L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

MOSCATO d’AMBURGO - Uno strano vitigno poco conosciuto  

By Urano Cupisti September 06, 2023 492
    Tenuta Adamo - Lucca

Nel mio peregrinare per vigne e parlando con anziani viticoltori delle Colline Lucchesi mi è capitato spesso di chiacchierare intorno ad un vitigno “strano”, poco conosciuto e dall’origine ancora non ben chiara: il Moscato d’Amburgo.

Qualche riferimento con la città tedesca certamente ce l’ha. Pare che, dall’incrocio del Moscato d’Alessandria con la Schiava grossa, avvenuta nei dintorni di Amburgo sia da cercare la primogenitura. Chiamato anche Muskat Trollinger e/o Schwarzer Muskat (Moscato Nero).

Come il Moscato d’Alessandria sia finito così a Nord, oltre il 50^ parallelo, resta un mistero.

Tutti sappiamo che il Moscato ha origini che risalgono al bacino medio-orientale del Mediterraneo e furono i greci a portarlo in Italia.

Mi vien da pensare: “e se fossero stati i Romani nel periodo di massima espansione dell’Impero ad averlo portato fin nelle terre teutoniche sotto forma di semi e/o tralci?”

Una cosa è certa: dal matrimonio tra il bianco Moscato d’Alessandria, l’antico vino greco “muscum” e la rossa Schiava di origine austro-tedesca ha avuto origine il Moscato d’Amburgo. Magari in serra senza sfidare le basse temperature invernali!

La Storia che viene raccontata con insistenza lo rende originario dell’Inghilterra (dove è chiamato Black of Alessandria), diffusosi poi in Francia e più tardi nel resto d’Europa, in particolare nella zona nord della Grecia (Tessaglia) dove lo troviamo anche “fortificato”, dopo l’appassimento. Lo troviamo anche in California come vitigno pregiato.

Non solo: gli inglesi rivendicano la primogenitura e non fanno alcun riferimento alla città di Amburgo. Solo secoli dopo, in Francia e successivamente in Italia, questo vitigno è stato identificato con il nome originario: Moscato d’Amburgo.

Come sia finito nelle vigne delle Colline Lucchesi è tutt’ora un enigma.

   grappolo

Spesso è stato collegato ai pellegrini che percorrevano la via Francigena ma le date non coincidono. Si è vociferato che qualche produttore l’abbia scambiato per altro vitigno e piantato per caso.

   Barbatella di Moscato d'Amburgo

Una cosa è certa: nei vigneti lucchesi c’è la sua presenza a volte significativa che, tutto sommato, non dispiace. Perché?

  • Acini grossi dalla buccia di colore piuttosto scarico;
  • Grappolo spargolo, grosso, piramidale;
  • Vinificato in purezza e usato poi negli assemblaggi, possiede caratteristiche organolettiche ben precise: fruttato, aromatico, per niente amaro, tannico;
  • Resistente agli attacchi della peronospora in misura superiore alle altre specie.

Germogliamento: II° decade di aprile, Fioritura: I° decade di giugno, Maturazione: I° decade di settembre.

Dimenticavo: ottimo come uva da tavola. Chapeau!

 

 

 

 

Rate this item
(0 votes)
Last modified on Wednesday, 06 September 2023 16:40
© 2022 FlipNews All Rights Reserved