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Domenica, 27 Giugno 2021 07:37

Firenze vive nei colori di Andrea Gelici

Written by Marzia Carocci
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 Il giardino delle rose

armonia, estetica e poesia dai suoi pennelli, le risposte di un artista.



I suoi quadri sono cartoline di una Firenze che incanta. Tetti rossi, tramonti e albe dai colori caldi e avvolgenti. I protagonisti che dipinge hanno anima e movimento; niente è statico, perfino i sorrisi e gli sguardi di ogni personaggio hanno vita.

Osservando i suoi lavori si percepisce l'amore e la passione per ciò che immortala su tela. Immagini su immagini che sono poesie di dipinti. I particolari della sua pittura sono così ben definiti da lasciare affascinato l'osservatore.

Andrea Gelici ha pubblicato anche due libri di poesia.

“Ragione al tempo”( 2018) per A&A di Marzia Carocci edizioni e “Dove dir di Luna” (2020) per A&A di Marzia Carocci edizioni.

Conosciamolo meglio:

Andrea Gelici nasce a Firenze il 2 marzo 1956. Sempre attratto dall'arte in tutte le sue forme ottiene il diploma di specializzazione tecnica artistica presso l'Accademia Sprone di Firenze nell'anno 1980 sotto la guida del maestro Otello Scacciati. Dedicatosi al disegno e al ritratto fino all'inizio degli anni 90 si evolve attraverso l'olio e l'acquerello fino alla tecnica mista su tavola. "FIRENZE DEI MIEI GIORNI DIPINTI" Una città di antichi ricordi, fatta di vicoli e scorci, rivive nei colori

 
 Il mae dentro

e nella luce di un'epoca sospesa tra il vecchio e il nuovo. Ed è un mondo che appartiene a quei ricordi, ad anni vissuti intensamente, nel segno dell'impressione e della figura dipinta come in una storia che regala sulla tela il gusto di ogni giorno. Un'epoca romantica, specchio di un'

Quattro chiacchiere con l'artista:

Ciao Andrea, grazie per avermi dato la possibilità di intervistarti.

La prima domanda che vorrei porti è piuttosto consueta ma servirà per conoscere ciò che non tutti sapranno:

 
 La città del fiore

D- Come hai scoperto questa tua passione per la pittura?

R- Leggendo.

Avevo dieci anni e mio padre mi portato a casa un fumetto, ricordo le sue parole:_Questo lo leggevo da ragazzo, forse piacerà anche a te._

L'albo era quello di Flash Gordon, i disegni del grande Alex Raymond. Rimasi stupido.

Le tavole erano eccezionali, saranno stati i colori, il tratto, le inquadrature, la storia, fatto sta che la prima cosa che mi venne in mente fu quella di prendere un foglio e provare a quella meraviglia.

D- Qual è stato il tuo primo dipinto e che tipo di emozione hai provato?

R- Avevano portato dei fiori ad una parente che abitava al piano superiore. Mi ritrovai davanti ad un vaso di vetro con dei gigli.

Usavo le tempere, quelle che adoperavamo in classe nell'ora di disegno.

Disegnai un giglio, in primo piano, e una strada immaginaria che si perdeva dietro una curva.

Le tempere come acquerelli, non avevo nessuna conoscenza delle tecniche, solo una grande voglia di raccontare.

D- Quali sono state le più grandi soddisfazioni che hai vissuto grazie a questa tua forza

artistico?

R- Le mostre sono state certamente una grande soddisfazione. Soprattutto quelle dove mi hanno invitato. La possibilità di proporsi. La capacità di sostenere un'intervista con la telecamera che ti guarda, il saper esprimere con le parole quello che hai dipinto, ma soprattutto, il più grande piacere, per me è il cogliere nelle persone che vedono i tuoi dipinti quel senso d'intesa , di condivisione, quello che un paesaggio o un ritratto possono suscitare, ricordare e rivivere.

D- Quali delusioni se ce ne sono state?

R- Non riuscire a completare che un quadro, rendersi il giorno prima eri contento di quello che stavi facendo e il giorno dopo non capire il perché. Entra in quello stato particolare in cui tu sei i colori che stai mescolando sulla tavolozza e poi, niente, non ci sei più. È come essere colpiti da un'immagine bellissima, che poi svanisce lasciandoti un senso di sconfitta e di vuoto.

Delirio, perdita di idee, incapacità nel proseguire.

Uno straccio sulla tela, a cancellare quella parte di te per ricominciare. A volte mi è capitato, ed è comunque una piccola ferita, una ruga, che si aggiunge e ti aiuta a pensare.

