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Mercoledì, 20 Febbraio 2019 13:55

ANIMALISMO, LA DIFFICOLTA’ DI ESSERE COERENTI

Written by Franco Libero Manco
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Il movimento vegan/animalista giornalmente si arricchisce di nuove adesioni  come frutto della presa di coscienza e della nuova sensibilità che va sviluppandosi nella società contemporanea.   Ma incarnare il vero senso di questa nuova rivoluzione culturale, spirituale e sociale è assai problematico a causa delle molte personali sfaccettature di coloro che ne fanno parte.  Così c’è chi   aderisce per convinzioni salutistiche, chi per non nuocere agli animali, chi per salvaguardare l’ambiente, chi per motivazioni religiose, chi antropologiche ecc. ecc. E succede che uno si   considera animalista, e partecipa accalorato alle manifestazione per i diritti degli animali sbaciucchiandosi in braccio un piccolo cane o il proprio gatto, e magari pranzerà con una bella coscia di pollo.

C’è chi ucciderebbe per difendere il proprio criceto, il proprio pappagallo o la propria tartaruga ma non si cura che gli stessi animali siano torturati nei laboratori di sperimentazione (come se vi fossero animali di serie A e di serie B, che nella sostanza è come lottare per i diritti dei bianchi e cadere nella trappola del razzismo). Chi lotta contro la caccia magari con il colletto di  pelliccia o la borsetta in pelle di camoscio. Ed è curioso notare come nei volantinaggi per strada le persone con il cane quasi tutte rifiutano i volantini che parlano di vegetarismo o veganismo. In sostanza c’è troppa gente che si definisce animalista ma che animalista è solo a giorni alterni; o chi si definisce vegetariano o vegano solo se non viene invitato a cena.

Ma amare gli animali e mangiarseli a tavola è come lottare contro la schiavitù e avere degli schiavi al proprio servizio o lottare contro la caccia e avere in casa dei volatili in gabbia, o contro la pesca ed avere un acquario. Se sei contro la guerra devi disfarti delle armi che hai in casa. C’è chi ritiene che la gli allevamenti intensivi di animali, con la drammatica mattazione che ne consegue, sia la forma più grave di violenza sugli animali contro cui lottare e, all’interno del quale, dà il suo ed esclusivo contributo; chi crede che sia la vivisezione, chi la pesca, chi la caccia, chi il mondo delle pellicce,  chi le corride, chi i palii, chi i delfinari, chi gli zoo ecc. Io credo occorra abolire l’inferno non alcuni settori. Certo non si arriva in cima alla scala saltando i gradini, ma avere la visione del  percorso e del punto di arrivo è condizione essenziale. La nostra causa richiede la consapevolezza che tutte le componenti della filosofia vegan/animalista sono tra loro inseparabili, che  l’adesione ad una di esse, o ad alcune, è solo il punto di partenza non di arrivo, se si vuole  il bene di tutti gli animali, non solo di alcuni.

 Quello che emerge in tutto questo è la presenza di un gran numero di persone che cerca una realtà sociale rispettosa degli animali, che aderisce alla  scelta vegetariana o vegana perché consapevole che la carne è dannosa per la nostra salute,  per l’ambiente,  per l’economia, per il Terzo Mondo. Ma si manifesta in un arcipelago di anime incoerenti, incerte che non lasciano spazi alla creazione di un fronte univoco perché manca la vera coscienza vegan/animalista che richiede coerenza, profonda dedizione e contributo personale.  Non si è parte del Movimento se non aderendo a tutte le componenti con le quali esso si  esprime e si caratterizza; diversamente non si da buon esempio e viene rimandata la data di una società più giusta e responsabile in grado di riscattare l’universo animale ferito, mortificato e dolorante. In sostanza, il solo modo per salvare gli animali è quello di rendere migliori noi stessi.

Read 866 times Last modified on Mercoledì, 20 Febbraio 2019 12:04

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