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Lunedì, 23 Dicembre 2019 19:39

FINALMENTE ABOLITO IL SEGRETO PONTIFICIO IN MERITO AI CRIMINI PEDOFILI COMMESSI DA ECCLESIASTICI

Written by Roberto Fantini
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 Ha certamente buone ragioni Giuseppe Anzani nel dire che, nelle scarne parole dei recenti rescritti con cui papa Francesco ha abolito il segreto pontificio sulle denunce, i processi e le decisioni relative ai crimini pedofili commessi da ecclesiastici, ci sarebbe “qualcosa che somiglia a un fuoco”, un “fuoco di dolore che risponde al pianto delle vittime, una fermezza dura fino a stringer la vite nella definizione dei reati, una purificazione invocata e intrapresa, una trasparenza risoluta e totale.” (https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/per-la-chiesa-e-per-tutti-squarcio-e-conversione)

Un fuoco che, da lunghi anni, oramai, sta dando vita a quella che merita, senza alcun dubbio, di essere definita come una delle pagine più importanti della storia della Chiesa cattolica. Una pagina iniziata a scrivere (dopo secoli di imperdonabili silenzi ed occultamenti, ignobili ambiguità e contraddizioni) da un vecchio e travagliato Giovanni Paolo II, nel lontano aprile del 2002, nel suo discorso alla riunione interdiscasteriale con i cardinali degli Stati Uniti d’America, quando, palesemente preoccupato per la crescente “diffidenza” nei confronti dell’intera Chiesa, in seguito al dilagare rovinoso degli scandali, si dichiarò “profondamente addolorato” per il “grande male fatto da alcuni sacerdoti e religiosi”, definendo gli abusi non solo come atti criminosi ma anche come “peccato orrendo agli occhi di Dio”.

Pagina proseguita con le toccanti parole di Benedetto XVI in terra d’Irlanda, quando, nella sua Lettera Pastorale del 2010, rivolgendosi alle vittime di abuso, si trovò ad esprimere, a nome della Chiesa tutta, “vergogna” e “rimorso” (parole fondamentalissime, di importanza veramente epocale), in particolar modo per quanto riguardava l’indicibile sofferenza a cui erano state condannate nel vedere tradita la propria fiducia e la propria dignità, in seguito, soprattutto, alla disperante assenza di un doveroso ascolto.

Una pagina che ha trovato, poi, un momento di grande intensità nell’Omelia del luglio del 2014, nella Cappella della Domus Sanctae Marthae, in cui papa Francesco, rivolgendosi ad alcune vittime di abusi sessuali da parte del clero, ebbe a parlare di “profondo dolore” avvertito da tempo nel proprio cuore, per quelli che non possono essere più definiti come meri “atti deprecabili”.

E’ come un culto sacrilego - dirà - perché questi bambini e bambine erano stati affidati al carisma sacerdotale per condurli a Dio ed essi li hanno sacrificati all’idolo della loro concupiscenza.”

Oggi, proseguirà Francesco, la Chiesa (schiacciata da vergogna e rimorso!) “Chiede la grazia di piangere di fronte a questi atti esecrabili di abuso perpetrati contro i minori.”

Ma la tappa cruciale è senza dubbio rappresentata dalla Lettera Apostolica in forma di “Motu proprio”, Sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili (26 marzo 2019), in cui vergogna e rimorso non si limitano più a manifestare solidarietà e richieste di perdono, ma si traducono (finalmente!) nell’affermazione categorica del “dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto”, unitamente al riconoscimento del diritto di essere “accolti, ascoltati e accompagnati” a tutti coloro che “affermano di essere stati vittima di sfruttamento, di abuso sessuale o di maltrattamento”, e del dovere di offrire alle vittime e alle loro famiglie “una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico psicologico e legale”.

Ed eccoci, così, ai due rescritti di questi ultimi giorni, che giustamente tanto hanno suscitato clamore: il Rescriptum ex audientia SS.mi, in cui si promulga l’Istruzione Sulla riservatezza delle cause ; e il Rescriptum ex audientia SS.mi, in cui si introducono alcune modifiche alle Normae de gravioribus delictis . Due documenti di capitale importanza, frutti maturi (da tanto tempo attesi e invocati) di un cammino storico inimmaginabilmente faticoso, e non certamente di una decisione frettolosa ed impulsiva.

