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Lunedì, 07 Settembre 2020 23:11

IL RISORGIMENTO ITALIANO NEL SALENTO

Written by Stefano E. Erario
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 Antonio Panzera - Giuliano del Capo (Le)

1825 - Lecce 1886

 Tra i personaggi Illustri che si sono particolarmente distinti durante il periodo del risorgimento italiano, oggi ci occuperemo di Antonio Panzera, oltretutto un mio avo, mia nonna paterna Clotilde Carmina Panzera classe 1889, parente del ramo brindisino della famosa famiglia di Giuliano del Capo. 

Discendente di una antica famiglia detta dei - conti nobili - di Giuliano di Lecce, già del Capo, perché insieme a Santa Maria di Leuca e Salignano, è una delle frazioni confinanti con Morciano di Leuca, Gagliano del Capo e Patù, zona dell’entroterra sud Salentina all’estremità della nostra penisola italica, quasi sulla “punta del tacco”. Secondo una tradizione di famiglia, l’origine risalirebbe alla metà del sec. XV. Sin dal 1600 la famiglia Panzera viveva “more nobilium” - secondo la consuetudine dei nobili - e godeva di numerosi privilegi e benefici, tra cui quello di “frangere e molire”, cioè il trattamento e la lavorazione delle olive e la produzione di olio, che erano diritti di quei tempi riservati ai soli Baroni.  Nel corso dei secoli i Panzera si distinsero per le ricchezze accumulate e la cultura, molti di loro divennero Dottori in “utroque” - i laureati in diritto civile e canonico - e in medicina, oltre a sacerdoti e Letterati tra i quali anche un poeta e scrittore. Cresciuto in una famiglia prevalentemente cattolica, si trasferisce a Lecce, come era consuetudine dei figli dei benestanti delle province limitrofe, per studiare presso il collegio dei Gesuiti di Lecce. Conseguita la laurea in legge, partecipò con entusiasmo e “ piena fede liberale ” al movimento risorgimentale.

Nato negli anni della dura restaurazione del Regno delle due Sicilie sotto l’Indipendenza di - Ferdinando Cito -  dei Marchesi di Torrecuso, spietato Intendente della provincia d’Otranto, esecutore della vigilanza della “polizia borbonica" in terra d’Otranto, eseguito dal - 1825 al 1826 -, un anno di servizio “terribile” tra esecuzioni sommarie e addirittura 6000 arresti e interrogatori crudeli, e che riprese le inchieste sulle “sette” che i suoi predecessori – Guarini e Cammarota – avevano da tempo abbandonato. Nota che ci aiuterà a comprendere quale fosse lo spirito degli studenti di legge che si trovarono, come il giovane Antonio Panzera, nel bel mezzo di una riforma intellettuale e culturale che lo formò come un eccellente interprete del Libero pensiero in quel vento di libertà e di speranza che si respirava tra la popolazione che sognava un’Italia unita e indipendente. Precedentemente il – Cito - volle accertare l’effettiva esistenza in provincia di Lecce della “Setta degli Edennisti”, detta anche delle “otto lettere”, o dei “quattro colori ” - col primo nome si voleva indicare il giardino dell’Eden, col secondo nome si alludeva ai misteri della Setta, col terzo nome si indicava il - “segreto materiale” dei soci, consistente in lacci di seta o margheritine dai colori rosso, celeste, nero e giallo che indossavano di sotto la camicia, all'estremità di un triangolino equilatero con le lettere L.U.G. che significavano “Libertà, Uguaglianza, Giustizia” -  che secondo le varie denunce, si era estesa nei Comuni del Capo di Leuca, nei quali, sempre secondo il “terribile Cito”, vi erano aderenti ed affiliati mai inquisiti dai suoi predecessori. Un linguaggio tipicamente “carbonaro” fatto di allegorie e simboli che richiamavano le materie esoteriche della “Massoneria” che in quel periodo aveva fortemente condizionato lo spirito liberale del popolo attraverso i suoi aderenti, come i più famosi nazionali G. Mazzini, N. Bixio, C.B. Cavour e i salentini C. Braico e B. Marzolla.  

