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Lunedì 01 Agosto 2011 01:57

Antonio Russo

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Antonio Russo Antonio Russo

Inviato da Radio Radicale nelle zone calde del Pianeta, meglio di altri seppe "condividere" con i meno fortunati il dramma del conflitto e spiegarlo all'opinione pubblica mediante le sue memorabili cronache: Algeria durante gli anni dei massacri integralisti, Burundi e Ruanda per documentare la guerra tra hutu e tutsi e il dramma per i profughi, Colombia, Ucraina, Kossovo e, ultima, la Cecenia.

Famose le dirette: da Pristina del Kossovo, alla fine del marzo '99, lo si sentì per telefono "in diretta" raccontare l'esodo dei profughi che tentavano di sfuggire all'assedio dopo settimane di fame e di isolamento.

Copiosa la documentazione che riuscì a mettere a disposizione del Tribunale dell'Aja.

Giornalista più giornalista dei colleghi iscritti all'albo di cui ne contestava l'esistenza, Antonio Russo, ex Vice-presidente della Free lance International Press, oltre che condividere i principi che animavano e animano il partito Radicale fece propria la causa del Movimento Federalista Europeo, arrivando a pubblicare, egli stesso editore, una collana di libri ispirati alle tematiche del movimento.

Pluripremiato dalle più alte cariche nazionali, e non solo, amava la verità e la giustizia.

E' stato barbaramente trucidato in Georgia.

Il suo nome appare ad Arlington, presso il Museo della Stampa di Washington, inciso nella lapide dei Martiri, insieme a quello di altri 25 giornalisti scomparsi nel 2000.

Breve profilo biografico di Antonio Russo

E’ un bambino silenzioso che quasi non parla, invaghito di miti classici della grecità, la futura voce che racconterà a tutto il mondo la deportazione dei kosovari albanesi nel marzo 1999. Nato nel 1961 a Chieti, è prelevato da un orfanotrofio abruzzese a circa 6 anni. Cercherà con disperazione, per tutta la vita, la sua vera origine. Ad un amico, dirà che, forse, i suoi veri genitori sono dei kosovari. Già orientato alla prassi, lascia negli anni ’80 la Facoltà di Veterinaria di Pisa per iscriversi, nell’86, alla Facoltà di Filosofia de “ La Sapienza” di Roma. Sempre nell’86 fonda con un gruppo di studenti la rivista “Philosophema”, cui dedicherà gran parte del suo impegno intellettuale. Spregiudicato, acuminato come gli illuministi che amava, all’Università approfondisce i problemi di filosofia del linguaggio e di filosofia della scienza. Da editore autogestito e autoprodotto, pubblica “ Lineamenti di una teoria dell’etnocidio” del filosofo di teorica Rodolfo Calpini e “La storia infinita”, raccolta di profili storiografici sul tema del nazionalismo tragicamente risorto nel mondo post-bipolare. Il giornalismo si staglia come una scelta più lenta: lo attraggono la militanza politica nella Gioventù Federalista e gli assemblearismi degli ambienti radicali. Nel ’94, attraversa in chiave pedagogica la piccola rivista “Specchio”, poi è ancora nei seminari internazionali di Ventotene della Gioventù Federalista. E’ qui che la vocazione cosmopolita sboccia conducendolo al giornalismo. Intellettuale che “ dice la verità” sempre e comunque, antiaccademico, che rifiuta, da outsider, di specializzarsi in funzione del potere, prima dell’arrivo a Radio Radicale matura una  lunga serie di umiliazioni: le redazioni italiane gli chiudono decisamente le porte. Note le sue missioni per Radio Radicale: Cipro, Algeria, Kossovo, Ruanda, Cecenia. Il giornalismo di Antonio Russo intreccia nella scrittura motivi da classico hemingwayano, il freddo ragionamento sulle logiche della realpolitik, fino a notazioni da etnografo pratico. Ha scritto una pagina gloriosa della stampa mondiale semplicemente vivendo la guerra con gli occhi di chi, secondo lui, la subiva più degli altri. Muore fragorosamente in Cecenia, urlando, con il suo corpo torturato tutto il carico di angoscia di lucido intellettuale del suo tempo. Partigiano per poter dire il dolore della Storia, per ironia della stessa, sulla sua fine grava un silenzio di piombo: quel silenzio su cui si è appuntata attraverso una fervida passione  filosofica, la sua stessa riflessione sulla guerra.

 

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