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Venerdì, 12 Giugno 2020 15:07

CAMBIAMENTI CLIMATICI E DESTINO DEI DIRITTI UMANI

Written by Roberto Fantini
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   “Siamo umani che vogliono la stessa cosa che ogni altro umano vuole: un posto sicuro in cui vivere su questo pianeta che chiamiamo casa. Quindi sebbene il nostro lavoro deve continuare ad essere imparziale e oggettivo, vogliamo far sentire sempre le nostre voci, aggiungendo il chiaro messaggio che il cambiamento climatico è reale, che il responsabile è l’uomo, che gli impatti sono gravi e che dobbiamo agire ora“.

                                      Katharine Hayhoe – Scienziata del clima

                                 “Il cambiamento climatico è una questione di diritti umani non solo perché i suoi impatti devastanti incidono sul godimento dei diritti umani, ma anche perché è un fenomeno creato dall’uomo che può essere mitigato dai governi“. 

                                       Kumi Naidoo, Segretario Generale di Amnesty International

 

 

 

                               Giorno dopo giorno, ci ritroviamo ad essere sempre più consapevoli di come il destino dei diritti umani sia fortemente collegato a quello dei cambiamenti climatici. Questi, infatti, minacciano gravemente la nostra stessa esistenza, arrecando effetti assai preoccupanti sui nostri diritti alla vita, alla salute, al cibo, all’acqua, all’alloggio e ai mezzi di sussistenza.


In merito alla sorte del nostro pianeta, sempre più ammalato e in serio pericolo di vita, un input cristallinamente perentorio scaturì dal Rapporto speciale del gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC), dell’ormai lontano ottobre 2018:è assolutamente necessario 
limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C, cosa che dovrebbe necessariamente implicare la riduzione del 45% delle emissioni di gas serra entro il 2030, rispetto ai livelli del 2010.

Ma, al contempo, dallo stesso rapporto è possibile evincere chiaramente l’inadeguatezza degli attuali impegni  assunti a livello politico internazionale.

A soffrire per le conseguenze catastrofiche causate dai cambiamenti climatici sono già milioni di persone: dalla prolungata siccità nell’Africa sub-sahariana alle devastanti tempeste tropicali che attraversano il Sud-est asiatico, i Caraibi e il Pacifico. Durante la scorsa estate, in particolare, le popolazioni dell’emisfero settentrionale – dal circolo polare artico alla Grecia, dal Giappone al Pakistan e agli Stati Uniti – hanno vissuto devastanti ondate di calore e incendi che hanno provocato la morte di centinaia di persone.

E, nel corso dei prossimi anni, gli effetti dell’umana, dissennata guerra contro il pianeta che ci ha generato potrebbero continuare a crescere e ad aggravarsi, producendo grossi disagi per le generazioni attuali e future. Tale incapacità dei governi di agire sul cambiamento climatico  potrebbe rivelarsi come la più grande violazione intergenerazionale dei diritti umani nella storia.

Secondo il 97% degli scienziati climatici, il riscaldamento globale è in gran parte causato dall’uomo. Uno dei maggiori responsabili è di gran lunga l’utilizzo di combustibili fossili, come carbone, gas e petrolio, che ha aumentato la concentrazione di gas serra nella nostra atmosfera. Questo, insieme ad altre attività, come la deforestazione in vista soprattutto degli allevamenti intensivi, sta facendo aumentare la temperatura media del nostro pianeta.

Gli scienziati sono certi della correlazione diretta tra i gas serra e il riscaldamento globale, conclusione a cui, tra l’altro, si era pervenuti già da tempo: gli avvertimenti sul riscaldamento globale hanno iniziato a fare notizia alla fine degli anni ’80, ma - come dicevamo poc’anzi - l’urgente necessità di affrontare i cambiamenti climatici è diventata ancora più chiara dopo la pubblicazione del Rapporto del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) che ha potuto dare al mondo un preciso termine per evitare la catastrofe:

le emissioni di gas serra devono essere dimezzate dai loro livelli del 2010 entro il 2030, per evitare di raggiungere 1,5°C.

Il cambiamento climatico continuerà, purtroppo, a nuocere a tutti noi, a meno che i governi non prendano provvedimenti immediati. Tuttavia, è probabile che i suoi effetti saranno molto più devastanti per alcune comunità, in particolare quelle dipendenti da mezzi di sussistenza agricoli o costieri, nonché quelle che risultano essere generalmente già vulnerabili e soggette a discriminazione.

