Print this page
Giovedì, 21 Gennaio 2016 03:23

Diffamazione e giornalisti: ecco come funziona il ddl che evita il carcere

Written by
Rate this item
(0 votes)

Diffamazione e giornalisti: ecco come funziona il ddl che evita il carcere

La commissione Giustizia di Montecitorio ha definitivamente messo a punto il testo dell'articolo 8 della proposta di legge (relatrice l’azzurra Isabella Bertolini) che riforma il reato di diffamazione

  a mezzo stampa. Si tratta della sua formulazione coerente e coordinata in base agli emendamenti approvati nella seduta del 1 luglio scorso. Quelli che in sostanza escludono una volta per tutte il rischio del carcere per il giornalista che “fa pubblicare immagini, o attribuisce atti pensieri o affermazioni lesivi della dignità di una persona o contrari a verità”. In pratica nel nuovo testo organico vengono definite le modalità attraverso cui una rettifica può scongiurare il ricorso all’azione penale da parte di chi si ritiene diffamato.Nello specifico viene stabilito che le dichiarazioni o rettifiche devono essere pubblicate senza commento sia nel caso di quotidiani che di periodici. Per i primi ciò deve avvenire non oltre due giorni dopo quello in cui è avvenuta la richiesta da parte del diffamato. Per i secondi non oltre il secondo numero successivo al momento dell’istanza. I tempi tecnici oltre i quali non è consentito andare sono invece di 48 ore per le trasmissioni radiofoniche e televisive e per i siti informatici. In tutti i casi la rettifica deve avere rilevanza pari a quello della notizia incriminata da cui scaturisce. E difatti si stabilisce che su giornali e riviste essa deve essere pubblicata nella stessa pagina in cui comparve il testo diffamante. Mentre per radio e tv è la fascia oraria a dovere essere la medesima. Allo stesso modo per internet si prescrive la piena corrispondenza con le caratteristiche grafiche del testo originario.

Contro chi non ottempera a queste disposizioni nei tempi e nei modi stabiliti si può procedere per imposizione attraverso il pretore. Fermo restando che chi non rettifica secondo la nuova normativa rischia seriamente una multa che va dai 15 ai 25 milioni delle vecchie lire. Senza contare che la sentenza sanzionatoria dovrà poi in ogni caso essere pubblicata sulla medesima testata che ha omesso di rettificare a suo tempo. La rettifica con pari risalto non esclude comunque il ricorso ad un risarcimento danni per la lesione alla reputazione personale. Anche se in ogni caso il danno non patrimoniale non può eccedere la somma di 30mila euro. E anche se in tale procedimento il giudice deve tener conto dell’eventuale pubblicazione riparatoria. Tale limite però non sussiste più se l’imputato è già stato condannato con sentenza esecutiva ad un risarcimento danni alla stessa persona per un’offesa uguale od analoga. In ogni caso il risarcimento si prescrive dopo un anno dalla pubblicazione ritenuta diffamante.Così, l'aula della Camera ha approvato questa nuova normativa in materia di diffamazione a mezzo stampa. I si sono stati 330, 6 i no, 20 gli astenuti. Il deputato della Margherita Enzo Carra giudica liberale e garantista questo provvedimento, che cancella la pena del carcere per i giornalisti e che ridefinisce la funzione della correzione e della rettifica ogni volta che da un errore deriva un danno per il cittadino.Anche il portavoce di Forza Italia Paolo Bonaiuti, gioisce per l’approvazione di questa legge che, secondo l’alto esponente azzurro, è stata sostenuta da un governo liberale con il giusto contributo dell'opposizione. Questa nuova legge certamente tutela il professionista e l’editore del giornale protagonista della diffamazione. Ma, nonostante i buoni proposito dell’iniziativa legislativa, nessuno ha previsto un diritto di rettifica o di replica per chi non si avvale costantemente del mezzo stampa, o per chi tutela interessi di portata sociale o di propri associati. Stiamo parlando di professionisti e rappresentanti di associazioni di tutela o sindacali che, per la delicatezza degli argomenti trattati quotidianamente nell’esercizio del proprio lavoro, se malauguratamente incappano nel reato di diffamazione vengono trattati esattamente come prima e rischiano ancora la galera. Crediamo che su un argomento così delicato sia stato un errore fare due pesi e due misure, perché la legge esige equità ed eguaglianza e non deve determinare privilegi o scappatoie per qualcuno.


AGGIORNAMENTO

di Luigi Cavalli

(Corte di Cassazione, sent. n. 46764) Giro di vite sulle interviste - Giro di vite della Cassazione in tema di diffamazione a mezzo intervista. D'ora in poi i cronisti sappiano che non si salvano dalla condanna al risarcimento nemmeno quando tutta l'intervista che hanno raccolto corrisponde a verità, rispetta il limite della continenza e il criterio dell'interesse pubblico a conoscere un dato fatto o punto di vista. Perchè il cronista può essere condannato tutte le volte che usa «accostamenti suggestionanti di singole affermazioni dell1'intervistato» o muta «l'ordine di esposizione dell'intervista». In poche parole, è a rischio di condanna il cronista che, magari, con l' uso di semplici aggettivi, dimostra di condividere l' opinione dell'intervistato, opinione ritenuta lesiva della onorabilità da qualcuno.

Read 9593 times Last modified on Domenica, 14 Maggio 2017 23:03

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of this site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

  I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive Module Information