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Mercoledì, 18 Novembre 2015 21:40

Bestia da Stile di Pier Paolo Pasolini: il teatro oltre il teatro

Written by N.C.
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Bestia da Stile di Pier Paolo Pasolini è andato in scena al Teatro Studio Eleonora Duse di Roma dal 9 al 16 Novembre 2015 con la regia di Fabio Condemi, al suo debutto nel saggio per l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Bestia da Stile, un testo autobiografico al quale Pasolini lavorò a più riprese dal 1965 al 1974, rappresenta un’acuta riflessione sulla difficoltà di raccontare i conflitti della modernità e l’impotenza del poeta.

Protagonista della pièce è il giovane Jan Palach, interpretato da un intenso Gabriele Portoghese, doppio del poeta e ispirato allo studente cecoslovacco che si diede fuoco durante la Primavera di Praga. Sul palco, allestito con pannelli trasparenti in movimento su cui vengono incise le parole “Viva lo stile” e “Abbasso lo stile”, scorre la vita di Jan in una Boemia che rappresenta il Friuli. Si ripercorrono così le tappe della vita del poeta: la formazione, la giovinezza, i conflittuali e difficili rapporti familiari, gli ideali politici, le persecuzioni, la guerra, l’invasione sovietica di Praga, la degradazione e dispersione degli affetti. Gli attori ruotano attorno al protagonista, quasi a rappresentare un coro da cui prendono vita alcuni personaggi, parte integrante dell’esistenza di Jan. Il ritmo è scandito da musica, corpo e parole. Si rimane per tutto il tempo con gli occhi fissi sulla scena, colpiti da versi che oltrepassano il palco e giungono allo spettatore, che osserva inerme, come il poeta, il fluire inesorabile della storia. Fuori dalle regole, dalla forma e dallo stile, si va dritti all’essenza della parola stessa, dove la materia si unisce alla forma, afferma e smentisce allo stesso tempo. Realtà e poesia: il significato del verbo emerge con tutta la sua forza e diventa messaggio per chi ascolta. Nell’ombra le figure del padre e della madre. Si rimane colpiti dallo struggente, dissacrante, sarcastico monologo della madre, interpretata con straordinaria bravura e padronanza scenica da Valeria Almerighi. La profezia del tramonto di un’epoca, il ritratto intimo dell’autore, la lucida analisi politica sempre attuale, emergono con estrema chiarezza dalla rappresentazione. Riduttivo definirlo saggio, è uno spettacolo vero e proprio: emozionante, coinvolgente, armonico nei contrasti. Decisamente bravi gli interpreti a rendere il senso profondo di un testo insidioso, oscuro, controverso, con un sottotesto egualmente rilevante, dove la parola è protagonista. La messa in scena riesce a trasmettere, grazie ad una regia acuta, intelligente e sensibile, le emozioni, il cuore lacerato da sentimenti contrastanti, con una passione che va oltre il personaggio che ne è pervaso, creando una profonda empatia con lo spettatore. La parola diviene paradosso, angoscia esistenziale di un corpo diviso dalla sua anima.

Read 10972 times Last modified on Giovedì, 19 Novembre 2015 16:51

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