E, assai prevedibilmente, i cambiamenti climatici finiranno per esasperare una serie di disparità già esistenti.

-          Tra paesi sviluppati e in via di sviluppo:

a livello nazionale, coloro che vivono in piccole isole e in paesi meno sviluppati saranno e sono già tra quelli più colpiti. L’ondata di caldo del 2018 nell’emisfero settentrionale, ad esempio, ha provocato, in Pakistan, la morte di più di 60 persone, prevalentemente operai che lavoravano in condizioni di caldo intenso, con temperature sopra i 44°C.

-          Tra etnie e classi:

gli effetti dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento legati ai combustibili fossili variano anche in base all’etnia e alle classi sociali di appartenenza. In Nord America, ad esempio, sono le comunità di colore, in gran parte più povere, ad essere costrette a respirare aria tossica perché i loro quartieri hanno maggiori probabilità di essere situati accanto a centrali elettriche e raffinerie, con tassi notevolmente più alti di malattie respiratorie e tumori.

-          Tra i sessi:

le donne sono colpite in modo particolare dai cambiamenti climatici perché in molti paesi sono più soggette ad essere emarginate e svantaggiate, quindi più vulnerabili agli impatti degli eventi climatici.

-          Tra comunità:

popoli nativi sono tra le comunità più colpite dai cambiamenti climatici. Vivono spesso in terre marginali e in ecosistemi fragili, aree particolarmente sensibili alle variazioni del clima. Ovviamente, più i governi aspetteranno ad intraprendere azioni significative e concrete, più difficile diventerà il problema da risolvere e maggiore sarà il rischio che le emissioni vengano ridotte attraverso mezzi destinati ad aumentare le disuguaglianze anziché ridurle.

             Questi, poi, sono alcuni dei modi, individuati da una recente analisi di Amnesty International, in cui è possibile prevedere che il cambiamento climatico andrà drammaticamente a rovesciarsi sui diritti umani:

  • Diritto alla vita – Tutti abbiamo il diritto alla vita e a vivere in libertà e sicurezza, ma i cambiamenti climatici minacciano la sicurezza di miliardi di persone su questo pianeta. L’esempio più ovvio è rappresentato da eventi meteorologici estremi, come tempeste, inondazioni e incendi. Il tifone Yolanda nelle Filippine ha causato la morte di quasi 10.000 persone nel 2013. Lo stress da calore è tra gli impatti più mortali. L’ondata di caldo estivo in Europa nel 2003 ha provocato la morte di 35.000 persone. Tuttavia, ci sono molti altri modi meno visibili in cui i cambiamenti climatici minacciano la vita. L’Organizzazione mondiale della sanità prevede che i cambiamenti climatici causeranno 250.000 morti all’anno tra il 2030 e il 2050, a causa di malaria, malnutrizione, diarrea e stress da calore.

  • Diritto alla salute – Tutti abbiamo il diritto di godere di un alto livello di salute fisica e mentale. Secondo l’IPCC, i maggiori impatti dei cambiamenti climatici sulla salute includeranno un maggior rischio di lesioni, malattie e morte a causa di ondate di calore e incendi più intensi; un aumento del rischio di malnutrizione a causa della riduzione della produzione alimentare nelle regioni povere; e l’aumento dei rischi di malattie trasmesse da cibo e acqua. I bambini esposti a eventi come catastrofi naturali, esacerbati dai cambiamenti climatici, potrebbero soffrire di disturbi post traumatici da stress.

  • Diritto all’alloggio – Tutti abbiamo diritto a un livello di vita adeguato, incluso un alloggio. Tuttavia, i cambiamenti climatici minacciano il nostro diritto all’abitazione in vari modi. Eventi meteorologici estremi come inondazioni e incendi stanno già distruggendo le case delle persone. Le siccità, le erosioni e le inondazioni possono cambiare nel tempo l’ambiente e l’innalzamento del livello del mare minaccia le case di milioni di persone in tutto il mondo.

  • Diritto all’acqua e a servizi igienico-sanitari – Tutti abbiamo il diritto all’acqua potabile per uso personale e domestico e a servizi igienico-sanitari che assicurino la nostra salute. Ma una combinazione di fattori (come lo scioglimento della neve e del ghiaccio, la riduzione delle precipitazioni, le temperature più elevate e l’innalzamento del livello del mare) mostrano come i cambiamenti climatici stanno influenzando e continueranno a influenzare la qualità e la quantità delle risorse idriche. Già oltre un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile e il cambiamento climatico peggiorerà le cose. Eventi meteorologici estremi – come cicloni e alluvioni – influenzano le infrastrutture idriche e igieniche, lasciando dietro di sé acque contaminate e contribuendo così alla diffusione di malattie trasmesse dall’acqua. Anche i sistemi fognari, specialmente nelle aree urbane, saranno a rischio.