D- L'arte è qualcosa di sublime, per farla conoscere vi è senza dubbio necessità di

esporre. Quali tipi di difficoltà hai incontrato?

R- All'inizio, negli anni settanta dipingevo solo per mettermi alla prova. La matita era però il mezzo che preferivo. Chiaroscuro, tratteggio, carboncino. Fu in un negozio di cornici dove lavoravo, che il titolare prese in mano un mio lavoro e mi consigliò di portarlo a far vedere ad un pittore famoso. “Questo è bello puoi fare strada.” Parole che galvanizzavano. Mi sentivo come se avessi salito un gradino importante. Non ci fu nessun incontro. Il giorno dopo una cartolina azzurra lasciai il lavoro, la casa, e partii

per la caserma di Viterbo.

Tutto ricominciò negli anni ottanta l'accademia dello Sprone di Firenze, il diploma.

 
 Quasi una fantasia

I primi approcci con il mondo dell'arte. La prima mostra, curata da Roberto Cellini. Tanta emozione, gli amici che hanno ricevuto a congratularsi con te, facce note e meno note, sconosciuti che ti esaltavano, qualcuno anche troppo.

Poi altre mostre, dove ho conosciuto tanti pittori, gente del "giro" critici, artisti e non.

Ed è lì che ho capito molte cose. Vuoi esporre in gallerie importanti? Devi essere importante, quotato, ci vuole un promotore, e, soprattutto molti soldi. Devi creare uno stile, più o meno sempre gli stessi soggetti, lo stile è importante tanto da prevaricare il talento. È difficile esporre, specie a Firenze, la città dell'arte e anche se sembra un controsenso è così.

Il problema è che sono cambiati i termini. Negli anni cinquanta, mi hanno raccontato, che erano le gallerie che acquistavano i lavori dai pittori, pagandoli poco, sì, ma permettendo a chi aveva talento di emergere e farsi un nome.

Oggi è diverso, gli "artisti" sono moltiplicati sono una marea, e su questa, e non sugli acquirenti si basa sulla gran parte del lavoro degli "addetti".

Nella posta elettronica ho tutti i giorni richieste di partecipazione a quella mostra, a quel concorso, tutti importanti, come i cataloghi dove ti vogliono iscrivere, presentare, recensire. Poi vai a leggere bene il tutto e su dieci richieste non più di una sono serie. Credo di parlare a nome anche di tanti altri valenti artisti che conosco. Se vuoi entrare a far parte di una certa élite fare con l'adulazione, il tuo adattamento a richieste richieste, alla moda, a quel senso del mercanteggio e della compiacenza che non mi ottenere.

Le mostre più belle sono quelle dove mi hanno invitato, dove mi hanno cercato e dove sono andato felice di incontrare persone vere.

D- Hai opere esposte in varie zone d'Italia. Vuoi farci conoscere alcune località di

queste?

R-Ho esposto al museo Kunstart 

A Bolzano con la galleria Gaudi di Madrid, a Parigi, Pantin,con il Centro d'arte Modigliani, a Napoli a Castel dell'Ovo, a Palazzo Rospigliosi nel museo del giocattolo, a Genova alla mostra d'arte contemporanea, a Firenze alle Giubbe Rosse, e alla galleria FirenzeArt e poi tante personali in toscana e collettive in Italia. Alcuni miei quadri sono anche andati più lontani, ad Amburgo, in Germania, nel nord Carolina in USA, in Brasile.

D- Sei un artista dalle grandi capacità espressive sia per quanto riguarda l'arte figurativa

che quella poetica. I tuoi dipinti e le tue liriche hanno in comune l'introspezione e la

nostalgia. Vuoi parlarci di entrambe?

R-Sono passati molti anni da quando ho iniziato a dipingere.

Ai tempi della scuola, durante le lezioni mi piaceva ascoltare e nello stesso momento disegnare, qualsiasi cosa, che mi passava per la mente.

Il tratto, il segno, mi hanno sempre seguito. Poi il colore.

Ancora oggi cerco sempre l'ultimo colore, quello che ispira la luce, il ricordo.

Anni fa ne usavo meno nei miei quadri, di colore. Erano per lo più immagini soffuse, ovattate.

Oggi no, sto cercando la luce, quella più vivida. Amo i contrasti e le visioni istantanee.

Scrivo qualcosa, ogni tanto, l'ho sempre fatto da quando avevo sedici anni, ma lo tenevo per me. A volte una frase può racchiudere un pensiero importante, poche parole un concetto fondamentale, così provo a metterle sulla tela, e il risultato, spesso, mi lascia interdetto, trovo sempre qualcosa di diverso dall'idea originale, a conferma della nostra impermanenza.