Con essi Francesco spazza (anzi spezza!) via il segreto pontificio relativo ai casi di violenza sessuale e di abuso sui minori commessi dai chierici, e decide, al contempo, di cambiare la norma riguardante il delitto di pedopornografia, classificando nella fattispecie dei “delicta graviora” (i delitti più gravi) anche la detenzione e la diffusione di immagini pornografiche relative a minori (fino all’età di 18 anni - altro importantissimo cambiamento - e non più di 14).

                                 Conseguenza inevitabile della decisione di Bergoglio sarà che, d’ora in poi, denunce, testimonianze, documenti processuali relativi a vicende di abuso archiviati e tutelati dal segreto pontificio potranno essere consegnati ai magistrati inquirenti che ne facciano richiesta, in modo da sgretolare l’immonda prassi consolidata della mancata denuncia e della copertura degli abusatori da parte delle istituzioni religiose.
Il commento migliore a queste innovazioni davvero “storiche” è arrivato dalla irlandese Marie Collins, vittima negli anni Sessanta, all’età di tredici anni, di abusi da parte di un prete. Nominata dal papa nella prima Commissione antipedofilia, nel 2014, dopo tre anni preferì dimettersi, frustrata e irritata dalle resistenze vaticane.

Una notizia eccellente - ha dichiarato - Lo avevamo raccomandato durante il primo mandato della commissione, è bello vedere che è stato applicato. Finalmente un cambiamento reale e positivo.” (https://www.corriere.it/cronache/19_dicembre_17/preti-pedofili-voci-chi-ha-subito-abusi-tanti-vescovi-contro-papa-425eb360-210c-11ea-ad99-8e4d121df86f.shtml)

E la dimostrazione oggettiva che siamo davvero di fronte a qualcosa di “reale e positivo” ci proviene da quanto recentemente dichiarato all’agenzia Associated Press da monsignor John Joseph Kennedy, capo Ufficio della Sezione disciplinare della Congregazione per la dottrina della fede, annunciando che, nel corso del 2019 è stata raggiunta la cifra record di ben 1.000 casi segnalati in tutto il mondo (riguardanti in particolare Stati Uniti, Argentina, Messico, Cile, Italia e Polonia).

Stiamo effettivamente assistendo - ha detto Kennedy - a uno “tsunami” di casi che spesso riguardano situazioni di anni o decenni fa”.  

                                           (Avvenire, 20/ 12/ 2019)

Il fatto che dalle diocesi, soprattutto in Italia, arrivino segnalazioni risalenti addirittura a 30-40 anni, a parere di Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo e presidente del Servizio nazionale Cei per la tutela dei minori, costituirebbe, indubbiamente, la chiara conferma della bontà della strada intrapresa:

il vergognoso atteggiamento tradizionale volto a tutelare, prima di ogni altra cosa e sopra ogni altra cosa, l’immagine della Chiesa (“castissima sposa di Cristo”), proteggendo i carnefici e umiliando le vittime, sembra irreversibilmente destinato a lasciare il posto ad un vento nuovo, fatto di trasparenza, volontà di collaborazione con le autorità giudiziarie e di collaborazione solidale con le vittime e le loro famiglie.

                 “Vorrei qui ribadire chiaramente: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà. Fratelli e sorelle: nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati. L’eco del grido silenzioso dei piccoli, che invece di trovare in loro paternità e guide spirituali hanno trovato dei carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere. Noi abbiamo il dovere di ascoltare attentamente questo soffocato grido silenzioso.”

Papa Francesco

(Discorso conclusivo per l’Incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”, Vaticano, 21-24 febbraio 2019)

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Sulla questione della piaga della pedofilia all’interno della Chiesa, si veda:

https://www.flipnews.org/spirituality/scandalo-pedofilia-papa-francesco-ringrazia-i-media.html

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