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Lunedì, 09 Maggio 2016 15:24

Amatrice: discorso a più voci nel volume dedicato al paese della pasta all’amatriciana

Written by Elena Sidoni
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Mentre tutto sta cambiando, con la riforma e l'accorpamento delle soprintendenze, nella prospettiva di una maggiore interazione, nel timore che, gattopardescamente, nulla cambierà e nella speranza che non cambi ciò che di buono c'era, è stato pubblicato per i tipi dell'Electa, il volume dedicato ad Amatrice, comune laziale della provincia di Rieti.
La soprintendenza dei Beni Storico, Artistici ed Etnoantropologici del Lazio aveva avviato e attivato un programma di valorizzazione, promozione e tutela del territorio di sua competenza, nell'ottica anche del decentramento del turismo gravitante su Roma e, specificatamente, su pochi siti bersagliati.
Le autrici, Anna Imponente Soprintendente alle Belle Arti e Paesaggio delle Marche (ma in precedenza del Lazio) e Rossana Torlontano dell’Università di Chieti, specificano che, Amatrice, forme e immagini del territorio, vuole rappresentare un «discorso coordinato a più voci e competenze specialistiche, tra soprintendenza e altri studiosi». La bellezza naturale e la situazione geografica hanno attirato l’attenzione sul luogo, che, l’intervento dell’uomo, ha assecondato e arricchito.
Questo discorso a più voci, tiene e rende conto delle culture e delle influenze che si sono incontrate nel territorio, crocevia di più regioni. Si dipana in modo cronologico, dal medioevo con la scultura dei portali di Sant’Agostino e di San Francesco, si passa alla pittura tra Trecento e Quattrocento. Nel XV secolo le oreficerie di Pietro Vannini, gettano luce sulla suppellettile liturgica, troppo spesso sottovalutata e sconosciuta. Mentre la pittura ha il suo campione in Pierpalma da Fermo nella chiesa della Filetta. Il XVI secolo vede gli esordi di Cola dell’Amatrice, la sua formazione è stata influenzata da grandi pittori precedenti e contemporanei come Antoniazzo Romano, Melozzo da Forlì, Perugino, ma anche meno conosciuti, ma non per questo meno importanti, come Saturnino Gatti. Un altro dei capitoli del Rinascimento è dedicato alla pittura, con Dionisio Cappelli e il Maestro della Madonna della Misericordia. Sempre il XVI secolo è protagonista di un capitolo che rende conto dell’incontro tra linguaggi artistici diversi nel territorio di Amatrice, nei borghi satellite come Varoni e Preta. Anche l’epoca barocca ha lasciato delle testimonianze. Ma forse la sorpresa più grande è quella che riservano il Novecento e la committenza religiosa in particolare. Dopo la Grande Guerra i problemi sociali del Mezzogiorno d’Italia si fanno ancora più pressanti, in risposta, il sacerdote Giovanni Minozzi, originario di Preta, paesino vicino ad Amatrice, e il barnabita Giovanni Semeria, fondano l’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia. Alla realizzazione e decorazione degli istituti di assistenza collaborarono gli artisti dell’epoca, come testimoniano la chiesa di Santa Maria dell’Assunta e la fontana delle Pecore ad Amatrice. Nella chiesa, Ferruccio Ferrazzi ha dipinto La Resurrezione nel 1956. Negli stessi anni Venanzo Crocetti, che stava già lavorando alla Porta dei Sacramenti della Basilica di San Pietro a Roma, realizzava sei formelle a bassorilievo.
L’ultimo capitolo è dedicato all’etnografia: tra le curiosità, il Libro dei secreti, che svelava soluzioni e rimedi a svariati problemi di ordine quotidiano. Ma forse ancora più accattivante è la sezione dedicata al cibo, dove un paragrafo svela i segreti della pasta all’amatriciana, diffusasi a Roma «almeno dalla fine del XVIII secolo».

Anna Imponente, Rossana Torlontano
Amatrice. Forme e immagini del territorio
Mondadori Electa, Verona 2015, €.50,00

Read 7117 times Last modified on Martedì, 10 Maggio 2016 07:31

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