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Venerdì, 10 Aprile 2020 23:31

RICORDANDO LAMBERTO ANTONELLI: 50 ANNI DI GIORNALISMO, INIZIO' LA CRONACA NERA E INVENTO' I "PAPARAZZI"

Written by Flip
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 Lamberto Antonelli

Il nostro caro amico e collega Lamberto Antonelli è passato a miglior vita da alcuni anni, ma il suo ricordo è ancora vivo in noi; quando veniva a trovarci in sede, in via Sicilia a Roma,  le sue storie ci arricchivano e ci infondevano il coraggio di andare avanti a servizio alla collettività, ci è stato di grande supporto. E' stato un grande dei nostri. Credo  che il modo migliore per ricordarlo e onorarlo  sia quello di rendere pubblica, soprattutto per i colleghi più giovani, la lettera con la quale si presentò alla nostra associazione. 

Virgilio Violo 

Avevo 16 anni quando pubblicai i miei primi racconti su "Il Balilla" e "l'Avventuro­so", non pensavo ancora che avrei fatto il giornalista per il resto della mia vita. Ma a 18 anni eccomi entrare all’ AGENZIA STEFANI (diventata I’ ANSA di oggi) e mi ci trovai il giorno della nostra entrata in guerra, quando, con mio stu­pore, il vice direttore, Orazio Marcheselli, nel commentare quella decisione, esclamò: "Che errore! Questo è l’inizio della fine!..." La lasciai per la chiamata al servizio militare, ed eccomi all’ufficio informazioni comandato dal generale Carboni, quello della mancata difesa di Roma dopo l'8 settembre. E lì. nel di­cembre del 1941, entrando nella sua stanza per recare un dispaccio, lo sento che sta dicendo ad un gruppo di alti ufficiali: "Bisogna prendere atto che la guerra è perduta..."

Questo mi spinse ad abbandonare il servizio militare e a darmi alla macchia e quindi entrare nella resistenza. Fui aiutato in questo da Carlo Fiorentin (di cui stranamente nessuna cronaca della clandestinità romana parla) un tipografo che mi fornì falsi documenti, uno dei quali mi definiva dipendente del Vaticano e che mi permise non solo di muovermi liberamente durante l’occupazione na­zista, ma anche di salvare con lo stesso sistema altri disertori ed anche una quindicina di ebrei. Alcuni dei quali, una ventina di anni dopo,con il programma televisivo di Frizzi. "La piazza", potei ritrovare ed abbracciare davanti alla tv.

In quello stesso periodo della lotta partigiana entrai in contatto con il rinascente e clandestino Partito Liberale e con Nicolò Carandini che ne era un dirigente (anche dopo Roma liberata) e mi incaricai della distribuzione del giornale clan­destino "Risorgimento Liberale", che fu poi il primo quotidiano ad uscire lo­ stesso giorno dell'arrivo delle truppe anglo-americane. Editore-finanziatore era lo stesso Carandini, direttore Mario Pannunzio, capo redattore Mottola (poi direttore del “Corriere della sera"il capo cronista Vittorio Gorresio e fra i redat­tori Ennio Flaiano, Gino Visentini, Emanuele Farneti....'

Mi presento quello stesso primo giorno in redazione ed offro la mia colla­borazione. ma il Farneti che mi riceve (e che poi mi dirà: com’hai fatto bene ad insistere...cosa avremmo perduto...)cerca/dicendo che la redazione e al com­pletori allontanarmi. Ma io non mollo...Non me ne vado se non mi riceve il di­direttore. E al cospetto della mia caparbietà anche perché ho narrato ciò che ho fatto nel periodo della clandestinità e forse nominato Carandini, ecco che Pannunzio mi riceve alla presenza di Mottola e Gorresio.Mi sembra quasi un tribunale...Dopo aver saggiato la mia caparbietà il direttore annuncia la sentenza: “Facci vedere e leggere ciò che sai fare, portaci un qualche servizio inedito, scoperto e scritto da te stesso..."

Il giorno dopo mi presento col mio primo articolo. Di che tratta? Ecco, la Piazza San Pietro, in quel periodo, era una specie del mercato di Porta Porte­se: bancarelle dappertutto, stracolme di stracceria, soprattutto d’argomento religioso, tanto per essere in sintonia con il posto e decantate con l’assicura­zione che le statuine dei santi, dei Cristi e delle Madonne, erano benedette Papa..E il Papa si indignò quando il giorno dopo prese visione del mio artico­lo. Tanto che due giorni successivi quando arrivo in redazione sono accolto di complimenti e mi viene mostrato il giornale vaticano “L’Osservatore Roma­no" che riprende il mio articolo e lo commenta protestando per l’offesa che viene recata alla piazza sacra, o quasi...

Ma non finisce qui. Due giorni dopo la polizia piomba in gran forze sulla piaz­za e fa proprio piazza pulita, come del resto aveva fatto Gesù al Tempio di Ge­rusalemme. E il fatto fa il giro del mondo Tutto merito mio, dunque? Ai posteri l’ardua sentenza...


Ormai mi sono conquistato la posizione di cronista ufficiale di quel giornale, specializzato in cronaca nera. Tanto che i concorrenti esordienti sono stimolati dai loro capi di prendermi a modello, per cui spesso venivo pedinato, specie da un tale che fallì come cronista ma ebbe successo come scrittore. Anche se poi, in televisione, raccontò, come suo, uno scoop che in realtà fu mio. Cioè mi riferisco a quando, durante una rivolta nel carcere di Regina Coeli, riuscii, infilandomi dietro una pattuglia di poliziotti in borghese, ad entrarvi e ad inter­vistare i rivoltosi...La cosa fece molto clamore perché , confermando la regola che in prigione è più facile entrare che uscire, fui bloccato mentre tentavo di sgattaiolare fuori.. Dovettero intervenire: Gorresio, Pannunzio, il direttore del carcere, il questore, il capo della polizia ed il ministro dell’interno che ordinò una inchiesta. Insomma quella mia impresa fece chiasso, confermando la mia fortuna. Che poi balzò alle stelle una settimana dopo, quando riuscii ad avvici­nare un bandito romano di cui allora si parlava molto, Il Gobbo del Quarticciolo. E poiché, dopo pochi giorni, venne ucciso in un conflitto a fuoco dai cara­binieri si insinuò che io avevo "collaborato" a farlo ammazzare...

Non c’è dubbio che fui il primo( e non solo a Roma, ma in tutta Italia,perché i giornali liberi uscirono dopo) a sviluppare la "cronaca nera" che era solo mar­ginale prima del fascismo e fu abolita durante il regime.Mussolini voleva che il Paese apparisse pulito, privo di macchie, senza delitti, furti e rapine....

Sì, poi, un anno dopo, col sostegno di Gherardo Tieri, fratello dell’attore Ar­noldo, fondai, la prima agenzia fotogiornalistica italiana, creando i "paparazzi". Va però detto che il nomignolo fu di Fellini che, tramite Flaiano, volle che gli raccontassi qualche episodio. Come il primo, quello del "fidanzamento" fra una esordiente attrice italiana e un noto attore americano. Colei si chiamava Sofia Scicolone, poi assurta a star col nome di Loren....

LAMBERTO ANTONELLI

P.S. Adesso, dopo 50 anni, ho dato inizio a un nuovo progetto: la creazione di un idioma unico, similare, per la Comunità Europea ed ho approntato il "Vo­cabolario della Lingua Europea Unificata".]

Read 1179 times Last modified on Sabato, 11 Aprile 2020 00:15

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