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Lunedì, 05 Ottobre 2020 21:28

SOCIAL- LAICOS: il suo dritto e rovescio

Written by Marzia Carocci
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Facebook, Instagram, Twitter, You Tube, Linkedln, Pinterest e altri social sono diventati ormai da anni un modo di essere, di esibire, di dire la propria attraverso post, link, video, foto e quant’altro. Una virtualità con la quale ci siamo abituati a convivere.

Secondo l’ultimo conteggio, gli utenti di facebook superano i 2.150 milioni di utenti attivi, praticamente una persona su quattro si connette a questo social, a seguire con circa 1.500 milioni di utenti di You Tube, seguito da Instagram con oltre 800 milioni di utenti attivi.

E’ innegabile che i social siano diventati indispensabili sia dal punto di vista personale che a livello commerciale. Vengono usati nei modi più disparati: per pubblicità, per ricerche, per creare collegamenti da una parte all’altra del mondo.

Le industrie, le aziende, i grandi colossi commerciali spesso si avvalgono del web agency, una figura professionale delle ultime generazioni che si occupa di rendere visibile quel brand, quell’industria o qualsiasi prodotto da pubblicizzare; i web agency sono richiesti anche dai alcuni partiti politici nei periodi di campagne elettorali o dai personaggi cinematografici e televisivi per avere più visibilità e consensi.

Chiunque può creare il proprio profilo, pagina o gruppo, chiunque può farsi pubblicità anche a livello imprenditoriale e organizzativo (advertising) attraverso quei strumenti esistenti all’interno dei social. Un mezzo che diventa indispensabile ma come ogni mezzo, anche il migliore, è opinabile e non porta solamente a risultati positivi.

Vi è l’altra faccia dei social; quella della solitudine, dell’incapacità a stringere rapporti umani, quella delle persone sole, annoiate, gente che cerca negli altri quella comunicazione che non riesce ad avere nella vita reale dove il giudizio spesso è una lama tagliente. Non parliamo poi dei danni anche psicologici (ansia, depressione, stanchezza) riconosciuti verso la popolazione dei teen ager per un uso e abuso dei social sia su smartphone che computer. E’ ormai comprovato quanto l’utilizzo su queste piattaforme abbiano la capacità di influire sul nostro stato d’animo, veder cosa capita di fronte a noi e malgrado noi, a volte può essere deleterio sopratutto in una persona con patologie di fragilità psichica. Ricordiamo che sui social è tutto visibile: le foto, gli stati, i post, i video. Pensiamo per un attimo a chi viene preso di mira e viene ferito, umiliato, dileggiato.

Molto spesso si dimentica che il social non è vita privata, ma siamo nomi e cognomi, siamo facce, siamo controllati da un indirizzo ip, siamo rintracciabili e riconoscibili. Siamo tutti personaggi dentro un social ma persone reali nella vita comune.

Lasciarsi assorbire da una dipendenza digitale che esula spesso dalla necessità del mezzo, diventa per molti, l’unico modo per creare legami, scambi di opinioni e discussioni anche con perfetti sconosciuti. Una dinamica sociale che crea una discrepanza nei rapporti reali.

Dall’avvento dei social, persino una telefonata diventa messaggio su WathsApp, su Messanger.

E’ indubbia l’utilità del social, aiuta in molte situazioni, è un deterrente fondamentale ai tempi di oggi ma restarne schiavi ci ha reso freddi e distanti ora più che mai. La vita è sulle strade, dove si lotta, dove si incontra, dove si tende una mano; la vita vera non si alita da un monitor, non si creano empatie reali attraverso una fredda tastiera.

Là fuori ci sono occhi da guardare, situazioni e possibilità che qualsiasi social esistente non potrà mai dare. La vita ha un respiro, il social si spegne con un clic.

Read 572 times Last modified on Sabato, 10 Ottobre 2020 17:32

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