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Museo delle Civiltà Pigorini Roma - Laboratorio Neanderthal - La scoperta della grotta Guattari

By Riccardo Massaro January 29, 2026 65

 

Nel 1939 veniva scoperta sul Monte Circeo, promontorio situato sulla costa tirrenica a circa 100 km da Roma, un importante testimonianza legata alla presenza dell'uomo di Neanderthal del tardo pleistocene risalente tra i 100.000 e i 65.000 anni fa.

La grotta restituisce una ventina di fossili umani studiati dalla paleantropologia attraverso metodi scientifici e analisi moderne piuttosto sofisticate. Grazie a questi nuovi studi, oggi si è in grado di ricostruire gli eventi preistorici in maniera piuttosto dettagliata, tanto da poter raccontarne la storia. Qualcosa di inimmaginabile fino a pochi anni fa.

A dispetto della storia classica che si rifà a documenti scritti e orali, questa si basa esclusivamente sullo studio scientifico dei reperti, anche questi veri e propri documenti che finiscono per restituirci grazie a nuove tecniche di analisi, una realtà quotidiana molto lontana da noi.

A seguito della divergenza evolutiva con gli antenati delle attuali scimmie antropomorfe africane, la rivoluzione umana ha visto avvicendarsi almeno venti specie diverse sviluppatesi in Africa Orientale e in Africa del Sud risalente a circa due milioni di anni fa. Alcune di queste si diffusero in Eurasia e ciascuna si evolse in modo diverso, adattandosi e sviluppando caratteristiche fisiche e comportamenti propri molto specifici. Gli ultimi rami di questa evoluzione sono rappresentati dall’uomo di Neanderthal, derivato probabilmente da quello di Heidelbergensis, antenato comune ai Denisova e dall’uomo Sapiens.

L'uomo neanderthaliano si distingue per la volta cranica bassa e allungata, con la parte posteriore occipitale molto sporgente. La fronte mostra arcate sopraccigliari particolarmente pronunciate e le orbite oculari ampie; la regione nasale risulta proiettata in avanti.

Fisicamente  basso e robusto, aveva una corporatura possente, spalle larghe, torace ampio dalla forma a botte allargata leggermente verso il basso, gli arti inferiori risultavano relativamente corti. Questa conformazione serviva ad evitare la dispersione del calore, adatta dunque ad ambienti freddi. Le ossa erano particolarmente spesse, si osservano su quelle lunghe delle estremità rigonfie, dove si inserivano possenti fasce muscolari.

I Neanderthal vissero nel tardo pleistocene, fra i 300.000 e i 40.000 anni fa, periodo in cui si estinsero. Si erano diffusi anche in Europa e in Oriente, tra il Mediterraneo e le steppe della Mongolia. Pur essendo molto simili a noi, erano anche molto diversi. Seguirono infatti strade evolutive diverse dall'uomo più moderni. Intorno a 500.000 anni fa, i discendenti di quell'antenato cominciarono a separarsi e l'evoluzione del Neanderthal continuò in Europa. Intanto in Africa 250.000 anni fa, compariva la specie umana moderna.

Dopo centinaia di millenni, i due ceppi si incontrarono di nuovo, prima in Oriente, poi in Europa. L’uomo Sapiens si era espanso, dall'Africa aveva iniziato ad occupare i territori già abitati dal Neanderthal. Così per un lungo periodo le due specie coabitarono, entrando però in competizione sul piano ecologico. L'uomo Sapiens cresceva di numero, mentre quello di Neanderthal si riduceva drasticamente fino ad estinguersi.

Vi furono però delle ibridazioni tra le due popolazioni, probabilmente eventi rari, ma possibili, con discendenti non sempre fertili. Queste creature ibride hanno lasciato le loro tracce genetiche ancora oggi presenti nel DNA della nostra specie.

L'uomo di Neanderthal venne scoperto in Germania nell’omonima valle nel 1856. Nel 1908 venne rinvenuto un altro esemplare a  La Chapelle aux Saint in Francia. Nel 1929 venne scoperto a Roma, in via Sacco Pastore, il cranio di un neanderthaliano italiano, pochi anni dopo sempre qui nel 1935 ancora un altro.

