, potrebbe correre per ore senza stancarsi.

E' molto difficile trovare un soggetto vegan stanco e privo di energia. La carne causa una reazione immediata del sistema al pari delle medicine di sintesi, dando l'illusione di benessere; in sostanza è la reazione di difesa dell'organismo all'introduzione di sostanze estranee riconosciute come dannose che interpreta come aggressori e che assorbono energia vitale: ma è come ritirare continuamente denaro dalla cassa senza effettuare nuovi depositi.

Per liberarsi da questa schiavitù è necessario un minimo di buona volontà: dopo i primi giorni l'organismo si disintossica come dalla droga e non solo non sente più la necessità di questi prodotti ma subentra uno stato di spontaneo rifiuto in cui l'organismo, finalmente libero e tornato al suo stato naturale, tende a rifiutare spontaneamente tutto ciò che lo danneggia e che naturalmente è incompatibile con la nostra vera natura di essere vegani.

 

"DIMMI COSA MANGI E TI DIRÒ CHI SEI" (Antelme Brillatt-Svarin)

"NON È MOLTO UMANO LO STORNAR GLI OCCHI DAI PATIMENTI ALTRUI

PER NON ESSERE AFFLITTO E TURBATO, PERCHÉ QUEL PENSIERO NON GUASTI I VOSTRI DILETTI". (Giacomo Leopardi)

Mercoledì 11 Luglio 2012 08:57

LE COLPE DEI GRANDI SISTEMI



            I sistemi di gestione sociale, le grandi istituzioni come lo Stato, la religione, i mezzi di informazione pubblica, l’apparato medico-scientifico, sono ciò che maggiormente influenzano e condizionano il pensiero, la coscienza, la salute e il vivere sociale. Questi centri di influenza e di potere dovrebbero avere l’obbligo istituzionale, morale, civile e spirituale di favorire la vera cultura, la conoscenza oggettiva della realtà, il senso critico costruttivo, l’autodeterminazione, la cultura delle cause. Diversamente essi finiscono col fare gli interessi della propria classe dirigente, delle corporazioni, delle lobby, dei potenti a danno del bene personale e dell’evoluzione collettiva.

            La colpa della medicina convenzionale sta nell’esaurire le sue risorse, umane e finanziarie, in un meccanismo fondamentalmente sintomatologico, mentre il suo dovere dovrebbe essere quello di favorire l’indagine delle cause che generano la malattia, di educare il cittadino e proporre soluzioni che riguardano lo stile di vita. La sua colpa sta nel trascurare totalmente l’importanza dell’alimentazione nella vita e nella salute delle persone, mentre questa risulta responsabile della maggior parte della malattie; sta nel considerare la malattia un evento naturale nella vita dell’uomo e la terapia farmacologica come il principale rimedio possibile. Sta nella sua sudditanza alle grandi industrie chimico-farmaceutiche che finanziano la ricerca e la formazione del personale medico a proprio vantaggio. Sta nell’aver dimenticato l’unità del corpo umano, l’interdipendenza degli organi, degli apparati e di aver suddiviso l’entità umana in settori mediante 1200 diverse branche specialistiche. La sua colpa è di proporzioni enormi dal momento che gli effetti iatrogeni dei farmaci causano più malattie di quante non ne guariscano. La sua colpa sta nella sua antiscientifica ricerca della sperimentazione animale che oltre a disumanizzare la medicina e sperperare ingenti risorse umane e finanziare ostacola il vero progresso medico-scientifico.

            La colpa delle religioni, specialmente quelle fondamentaliste, sta nella loro fossilizzazione a principi ed enunciati dettati da situazioni storicamente contingenti e nella incapacità di adattare gli insegnamenti all’evoluzione e alle nuove esigenze dello spirito umano: il seme gettato deve diventare albero e dare i suoi frutti. La sua colpa sta nel non aver mai favorito lo sviluppo del libero pensiero e l’emancipazione delle masse, la versa sensibilità del cuore protesa verso la compassione universale. Sta nella sua visione antropocentrica che pone al centro della creazione l’essere umano e non la vita, con la possibilità di disporre della natura e dell’esistenza degli altri esseri: questo inclina a convivere con la logica della supremazia del forte sul debole in cui il più dotato ha più diritto di esistere a scapito del meno dotato. Sta nel proclamare la somiglianza dell’uomo a Dio e favorire l’alimentazione carnea tipica degli animali predatori.

            La colpa dei mezzi di informazione di massa sta nell’essere al servizio delle multinazionali che condizionano la cultura, la scienza e la politica; sta nel diffondere la cultura dell’apparenza, dell’avere; sta nel dare alla popolazione ciò che desidera non ciò di cui ha realmente bisogno per progredire sul piano morale e spirituale: il mezzo più potente ed efficace, che dovrebbe essere al servizio della cultura e della vera democrazia, è manovrato dai centri di potere delle grandi multinazionali i quali sovvertono il pensiero, la scienza e la coscienza, l’ordine morale della vita e rendono indispensabile alla gente ciò che sempre è stato superfluo. Questo genera tensione, paura, incertezza, diffidenza, inquietudine, angoscia, pessimismo e produce, in un meccanismo di difesa, indifferenza, chiusura in se stessi e insensibilità verso la condizione dell’altro.

            La colpa dello Stato sta nell’aver disatteso il suo vero compito: quello della formazione della coscienza morale dei suoi cittadini, di favorire lo sviluppo dei valori fondamentali della vita (civili, morali e spirituali), di essere strumento di vera cultura, di infondere il valore delle virtù, del retto vivere, dell’onestà, della fraterna collaborazione, della responsabilità del singolo verso il destino comune, del dialogo come soluzione ad ogni controversia personale e collettiva; quello di vigilare sulla qualità dei messaggi mediatici al fine di impedire che il meccanismo innescato dai centri di potere (spesso conniventi con le classi dirigenziali finanziarie e politiche) sia la causa dei principali mali che affliggono la società contemporanea: dalla qualità di questi, infatti, può dipendere l’ordine sociale, la pace, la giustizia, la salute, il benessere delle persone.

Inizio
Prec.
1
Pagina 1 di 3

ggf

storieslogo1

gg

matteobarale logo212

 

da
italia