L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

L’ANALFABETISMO FOTOGRAFICO

By Gianni Viola July 09, 2017 12464
Vilèm Flusser Vilèm Flusser

 

Da più parti si sostiene la tesi della superiore qualità delle immagini satellitari digitali rispetto alle immagini analogiche e, a tal proposito, vale la pena rilevare quale sia realmente la differenza sostanziale tra una macchina fotografica tradizionale e una fotocamera digitale. Posto che la parola “fotografare” significa “scrivere con la luce”, la differenza consiste principalmente nel diverso modo di registrare un’immagine: su pellicola, nelle fotocamere analogiche e mediante un dispositivo ad accoppiamento di carica detta CCD1, concettualmente simile ai sensori utilizzati per le acquisizioni da satellite, nelle fotocamere digitali. Quest’ultimo procedimento consente di ottenere immagini mediante tecnologie elettroniche direttamente in forma digitale e di memorizzarle su un supporto magnetico, ottico o elettronico.

Il processo tradizionale d’acquisizione fotografica consiste invece nella scelta dei materiali fotografici (camera, obiettivi, tipo e sensibilità della pellicola) e nello sviluppo fotochimico e nella relativa stampa.

Il processo fotografico avviene in più fasi operative progressive, mentre con l’acquisizione digitale si ha la disponibilità immediata delle immagini e la possibilità di controllo di tutte le fasi di lavoro. In questo caso, il processo fotogrammetrico tradizionale si riassume nei seguenti punti: 1) Acquisizione/registrazione delle immagini; 2) Orientamento delle immagini e ricostruzione del modello tridimensionale dell’oggetto attraverso tecniche stereoscopiche; 3) Restituzione, cioè misura dell’oggetto e formalizzazione numerica o grafica delle sue caratteristiche dimensionali.

I vantaggi del “digitale” rispetto al processo fotografico analogico si possono riassumere nei seguenti punti: 1) Elevata risoluzione radiometrica; 2) A parità di tempi di ripresa, maggiore rapidità nell’avere a disposizione l’immagine; 3) Facoltà di elaborazione digitale; 4) Riproducibilità identica dell’originale, in tempi brevi e a costi contenuti; 5) Possibilità di inserimento in sistemi informativi e di gestione.

Per quanto sopra detto, è possibile affermare che, nella sostanza, la differenza di qualità fra le immagini digitali e le analogiche, riguarda fattori che non hanno alcun’attinenza con l’adesione dell’immagine alla scena reale ripresa, mentre attengono a fattori accessori che non intaccano il valore obiettivo dell’immagine medesima.

Chiariti i termini tecnici della questione, dobbiamo ora comprendere il valore dei comportamenti “antropologici” connessi all’uso più massiccio della tecnologia digitale. La semplificazione apportata dal digitale ha creato una sorta di “esercito di leva” di fotografi con un tratto evidente (e incipiente) d’analfabetismo fotografico. Mentre un tempo, il “fotografo” era un’artista, padrone della tecnica di ripresa, le cui diverse modalità d’applicazione davano risalto all’ingegno personale, oggi le immagini digitali sono tutte uguali: tutte pronte in fretta, e senza cura alcuna dei particolari (e degli errori), tanto, alla fine, sarà il computer ad aggiustare ogni cosa, a eliminare tutti i difetti riscontrati.

In realtà i programmi d’elaborazione, grafica e video, possono produrre solo immagini finte che, poco alla volta, trasformano una vera possibile immagine in un vero reale “ologramma”.2 Tali programmi d’elaborazione permettono l’uso della cosiddetta “grafica vettoriale” su immagini fotografiche. Tale tecnica riesce a immortalare, nella camera oscura digitale, anche ciò che non esiste o che non è visto davanti all’obiettivo. In altre parole è stato superato il limite “logico” che un tempo confinava la fotografia nel contesto d'una riproduzione fedele della realtà.

Un tratto distintivo di tale “non – cultura”, è stato (ed è in atto, poiché il processo continua inesorabilmente…) l’abbandono del documento cartaceo e il subentro della cultura digitale. Quest’ultima ha di fatto distrutto l’organicità del pensiero, per ciò stesso rendendo impossibile l’applicazione sistematica del metodo scientifico sperimentale, laddove tale processo presupporrebbe l’utilizzo contestuale di documenti visionati in successione logica.

Questo spiega, abbondantemente, la incipiente difficoltà delle generazioni attuali e nondimeno di quella parte delle generazioni precedenti già abbondantemente contaminate dal nuovo corso digitale, alla lettura e alla interpretazione delle immagini satellitari, ormai visionate solo per il tramite del monitor di un computer.

Stupenda l’affermazione di Vilèm Flusser, in “Per una filosofia della fotografia”, secondo cui “L’analfabetismo non è più fisiologicamente compreso, come una volta, entro i ristretti limiti di una cultura codificata nei testi, mentre esso partecipa quasi del tutto alla cultura codificata delle immagini. Se in futuro dovesse compiersi la totale sottomissione dei testi alle immagini, allora dovremmo fare i conti con un analfabetismo generale, e soltanto gli specialisti (quelli che avranno conservato i vecchi codici) impareranno a scrivere”.

 

1Dall’inglese Charge-Coupled Device.

2Un ologramma è una rappresentazione tridimensionale dell'oggetto proiettato.

Rate this item
(0 votes)
Last modified on Tuesday, 11 October 2022 08:21
© 2022 FlipNews All Rights Reserved