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QUALE FUTURO PER I DIRITTI UMANI?

By Roberto Fantini October 29, 2022 252

 

Riflettere sui Diritti Umani nel momento storico presente, cercando di intravedere, anche, quale potrà essere il loro futuro, è davvero impresa oltremodo difficile.

 Anche prima lo era, certamente. I Diritti Umani non hanno mai goduto di buona salute, sono stati, bensì, sempre sotto attacco da parte dei potenti di questo mondo.

Perché sono nati per limitare il loro strapotere, per imporre, cioè, degli argini al loro arbitrio (a lungo incondizionato), per tutelare l’individuo nel suo essere persona, con la sua intrinseca e inalienabile dignità,  e non ridotto o riducibile a mero ingranaggio di un qualche sistema, destinato esclusivamente all’obbedienza silenziosa.

Ma, in questi ultimi anni, i Diritti Umani, in nome di varie emergenze, più o meno reali e in larga misura abilmente manipolate (come terrorismo internazionale, fenomeno migratorio, situazioni di dichiarata pandemia, crisi internazionali, crisi energetiche), si è arrivati a fare di essi vere e proprie vittime sacrificali da immolare sull’altare del cosiddetto interesse comune, della cosiddetta salute pubblica, della cosiddetta sicurezza collettiva.

Come se essi, invece di rappresentare la vera chiave per la risoluzione dei problemi della nostra vita in comune, fossero soltanto una sorta di “lusso” che le nostre società possono permettersi solo quando il tempo è sereno e senza nuvole all’orizzonte.

Ma che gli antichi e nuovi nemici dei Diritti Umani si sarebbero ulteriormente rafforzati, affinando oltre ogni immaginazione le loro tecniche, i loro strumenti e le loro strategie, era facilmente prevedibile e non dovrebbe neppure produrre in noi troppo sconcerto. Più cresce e matura la cultura dei Diritti Umani, infatti, più sono e saranno inevitabilmente feroci e disperati i tentativi dei  suoi nemici di attaccarla, inquinandola, indebolendola, snaturandola, o, addirittura, asservendola e strumentalizzandola.

Meno prevedibile e infinitamente più amareggiante e doloroso è stato, invece, l’essersi ritrovati costretti a constatare, accanto  alla forza dei nemici, la scoraggiante debolezza di molti degli “amici” dei Diritti Umani. O, almeno, di coloro che ritenevamo possibile considerare tali.

Di fronte agli attacchi, agli svilimenti, ai tradimenti che si sono succeduti senza sosta in questi primi anni del terzo millennio (e, in particolar modo, in questi ultimi due), il variegato mondo dei partiti sedicenti liberali e democratici, le forze culturali sedicenti progressiste, le chiese piccole e grandi sedicenti misericordiose, le organizzazioni sedicenti caritatevoli, le associazioni sedicenti umanitarie, i sindacati sedicenti difensori del popolo, i mass media sedicenti indipendenti, ecc., hanno via via messo in luce una sterminata serie di fragilità, contraddizioni, incertezze, ritardi, pavidità, quando non addirittura di connivenze (sotterranee o lampanti) con i soggetti responsabili ed artefici di detti attacchi.

Ma, ancora più doloroso e scoraggiante è  l’essere stati inchiodati ad assistere allo scenario impregnato di superficialità, passività, meschinità, codardia e, soprattutto, di indifferenza relativo al comportamento di larga parte dei singoli membri della grande Famiglia umana, che i Diritti Umani dovrebbero, invece, ben conoscere, immensamente amare e incondizionatamente voler e dover difendere.

Scriveva il Premio Nobel per la Pace Elie Wiesel che

essere indifferenti alla sofferenza è ciò che spoglia un essere umano della sua umanità.”

E che essa, a ben guardare, risulta peggiore dell’odio e della rabbia, perché, almeno in alcuni casi, da tali sentimenti potrebbe anche scaturire qualcosa di buono, come l’energia per ribellarsi, per contrastare l’ingiustizia. Mentre l’indifferenza non risulta mai creativa, in quanto non rappresenta mai l’inizio di un qualcosa, ma soltanto una gelida e paralizzante “fine”.

Fine di ogni speranza, fine di ogni possibilità di indignazione, di denuncia, di reazione costruttiva.

E perciò - continua Wiesel - l’indifferenza è sempre amica del nemico, perché giova all’aggressore, mai alla sua vittima che soffre ancora di più quando sente di essere dimenticata. Il prigioniero politico nella sua cella, i bambini affamati, i rifugiati senza dimora: non rispondere alla loro sofferenza, non alleviare la loro solitudine dando loro un piccolo frammento di speranza significa esiliarli dalla memoria dell’uomo. Negando la loro umanità tradiamo e inganniamo la nostra.

L’impegno per affermare e per difendere la cultura dei Diritti Umani, per  far valere la dignità della persona umana, in ogni luogo e in ogni circostanza, anche la più insolita, la più imprevista, la più allarmantemente emergenziale è una vera e propria fatica di Sisifo, un’opera da compiere ogni giorno, sempre pronti e sempre disposti a ricominciare generosamente anche daccapo.

Su questa strada, su chi potremo contare?

Temo che non potremo certo troppo sperare, oltre che nelle istituzioni governative e nei grossi apparati economici e religiosi, anche in quei grandi soggetti nati all’interno della società civile al fine di esercitare atti di solidarietà vicaria.

 Potremo avere dalla nostra parte, credo, soltanto l’immenso tesoro degli insegnamenti e degli esempi di vita dei  grandi, antichi e moderni, Maestri e Messaggeri di Pace e di Nonviolenza, unitamente all’immensa forza morale sprigionata da tutti i dissidenti, gli oppositori e i resistenti che hanno lottato e che continuano a lottare contro ogni forma di oppressione, violenza ed ingiustizia.

Potremo contare, soprattutto, sulle coscienze risvegliate di tutti noi, desiderose di non arrendersi, intenzionate a non lasciarsi fagocitare dall’indifferenza, a non lasciarsi ricattare dal timore, a non subire la logica aberrante della contrapposizione faziosa fondata sul non-ascolto e sul rifiuto demonizzante dell’altro.

Decise a combattere ogni forma di dogmatismo, di intolleranza, di discriminazione e di esclusione; decise a non rinunciare  ai valori della Fratellanza universale, della solidarietà e della compassione nei confronti di tutti coloro, vicini e lontani nel mondo, a cui i diritti umani vengono arbitrariamente sottratti, feriti, negati.

Altro non vedo.

E probabilmente è troppo poco.

Ma forse, in un giorno non lontanissimo, ci potremo accorgere, mi auguro con soddisfazione e con gioia, non con rimpianti e rimorsi, che era, che è, che sarà immensamente, straordinariamente, meravigliosamente TANTO!

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Last modified on Saturday, 05 November 2022 00:08
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