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Lunedì, 04 Maggio 2020 15:57

IL RAPPORTO SULLA PENA DI MORTE 2019 DI AMNESTY INTERNATIONAL: ANCORA LUCI ED OMBRE

Written by Roberto Fantini
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   Uccidere intenzionalmente un’altra persona è sbagliato e, nella veste di governatore, non supervisionerò l’esecuzione di nessun individuo. Sotto tutti i punti di vista, il nostro sistema capitale si è rivelato un fallimento. È stato discriminatorio nei confronti di imputati mentalmente infermi, afroamericani o scuri di carnagione, o che non possono permettersi una rappresentanza legale dispendiosa. Non ha portato vantaggi alla pubblica sicurezza e non ha nessuna utilità come deterrente. Ha disperso milioni di dollari dei contribuenti. Ma più di tutto, la pena di morte è assoluta e, nel caso di un errore umano, è irreversibile e del tutto insanabile.”

                         Gavin Newsom, governatore della California, 13 marzo 2019

             Norberto Bobbio, in uno dei suoi preziosissimi saggi dedicati al tema della pena di morte, prende le mosse dalla constatazione alquanto sconcertante secondo la quale, nel corso della storia umana, il dibattito intorno alla abolizione della pena capitale sarebbe “appena cominciato”. Proseguendo, poi, col sottolineare che, per lunghi millenni, il problema in merito alla legittimità o meno di tale pena non sia stato neppure minimamente sollevato e che nessun dubbio e nessuna perplessità siano stati avanzati in merito al fatto di ritenere la pena di morte come la pena massimamente capace di soddisfare “il bisogno di vendetta, di giustizia e di sicurezza del corpo collettivo” nei confronti dei suoi membri considerati moralmente e socialmente “infetti” e infettanti.

E, dopo una ricca serie di corpose analisi e dissertazioni in merito alle tesi filosofiche che dovrebbero indurci a ritenere razionalmente inaccettabile tale pratica, arriva ad affermare che la “scomparsa totale della pena di morte dal teatro della storia” costituirà, senza alcun dubbio, un fondamentale traguardo per l’intera famiglia umana.

Se mi chiedete - conclude subito dopo - quando si compirà questo destino, vi rispondo che non lo so. So soltanto che il compimento di questo destino sarà un segno indiscutibile di progresso morale.”*

         Ora, una analoga compresenza di luci ed ombre, di lacrime e di gioie, di amarezze e di speranze possiamo registrarla nell’ esaminare l’ultimo Rapporto annuale dedicato da Amnesty International alla presenza della pena capitale nel mondo nel corso del 2019 (il testo integrale del Rapporto può essere scaricato gratuitamente: https://www.amnesty.it/campagne/pena-di-morte/ ).

Infatti, se, da una parte,l’analisi condotta dalla nota associazione mondiale per i diritti umani in merito all’uso della pena di morte ha confermato il perdurare della tendenza globale verso la sua abolizione, nel contempo si riscontra in alcuni paesi una inquietante inversione di orientamento.

Per cui, mentre il numero delle esecuzioni documentate è diminuito del 5% rispetto al 2018 (da 690 a 657), raggiungendo il valore più basso registrato in almeno dieci anni e confermando, così, la riduzione anno per anno in atto dal 2015, non mancano di certo fatti di ben altra natura:

-          Iraq, Arabia Saudita, Sudan del Sud e Yemen hanno incrementato in modo rilevante il numero delle persone messe a morte;

-          Bahrain e Bangladesh hanno ripreso le esecuzioni dopo l’interruzione di un anno;

-          il parlamento delle Filippine ha presentato delle proposte di legge per la reintroduzione della pena capitale;

-          Sri Lanka e le autorità federali degli Stati Uniti d’America hanno minacciato di riprendere le esecuzioni, ferme ormai da anni.

Inoltre, la mancanza di trasparenza da parte di diversi stati o la diffusione di mere stime parziali hanno impedito ad Amnesty International di effettuare una valutazione esauriente sull’uso della pena di morte nel mondo: i paesi che eseguono più condanne a morte, come Cina, Corea del Nord e Vietnam, hanno continuato a nascondere l’effettiva estensione dell’uso della pena capitale, limitando l’accesso alle informazioni al riguardo.

La Cina, in particolare, resta il maggiore esecutore al mondo, anche se la reale entità del fenomeno (sicuramente nell’ordine di alcune migliaia di sentenze capitali) continua a rimanere ignota.

Alcuni stati, poi, hanno eseguito sentenze capitali senza annunciarle in anticipo e senza fornire notizie sulle persone messe a morte a familiari e avvocati.

           In ogni modo, benché durante tutto il 2019 nessun ulteriore paese abbia abolito la pena di morte, meritano di essere evidenziati non pochi segnali positivi, che dimostrano come il desiderio di mantenimento della pena si stia affievolendo anche in quei paesi che sembrano ancora lontani dal volerla abolire:

-          negli Stati Uniti d’America, il New Hampshire è diventato il 21° stato ad abolire la pena capitale per tutti i reati;

-          il governatore della California (lo stato con la più alta percentuale di detenuti nel braccio della morte), ha istituito una moratoria sulle esecuzioni;

-          Kazakistan, Federazione russa, Tagikistan, Malesia e Gambia hanno continuato a osservare una moratoria ufficiale sulle esecuzioni;

-          le Barbados hanno eliminato dalla Costituzione la pena di morte con mandato obbligatorio;

-          interventi positivi o pronunce che potrebbero preludere a una abolizione totale, si sono avute nella Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale, Gambia, Kazakistan, Kenya e Zimbabwe.

           Insomma, le parole di Norberto Bobbio continuano ad essere di perfetta attualità:

difficile, anzi impossibile, fare previsioni in merito alla vittoria finale, ma, intanto, si continua a camminare, anno dopo anno, nella convinzione ferma e ben determinata che questo sia il destino obbligato di una umanità che desideri veramente liberarsi dalla tirannia della violenza.

Per usare ancora efficaci parole del nostro grande pensatore:

     “Certo non basta la fiducia per vincere. Ma se non si ha la minima fiducia, la partita è persa prima di cominciare. Se poi mi si chiede che cosa occorra per aver fiducia, riprenderei le parole di Kant (…):

giusti concetti, una grande esperienza, e soprattutto molta buona volontà.” **

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*N. Bobbio, Contro la pena di morte, in L’età dei diritti, Torino 1992

**N.Bobbio, Le ragioni della tolleranza, in ibidem

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