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Venerdì, 06 Novembre 2020 14:56

Ambiente/ Una brutta Italia distrugge i suoli agricoli

Written by Nunzio Ingiusto
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In 30 anni, nel disinteresse generale, persi migliaia di ettari di terreni utili alle produzioni sostenibili.

Un 20 % di terreni agricoli mangiati da guasti di ogni tipo. Una riduzione sistematica di aree necessarie sotto gli occhi di poteri pubblici incuranti. Terreni sottratti alle produzioni sostenibili e biologiche su cui si gioca il futuro dell’alimentazione . Prenderne atto ora ,nel pieno delle mobilitazione per un mondo diverso, è tardivo, ma può servire. All’Ecomomdo digital di Rimini sono venuti fuori dati allarmanti sul consumo di suolo utile negli ultimi 30 anni.

“Il suolo – ha detto Giovanna Parmigiani di Confagricoltura - è una risorsa preziosa, di fatto non rinnovabile. Meno superfici dedicate all’agricoltura si traducono in meno fertilità dei terreni e quindi in meno cibo”. Un trend angosciante rispetto alla necessità -non solo italiana- di garantire cibo per tutti, ma anche prodotti di qualità. I terreni persi danneggiano in primo luogo le colture senza fitofarmaci, quelle per le quali ci si mobilità in mezzo mondo.I dati analizzati ,purtroppo ,non ammettono repliche. I governi hanno il dovere di intervenire e decidere, senza inutili retoriche sulle politiche verdi. E se non lo fanno sono colpevoli di danni irreversibili. A bocce ferme ,allora, cosa dobbiamo aspettarci ?

Entro il 2050, è la valutazione degli esperti, combinazione del degrado del suolo, erosione e cambiamenti climatici . Un mix che ridurrà i raccolti globali del 10% con punte massime al 50%. Le proiezioni attestano anche un 21% di superficie a rischio di desertificazione, con la metà nelle Regioni del Sud. In sintesi , numeri che mettono l'Italia in cima ai Paesi europei che risentono di più dei cambiamenti climatici.

Gli agricoltori virtuosi non ci stanno. Rilanciano verso la politica e insistono affinché la filiera agro-alimentare venga riconosciuta come uno dei pilastri della bioeconomia. Crea valore e occupazione , oltre alla funzione primaria della nutrizione e della salvaguardia della salute. Il punto politico e industriale è se l’Italia vuole giocare sul serio la partita della green economy. Attraverso una riflessione da condividere con chi la sostenibilità nei campi la mette in pratica, la politica   deve proteggere la biodiversità, aver cura del territorio, difendere tradizioni centenarie ed export. Una ricetta che per gli agricoltori funzionerà perché contiene modalità e strategie vincenti. Dallo sviluppo di nuove forme di organizzazione delle aziende agricole, all’uso delle fonti rinnovabili, come solare, biogas, biomasse, alla tutela dei lavoratori agricoli, alla lotta al caporalato. Tutto in una sola direzione . Ma che sia quella giusta.

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