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Giovedì, 29 Ottobre 2020 16:38

Ambiente/Se la BCE non aiuta il Green Deal.

Written by Nunzio Ingiusto
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Una montagna di soldi e pochi scrupoli per l’inquinamento atmosferico.Com’ è stato possibile che la Banca dell’ “Europa dei popoli “ finanzi colossi energetici che impattano in modo così violento sull’ambiente ? La domanda gira da tempo in Europa , ma ha avuto poche risposte mentre i governi sono impegnati a frenare i cambiamenti climatici e a ridurre le fonti inquinanti. Una risposta al perché e per come la BCE sia finita dentro un meccanismo speculativo e poco green, arriva ora da uno studio curato da New Economics Foundation (NEF), SOAS University of London, University of the West of England, University of Greenwich e Greenpeace.

La potenza finanziaria guidata da Christine Lagarde fino a due mesi fa aveva obbligazioni societarie per circa 130 miliardi di euro di società ritenute responsabili di immissioni di CO2 nell’aria. In sostanza la market neutrality della Banca non esiste, dice Greenpeace. Ed è proprio il caso che i suoi vertici la smettano di comprare obbligazioni di aziende fossili, aggiunge. In questo modo il green deal tracciato per l’Europa di domani, non cammina mentre si chiedono ai popoli di fare sforzi per accelerare.

Secondo alcuni esperti per tutelare i mercati da assalti speculativi, la BCE ha sostenuto con acquisti di titoli le aziende , senza preoccuparsi delle loro strategie ambientali. Lo studio si intitola “Decarbonising Is Easy: Beyond Market Neutrality in the ECB’s Corporate QE” e deve la sua notorietà tra gli addetti ai lavori niente di meno che proprio a recenti parole della stessa Lagarde. La Presidente ha insistito sulla neutralità del mercato azionario rispetto alla crisi climatica. Ha mostrato una visione pragmatica di interessi e capitalizzazioni che non nega sostegno a colossi come Eni, Total, Shell. Inquinano , non tutelano l’ambiente?Alla Banca poco interessa.

Lo studio delle Università “ indica che il 62,7% delle obbligazioni detenute dalla BCE proviene da settori ad alta intensità di carbonio, e che questi contribuiscono solo per il 17,8% all’occupazione e per il 29,1% al Valore Aggiunto Lordo nell’area dell’euro”. Non ci sarebbe alcun motivo per dare sostegno a imprese che faticano a rientrare nei parametri di tutela dell’ambiente e della salute. D’altra parte molti slogan di Fridays for Future  mettono sotto accusa il sistema bancario mondiale per queste incongruenze.“ La Banca Centrale Europea deve rivedere la propria politica monetaria e sostenere la transizione verso un mondo verde ed equo” ha detto Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace International.

Per l’Italia ha destato meraviglia che tra i beneficiari di BCE ci fosse anche l’Eni,azienda controllata dallo Stato. “Nello studio – si legge sul sito di Greenpeace- si evidenzia come nel 2019, Eni si sia resa complessivamente responsabile di 296 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 equivalente”.Dati preoccupanti che piazzerebbero Eni dietro Total e Shell, “ che però hanno un migliore indice di intensità delle emissioni, ossia il rapporto tra le emissioni e i ricavi”. Abbiamo provato anche noi a chiedere conferma ad Eni di quanto riportato da Greenpeace , ma non abbiamo avuto risposta. Il punto vero alla luce dello studio , è la dissonanza tra strategia politica e strategia finanziaria in mano ai vertici dell’Unione Europea. La partita che giocano il Parlamento e i governi è la decarbonizzazione, la riduzione delle emissioni inquinanti al 2030 e al 2050, la creazione di un modello di sviluppo non aggressivo. Ma se in partita ci sono giocatori poco leali qualcuno deve alzare il cartellino rosso. Poi vedremo chi vince.

Read 618 times Last modified on Giovedì, 29 Ottobre 2020 16:41

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