Print this page
Sabato, 12 Novembre 2016 23:38

Colazione da Tiffany o cena da Trimalcione?

Written by Carlotta Caldonazzo
Rate this item
(0 votes)

Se ci si interroga su quanto gli stati esistenti tutelino i diritti fondamentali degli individui e delle collettività, si può osservare quanto le loro strutture siano macchine burocratiche al servizio delle oligarchie finanziarie

 

Secondo il poeta britannico Percy Bisshe Shelley, il governo è un male, sono solo la sconsideratezza e i vizi degli uomini che ne fanno un male necessario: necessario per evitare l'esplosione di conflitti che metterebbero a rischio la sopravvivenza del genere umano, ma come si può realizzare questo obiettivo se non garantendo a ciascun individuo i diritti inalienabili, e, realizzata questa premessa indispensabile, stabilendo un limite alla libertà individuale per evitare soprusi? Il fatto che, finora, il rispetto di questi diritti non sia stato garantito ha prodotto nel tempo movimenti di riforma che hanno esercitato pressioni interne e movimenti migratori che hanno esercitato pressioni esterne sui singoli sistemi statali. Le spinte dei movimenti di riforma, quando hanno raggiunto le classi dirigenti influenzandone le scelte, hanno diminuito in misura variabile (a seconda dei contesti) le diseguaglianze economiche, sociali e politiche, ma, quando sono state ignorate o represse, hanno causato movimenti regressivi che hanno condotto le società verso diseguaglianze più profonde.

Quando il disagio sociale induce una parte sempre più cospicua di cittadini a disperare di un miglioramento delle proprie condizioni, le istanze individuali tendono a prevalere sull'interesse comune: perché un cittadino relegato ai margini della società dalle difficoltà economiche dovrebbe contribuire al progresso di una società, con un buon margine di probabilità di restarne escluso? Il concetto di stato-nazione si è affermato appunto, oltre che sull'onda della delusione rispetto ai capisaldi del riformismo illuminista, cosmopolita e universale, con il diffondersi dell'idea che una classe dirigente che abbia la stessa identità (lingua, tradizioni, religione, o più in generale cultura) del popolo governato sia più propensa a tutelarne i diritti. In seguito, all'interno dei singoli stati sono emerse fazioni, delle quali alcune rappresentavano gli interessi delle classi “alte”, mentre altre chiedevano maggiore uguaglianza o, almeno, una minore diseguaglianza. Chi sosteneva queste ultime si aspettava che, una volta al governo, esse avrebbero mantenuto i loro propositi dichiarati, vedendo così deluse le proprie attese, a causa di una qualche vera o presunta vis maior, o per mala fede o incompetenza delle classi politiche. Le forze progressiste hanno quindi abdicato al loro impegno, perdendo credibilità e il malcontento dei cittadini non ha trovato altri rappresentanti che demagoghi tanto carismatici quanto privi di spessore politico.

L'elezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti è sintomo di una tendenza in crescita nell'ultimo ventennio, ma che affonda le sue radici nella visione politica ed economica di un suo predecessore, Ronald Reagan. Una competitività demenziale, che, facendo della concorrenza sfrenata un dogma non solo economico ma anche etico, ha reso la competizione l'unico paradigma “vincente” di ogni relazione tra individui. Nessuna solidarietà, solo una religione del successo personale da realizzarsi anche a discapito dell'utilità comune. Una volta sradicati i movimenti di protesta degli anni '60 e '70 e crollato il blocco sovietico, le “democrazie” non più liberali ma solo liberiste hanno probabilmente sottovalutato un elemento: in periodi di crisi economica, l'imperativo sii vincente rischia di essere un'arma a doppio taglio, poiché chi non riesce ad attuarlo tende a sentirsi emarginato dalla società, maturando nei confronti di essa sentimenti negativi. Il pericolo maggiore, dunque, non sono più solo i populismi di stampo patriottico o, persino, xenofobo. Nei discorsi dei demagoghi (che non possono fare altro che favorire gli interessi speculativi delle oligarchie finanziarie, ormai le uniche strutture a dettar legge a livello nazionale e sovranazionale) emergono progressivamente forme di populismo che fanno capo a figure carismatiche, che spesso dal nulla hanno raggiunto quel successo economico che per decenni è stato presentato dalle non-culture di regime come l'unica possibilità di realizzazione esistenziale. Si tratta, il più delle volte, di imprenditori che si mostrano vincenti perché disposti a tutto pur di ottenere il successo, ma che offrono di sé un'immagine distorta, come il Trimalcione del Satyricon dello scrittore latino Petronio: un parvenu arricchito che fa di tutto per sembrare un aristocratico dell'élite dirigente.

Read 6917 times Last modified on Domenica, 13 Novembre 2016 21:41

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of this site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

  I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive Module Information