D- In genere gli artisti amano l'arte in genere ma non tutti gli stili e tutte le varie correnti.

Hai preferenze di pittori classici? E contemporaneo?

RI pittori che amo di più sono gli impressionisti ei macchiaioli.

Vado spesso nell'ultima sala di Palazzo Pitti quella più in alto.

E resto a guardare, come fossi in un altro mondo, proprio quel mondo che è stato ed è, per me, il vero senso della pittura. Si impara tanto a guardare. Si riesce a sentire tutta la voglia di raccontare ed esprimere ciò che fino agli anni antecedenti era stato nascosto.

Fattori, Cabianca, Segantini, Banti, Lega, Boldini, Borrani, Gioli, Signorini, Lloyd e tutti gli altri di cui adesso non ricordo i nomi, e poi , Monet, Manet, Renoir, Van Gogh, ci vorrebbe un giorno per elencarli tutti .

Uno che mi colpì da giovane e che non fa parte della categoria è il grande pittore olandese Johannes Vermeer, i suoi dipinti ti assalgono con una luce straordinaria. 

Amo un po' tutta la pittura in genere, l'arte americana prima dell'avanguardia, tra tutti, Hopper. Ci potrebbero le potenzialità per poter fare un lungo discorso su tutto questo, ma potrei essere tacciato come conservare incapace di comprendere e apprezzare l'arte moderna, specie quella contemporanea. Non è così una banana attaccata ad un muro lì ci sono sicuramente dei grandi, solo che il mio gusto personale non riesce a così un muro animale ucciso lì ci sono sicuramente dei nastri attaccati con del adesivo e tanto meno un palo nero bruciato con pseudopodi scarnificati nella più bella piazza del mondo.

D- A questa intervista sono accusati alcuni tuoi dipinti, vuoi inserire anche un paio delle tue liriche?

R- Come ho detto prima, scrivere è l'altra mia passione.

Lascio qui due pensieri, uno scritto quando avevo diciott'anni, l'altro adesso.

IMPRESSIONI (1974)

Vi conosco

siete i miei libri

i miei quadri

impressioni

della mia vita

siete i colori

che spando su questa tela

senza soluzione.

Il mondo mi libera

e fermandosi

la mia passione

s'avvinghia al domani

Se terrete così il mio vivere

sempre

nelle vostre vostre richieste

costruita una terra

un porto

in premio alla mia fatica

Oggi non guardo

perché non voglio immaginare

ma il domani s'avvicina

prende i colori dal mio viso

ed io rimango

stanco

assolo

inutilmente

Disegno dai contorni

di matita scura

che si schiude per ridere

un po' di sé

per non morire

veramente

QUESTE POCHE PAROLE (2020)

Sono volute di fumo

non volute da me

Queste poche parole

abbandonare alla sera

rincorrono strade

con lo sguardo che era

quello sguardo per te.

In spirali di fumo

fra i riflessi di un vetro

sulla linea di un muro

una sedia dov'era la figura di ieri

dondola vuota

non è il vento che spira

ad alzare la mira al ricordo

di dove ho nascosto

quel lume che indicava il cammino

due piccole lune

una eclissi sul fiume

un sorriso arlecchino

si è contratto in un grumo

in volute di fumo

Non voluta da me.

D- Chi conosce le mie interviste sa che lascio una parte “bianca “ all'artista.

Uno spazio dove l'autore si senta libero di scrivere ciò che sente, nel bene e nel male del

proprio ambiente. Noi amiamo la libertà di stampa e di pensiero per tanto Andrea sentiti

libero di esprimerti come vuoi su questo meraviglioso mondo dell'arte che

indubbiamente, come tutto, ha i suoi pro ei suoi contro

Grazie di cuore Andrea, grazie di ciò che sai darci attraverso la bellezza.

R-Penso di aver già fatto capire cosa penso di questo mondo.

Come in tutte le cose, c'è chi vive PER l'arte e chi vive CON l'arte. Le due cose, a volte si mescolano, e, da lì può sortire fuori un genio o un impostore.

Forse è il bello dell'avventura, alcuni hanno capito come andrà a finire, altri no.

Io sono tra quelli che resta nel dubbio, non ho avuto mai certezze assolute, l'unica a cui mi rivolgo e chiedo ascolto è quella di non acquistare un quadro, una scultura, per il valore del mercato, o perché ci sta bene con il mobile ed il divano, ma perché ti ha colpito, ti ha incuriosito, fa nascere un ricordo, o semplicemente perché ti piace.

Grazie Marzia, grazie dal cuore.



Read 2055 times Last modified on Lunedì, 28 Giugno 2021 09:31

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