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Firenze -  “Le salsicce erano pessime” di Michele Donadìo (Quando il teatro diventa voce da ascoltare)

By February 06, 2026 87

Portare in scena temi di forte impegno sociale rischia spesso di far scivolare la narrazione nella retorica o in un’eccessiva enfasi interpretativa. Non è questo il caso di "Le salsicce erano pessime", la pièce di Michele Donadio con la regia di Iacopo Brogioni, andata in scena giovedì 5 febbraio 2026 al Teatro di Cestello per conto di Laboratorio Arca. Qui, ogni attore è riuscito a penetrare nelle pieghe del proprio personaggio con una naturalezza tale da mantenere il pubblico in uno stato di costante tensione emotiva, fino a un epilogo che si rivela come un quadro di nuda e dolorosa verità. Il testo si ancora profondamente al solco tracciato da Franco Basaglia, lo psichiatra veneziano che scardinò le porte dei manicomi italiani. La sua visione — "La libertà è terapeutica" — fa da sfondo ideale a una vicenda ambientata durante lo sgombero progressivo del Vincenzo Chiarugi, il manicomio di San Salvi, luogo simbolo della memoria fiorentina.
La scena si apre nella primavera del 1995. L’aria di Firenze è tiepida, ma su una panchina di un giardinetto di periferia si consuma un rito quotidiano fatto di noia e spietatezza adolescenziale. Un gruppo di amici ha scelto come bersaglio i "matti" del vicino istituto, colti nei loro rari momenti di libera uscita. È un gioco crudele, figlio di un’immaturità che non sa ancora dare un nome al dolore altrui.
La forza dello spettacolo risiede proprio nel contrasto tra i protagonisti: uniti da un legame cameratesco, ma profondamente distanti nella sensibilità interiore. La commedia procede sul filo di un equilibrio delicatissimo, oscillando tra l’irriverenza scanzonata degli scherzi ai danni di tre pazienti — ognuno portatore di una propria, toccante bizzarria — e la lenta, inesorabile crescita interiore dei ragazzi. Il climax della vicenda conduce a un’inevitabile collisione tra la realtà distorta dei degenti e quella, solo apparentemente integra, degli amici. Attraverso lo scontro e l’incontro, le maschere cadono: i quattro giovani scoprono che, al di là delle diagnosi e dei comportamenti stravaganti, batte un cuore identico al loro.
L’interpretazione del cast è magistrale; nessuno risulta marginale e ogni ruolo contribuisce a nutrire il senso profondo del testo. Lo spettacolo diventa così una riflessione necessaria sulla malattia mentale come stato dell'anima, spesso aggravato dall'abbandono sociale e dalla solitudine.
L’epilogo è una lezione di empatia pura: non esiste muro di manicomio capace di soffocare le emozioni. La vera "normalità", ci suggerisce questa pièce, risiede unicamente nel saper riconoscere l’umanità negli occhi dell’altro.

Gli attori:
Interpreti: Chiara Collacchioni- Filippo Macigni-Raffaele Totaro-Alessio Alloi- Antonio Timpano- Romina Bonciani- Filippo Catelani- Massimo Blaco- Claudia Bugianelli- Luca Palmieri
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Last modified on Friday, 06 February 2026 17:00
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