Gli stati hanno l’obbligo di cercare di mitigare gli effetti dannosi dei cambiamenti climatici, adottando le misure più drastiche per prevenire o ridurre le emissioni di gas serra nel più breve tempo possibile. Gli stati ricchi dovrebbero aprirsi, sia internamente che attraverso la cooperazione internazionale, a tutti i paesi, prendendo tutte le misure ragionevoli per ridurre le emissioni nella misura massima delle loro capacità.

Tutti gli stati, indipendentemente dal fatto che siano più o meno responsabili di tali effetti, dovrebbero adottare tutte le misure necessarie per aiutare tutti i cittadini all’interno della propria giurisdizione ad adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici, riducendo al minimo l’impatto dei cambiamenti climatici sui loro diritti umani.

Nei loro sforzi per fronteggiare il cambiamento climatico, inoltre, dovranno evitare di fare ricorso a misure che violano direttamente o indirettamente i diritti umani.

Ad esempio, le aree protette o i progetti di energia rinnovabile non dovranno essere creati nelle terre dei popoli indigeni senza consultarli e ottenere il loro consenso.

Gli stati dovrebbero, poi, rispettare e garantire il diritto all’informazione e alla partecipazione di tutte le persone colpite.

Anche le aziende hanno il dovere di rispettare i diritti umani. Per far fronte a questa responsabilità, esse dovrebbero valutare i potenziali effetti delle loro attività sui diritti umani e mettere in atto misure per prevenire gli impatti negativi. Dovrebbero, inoltre,  rendere pubblici tali risultati e qualsiasi misura di prevenzione, nonché adottare misure per porre rimedio alle violazioni dei diritti umani che esse provocano o alle quali contribuiscono, da sole o in cooperazione con altri attori.

Le aziende, e, in particolare, le società produttrici di combustibili fossili, dovranno anche attuare immediatamente misure per ridurre al minimo le emissioni di gas serra – anche spostando la loro attenzione verso le energie rinnovabili – e rendere pubbliche le informazioni pertinenti sulle loro emissioni.

Le aziende di combustibili fossili sono state storicamente le maggiori responsabili dei cambiamenti climatici – ed è così ancora oggi. La ricerca mostra che 100 aziende produttrici di combustibili fossili sono, da sole, responsabili del 71% delle emissioni globali di gas serra dal 1988.

Vi sono prove sempre più evidenti che le principali società di combustibili fossili conoscono da decenni gli effetti dannosi della combustione di combustibili fossili e hanno tentato di sopprimere tali informazioni e bloccare gli sforzi per affrontare i cambiamenti climatici.

Per concludere: uno scenario senza speranza?

Direi proprio di no. Possediamo, infatti, le conoscenze, il potere e la capacità di fermare il cambiamento climatico. Molte persone stanno già ammirevolmente ed intelligentemente lavorando a soluzioni creative, stimolanti e innovative per affrontarlo, dai cittadini alle aziende alle città. Ci sono persone in tutto il mondo che lavorano attivamente su politiche, campagne e soluzioni che potranno proteggere le persone e il pianeta.

E i popoli nativi, che hanno sviluppato per millenni modi di vivere sostenibili con l’ambiente, percependolo e rispettandolo come “casa comune”, potrebbero, in questa sfida epocale, costituire un prezioso modello di riferimento, fonte di immensi insegnamenti.

Possiamo certamente imparare molto da loro e beneficiare delle loro pratiche ed esperienze per trovare un modo diverso di vivere il nostro pianeta. Stando ben attenti a non dimenticare che, come recita un proverbio Sioux,

                   “Gli alberi sono le colonne del mondo, quando gli ultimi alberi saranno stati tagliati, il cielo cadrà sopra di noi.”

FONTI:

https://www.amnesty.it/campagne/cambiamenti-climatici-e-diritti-umani/

https://ipccitalia.cmcc.it/ipcc-special-report-global-warming-of-1-5-c/

https://www.rinnovabili.it/ambiente/cambiamenti-climatici/                                                          

https://www.wwf.it/il_pianeta/cambiamenti_climatici/

 
 
 

 

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