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Notiziario n° 68 degli italiani in Russia a cura di Mark Bernardini

 

Come funziona il sistema elettorale per gli italiani all’estero e i russi all’estero, più concretamente per gli italiani in Russia e per i russi in Italia? Si dice spesso che le elezioni in Russia sono una finzione, e tra l’altro sarebbe dovuto alla scarsa affluenza. A quanto ammonta concretamente? Alle ultime presidenziali, nel 2018, è stata del 68%. La più bassa fu nel 2012 col 65%, la più alta nel 2004 col 71%. Per le parlamentari, nel 2021 fu del 52%. La più bassa nel 2016 col 47%, la più alta nel 2007 col 64%. E in Italia? Alle ultime politiche, nel 2022, fu del 64%. La più alta nel 2006 con l’84%, e da allora continua incessantemente a calare. In altre parole, l’affluenza più bassa in assoluto è stata proprio quella delle ultime parlamentari nel 2022. E non parliamo delle amministrative: 52% in Sardegna pochi giorni fa. La Russia è un Paese presidenziale (come la Francia, o gli Stati Uniti), l’Italia parlamentare. Confrontando quindi le elezioni più importanti di entrambi i Paesi, abbiamo la Russia al 68% e l’Italia al 64%. Le elezioni italiane sono forse una finzione? Peggio che mai alle europee: alle ultime, nel 2019, al 51% (il 54% in Italia), la più bassa nel 2014 col 43% (59% in Italia). Le elezioni europee sono una finzione?

 

Veniamo agli italiani all’estero, partecipano anch’essi alle elezioni. Votano gli iscritti alla “Anagrafe degli italiani residenti all’estero”, più nota come AIRE. Fu istituita nel 1988, e gli iscritti sono cresciuti in continuazione: si è passati dai due milioni e tre del 2000 agli attuali sei milioni. In altre parole, quasi un decimo della popolazione italiana è residente all’estero. E dove si trovano? Nella sola Argentina sono quasi un milione, svariati milioni nei Paesi dell’Unione Europea.

 

In Russia siamo pochi, appena meno di cinquemila nella Federazione Russa, di questi più della metà a Mosca. Inutile qui riportare i risultati in Italia, sono già ben noti agli italiani. Pur trattandosi di un numero risibile, parliamo di una comunità che smuoveva capitali davvero impressionanti, nella bilancia commerciale dei nostri due Paesi. In secondo luogo, da quando esiste la legge sul voto per corrispondenza, possiamo votare per le politiche italiane, ma non per le europee. Si dice: se vivete fuori dall’UE, perché dovreste votare per il suo Parlamento? Ed io rispondo: se viviamo fuori dall’Italia, perché dovremmo poter votare per il Parlamento italiano? Perché, in entrambe le consultazioni, esse sono tra le poche cose per cui ci sentiamo ancora legati alla madrepatria. 

L’affluenza è comunque desolante, il 42% nel 2013. In Russia non ci sono mai stati gli italiani con le valigie di cartone, non è mai stato un Paese di tradizionale emigrazione italiana, la stragrande maggioranza sono imprenditori. 

Brogli. Si dice che il voto per corrispondenza sia particolarmente vulnerabile. Io ricordo, una quarantina di anni fa, lavoravo in un seggio elettorale a Roma. C’erano due sorelle, anche molto carine e curate, rappresentanti di lista del Movimento Sociale Italiano. Durante lo spoglio, le vedevo un po’ troppo interessate alle schede bianche. Fu così che scoprii che sotto alle unghie laccate avevano messo un pezzetto di grafite delle matite copiative che si usavano per votare, col quale mettevano una bella croce sul simbolo dell’MSI. Le feci portare via dai carabinieri. Racconto questo episodio per spiegare che non è una ragione sufficiente per invalidare tutte le elezioni sull’intero territorio italiano. 

Come che sia, un modo per ovviare parzialmente al voto per corrispondenza sarebbe quello di istituire dei seggi presso i consolati italiani sparsi per il mondo. Mi si dice che sarebbe un lavoro enorme. In fondo, sono pagati anche per questo. E allora? I russi lo fanno da trent’anni, con seggi presso i consolati a Roma, Milano, Genova, Palermo. Certo, l’Italia è infinitamente più piccola della Russia. Però anche gli italiani in Russia non sono così tanti. Basterebbe istituire dei seggi elettorali nei due consolati plenipotenziari di Mosca e Pietroburgo e nei consolati onorari di Krasnodar, Lipeck, Ekaterinburg, Volgograd, Kaluga, Kaliningrad, Ufa e Samara, e lasciare il voto per corrispondenza per quelle poche decine di italiani che risiedano in luoghi davvero distanti.

C’è da considerare anche il progresso tecnico-scientifico. Da qualche anno, nelle maggiori città russe, possiamo, se vogliamo, votare per via elettronica, che è quel che personalmente farò. D’accordo, per ora non si può fare dall’estero, ma è palese che sia solo una questione di tempo. E in Italia, quando?

Per le elezioni presidenziali russe, ho sentito in Italia che non sarebbero democratiche perché si sa già quale sarà il risultato. Beh, ma se il popolo, che è sovrano, vota convintamente in maggioranza assoluta per un candidato, questo non sarebbe democratico? E’ meglio farsi governare da qualcuno che ha preso un quarto della metà degli aventi diritto, cioè un ottavo in termini assoluti, come in Italia? E’ più democratico?

Non ho la sfera di cristallo né la bacchetta da rabdomante, faccio l’analista, non l’indovino, però mastico un po’ di politica russa, italiana e internazionale. Dunque, i dati interessanti da analizzare alle elezioni russe saranno non solo quelli dell’affluenza, che sarà comunque superiore al 50% e a quella italiana, ma soprattutto quelli relativi agli altri candidati. Sì, perché un’altra menzogna che vi dicono in Italia è che ci sia un candidato unico, e cioè Putin. Invece ce ne sono altri tre: Charitonov (comunista), Sluckij (liberaldemocratico, della buonanima di Žirinovskij) e Davankov (del Partito “Gente Nuova”, centrodestra). E’ scontato che verrà eletto Putin, è nell’aria, nei discorsi della gente al mercato. Sono convinto che Davankov arriverà ultimo, mentre vedremo chi prenderà di più, se i comunisti o i nazionalisti liberaldemocratici, sono sempre stati sul filo di lana: dal 12 al 18% i comunisti, dal 6 al 9% i liberaldemocratici. Da questo dipenderà una maggiore o minore attenzione del Partito al potere per i temi sociali piuttosto che imprenditoriali.

 

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