Finalmente nel 1939 venne scoperta la Grotta Guattari con all’interno importanti resti di questa specie, poi nello stesso luogo del 1950, ancora altri resti.

Nel 1993 fu  la volta della grotta di Lamalunga ad Altamura in Puglia, dove venne rinvenuto finalmente uno scheletro completo di un Neanderthal. Nel 1994 a Ceprano nel Lazio spuntò fuori un altro cranio, poi riferito all'uomo di Heidelbergensis. Nel 2010 in Siberia nella grotta di Denisova venne trovato un osso di un gruppo umano coevo, ma diverso dal neanderthaliano e dal sapiens che prenderà nome dal luogo del rinvenimento. Nel 2019 riprendono gli scavi nella grotta Guattari che portano alla scoperta di nuovi importanti campioni.

Nel Museo delle Civiltà Pigorini, dal 18 dicembre del 2025 si può visitare un allestimento con reperti archeologici, tra cui i resti di animali e di uomini provenienti dalla grotta Guattari a cui si aggiunge un impianto multimediale ed interattivo che rende la visita più fruibile e comprensibile, oltre che suggestiva.

Si può poi assistere alla visita virtuale della grotta mediante un piano di sequenza continuo, che accompagna il visitatore dall'esterno e per tutto l'interno della grotta, che per 50 millenni è rimasta ostruita da una frana. Si arriva alle sale più interne e si attraversano otto punti di interesse archeologico indicati perché qui sono state effettuate le scoperte più significative con i resti umani ed animali, portati all’interno dalle iene (antro dell’uomo e antro del lago).

La visita comincia dall'esterno, dove si possono osservare il focolare dei Neanderthal e la spiaggia fossile con le conchiglie che risalgono a 125.000 anni fa.

Poi si entra nella grotta dove si trova una foto che risale al 1939 con i tre studiosi che guidano le ricerche: Carlo Blanc, Luigi Gardini e Alessandro Guattari.

La grotta si trova a circa 100 metri dalla costa e a 9 metri sul livello del mare, ma in passato il passaggio era sicuramente differente. Durante i periodi più caldi come quello attuale, il mare si alzava, come dimostra la presenza di conchiglie che si trovano al di sopra dell'attuale livello del mare, mentre nei periodi glaciali, il mare si ritirava anche per molti chilometri. In questi periodi le aree costiere rappresentavano luoghi di caccia e di acquisizione delle materie prime per i loro abitanti.

Seguirono nella zona dopo la scoperta di questa grotta altre ricerche che portarono alla scoperta di altre trentuno grotte, utilizzate sia dai Neanderthal che dai Sapiens.

I Neanderthal erano altamente socializzati, si adattarono all'ambiente in cui vissero sviluppando abilità fisiche e culturali. È possibile che seppellissero il corpo dei loro defunti, ma in mancanza di corredi funebri questa tesi non può trovare conferma.  È molto probabile che avessero qualche forma di linguaggio, usavano ornamenti, indice di pensiero simbolico. Altri materiali rinvenuti fanno capire la varietà della loro dieta e l’uso del fuoco, sia per cucinare gli alimenti, che per produrre pece di betulla usata come mastice. Spicca una variegata produzione di oggetti anche complessi e non solo funzionali alla sopravvivenza. Non erano dunque forme umane regredite o gretti uomini scimmia.

La grotta venne frequentata tra i 60.000 e 65.000 anni fa dall'uomo di Neanderthal, in seguito abbandonata venne utilizzata come tana delle iene finché una frana la chiuse. La zona era frequentata da stambecchi, cavalli e bovini selvatici, elefanti e cinghiali, che testimoniano un ambiente più freddo rispetto a quello di 60.000 anni prima.  Vi erano pendii scoscesi e ampi boschi intervallati da radure e aree paludose. Successivamente il clima si fece ancora più rigido e arido. Nel Pleistocene è accertato che vi furono diverse glaciazioni seguite da periodi interglaciali.

La mostra permette di avvicinarsi a queste interessanti tematiche ben approfondite grazie ad un linguaggio semplice ed alla portata di tutti.

 

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Last modified on Thursday, 29 January 2026 11:40