Antonio Panzera divenne orgogliosamente Capitano delle Guardie Nazionali, e riferendosi ai suoi soldati: < è da codardia non marciare alla loro testa >; frase riportata da un giornale locale del tempo, “il Dittatore”, episodio che mette in luce alcune delle sue virtù e cioè la semplicità e la modestia e il coraggio, caratteristiche spiccate di quest’uomo che fu, in seguito, uno dei protagonisti più stimati della vita politica attiva del tempo.

Busto di Antonio Panzera a Lecce

A seguito dell’Unificazione d’Italia avvenuta di fatto nel 1861, fu nominato, nel ’64, - Tesoriere dell’Associazione Unitaria Costituzionale Italiana - di Lecce, voluta e sostenuta dal Duca Sigismondo Castromediano, noto letterato e archeologo italiano, che gli servì da “apriporta” alle cariche più nobili per l’epoca quali quelle di Consigliere Comunale, carica ricoperta più volte, di Consigliere Provinciale fino alla Presidenza della Provincia di Terra d’Otranto. Per le politiche del 1870 la sua candidatura nella destra “storica”, si risolse con una vittoria significativa sul suo antagonista, soddisfacendo il desiderio di coloro che da tempo chiedevano una figura di spessore e di cultura a capo della politica locale e nazionale. Tre anni dopo, è a capo del “Partito Liberale Moderato” fortemente voluto dagli uomini più influenti e Illustri del Salento, i quali riponevano in lui, estrema fiducia per la provata onestà e rettitudine indiscussa. Fu Deputato al Parlamento, per Lecce, eletto attraverso il collegio di Tricase, fu in carica per quattro legislature – 1870/1886 – distinguendosi come deputato della Destra Liberale aperto alle riforme sulla legge elettorale proposte dalla Sinistra, ma che volle votare a favore, come “progressista” e difensore del diritto, con l’approvazione sull’abolizione della tassa sul “macinato”, detestata dal popolo contadino per il quale manifestava immenso rispetto. Lo stesso che nutriva per tutti coloro che, seppur di fazione opposta, lavorava per il bene comune. Una figura politica e umana con una sensibilità innata che si è perduta nel tempo, una particolare nobiltà d’animo che oggi si è trasformata in una “caciara romana” fatta solo di continui attacchi verbali e proclami populisti che identificano lo scarso livello politico che stiamo vivendo, e che di questo periodo risorgimentale potrebbero fare buon “uso” per il nostro prossimo a venire. Chi non conosce la storia, non ha futuro.

Sindaco di Lecce dal - 1884 al 1885 – nel bel mezzo della terribile epidemia da “colera” che colpì tutto il territorio Nazionale, che lo porto a istituire una Commissione Sanitaria, con lo scopo di una profonda ristrutturazione dei servizi sanitari e igienici. Eseguì tra l’altro, forse, il primo “Lockdown” a zona rossa della s

toria contemporanea, chiudendo le porte della città di Lecce durante la festa di Sant’Oronzo, fortemente voluta dai concittadini e che produsse un detto popolare che riporto: “ Durante lu colera, lu Sindacu Panzera, ha chiusu la città. Ricciu ricciu e lari rulì ”. Antonio Panzera muore il 09 Ottobre 1886, nel suo palazzo di via Palmieri dove fu, per deliberazione del Consiglio Comunale, appena quattro giorni dopo, a lui intitolata la piazzetta antistante il suo Palazzo. Fu commemorato alla Camera dei Deputati nella Tornata del 23 novembre dello stesso anno, e ricordato come uomo dai “modi gentili, squisitamente distinti, sommamente benevolo e premuroso nel suo pensiero che non fosse indirizzato al bene altrui e al bene pubblico”. Ebbe un solo fratello, Giovanni sopra citato come “poeta e scrittore”. Ad Antonio Panzera si deve anche la parentela di un’altra “garibaldina” altrettanto famosa che fu Antonietta De Pace di Gallipoli, patriota, educatrice e infermiera militare italiana, figlia di Gregorio De Pace cognato di Giuseppe Panzera e dunque sua cugina. Ma questa è un’altra storia.

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