ROMA arrow NEWS - FIRST PAGE
CALL US (SKYPE)

CENTRAL OFFICE
OPERATIVE OFFICE
ROMA
FLIP
NEWS - FIRST PAGE
ANTONIO RUSSO
HUMAN RIGHTS
ARTICLES (FOR SALE)
OUR MEMBERS
EVENTS of FLIP
SINFO
Press Release
All Press Release
VIDEO
Premio Italia diritti umani 2009
Premio Italia Diritti Umani 2008
Premio Italia Diritti Umani 2007
Libertà di Stampa
VIDEO INFORMAZIONE
DARFUR
DARFUR!!! clicca qui!

SERVICE
To subscribe
Contact us
Archive
Staff
Mission
Statute
Register
FLIP Journalist Corner
Newspaper
Tv and Radio
Organization
Flip

Nei gulag di Stalin un gesuita: Padre Pietro Leoni. PDF Print E-mail
Written by Carlo Mafera   
Friday, 16 January 2009
 
Nei gulag di Stalin un gesuita: Padre Pietro Leoni.

La vicenda di padre Leoni, partito cappellano militare in Russia nel 1941 e rientrato in patria solo nel 1955, ha un “non so che” di straordinario in quanto mentre tutti fuggivano dalla Russia nella ritirata successiva all’8 settembre 1943, lui andava incontro ai russi per evangelizzarli.


Per il gesuita, formatosi come missionario al Russicum, il pontificio istituto per la formazione dei sacerdoti che volevano recarsi presso i popoli slavi,  il comunismo era distruzione della dignità umana e spese tutta la sua vita, non a parole, ma con i fatti, per fare in modo che in tale distruzione ci fosse una piccola luce che illuminasse le tenebre di un totalitarismo diabolicamente omicida.

Forse, tra i più anziani, qualcuno ancora ricorda  un sacerdote esile, con il pizzo e gli occhialetti di metallo, la sua storia di missionario, l'udienza speciale che gli concesse papa Pio XII. E certe cronache dei giornali di 54 anni fa, quando padre Leoni ritornò dalla Russia mettendo in imbarazzo i comunisti italiani che descrivevano questo gesuita italiano appena rientrato in Italia , nel maggio del 1955, dopo 10 anni di sofferenze nel gulag, come un millantatore.   Non volevano infatti  riconoscere la spietatezza del regime comunista che si dimostrò tale l’anno successivo con l’invasione dell’Ungheria e la conseguente scissione della sinistra.

Le vicende del padre Leoni  furono straordinarie fino alla fine della sua vita : il gesuita, infatti, morì libero ma non certo nel proprio letto, poiché mancò il 26 luglio 1995 facendo un  bagno in un lago di quel Canada dove per tanti anni aveva infine servito la comunità russa.


Padre Pietro Leoni, nato nel 1909, quinto di sei fratelli in una modesta famiglia contadina, era entrato in seminario nel 1922, nella compagnia di Gesù nel 1927 e al Collegio Russicum nel 1934, per venire infine ordinato sacerdote di rito bizantino - slavo nel 1939, destinato alla missione in terra russa. Anche nell'elenco delle date si può riscontrare  l'impatto di un'epoca precisa nella storia della Chiesa quando era  importante utilizzare specifiche vocazioni per tutelare e difendere ,negli anni  della guerra fredda, la fede  dei cristiani nell'Unione Sovietica.

Il Russicum era stato fondato solo nel 1928 per rispondere alla persecuzione antireligiosa che, per tutti gli anni Venti, fece strage nel clero della maggioranza ortodossa come in quello della minoranza cattolica (nel 1939, dei 900 sacerdoti ne restavano solo 2), ma aveva anche il compito di  lavorare per riunire i fratelli cattolici e ortodossi intorno al Pontefice Romano.

Padre Leoni faceva parte  di  una classe di 25 missionari usciti dal Russicum tra il 1935 e il 1939, alcuni dei quali entrarono poi nell'Urss in modo clandestino. Anche lui arrivò in Unione Sovietica nel 1941 come cappellano militare. E comprese  subito , in quelle terre ucraine dov'era arrivato al seguito delle truppe d'invasione italiane, l'impianto totalitario del bolscevismo e la natura tirannica dell'occupazione nazista, che comunque in Ucraina godette di qualche seguito. Si rese conto anche della profonda  complessità della Chiesa ortodossa, Chiesa di regime e Chiesa martire allo stesso tempo. Ma, nonostante tutto,  non perse mai il coraggio e il desiderio di evangelizzare.


Rimpatriato, con la ritirata italiana, nel maggio 1942, smobilitato nell'aprile 1943, padre Leoni rientrò presto in Ucraina e in particolare si  recò a Odessa, dove c'era una comunità di 8.000 cattolici in gran parte di origine tedesca, appena in tempo per assistere all'avanzata sovietica. Il suo arresto arrivò poco dopo la Pasqua del 1945: quando la guerra era ormai finita, anzi vinta, e Stalin spazzò via quel poco di tolleranza religiosa che aveva in precedenza concesso per rinsaldare lo spirito del popolo russo di fronte ai sacrifici inumani imposti dal conflitto.

Da quella momento iniziò  per il gesuita una via crucis nei campi di concentramento del sistema sovietico che avrà fine solo il 30 aprile 1955 e che, per durata e crudeltà, si avvicinò molto a quelle descritte da Aleksandr Solzenicyn in «Arcipelago Gulag». Le tappe furono :  i cinque mesi dell'istruttoria tra la Lubjanka e il carcere d'isolamento di Lefortovo; la prima condanna a 10 anni di campo e il trasferimento nelle foreste di Mordovia; la seconda condanna a 25 anni nel 1947 e lo spostamento nell'incubo siberiano di Vorkuta; dovette subire anche il tradimento da parte di altri religiosi ma mitigato dalla  compassionevole condivisione della sofferenza con gli altri prigionieri e sacerdoti come lui reclusi  e purtroppo destinati a sparire nel gulag. Padre Leoni  patì soprattutto  infinite punizioni sotto forma di  digiuno, isolamento, aggravio di lavori già penosissimi  e numerosi ricoveri in infermeria o in ospedale...

Eppure nella storia di padre Leoni non è tutto questo che è sostanziale in lui. Quasi confonde , invece, oltre che l'inflessibile spirito evangelizzatore di Leoni  che prega e catechizza sempre, anche nei più duri lavori forzati, la sua comprensione istintiva dell'essenza del comunismo.  Il gesuita Leoni ben  presto capì che, come tutti gli apparati totalitari, il bolscevismo fu sostanzialmente  una dottrina antropologica e non politica intesa a sopprimere la dignità dell'essere umano assai più che costruzione di un diverso assetto sociale. Nella sua ostinata opposizione, Leoni  si prefisse  il compito di elevare la dignità dell'uomo diventando così il nemico primo dell’ideologia comunista.

 

Autore: Costa A. - Zini E.
Titolo: La Fede e il Martirio - Padre Pietro Leoni S.J., un missionario italiano nell'inferno dei Gulag
Importo: € 13,00 (L. 25171,51 )
Pagine: 99

 

 
< Prev   Next >